Creato da livio203 il 04/08/2008

Andrea Liponi

Andrea è scomparso dal 8 giugno 2008

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adolescenza e letteratura

Post n°141 pubblicato il 25 Marzo 2020 da livio203

TERZO ROMANZO: I TURBAMENTI DEL GIOVANE TÖRLESS DI ROBERT MUSIL (1906)

 

Nell’incubo del contagio da Coronavirus è proseguito il mio viaggio tra opere letterarie che rappresentano aspetti dell’età di passaggio.  Anche I turbamenti del giovane Törless è un romanzo di formazione, ma risale all’inizio del Novecento e si colloca nell’Austria imperiale, quella che si avvicina alla rovina, ma che propone anche il genio di Freud e l’arte della Secessione.   Del resto, Musil, dopo aver conseguito una laurea in ingegneria meccanica, si è dedicato a studi filosofici e psicologici, per approdare infine al mestiere di scrittore proprio con questa opera d’esordio.  Si fa fatica a classificare questo libro come romanzo o narrazione.  Sì, ci sono degli spunti narrativi, c’è uno sviluppo dell’azione, un intreccio, ma c’è soprattutto un viluppo di riflessioni piuttosto ermetiche, che trova il suo sbocco nella scena finale, quando il giovane protagonista viene interrogato dai vertici del collegio in cui si trova sui fatti incresciosi che avevano coinvolto i suoi compagni di classe: un furto, l’accanimento terapeutico di due bulli nei confronti del responsabile, le violenze che quest’ultimo aveva subito.  Törless sembra voler approfittare dell’occasione per mettere in mostra la profondità dei suoi pensieri e il suo distacco dalla realtà bruta e angosciosa che pure lo ha coinvolto, quasi a voler far pesare la propria superiorità spirituale sugli stessi professori che lo dovrebbero giudicare.  Proprio in base alle sue farneticazioni, il collegio dei professori decide di chiedere ai genitori di venirsi a riprendere questo giovane così problematico, giudicandolo non adatto all’ambiente collegiale.  Ma la lettera del direttore viene preceduta da quella dello stesso giovane, che chiede ai genitori di lasciare quell’Istituto, nel quale non si sente più a suo agio. 

Prima della conclusione, tuttavia, Törless si eclissa, sparisce.  Non si sa perché, ma forse è una caratteristica dell’età di passaggio, di questi giovani ipersensibili e che faticano ad adattarsi alla realtà, la fuga, il desiderio di scomparire.  E’ una fuga che dura poco, viene ritrovato dopo due giorni, ma che ne fa un prototipo dell’adolescente.    Incerto sul suo presente e insicuro del proprio futuro, dubbioso anche sulla sua identità sessuale, ancora ambigua e tormentato dal desiderio di scoprire il senso profondo dell’esistere umano.

Un turbamento in più coglie il lettore di due secoli dopo.   Noi leggiamo questa vicenda proiettandola sugli avvenimenti tragici che hanno coinvolto l’Europa, a partire proprio da Austria e Germania e sulle ideologie che hanno imperversato nei decenni successivi.   Non possiamo non pensare, quindi, che la persecuzione - basata su una volontà di dominio e di affermazione di sé e delle proprie idee perverse, condotta da due compagni di Törless su un altro ragazzo e che vede la complicità passiva dello stesso protagonista – è una sorta di anticipazione dei successivi avvenimenti storici. 

Inoltre, c’è anche un altro livello di lettura di questo libro, che nasce nell’epoca della psicanalisi, ma anche di vari movimenti artistici che vogliono superare la realtà e distaccarsi da una visione serena dell’esistenza.  Il groviglio angoscioso dei pensieri di Törless, la sua voglia di sublimazione e le sue contraddizioni, le sue ambiguità, la sua inettitudine ad agire per l’ipertofia del pensiero si collocano proprio in questo contesto culturale: e collocano il protagonista accanto a tanti altri personaggi della letteratura da allora in poi.

 
 
 

DUE ROMANZI

Post n°140 pubblicato il 22 Marzo 2020 da livio203

JOE R. LANSDALE, LA SOTTILE LINEA SCURA, EINAUDI STILE LIBERO, 2004 (2003)

ELENA FERRANTE, LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI, EDIZIONI E/O, 2019

 

Sono due libri molto diversi, accomunati dal fatto che li ho letti di seguito, in questo periodo di clausura e paura per l’emergenza Coronavirus, questo marzo 2020, ma anche dalla tematica simile: sono due storie di formazione, di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Il primo, quello che ho letto per primo, ma che è anche il più vecchio (pubblicato nel 2004, rimasto nella libreria di casa per 16 anni o quasi), è di un autore americano che scrive proprio come ci si aspetta scriva un americano: con uno stile un po’ trasandato, pieno di cose e di azioni, ricco di dialoghi diretti, con scarsa attenzione all’approfondimento psicologico. Tutto l’opposto dello stile della Ferrante, in cui la protagonista racconta e si racconta soprattutto mediante il discorso indiretto libero e fa emergere direttamente dalla pagina le sue impressioni, le sue emozioni, i suoi giudizi.

Quindi due libri lontanissimi, anche per la distanza geografica in cui si collocano le due vicende, l’una in un borgo immaginario del Texas, l’altra nei quartieri della metropoli partenopea.

Poi, i due protagonisti.  

Il primo, un ragazzo di tredici anni appena trasferitosi da un’altra città, che scopre, proprio nel nuovo ambiente, la realtà: babbo Natale non esiste e anche i bambini non sono portati dalla cicogna.  

Insomma, per una serie di circostanze, scopre la sessualità, come intreccio di relazioni spesso malate.   Dalla scoperta, vicino al Drive-in gestito dal padre, di una casa distrutta da un incendio diversi anni prima e di una cassetta sotterrata con diverse lettere ed alcune pagine di diario, inizia per il protagonista un’indagine che, con l’aiuto della sorella e del proiezionista, lo conduce a poco a poco a scoprire la verità su due delitti consumati nella medesima notte di diversi anni prima e ancora rimasti impuniti.  Un po’ alla Mark Twain, la vicenda si sviluppa attraverso diverse avventurose imprese del nostro eroe, accompagnato e difeso ora dal suo cane, ora dalla sorella, ora dal proiezionista.  Alla fine il mistero della morte di una giovane dei quartieri “bassi”, ovvero di umile estrazione sociale, si svela: è stato il padre, violento e fanatico, del suo migliore amico ad ucciderla tagliandole la testa, che poi ha seppellito nel bosco, insieme ai cadaveri di numerose altre persone, uccise in momenti di raptus religioso (diceva di essere diretto da Dio, ma forse lo faceva per interesse).    Ma il mistero della morte di una giovane nell’incendio della casa nel bosco rimane insoluto, almeno per la legge: il responsabile, il padre della ragazza, era persona troppo ricca e potente per essere perseguito dalla polizia corrotta del luogo.   Ma a fare giustizia ci pensa l’altra figlia, emigrata da tempo in Inghilterra per nascondere la gravidanza prodotta dal padre.  Insomma, un modo assai truce di scoprire la sessualità malata di alcuni adulti.

La seconda, la quindicenne Giovanna, improvvisamente vede crollare tutte le certezze della sua infanzia, perché il padre, indispettito da qualche risultato scolastico di una figlia fino ad allora esemplare, la paragona all’odiata sorella Vittoria.  Di qui la crisi delle sue precedenti certezze e la necessità di sapere perché il padre, all’improvviso, ha sentito la necessità di accostarla ad una zia per lei quasi sconosciuta.  E così scopre le umili origini del padre, dalle quali egli si era riscattato attraverso uno studio continuo ed ossessivo, con una caparbietà che lo aveva infine portato a rompere ogni relazione con la sorella, sguaiata napoletana dei quartieri bassi, che rimaneva attaccata al suo destino di ignoranza, semplicità e umiltà, ma senza alcuna remissività, anzi con la violenza verbale che le veniva dalla sicurezza delle sue ragioni e dalla forza del suo carattere.   Una donna capace di spadroneggiare su chi le sta intorno, in particolare sui membri della famiglia del suo defunto ex-amante, sulla vedova e sui suoi tre figli.   Entrata in contatto con questo mondo, con la Napoli-Napoli, Giovanna scopre l’ambiguità e la falsità delle relazioni del suo mondo (la vita bugiarda degli adulti) e che, sotto l’apparente correttezza dei rapporti familiari e inter-familiari (i suoi genitori frequentano da sempre una coppia di coetanei con due figlie), si nasconde il tradimento e l’inganno.  Quindi, dalla crisi d’identità della ragazza, scaturisce quella delle due famiglie, che si scoprono intrecciate da rapporti inconfessabili.    Questa crisi sembra inizialmente coinvolgere Giovanna che, alla ricerca di una sua collocazione sociale e personale, si lascia coinvolgere in qualche giochino volgare da qualche ragazzo conosciuto nell’ambiente di zia Vittoria.  Ma, proprio da quell’ambiente emerge chi la sa condurre verso un riscatto morale e personale, che, nei romanzi della Ferrante, è sempre collegato alla ricerca del successo in ambito culturale, letterario o filosofico.  Ma, altra caratteristica dei suoi romanzi, c’è sempre il desiderio di conoscere la sessualità e di sperimentarla quasi per poterla padroneggiare e non subire.  Perciò la protagonista, dopo aver sognato di poter amare ed essere amata da un uomo che le appariva sublime, decide freddamente di perdere la verginità, in modo piuttosto brutale, con un ragazzo qualunque.   Così avviene il suo rito di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Come ho detto sopra, l’accostamento di questi due libri è stato casuale.   Ho però trovato in entrambi la comune tematica del passaggio dall’infanzia alla giovinezza, attraverso un percorso accidentato, quello dell’adolescenza, che porta entrambi i protagonisti a scoprire la sessualità nei suoi diversi aspetti, sia come espressione di un’attrazione sentimentale, sia come manifestazione di istinti primordiali, che portano in un caso alla violenza e al delitto, nell’altro al tradimento e alla rottura dell’unità familiare.  

Il romanzo di Lansdale, peraltro, pur a suo modo avvincente, risulta una lettura facile, adatta anche a lettori giovanissimi: può essere un buon stimolo, se non la si conosce ancora, per un’introduzione all’educazione sessuale.   Si sfiorano, infatti, diverse tematiche, dall’uso del profilattico, alla sessualità a pagamento, dallo stupro in famiglia, alla violenza sulla donna e al femminicidio.

Più complessa e intrigante la scrittura della Ferrante: anche questo romanzo, come gli altri, risulta avvincente, non per la vicenda in sé, ma per l’attrazione esercitata dalle persone rappresentate e dal loro ambiente psicologico e sociale, inserito in una Napoli complessa, divisa in classi e quartieri.  Una città ricca di umori e di passioni, di amore e di violenza, di cultura e di volgarità.  Un ambiente difficile, da amare o/e da odiare, da desiderare o/e da cui volersi allontanare.   

 
 
 

8 giugno 2019

Post n°139 pubblicato il 08 Giugno 2019 da livio203
Foto di livio203

Bolzano, Chiesa dei Domenicani, 8 giugno 2019

 

E’ il decimo anno che ci ritroviamo in una chiesa a ricordare Andrea nell’anniversario della scomparsa

E molte volte ci siamo ritrovati qui, nel Duomo degli Italiani di Bolzano.

La prima, nel 2009, quando ancora la scomparsa era recente e speravamo ancora che presto l’attesa si sarebbe sciolta nella gioia di un ritorno, con la messa celebrata dal Vescovo di Bolzano-Bressanone Mons. Karl Golser e la successiva fiaccolata terminata nella sala Consiliare del Municipio di Bolzano.

Peraltro qui, nella Cappella di Santa Caterina, Andrea è stato battezzato il primo maggio del 1986, quando la caliginosa nube di Cernobyl aveva raggiunto il nostro cielo.

Infatti, allora la nostra famiglia risiedeva non lontano da qui e questa era la nostra parrocchia.

Purtroppo gli anni sono passati, le fiaccolate pure, le cerimonie, i convegni, gli incontri si sono succeduti, siamo stati a “Chi l’ha visto?”, siamo stati ospitati da numerose emittenti televisive, siamo apparsi in tanti articoli dei giornali locali… Ma di Andrea, nulla, il silenzio più profondo e spaventoso.

Abbiamo conosciuto tante persone sfortunate come noi o che, diversamente da noi, hanno ritrovato i resti mortali del proprio figlio o genitore o fratello od amico.   Abbiamo fondato l’Associazione Penelope, dei Familiari ed Amici delle Persone Scomparse, qui nella nostra Regione, abbiamo anche tentato di aiutare coloro che si trovavano nella nostra stessa situazione.   Ma di Andrea, a tutt’oggi, solo il vuoto e il più profondo silenzio.  Rubo le parole all’introduzione di Antonio Maria La Scala al libro di Nicodemo Gentile sugli scomparsi:  ..”la scomparsa, come un’allergia, come la puntura di un velenoso insetto, può veramente colpire chiunque”..    Un’allergia, una puntura di zanzara o di tafano possono colpire tutti, anche casualmente.   Ebbene, non ci si pensa finché non lo si prova di persona, ma è proprio così: sono migliaia le persone scomparse in Italia e nel mondo di cui non sa più nulla.  E la scomparsa rimane, per chi la vive, una ferita aperta che non si rimargina più: può chiudersi solo se la sparizione finisce, se il figlio, il padre, la madre, il fratello, l’amico ritorna o viene ritrovato.   Anche morto: un lutto, per quanto grave, si supera se c’è una certezza, non si può superare mai se l’assenza non si risolve.   Anche a questo serve un’associazione come Penelope: a dare un sostegno, un aiuto a chi subisce, innocente, un male senza fine, il dramma della scomparsa senza ritorno.

 
 
 

8 febbraio 2019

Post n°136 pubblicato il 06 Febbraio 2019 da livio203
Foto di livio203

33 anni oggi avresti

se un demone malvagio

non ti avesse trascinato

tra quei boschi dirupati

quelle rocce scoscese

verso il tuo sacrificio.

Undici anni prima, tu, nuovo Cristo,

con la tua atroce sofferenza,

nel mistero oscuro della tua fine,

ci hai lasciati vuoti di te.

Nel nostro lento quotidiano precipitare

ci avviciniamo a te

per riempire la borraccia del nostro cuore

per attingere alla tua fonte

al ricordo del tuo precoce sacrificio

alla tua sorgente perenne

d'amore, di sofferenza, di purificazione

che richiudiamo in noi.

 
 
 

CONVEGNO A BOLZANO

Post n°135 pubblicato il 20 Settembre 2017 da livio203

UN CONVEGNO DI PENELOPE A BOLZANO. "PERSONE SCOMPARSE: ASPETTI PSICOLOGICI E PSICHICI", 14 OTTOBRE, ORE 9,00-13,00, CENTRO PASTORALE, piazza Duomo, 2.

Motivazioni.

L’evento da cui ha preso le mosse l’idea del Convegno è stata la scomparsa e il successivo ritrovamento, all’inizio di dicembre 2016, di un giovane seguito dal servizio psichiatrico.   Una vicenda che ha ricordato da vicino quella di Andrea Liponi, scomparso nel giugno del 2008 e non più ritrovato.   L’uscita nello scorso anno del libro del prof. Fabio Sbattella “Persone scomparse. Aspetti psicologici dell’attesa e della ricerca” e la conoscenza e la collaborazione del prof. Andreas Conca hanno contribuito ad alimentare l’idea iniziale di un Convegno sugli aspetti psicologici e psichici della scomparsa delle persone.      In esso si vogliono mettere a fuoco prima gli aspetti generali del fenomeno (Avv. Antonio La Scala, Presidente Nazionale di Penelope Italia) e le modalità che le Istituzioni hanno messo in campo per la ricerca, ovvero la legge 203 e la pianificazione provinciale per la ricerca delle persone (Commissario del Governo prefetto dott. Vito Cusumano), nonché la partecipazione alla stessa delle Organizzazioni della Protezione civile (Ernst Winkler).   Poi si passa, con il prof. Sbattella, a parlare del ruolo della psicologia dell’emergenza sia per quanto riguarda le ricerche, con la proposta del profiling dello scomparso, sia in quello dell’assistenza ai familiari e alle persone impegnate nelle ricerche.   Collegato a questo intervento è quello del dottor Erwin Steiner, coordinatore provinciale della Psicologia dell’emergenza, che parlerà del modus operandi in Provincia di Bolzano nei casi di scomparsa.    Infine il prof. Andreas Conca parlerà delle patologie psichiatriche più esposte al rischio di scomparsa e delle risorse che il territorio offre alle stesse.   Il Convegno non vuol essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una collaborazione tra Associazioni e Istituzioni ai fini della prevenzione del fenomeno della scomparsa, attraverso un miglioramento dell’assistenza alle persone a rischio.    

 
 
 

GOCCE DI MEMORIA..

E' la prima e migliore colonna sonora di questo blog..

 

VB33 8 GIUGNO 2018

 

MIRELLA INTRODUCE IL CONVEGNO DEL 2012