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Pierluigi Battista, #I libri sono pericolosi perciò li bruciano

Post n°308 pubblicato il 18 Novembre 2014 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 Maria Alberta Faggioli Saletti 

Pierluigi Battista, #I libri sono pericolosi perciò li bruciano, Rizzoli, Milano 2014, € 11, pp. 157.

 

E’ stato finalista al Premio Estense 2014 promosso da Unindustria di Ferrara.  

Tutti conosciamo l’editorialista del Corriere della Sera, meno lo scrittore, l’appassionato di libri, e per niente l’esperto di libri e Biblioteche bruciati. Bibliomania e Biblioclastia. 

 

Bruciare i libri, un’azione concreta o virtuale ricorrente,che l’autore assume a metafora di repressione culturale e religiosa, di avventura pericolosa della mente: dall’inquisitore della Controriforma, agli scrittori di libri scottanti, come Kafka e Nabokov,ai dittatori come Pol Pot in Cambogia. Tra gli ultimi episodi, la distruzionedella Biblioteca di Sarajevo, nel 1992. 

 

Numerosi grandi narratori (Canetti, Kafka, tra gli altri) parlano di amore e odio

per i libri.

 

 Bruciare i libri…è una sinfonia incendiaria”. Battista cita l’incipit del romanzo di Ray Bradbury, Fahrenheit 451: “Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia”(pp. 28-29).

 

I titoli dei capitoletti (frasi virgolettate, come ad esempio “I romanzi corrompono le masse e soprattutto le donne”, “Leggere non farà di noi cittadini migliori”, “L’istruzione occidentale è peccato”) rendono merito a questo libretto denso di contenuti supportati da un’ampia bibliografia che mostra la cultura dell’autore. 

 

Peccato che Battista non tratti degli storici incendi di libri contabili e di registri delle odiate tasse eseguiti da sudditi tartassati, inferociti contro il fisco: a Ferrara, città delpremio Estense, ci sono stati esempi eclatanti.

 

Il libro, l’amore, la cura dei libri, la loro conservazione hanno caratterizzato per secoli la vita nei grandi e nei piccoli monasteri, nei conventi e nelle abbazie, prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili. Il libro era presente, non solo negli scriptoriae durante le funzioni liturgiche ma anche nel refettorio e nella cella di ogni monaco (pp. 47-49).

 

Poi la rivoluzione della carta stampata nel XVI° secolo. Nel Settecento, il pericolo della lettura dei libri raggiunge il massimo, perché essi si diffondono anche fra le donne, e per di più l’azione della censura diviene un rogo dei libri “a fuoco lento” (p.69). Infatti, non manca, nel testo di Battista, la curiosa storia dei libri messi all’Indice con atti spettacolari.

 

L’autore avverte che il rogo dei libri con i suoi metaforici eventi feroci e i personaggi -protagonisti come vittime e come esecutori- è simbolo di ossessioni e violazioni sempre in agguato in ogni epoca. I “delitti contro i libri” non sono solo un capitolo concluso della nostra storia bensì, piuttosto, sono “parte integrante di una modernità che si voleva laica, civilizzata, addomesticata,tollerante. Vicinissimo a casa nostra. Dentro, e non fuori, il nostro modo di pensare. Purtroppo” (p. 63). 

 

Di particolare interesse le analisi letterario-critiche, sulle “influenze nefaste” di alcuni grandi scrittori, tra i quali spiccano Flaubert (p. 76), Goethe (p. 90), Dostoiewski (p. 97) che hanno turbato l’autore, perché egli ha capito che è necessario dare altrettanto rilievo alla storia dell’importanza e della pericolosità della parola.

 

 
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