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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
Clothed in crinoline
Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« I Sette SaviIl tradimento (part II) »

Il tradimento (part I)

Post n°77 pubblicato il 20 Luglio 2007 da Virplatonicus
 

Sì, avete letto bene. Oggi ho proprio intenzione di parlare del tradimento. E' strano, penserete, in un blog che tratta perlopiù di argomenti filosofici, trovare un argomento così concreto. E invece non è per nulla strano! Anzi, è assolutamente normale, perché la filosofia è anche e soprattutto quotidianità.

Qualcuno ha presente la politica di Aristotele? Inizia così "L'uomo è per natura un animale politico". Una geniale intuizione, oserei dire. L'uomo è un animale politico, ossia adatto a vivere nella polis, nella comunità. Nessuno sarebbe felice, se possedesse il mondo se non avesse alcuno con cui dividerlo, dice Russel. Anche questo è vero. E allora? Perché la gente si vuole male, fa soffrire gli altri, tradisce? Analizziamo la questione dal principio, partendo dalla relazione fra due persone. Una relazione di amicizia, ad esempio. Il nostro Aristotele, nell'Etica analizza anche questo. Ci sono amicizie basate sull'utile, sul vantaggio che uno può dare all'altro, ma sono di breve durata, perché appena cessa il vantaggio, l'amicizia crolla. Ci sono le amicizie basate sul piacere, che come quelle dell'utile, appena finito il piacere, finiscono. E ci sono le amicizie di virtù, nelle quali si ama l'amico in quanto tale e non in quanto può dare. Stando così le cose, non ci dovrebbe essere tradimento, perché nei primi due casi, il tradimento comporterebbe la fine immediata dell'utilità o del piacere. Nel terzo caso, l'amicizia sarebbe assai sincera e il tradimento non sarebbe nemmeno concepibile. E allora?
Il fatto è che i tradimenti sono causati da una semplice motivazione: la monotonia. Chi ha provato diversi cibi e fosse costretto a mangiare solo pane, tradirebbe volentieri il pane per gli altri cibi. Così nelle relazioni umane. Quando l'amicizia è varia e multiforme, la ventata di novità porta all'essere umano continue e piacevoli sollecitazioni, cosicché è svantaggioso tradire. Ma quando, solitamente dopo un po' di tempo, l'amicizia è solida, ecco che subentra il tedio, la noia. E per rompere la noia, bisogna cercare qualcos'altro. E per trovare questo altro, bisogna abbandonare ciò che si possiede già. Perciò si tradiscono gli amici, le mogli, i parenti. Perché si dà per scontato ciò che si ha e si vuole dell'altro. E' perciò il desiderio di possedere qualcos'altro che spinge al tradimento. Il conseguire questo altro pare così dolce a chi tradisce che ciò che viene lasciato sembra amorfo ed insignificante. Faccio un esempio arcinoto: Adamo ed Eva avevano ogni cosa volessero. Ma il possedere la conoscenza del Bene e del Male era così ambito che tutto l'Eden, se paragonato al quel frutto, era come un granello di polvere.

Questo è ciò che penso riguardo il tradimento. Spero che in molti mi facciate sapere che ne pensate.

P.S.: ringrazio Adamo ed Eva per aver colto il frutto proibito. Senza di loro, ora saremmo dei bamboloni ebeti che girano nudi su un prato.

Photo: Adamo ed Eva, particolare dei bassorilievi, opera di Wiligelmo, presenti sulla facciata del Duomo di Modena

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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