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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
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Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« Il tradimento (part II)La saggezza »

O me, o vita! (ovvero: Del sogno)

Post n°80 pubblicato il 04 Agosto 2007 da Virplatonicus
 

Recenti discorsi daranno un'atmosfera piuttosto nicciana a questo post... spero non troppo però. Ma questa intuizione mi ha colto d'improvviso, simile a un ladro nella notte.
Recenti discorsi, sì. Perché il sagrato di una chiesa non è il posto migliore per parlare di Nietzsche, ma è certamente il più profondo.

Lasciamo però questa tenebrosa premessa, rivolta a pochi, e consideriamo ciò di cui volevo parlare: il sogno . Il fatto straordinario è che mi è venuta in mente questa espressione nicciana volontà di potenza. Straordinariamente. Improvvisamente. E' giunta e ha lasciato una traccia. Alla domanda "Che cosa sono i sogni?", una voce quasi extraumana mi ha risposto da dentro. Mi ha detto che i sogni sono una vigorosa manifestazione della volontà di potenza. Ne sono rimasto profondamente colpito. Come se fosse vero, come se fosse una cosa così ovvia da non ammettere ulteriori dimostrazioni, che, tuttavia, ho dedotto. Non mi intendo molto di psicanalisi, ma Freud non aveva forse detto che i sogni sono la liberazione dell'inconscio? E questo inconscio, cosa è? Pura irrazionalità. E che è la volontà di potenza? La forte affermazione di sé. Il liberamento dalle gabbie della logica e della morale comune. Un superamento del senso comune. Smettiamola di pensare il Superuomo come un essere leggendario. E iniziamo a chiamarlo Ultrauomo o Oltreuomo. Preferisco il primo, è più armonioso. Ultrauomo. Un superamento dell'uomo che, tuttavia, mantiene la sua umanità ma la satura di vita. E questa saturazione può essere raggiuntà solo attraverso la volontà di potenza, pura irrazionalità. Ora, se volessimo mettere tutto in termini matematici.

A= volontà di potenza
B= sogno
C= irrazionalità

B=C et A=C per la proprietà transitiva si ha che  B=A

E' evidente. "Lasciare la vita per un sogno è apprezzarla per quanto vale" diceva Rosseau. Aveva già capito Nietzsche prima ancora di Nietzsche. Il sogno è la vita vera. La vita dell'animo. La vita aliena alla vita comune. In una parola, Vita.

“O me o vita!

Domande come queste mi perseguitano.

Infiniti cortei di infedeli,

città gremite di stolti,

che v’è di nuovo in tutto questo?

O me o vita!

Risposta:

Che tu sei qui,

che la vita esiste e l’identità,

che il potente spettacolo continua

e che tu puoi contribuire con un verso”.

Walt Whitman.

Che la vita esiste e l'identità, e la volontà di potenza, e i sogni e l'arte, la musica e la poesia. O me, o vita!

Vi avevo avvertito che avreste trovato un'atmosfera fortemente nicciana, traboccante di voglia di vita. E se siete arrivati sin qui nello stesso stato d'animo con cui avete iniziato la lettura, ahimé, questo post non ha svolto il suo compito.

P.S.: la foto è un quadro di Matisse "Il sogno"

P.S.2: avrete notato la mia incredibile abilità matematica. E' evidente che quel 6 in pagella è fatto proprio per me.

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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