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Il mio conservatorismo. (I° PARTE)

Post n°93 pubblicato il 15 Settembre 2010 da liberemanuele
 

"Le nozioni di bene e male non possono essere risolte da un suffragio universale. Non è concesso alle elezioni far diventare falso il vero, e ingiusto il giusto. La coscienza umana non può essere messa ai voti"

 V.Hugo

 L'immoralità della democrazia si basa proprio su questo: il relativismo moderno ha portato a far pensare che tutto è possibile se la maggioranza decreta. Possiamo ritrovare dentro molte frasi di Berlusconi questo errore, ma anche in alcune istanze Radicali. Più in generale però il problema è che la politica, la democrazia non possono risolvere la nostra vita, anzi, ci consegnano all'inferno del vivere secondo la testa degli altri: per decisioni altrui.

Ho già trattato questo tema nel post precedente, ora voglio andare avanti, riuscire a capire come si può e si deve difendere da ciò.

 

"Sono un conservatore."

 Ho sempre considerato questa affermazione tanto vera quanto rischiosa. Vera perché in cuor mio lo sento; sento un attaccamento forte a certi valori, che non sono quelli "positivi" dello stato o delle regole degli altri, ma quelli del possesso di ciò che è mio, della dovere di difenderlo, del senso di onorabilità personale, di autostima, di fratellanza verso gli altri ecc.. Valori che non sono scritti o che non avrebbero bisogno di essere scritti, ma che sono lì, connaturati all'uomo.

 "Il primo significato si riferisce a qualcuno che è "conservatore" in quanto si schiera genericamente a favore dello status quo ... [Ma] La parola conservatore deve avere un altro significato ... : il termine conservatore si riferisce a qualcuno che crede nell'esistenza di un ordine naturale, di uno stato di cose che sia naturale e corrisponda alla natura stessa delle cose, alla natura dell'uomo."

H.H.Hoppe

 Rischiosa perché, come dice Hoppe, non voglio mantenere lo stato delle cose per come sono, anzi. Molte volte la figura del conservatore è associato ad un aristocratico che vuole mantenere il suo stato sociale e per farlo sacrifica il suo prossimo. Oggi il conservatore, nella sua forma più infame, è il burocrate: colui che conscio del suo status privilegiato, dissolidarizza dalla gente comune e dai suoi problemi, e si immedisima perfettamnte nella parte di parassita che lo stato gli ha dato.

 Invece il conservatore inteso per come deve essere inteso, è ben altro. Uno che pensa che gli uomini siano uguali: "... nega ai governanti un diritto superiore, toglie agli schiavi il loro status." come scriveva Rothbard.

 Diceva Lev Tolstoj  "... la dottrina della rassegnazione, del perdono e dell'amore non può conciliarsi con lo Stato, col suo dispotismo, con la sua violenza, con la sua giustizia crudele e con le sue guerre ... la promessa di soggezione a qualsivoglia governo è la negazione assoluta del cristianesimo perché promettere anticipatamente di essere sottomessi alle leggi emanate dagli uomini, significa tradire il cristianesimo, il quale non riconosce, per tutte le occasioni della vita, che la sola legge divina dell'amore".

- segue ...

 
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