Creato da liberemanuele il 26/01/2009

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La conferenza eco insostenibile.

Post n°74 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

Sono contento di essere nato in quest'epoca. Mi piace farmi la doccia quando voglio, cambiarmi la biancheria tutti i giorni e potermi vestire non pensando solo a coprirmi, ma magari soddisfacendo anche i miei gusti estetici o la mia voglia di mettere qualcosa di nuovo. Il tutto pur non essendo nessuno. Magari in epoche passate se lo potevano permettere solo i nobili. Poi, dimenticavo, adoro il caffè, quello della macchinetta del bar. Adoro prenderne più di uno al giorno, senza né fretta né zucchero, due dei tre nemici dell'espresso in tazzina ... chi è il terzo? Ma che domande! Rampini!

"Se si calcola l'energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo, infine azionare la macchina del bar, 6 tazzine di espresso al giorno, in un anno equivalgono alla CO2 immessa nell'aria da un volo Roma-Londra"

Federico Rampini, giornalista che ha scritto pagine bellissime su Cindia - Cina e India -, oggi si fa campione di eco-baggianate. Rampini condanna l'abitudine di lavarsi troppo, quella di lavare troppo i propri capi di abbigliamento e l'abitudine di comprare ogni stagione qualcosa di nuovo. Non per niente Rampini scrive su New Scientist ... ecco un altro scientista che vuole ridisegnare le nostre vite e le nostre abitudini: come se la complessità umana non esistesse, come se la massa-gregge debba essere guidata verso il proprio bene.

A Copenaghen intanto si fa a gara a chi la spara più grossa, si gioca molto sulle emozioni: l'uomo è un male per la terra, ora deve porre rimedio. Così, sull'onda dell'emotività, il potere coglie l'occasione per celebrarsi ed evitare di affrontare un' analisi razionale dei costi delle loro "buone intenzioni" - che com'è noto, lastricano la strada per l'inferno.

Sviluppo sostenibile fa rima con sussidi pubblici, al soldo degli altri: poco importa se improduttivi e se gonfiano una nuova "bolla": la salvezza del pianeta, non ha prezzo.

Zenawi, primo ministro etiope, dice alla Stampa che il suo continente è la prima vittima del Global Warming. Ha ragione, fa notare Mingardi su "IlRiformista" del 9 dicembre, ma non per le ragione da lui intese: "Ridurre le emissioni in economie che faticosamente stanno raggiungendo la rivoluzione industriale, significa aumentare in modo spropositato i costi delle imprese, rallentare il treno dello sviluppo, strangolare nella culla la possibilità di uscire dalla povertà".

Intanto viene fuori il Climagate: importanti scienziati inglesi, si mettevano d'accordo via mail, per truccare i dati climatici scomodi, che non confermavano l'emergenza clima, e per mettere in cattiva luce chiunque nel mondo della scienza osi non conformarsi al catastrofismo.

Ma arriviamo al dunque della conferenza di Copenaghen: l'esercizio di potere nel ridisegnare la vita delle masse ha un prezzo, piuttosto salato anche, 143 milioni di euro secondo Matthew Sinclair di "Taxpayers' Alliance". Perché sia chiaro, siamo noi che dobbiamo rinunciare alla vita comoda, mentre loro alloggiano in alberghi di lusso a nostre spese.

Al Gore ce lo insegna, il profeta verde ci dice come siamo sbagliati, che la crescita economica così com'è non è eco sostenibile, poi lui in un mese consuma quanto una casa statunitense media in un anno: 221,000 kWh nel 2006 per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville - stime del Tennessee Center for Policy Research mai smentite.

Così Copenaghen. Poco importa del paradosso dato dall'emettere in 11 giorni 41.000 tonnellate di CO2 (come una città di 150.000 persone in un anno).

Andrew Gilligan fa due conti: 15.000 delegati; 5.000 giornalisti; 98 leader politici. Ognuno di loro in un giorno emetterà la quantità di CO2 che n cinese emette in sei mesi.


"Ma, dimenticavo. Costerà un mare di soldi, produrrà un oceano di emissioni, ma senza questo vertice, come faceva Greenpeace ad avere tanta risonanza coi suoi manifesti? "

Carlo Stagnaro

 

 
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