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CONFERENZA DELL'ARCHEOLOGO PROFESSOR MARIO FRAU

Post n°75 pubblicato il 18 Maggio 2011 da ninolutec
 

 

 

 

L'ITALIA PREISTORICA
- Parte Seconda-

LA LIGURIA

 

Paleolitico Superiore in Liguria 


Il Paleolitico Superiore in Liguria coincide nello sviluppo con quello dell'Italia settentrionale. Inizia circa 35.000 anni prima della nostra era, durante la fase finale dell'ultima glaciazione (detta del Wurm), e termina intorno a 10.000 anni da oggi in coincidenza con il riscaldamento del clima che segna invece la fine dell'epoca glaciale. In questo arco di tempo quindi nella maggior parte dei siti si trovano resti di fauna indicatrice di clima freddo come la Renna, il Mammut e il Rinoceronte lanoso, la cui caccia costituisce per l'uomo dell'epoca la principale risorsa. Ma l'inizio del Paleolitico Superiore coincide anche con la comparsa in Europa dell'homo sapiens sapiens, ovvero dell'uomo "moderno" che va diffondendosi e via via sostituendosi all'homo sapiens neanderthalensis vissuto e poi estintosi durante il Paleolitico medio (230.000-35.000 anni da oggi). Con l'apparizione di questa nuova specie avviene una vera e propria rivoluzione nelle innovazioni della cultura materiale: la lavorazione della pietra (industria litica) si perfeziona attraverso un migliore sfruttamento della materia prima. Compaiono anche nuove materie prime come l'osso, l'avorio, il corno di cervo, dando luogo a punteruoli, bastoni forati, aghi, arpioni, oltre che ornamenti. In Italia settentrionale a queste innovazioni corrispondono diversi periodi che su susseguono cronologicamente. L'inizio del Paleolitico Superiore viene anche denominato "Aurignaziano" e va da circa
35.000 a 28.000 anni fa. Segue il "Gravettiano" che si sviluppa tra 28.000 e 20.000 anni fa, ed infine l'"Epigravettiano" che corrisponde ad un arco di tempo che va da 20.000 a 10.000 anni fa. Aldilà delle innovazioni nella cultura materiale, la comparsa dell'homo sapiens comporta una rivoluzione soprattutto nel meccanismo della logica e nel modo di pensare, che non ha paralleli nelle precedenti tappe dell'uomo preistorico. È un "nuovo" tipo di uomo capace di accumulare molte più informazioni rispetto ai suoi predecessori, con un periodo d'infanzia più prolungato, con un particolare insieme di dati somatici, ma soprattutto con capacità celebrali molto particolari che gli hanno dato una nuova dimensione emotiva. Compaiono con lui le prime manifestazioni chiaramente simboliche quali le sepolture, l'arte figurativa, gli ornamenti. L'arte parietale (perlopiù in grotta) e quella mobiliare (satuette, pietre dipinte o graffite ecc.) ci rivelano l'esistenza di credenze molto complesse, di pratiche abituali e diffuse. In particolare per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti dei defunti si può affermare che esistono concetti concernenti la visione di una vita extraterrena, la credenza della sopravvivenza dopo la morte. L'atteggiamento rituale verso il morto diventa una prassi costante, comune a diverse località, anche se per certi versi si esprime attraverso un'esaltazione della vita. Dipingere o spalmare il defunto di ocra rossa (un pigmento naturale di origine ferrosa), dandogli il colore del sangue, o servirgli offerte di cibo, o accompagnarlo di oggetti personali, sono atti che riconducono più alla vita che alla morte. Alcune caratteristiche come la frequente localizzazione delle opere d'arte nelle parti più oscure ed inaccessibili delle grotte, l'accentuato realismo delle molte raffigurazioni di animali, la quasi totale mancanza di immagini antropomorfe, la presenza di segni geometrici e impronte di mani, hanno un significato sicuramente sfuggente.  Ma è sicuro invece che tutti questi complessi simbolici esprimono e allo stesso tempo producono valori, credenze e conoscenze fondamentali per la vita associata. Nel simbolico si riflette la realtà e anche l'insieme delle aspettative, dei desideri e dei sentimenti proiettati sulla realtà. In Liguria i siti in cui sono sicuramente attestati livelli del Paleolitico Superiore si trovano soprattutto a Ponente e al confine con la Francia.Questi sono: il complesso dei Balzi Rossi (Grimaldi di Ventimiglia, Imperia), la Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure, Savona), la Grotta della Basura (Savona), l'Arma delle Manie (Finale Ligure, Savona), l'Arma di Nasino (Val Pennavaira, Savona), l'Arma dello Stefanin (Val Pennavaira, Savona). In particolare nelle grotte dei Balzi Rossi sono state rinvenute molte sepolture oltre che testimonianze di arte parietale e mobiliare. Anche nella Grotta delle Arene Candide sono presenti molte sepolture (più di 20), tanto da far pensare ad una vera e propria necropoli. Nella Grotta della Basura, una delle cavità delle Grotte di Toirano, vi sono attestazioni di frequentazione da parte dell'uomo preistorico documentate da impronte di piedi e di mani. Gli altri siti, scavati più recentemente, hanno dato invece il loro contributo soprattutto per la comprensione delle stratigrafie e quindi delle datazioni relative al Paleolitico Superiore.

Neolitico in Liguria 

Tra la fine del ciclo climatico denominato Boreale (6800-5500 a.C), e la prima parte di quello denominato Atlantico (5500-2500 a.C), si sviluppa la cultura degli ultimi cacciatori-raccoglitori che progressivamente e in diversi modi vengono coinvolti in quei processi definiti di neolitizzazione che condurranno all'affermarsi di una economia produttiva basata sull'agricoltura e sull'allevamento. Questa trasformazione è accompagnata dall'introduzione di nuove tecniche, come la produzione di ceramica, da cambiamenti importanti nei modi di occupazione dei siti e dei territori. L'uomo diventa sedentario, ed è verosimile che cio' abbia prodotto conseguenze sull'organizzazione interna della società e sulla ideologia. Tale trasformazione è stata spesso denominata "rivoluzione neolitica" proprio per sottolineare l'importanza di questo insieme di cambiamenti. È a partire da questo momento che nell'area costiera occidentale della Liguria si insediano uomini portatori di una ceramica con decorazione impressa simile a quella definita "Cardial" (dal nome della conchiglia con cui venivano effettuate le impressioni) della Francia meridionale. La più antica fase del Neolitico viene quindi fatta coincidere con quella che è definita la Cultura della Ceramica Impressa, cui segue la Cultura del vaso a Bocca Quadrata, ed infine la Cultura Chassey-Lagozza, corrispondente invece alla fase finale del Neolitico. In Liguria però la maggior parte dei siti con testimonianze di questo periodo si trovano purtroppo solo in grotta. Siti come la Caverna delle Arene Candide, o la Grotta della Pollera dovevano sicuramente far parte di un sistema insediativo molto più articolato ed esteso, che comprendeva sicuramente abitati all'aperto nella fascia costiera oggi invasa dal mare. Le stratigrafie principali in cui si sono trovati materiali attribuibili al Neolitico sono nelle già citate grotte delle Arene Candide (Finale Ligure, Savona) e della Pollera (Finale Ligure, Savona). Si aggiungono il Riparo di Pian del Ciliegio (Savona) e in Val Pennavaira (Savona) l'Arma di Nasino, l'Arma dello Stefanin, la Grotta del Petrusello, la Tana del Barletta.
Le testimonianze della presenza dell'uomo in Liguria sono da ricercarsi fin dalla preistoria. Presso il porto di Nizza, a Terra Amata, sono state ritrovate le tracce delle più antiche capanne costruite da cacciatori nomadi, circa 300.000 anni fa. La stratigrafia ha mostrato diversi periodi insediativi, con resti di capanne ovali a focolare centrale, ciottoli scheggiati, raschiatoi e animali catturati quali cinghiali, tartarughe, rinoceronti di Merk, elefanti meridionali, uri, uccelli vari. Vicino a Loano sono state trovate tracce dell'uomo di Neandertal. Nelle grotte di Toirano sono visibili segni di frequentazioni riconducibili alla fine del Paleolitico Superiore. Nella grotta dei Balzi Rossi di Ventimiglia sono apparsi resti che ricordano l'uomo di Cro-Magnon. Alle Arene Candide si trovano testimonianze del Neolitico e strati epigravettiani databili tra i 20.000 e i 18.700 anni fa, mentre nelle grotte lungo il torrente pennavarie, nella valle omonima in territorio ingauno, sono stati ritrovati reperti umani risalenti fino al 7.000 a.C. A partire dal II millennio a.C. (neolitico) si hanno notizie della presenza dei Liguri su un territorio molto vasto, corrispondente alla maggior parte dell'Italia settentrionale. Comunemente si pensa che gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno (così ci tramanda Polibio) spingendo la propria presenza fino alla costa mediterranea spagnola ad occidente ed al Tevere verso Sud-Est, colonizzando le principali isole come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Poteva essere una popolazione di circa 200.000 persone, suddivise in varie tribù. Di loro ci restano numerosi reperti ceramici.

 

Grotte di Toirano (Savona)

 

Si tratta di un complesso di grotte di origine carsica in parte abitate e frequentate dall'uomo preistorico. Alla fine del secolo scorso vennero esplorate da N. Morelli a da Issel i quali hanno eseguito saggi di scavo in molte di queste. Le cavità più' note sono quelle della Grotta della Basura, della Grotta del Colombo, della Grotta di S. Lucia Inferiore. Alla Grotta della Basura si accede attraverso due ingressi lungo il versante occidentale del Vallone del Vero a quota 194 m s.l.m. Questa è stata solo in parte esplorata e offre abbondanti e suggestive manifestazioni naturali quali stalattiti, stalagmiti e piccoli laghi. È importante per aver restituito ossa e impronte di Orso Spaeleus, ma anche testimonianze del passaggio dell'uomo come carboni di legna, resti di torce e ocra, impronte di mani e piedi sulle pareti ricoperte di argilla della cosiddetta "Sala dei Misteri". Queste sono state datate con il metodo dell'Uranio-Torio a circa 14.300 anni da oggi. Un'ipotesi per le impronte è che si tratti di manifestazioni legate alla religione paleolitica. Sono state cioè interpretate come indizi di riti di iniziazione. Un dato interessante è infatti che molte impronte sono di bambini. Il perché si recassero nelle zone più buie e addentrate della grotta è sicuramente legato a qualche credenza o rituale.La Grotta della Bàsura, nota sin dal secolo scorso per le esplorazioni dello studioso don Nicolò Morelli Canonico di Pietra Ligure, è sicuramente la più spettacolare. Nel 1950, alcune persone di Toirano appassionate di speleologia scoprirono una serie di sale interne che seguono un percorso di circa 450 metri, meravigliose per la ricchezza e la varietà di concrezioni naturali. Nella grotta trovò rifugio per millenni l'orso delle caverne (Ursus spelaeus), che vi si recava per trascorrervi il letargo; la sua presenza è attestata da un gran numero di resti ossei, da impronte di zampe sul suolo e dalle tracce di unghiate sulle pareti. Di particolare interesse sono le testimonianze riferibili all'uomo preistorico, recentemente datate a circa 12.000-12.500 anni fa; si tratta di impronte di piedi, mani e ginocchia e, nella "sala dei misteri", di numerose palline d'argilla attaccate alla parete contro la quale furono scagliate, probabilmente con significato rituale. Queste tracce sono riferibili a uomini del Paleolitico superiore, cacciatori-raccoglitori che frequentavano la regione e utilizzavano questa grotta non come abitazione ma probabilmente per scopi rituali. Nel 1960 gli scopritori abbatterono l'ultimo diaframma calcareo e scoprirono la sala terminale della Grotta della Bàsura. Da qui il percorso prosegue scavato in una grandiosa colata di alabastro, all'interno di imponenti ambienti ricchi di concrezioni mammellonari ("Antro di Cibele"). La Grotta del Colombo è stata oggetto di scavi a partire dal 1890 e gli ultimi si sono effettuati nel 1962 a cura di Carlo Tozzi dell'Università' di Pisa.Dagli strati più profondi provengono dei materiali attribuibili al Paleolitico Inferiore. Seguono livelli con materiali del Paleolitico medio e sulla superficie depositi neolitici contenenti materiali della cultura della Ceramica Impressa. La grotta del Colombo si apre alcune decine di metri più in alto della grotta della Bàsura e di quelle di Santa Lucia. È un’ampia galleria lunga 50 metri, con una sala laterale di notevoli dimensioni. Questa cavità è di grande interesse preistorico, ed infatti fu scavata a più riprese a partire dalla fine dell’800. Dagli scavi provengono testimonianze di numerose fasi di occupazione umana a partire da circa 300.000 anni fa. Gli antichi abitanti di questa grotta (probabilmente Homo heidelbergensis) realizzavano i loro strumenti con pietra raccolta nella zona, in particolare nell’alveo del Varatella. Gli studi attualmente in corso stanno portando notevoli contributi alla conoscenza dell’antico ambiente ed all’influenza di questo sui comportamenti delle popolazioni preistoriche. Vista l’unicità delle testimonianze archeologiche, questa grotta non è normalmente aperta al pubblico. Formazioni di sottili cristalli di aragonite, in curiose disposizioni a "fiore", ricoprono le pareti della Grotta di Santa Lucia Inferiore. Alcune delle sale sono molto ampie e vi si trovano enormi stalattiti, anch'esse ricoperte da cristalli di aragonite. Oggi è possibile accedere a questi ambienti dal fondo della grotta della Bàsura attraverso un traforo artificiale lungo 120 metri. Così la grotta di Santa Lucia Inferiore costituisce l’uscita del percorso turistico che conduce all'aperto sull’altro lato della montagna. L’ingresso della grotta di Santa Lucia Superiore si trova pochi metri più in alto di Santa Lucia Inferiore. Nota sin dal Medioevo, ospita nella parte anteriore un Santuario risalente ai secoli XV e XVI. Dietro l’altare, la cavità si estende con un corridoio rettilineo lungo circa 240 metri, sulle cui pareti vi sono numerose iscrizioni lasciate dai pellegrini fin dai primi secoli di vita del Santuario. Scavi archeologici effettuati intorno al 1960 nella zona retrostante l’altare, a circa 40 metri dall’ingresso, hanno restituito attrezzi in pietra attribuiti alla cultura musteriana e realizzati da uomini di Neandertal durante l’ultimo periodo glaciale, tra circa 80.000 e 40.000 anni fa. Recenti studi lasciano supporre che gli strati più profondi messi in luce possano essere ancora più antichi, fino a 200-250.000 anni fa.  In questo caso il primo frequentatore della Grotta sarebbe stato l'Homo sapiens arcaico, detto anche Homo heidelbergensis.

 
 
 
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