Creato da lllll_June_lllll il 08/08/2008
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Rottura Veltroni-Di Pietro: cronaca di un tradimento annunciato

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Tra leader del Pd, Veltroni, e il leader dell'Italia dei valori, Di Pietro, pareva esservi una corrispondenza di amorosi sensi, resa pubblica anche da un patto di apparentamento liberamente sottoscritto dai due prima delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile scorso.
Ma anche i grandi amori finiscono.
Figuriamoci quelli piccoli!
E come ogni rapporto d'amore che finisce male, ecco pronti i rinfacci e i veleni, e le parole e le accuse anche pesanti che un partner rivolge all'altro.
E questo idillio è finito nel peggiore di modi: in tv.
Veltroni, ospite ieri sera della trasmissione di Fabio Fazio, "Che tempo che fa" -uno spazio messogli comodamente a disposizione per sparare a zero su tutto e tutti senza l'onere del contraddittorio e per sponsorizzare la manifestazione di piazza indetta dal Pd per il 25 ottobre- ha rimproverato a Di Pietro, per l'ennesima volta, di aver sottoscritto un programma con il Pd, ma poi di averlo stracciato.
Una dichiarazione forte che ha sancito la fine della bucolica relazione tra i due politici.
Di Pietro, dal canto suo, dai microfoni di Sky tg24 ha prontamente rispedito al mittente le accuse ed ha subito replicato in modo seccato e durissimo a Veltroni, imputandogli la colpa di essere passato da una linea di collaborazione a una linea di collaborazionismo con il Governo. Inoltre ha accusato Veltroni di arrampicarsi sugli specchi per giustificare una opposizione che in questi mesi c'è stata poco o per nulla ed ha parlato di un Pd dalle mille anime, in cui ogni giorno nascono nuove ocrrenti che si scornano tra loro, al punto che per capirle tutte ci vorrebbe un manuale delle istruzioni
Strali veramente letali quelli che si sono lanciati i due ex alleati.
Le avvisaglie dell'eutanasia dell'amore Veltroni-Di Pietro erano evidenti da tempo, già all'indomani della tornata elettorale di aprile, quando Di Pietro uscì fortificato dalle votazioni (alla Camera ha conquistato il 4,4% dei seggi, contro il 2,3% del 2006, al Senato è passato dal 2,8% del 2006 al 4,3%.) e, forte dei due parlamentari presi in più, palesò a Veltroni la sua fedeltà al Pd, ma anche la sua volontà di non confluire nello stesso gruppo parlamentare e costituì un gruppo autonomo dell'Italia dei valori.
Già in quella circostanza di Pietro, superato grazie a quella alleanza il fatidico 4% che lo salvava dal nulla politico, fece chiaramente intendere che il patto di apparentamento col Pd era per lui carta straccia.
Alla faccia del pilastro giuridico del "pacta sunt servanda", tanto sbattuto in faccia a Prodi da Di Pietro all'epoca in cui governavano insieme e si trattava di spartire le poltrone della maggioranza.
Le incrinature tra Veltroni e Di Pietro si resero da allora sempre più visibili, in special modo dopo il girotondo "No cav day" che Di Pietro organizzò in luglio a Piazza Navona: una manifestazione contro il regime che si tradusse in una sfilata carnascialesca di personaggi (invitati da Di Pietro) che si distinsero per attacchi gratuiti anche contro il Papa e il Presidente della Repubblica.
Da quegli interventi assai poco illuminati il leader dell'Idv si dissociò, di facciata. Ma sappiamo bene quanto di Pietro ami i toni e le parole forti. Ed in quell'occasione li ottenne. Non furono poi molto diversi da quelli che, qualche mese dopo, Di pietro avrebbe lanciato contro il Governo, contro il Presidente della Repubblica ("papista" ed ora troppo "ecumenico") e contro il suo alleato maggiore per delegittimarlo.
Da quella Piazza, e da quel Di Pietro, Veltroni prese le distanze in modo netto: "Con ieri sera cambia molto... una sinistra riformista e un'opposizione alternativa di governo non va in una piazza dove si ascoltano le follie di ieri". e la scorsa settimana, quando Di pietro è nuovamente sceso in piazza contro il Governo, Veltroni quella piazza l'ha disertata un'altra volta
Alla festa del Pd di Spoleto, che si è svolta un mese fa, Veltroni sparlava di Di Pietro come di un alleato che aveva tradito un patto precedentemente sottoscritto: "La mia opinione e' che con l'opposizione che fa Di Pietro la desta governera' l'Italia a vita perche' e' esattamente l'opposizione che la destra preferisce...dopo le elezioni Di Pietro ha visto che aveva preso quei due parlamentari in piu' che gli permettevano di fare il gruppo dell'Italia dei Valori anche senza stare dentro al Partito Democratico ed ha quindi detto 'no, io rompo questo patto e faccio il partito dell'Italia dei Valori".
Peccato che Veltroni si sia accorto un po' tardi di quel tradimento annunciato.
Si è accorto troppo tardi che è meglio soli che male accompagnati.
Prima di avvedersene, però, ha chiuso la porta alla sinistra radicale per correre da solo accanto all'Idv, ha accantonato i socialisti di Boselli, ha preso a pesci in faccia i radicali finchè non sono confluiti nel Pd, ha condotto una campagna elettorale contro la sinistra (più che contro Berlusconi) che ha portato alla scomparsa della sinistra radicale dalla scena parlamentare.
E tutto ciò per cosa?
Per allearsi con un demagogo giustizialista, che lo ha tradito nello stesso istante in cui gli ha giurato fedeltà.
E per perseguire l'intesa con Di pietro Veltroni ha perso di vista l'obiettivo primario del Pd di diventare la più grande forza riformista che l'Italia abbia mai avuto, capace di sfidare i conservatorismi di destra e di sinsitra e con forza di alternativa e di governo; un pd che ora annaspa come il suo leader e che deve ricostruire la propria identità e per questo deve scaricare il traditore Di Pietro.
Ieri Veltroni ha annunciato il divorzio dall'idv.
Un divorzio che era già manifesto all'indomani delle elezioni di aprile.
Del resto era un'unione difficile, come difficile è aspirare ad essere riformisti quando ci si allea con forcaioli e populisti.
Una cosa solamente Veltroni e Di Pietro hanno dimostrato di avere in comune per il tempo in cui è durata la lore relazione: l'antiberlusconismo più becero, che però ha avuto solo l'effetto di rilanciare l'immagine di Berlusconi
Troppo poco per stare insieme! E troppo deleterio.
Il resto è stato solo risse e diatribe
E tra i due litiganti....il terzo (Berlusconi) gode.


June

 
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