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Un blog creato da jurames3 il 29/11/2006

MESTRE CITTA'

ASSOCIAZIONE CULTURALE E SPORTIVA PER L'IDENTITA' MESTRINA

 
 

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LA VERA STORIA DELLO STADIO DI MESTRE

Post n°23 pubblicato il 12 Ottobre 2008 da jurames3

Già prima della Grande Guerra a Mestre si gioca a calcio, o meglio a football come si diceva in quel periodo. Nell'immediato dopoguerra le società principali erano due: A.C. Mestre e Spes. Si giocava in un campo attaccato al cinema Concordia, praticamente confinante con piazza Sicilia. L'interesse per il calcio in città cresce sempre più e così si decide di adibire a campo sportivo un'area limitrofa a viale Garibaldi. Già nel 1896 la Società Veneta di Sport guidata da tre illustri mestrini (Nicolò Marcello, Lorenzo Sabiante e Antonio Marini Missana) aveva fatto recintare una vasta zona di terreno tra la rotonda di Viale Garibaldi e via Ca' Rossa, inizialmente con l'idea di adibirla ad ippodromo e richiedendo al Comune di inibirne l'accesso.
Quel terreno fu acquistato il 9 novembre 1923 dalla Società Anonima Pro Mestre con l'apposita l'intenzione di costruirci lo stadio per la Città. Lo stadio fu progettato da Antonio Grandin e il progetto presentato il 12 ottobre dello stesso anno. L'inaugurazione ufficiale avvenne il 14 giugno 1925. C'era l'odierno campo di calcio e intorno una pista per il ciclismo con tanto di curve sopraelevate. Una transenna delimitava il campo, parallela al viale e una tribuna in legno accoglieva gli spettatori. Le porte erano sistemate, come oggi, una nella zona della caserma dei Carabinieri, l'altra verso il centro di Mestre. Il viale era il passeggio preferito per molte famiglie e sempre più gente si fermava a guardare quelle squadre in campo. Ma la prima partita ufficiale nell'area dell'odierno stadio si disputò 6 anni prima. Nel 1919. L'A.C.Mestre e la Spes si sfidarono per aggiudicarsi la Coppa Beccari (dal nome di un atleta mestrino caduto in guerra). I sostenitori del Mestre erano così convinti di vincere l'incontro - vinto in effetti per 2 a 0 - che avevano fatto stampare i giorni precedenti dei grandi cartelli con scritto "Mestre batte Spes...", a cui aggiungerono solo il risultato a fine partita. Al termine della gara gli striscioni vennero esposti per tutto il viale, in modo da far trovare ai giocatori, all'uscita del campo sportivo, le strade già addobbate con il risultato della partita. Cinque anni più tardi l'A.C. Mestre assorbì la compagine della Spes e nacque il Mestre Football Club, e con l'inaugurazione ufficiale dello stadio il campo sportivo Francesco Baracca era diventato il riferimento della squadra che rappresentava la Città e dei sui sostenitori. La passione cresceva e ormai i tifosi seguivano la propria squadra anche in trasferta. Nel 1929, presso la sede del Coni si decise per una fusione fra le quattro maggiori rappresentative della città, così nacque U.S. Mestrina. Il primo presidente fu Giuseppe Pea, padre del famoso Avvocato Giorgio e già socio di riferimento della Pro Mestre. Fu per sua volontà che in quegli anni lo stadio Baracca si arricchì delle tribune, nella forma e nella collocazione attuali.
Per sovvenzionare il progetto si era pensato di affittare lo stadio a chi volesse farne uso. Purtroppo l'autonomia amministrativa di Mestre era finita e ci fu l'annessione al Comune di Venezia. Forse anche a causa di questo motivo gli imprenditori interessati a far crescere la struttura si allontanarono. La Società Anonima Pro Mestre si trovò quindi in cattive acque e entrò in liquidazione nel 1931. l'11 marzo 1933 i liquidatori cederono al Comune di Venezia lo stadio e il terreno circostante in cambio di un'area a Porto Marghera.
Sul terreno di gioco del Francesco Baracca daranno calci ad un pallone Valentino Mazzola, Benito "Veleno" Lorenzi, Gianni Rivera, Paulo Roberto Falcao e tanti altri campioni, senza dimenticare centinaia di altri giocatori che hanno indossato lo stemma di Mestre con l'orgoglio di rappresentare una Città. Migliaia gli appassionati che si sono dati appuntamento sulle tribune, talvolta di fortuna e costruite dagli stessi tifosi. Uno stadio che rappresentava la sua città, che cresceva insieme ad essa e ne era in qualche modo lo specchio e l'anima popolare. In una famosa partita contro il Padova vennero strappati ben 12.000 biglietti ma in molti giurano che gli spettatori reali fossero di più, tanto rami e tetti delle case erano colmi di gente assiepata per assistere all'incontro.
Una delle più grandi mezzali mai viste al Baracca, Ostelio Tommasi, pur avendo calcato i palcoscenici di serie A, ricordava: "Quando giocavo a Mestre il Baracca era sempre pieno all'inverosimile e il pubblico andava in delirio. Difficilmente ho visto in giro un pubblico caldo e appassionato come quello mestrino..."
Più recentemente, lo stadio ospita la nascita del VeneziaMestre, poi Venezia 1907, di Zamparini e l'esordio della squadra in serie B, dopo vari decenni d'assenza.
Successivamente, il rinato Calcio Mestre sfiora la promozione in C-1 e riporta al Baracca oltre 6000 spettatori per le sfide con il Padova e la Triestina.
Dopo il fallimento del Mestre, la gestione del glorioso impianto passa nelle mani di un'altra storica compagine cittadina, L'Edo Mestre, già presente da anni in alternanza con il Mestre. Ora la gestione è affidata alla squadra gialloblu, che attualmente guida il campionato di Eccellenza. A domeniche alterne, oltre all'Edo, gioca la neonata Mestrina 1929.
Lo stadio Francesco Baracca è quindi da oltre 83 anni un punto, l'unico vero punto di socializzazione della città insieme a piazza Ferretto, è un simbolo di una città anomala. Creato e fortemente voluto dai mestrini mentre le altre anime venivano cancellate, interrate o snaturate dal traffico (il Foro Boario, piazza Barche). E' da ritenersi quindi un valore storico, culturale e sociale della città di Mestre.
Nel 2008 per contrastare un progetto edilizio voluto dal Comune di Venezia che prevede l'abbattimento dello storico stadio per far spazio a tonnellate di cemento, i cittadini di Mestre hanno raccolto oltre 3000 firme.

 
 
 

Post N° 22

Post n°22 pubblicato il 19 Marzo 2008 da jurames3

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MARTEDI' 18 MARZO RIUNIONE DELL'ASSOCIAZIONE E DEI COMITATI

Post n°20 pubblicato il 14 Marzo 2008 da jurames3

Martedì prossimo alle ore 21.30 alla Trattoria Al Camionista si terrà l'ultima
e la più importante riunione fra l'Associazione e i comitati cittadini
per preparare la conferenza stampa e la consegna delle firme raccolte fin'ora.
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La riunione è aperta a tutti coloro che sono interessati a scongiurare il
progetto di abbattimento dello stadio Baracca.
Estenderemo l'invito anche ai rappresentanti politici che volessero aderire
alla nostra iniziativa. Starà a loro accettarlo o meno.

Contiamo sulla presenza di tutti.

 
 
 

SUPERATE LE 3000 FIRME!

Post n°19 pubblicato il 11 Marzo 2008 da jurames3

Nonostante il poco tempo trascorso e solamente un giorno e mezzo a disposizione per la raccolta con il banchetto in piazza Ferretto, sono già oltre 3000 i cittadini che hanno voluto concretamente dire no alla demolizione del Francesco Baracca.

Nei prossimi giorni organizzeremo un incontro pubblico con le istituzioni per consegnare questa prima tranche. Ma, visto il successo, la raccolta proseguirà ad oltranza. L'Associazione Mestre Città intanto provvederà ad inoltrare questo dato a tutti i consiglieri comunali tramite e-mail.

Chiediamo inoltre a tutte le associazioni interessate e a tutti i privati cittadini di contattarci per organizzare e chiedere un incontro pubblico con gli assessori competenti.

mestrecitta@libero.it

 
 
 

QUANDO LO STADIO DIVENNE ANCHE PISTA D'ATLETICA.

Post n°18 pubblicato il 06 Marzo 2008 da jurames3

Nel 1950 nasce il Gruppo Atletico Coin: Il cavalier Aristide Coin ne diventa il Presidente Onorario e vive il suo incarico quasi come un impegno civile. Ad Armando Ossena, ex azzurro e campione di decathlon, viene affidata la guida tecnica della società, la quale si arricchisce immediatamente di atleti di ottimo livello. In soli due anni il neonato Gruppo Atletico Coin si fa strada di diritto nelle alte sfere dell'atletica. Ci sono atleti di spicco, come Giancarlo Giabardo nel disco o come Umberto Bordignon,che diventerà grande nella specialità più massacrante: il decathlon. Manca una vera sede per gli allenamenti, che si tengono parte all'interno di una caserma messa a disposizione dalla Divisione "Folgore" e parte sulla minipista del Liceo Classico Franchetti. Ossena, giunto in società nel 1951, vuole portare i suoi ragazzi ai più alti livelli: la sede degli allenamenti viene spostata allo stadio "Francesco Baracca" di Mestre, attorno al quale era stata preparata una pista in terra rossa.

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Il Gruppo Atletico Coin chiude il 1952 con la conquista del titolo regionale veneto assoluto e del titolo italiano di terza serie. E' del medesimo anno il primo importante impegno organizzativo della società, che ospita il Campionato Italiano Assoluto di maratona, gara che costituisce la progenitrice dell'attuale maratona di Venezia. In seguito alla conquista del primo titolo regionale assoluto, il Gruppo Atletico Coin diventa meta di grossi calibri dell'atletica veneta e comincia a dettare legge nel Veneto. Il G.A. Coin si conferma Campione Veneto assoluto nel '53, nel '54 e nello stesso anno è quarto nel Gran Premio Italiano per società. Ma uno stadio d'atletica ancora non c'è. Il 1955 è un anno di grandi soddisfazioni, con il conseguimento del quarto titolo regionale consecutivo e del primo posto nel Gran Premio Italiano per società. Un risultato corredato da due titoli italiani: nel decathlon, con Umberto Bordignon, e nella staffetta 4x400. Proprio quest'ultima porterà grandi soddisfazioni l'anno seguente. Franco Bettella, Alfredo Monego, Renato Panciera e Toni Serena, ragazzi come tanti altri ma accomunati dalla grande passione per l'atletica, corrono allo Stadio Francesco Baracca, in una pista di 350 metri adattata da loro attorno al campo da calcio.
Allo Stadio Olimpico di Roma si assiste ad una grande impresa: è record italiano, 3'17''4, due decimi sotto il precedente che resisteva da sedici anni. Quei Campionati Tricolori sono un vero trionfo per il Coin, con la conquista di altri due titoli e numerosi piazzamenti.

 
 
 

LE FIRME PER LO STADIO SARANNO MIGLIAIA!

Post n°17 pubblicato il 04 Marzo 2008 da jurames3

Raccolta di firme ben oltre le previsioni. Al momento si è superata la soglia
delle 2.500 firme raccolte. 2.500 cittadini, ma siamo sicuri che alla fine
saranno ancora di più. Si va avanti.
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FOSSIMO IN LORO CI PENSEREMMO BENE...

Post n°16 pubblicato il 03 Marzo 2008 da jurames3

Nel giro di pochi giorni la petizione contro l'abbattimento dello Stadio ha superato le 2300 sottoscrizioni.
E' un dato che sinceramente neanche noi ci saremmo aspettati. La gente di Mestre inizia a mobilitarsi davvero, come da moltissimo tempo non succedeva.
Visto il successo ottenuto fin qui, la raccolta delle firme andrà avanti e ad essa si affiancheranno altre iniziative, come la creazione di un sito internet esclusivamente dedicato allo Stadio di Mestre e le proposte per l'utilizzo dell'impianto, oltre alle partite domenicali. Prende piede, ad esempio, l'idea di costituire un museo fotografico sulla storia sportiva cittadina. Ne parleremo anche con l'Edo Mestre, la società che attualmente gestisce il Baracca. Ma altre iniziative importanti sono in cantiere.
FOSSIMO IN LORO, QUINDI, CI PENSEREMMO BENE... Portare avanti il progetto di cementificazione dell'area troverebbe un'opposizione popolare dura. Importante nei numeri e estremamente decisa nelle intenzioni. Come mai fino ad oggi è accaduto.

 
 
 

NON SI ABBATTE L'ANIMA DI MESTRE!

Post n°15 pubblicato il 01 Marzo 2008 da jurames3

Agosto 1948.
La Mestrina dopo aver dominato la stagione regolare di serie C ha affrontato la finale di andata per la promozione in serie B contro l'Asti. In terra piemontese la partita era finita zero a zero. Il ritorno si svolgeva in un gremitissimo stadio Baracca. La mestrina domina la partita ma sul 5-0 l'ultimo pallone a disposizione si incastra fra la rete metallica e il filo spinato che era posto all'estremità. Il pallone si sgonfia irrimediabilmente. Altri non ce ne sono. L'agitazione sale fino a quando Nello Mason, ala destra arancione si avvicina all'allenatore Testolina dicendogli: "Go mi un baeon, xe casa de me mama..."
Non si poteva perdere tempo: fossero passati 45 minuti dall'interruzione la partita sarebbe stata persa per 0-2 a tavolino.
Mason prende la bici di un tifoso e parte in tutta fretta per recuperare il pallone a casa. Il tragitto non è agevole, ci si mette anche un branco di pecore a ostruirgli il passaggio. Recupera la sfera e torna nei pressi dello stadio contando i secondi. Per non perdere ulteriore tempo, mollata la bici caccia un urlo dall'esterno: "EL BAEOOONNN" e lo calcia superando il muro di cinta e i tifosi fino a farlo cadere in mezzo al campo.
La partita quindi può riprendere.
Ma gli astigiani hanno mangiato la foglia: non potendo sperare di ribaltare il risultato, ora cercano ancora il filo spinato che buca i palloni. Praticamente ogni loro possesso di palla finisce con un tiro al bersaglio verso quelle punte metalliche. Ma i tifosi non stanno a guardare: in centinaia salgono sulla rete di recinzione e si accomodano in bilico sul fil di ferro. La barriera umana funzionò, ogni volta che il pallone usciva veniva ributtato sul terreno di gioco in pochi attimi. La partita finì regolarmente 7 a 2 per la Mestrina.
E' ci fu la grande festa per la conquista della serie B.
Mai partita fu più adatta per coniare la frase "Il pubblico oggi è stato il dodicesimo uomo in campo".

 
 
 

Inizia la raccolta di firme contro l'abbattimento dello Stadio di Mestre

Post n°13 pubblicato il 15 Febbraio 2008 da jurames3

I moduli sono pronti, inizia ufficialmente la petizione popolare tramite raccolta di firme per impedire che si attui l'ultimo scellerato scempio verso la città di Mestre.
Nell'arco di pochi giorni saremo presenti in Piazza Ferretto con un banchetto e un gazebo. Ma la raccolta è già aperta. E' fondamentale partecipare. Per informazioni utilizzate la mail
mestrecitta@libero.it

 
 
 

Lo stadio F.Baracca non è un prato

Post n°11 pubblicato il 07 Febbraio 2008 da jurames3

Ci risiamo. le vecchie abitudini, specie quelle brutte, non muoiono mai. 
Per Mestre esiste una sola parola d'ordine: erogare servizi. Non sarebbe sbagliato di per se, ma in questo modo la Città continua a venir trattata da eterna periferia. Da sobborgo, dove l'importante è assicurare ai suoi abitanti solo che le fogne non tracimino (con alterni successi) o che ci siano dei marciapiedi, se rosa o azzurri non importa.
 Mestre sì, ha notevole bisogno di servizi, ma anche di essere riconsiderata. Come Città. E una Città, a differenza di una periferia-dormitorio, ha bisogno anche di altro. 
C'è bisogno di capire, ad esempio, che lo stadio Francesco Baracca, non è un pezzo di prato. Buono da vendere come area edificabile per creare (chissà poi quando) nuove strutture sportive. Lo stadio nasce insieme alla nuova Mestre, all'inizio del secolo scorso, cresce con Mestre e ne è parte integrante. E' uno dei pochissimi "monumenti" di Mestre, non inteso come valore prettamente storico ma come valore culturale e sociale. In una Città dove la storia è stata cancellata. Perché questo è il vero valore dello stadio Baracca, unico vero luogo di aggregazione cittadina insieme a piazza Ferretto. La maggior parte dei mestrini sopra i 30 hanno visto almeno una partita dentro quelle mura, in migliaia si sono appassionati, il migliaia hanno calcato con emozione quel prato. Un pezzo di città che la domenica si ravvivava, con le osterie aperte per l'aperitivo o il cicheto del dopo partita. Uno stadio costruito per far spazio a quella squadra che stupiva l'Italia sportiva, fino alla serie B, con il suo "giuoco" innovativo, fino ad essere chiamata dai giornali sportivi nazionali "Il piccolo Torino". Uno spazio che gli appassionati e i tifosi avevano già conquistato di diritto, portandosi sedie e panchine da casa, montandole sopra i camion e allestendo strutture di fortuna per poter ammirare quell'"undici" con lo scudetto cittadino sul petto. Uno stadio voluto fortemente dalla gente di Mestre. Un campo dove c'è chi ricorda ancora gli allenamenti di Valentino Mazzola, il portamento di Gianni Rivera, il cappello di Paron Rocco, la classe di Falcao fino alla pelata inconfondibile di un Collina alle prime armi. Cancellarlo significa dare l'ennesimo smacco a chi non considera Mestre solo un dormitorio, ma la vive e la sente propria. Abbatterlo sarebbe un'enorme segno di insensibilità e miopia politica. Perché una città si recupera anche con le nuove opere e i servizi, ma non continuando a mortificarne e a cancellarne lo spirito. L'amministrazione dimostri ai mestrini, a coloro che si indignano ma soprattutto ai tanti che assistono impotenti e in silenzio, che il business non è tutto. Che il business si può fare altrove. Perché tutti sappiamo che si può fare altrove. Anche oggi lo stadio è attivo, le cosiddette società minori sono in realtà le maggiori rappresentative cittadine, hanno un discreto seguito domenicale e un importante seguito di simpatia e interesse anche da casa. Coinvolgono ragazzi che sono orgogliosi di portare quelle maglie con il simbolo della torre.
Considerare il Baracca come un pezzo di terra edificabile significa continuare a calpestare la nostra Città, continuare a vederla come una grande periferia. 
Siamo convinti che lo slogan "Mestre bella" coniato del compianto Gaetano Zorzetto, volesse significare anche questo: bella fuori e bella dentro. Non estirpate quel poco di anima rimasta. Mestre non merita questo.

Associazione Mestre Città
mestrecitta@libero.it

 
 
 

Correva l'anno...1929

Post n°10 pubblicato il 17 Gennaio 2008 da jurames3
Foto di jurames3

Parliamo ancora di calcio.

Alla fine del secolo passato, si iniziò a far chiarezza sui fatti sportivi avvenuti nel 1986. La fusione fra le rappresentative di Venezia e di Mestre non c'era mai stata, un Mestre era rinato e militava nei campionati professionistici già da qualche tempo. Complici i buoni risultati anche i giornali se ne ricordarono e cominciarono a riportarne cronaca. Così, fra un'intervista a un dirigente e un allenatore, ci fu lo spazio e il tempo per parlare anche coi tifosi. Tifosi che, a ragione, vennero considerati le uniche fonti attendibili per raccontare una piccola-grande storia rimossa nel 1987. Una tradizione tramandata oralmente, come càpita durante i periodi oscurantisti. Racconti e articoli ingialliti che trovarono una breccia nel muro dell'ufficialità. Qualcuno ricordò che impressa nei gagliardetti da bar, sotto lo scudetto, c'era la data 1929. In effetti si trattava della data di fondazione dell'Unione Sportiva Mestrina. Il dato ufficioso diventò in qualche modo ufficiale. Non servivano ulteriori ricerche. Era già abbastanza imbarazzante dover constatare le migliaia di presenze per gli incontri di cartello allo stadio Baracca. Meglio non smuovere ulteriormente le acque e acclarare ciò che esce spontaneamente. Quindi la data, pur mai insignita ufficialmente di bolla dogale, fu assimilata da tutti. Organi d'informazione e sportivi. Tanto che l'SSC Venezia, squadra rifondata nel 2005 dopo il fallimento del Venezia 1907, considerò impellente inserire nel proprio logo anche il 1929. Per tentare di impadronirsi di una storia che non le apparteneva o più probabilmente per indorare la pillola del mancato progetto VeneziaMestre ad una parte della sua tifoseria. Il paradosso fu quindi che l'operazione fu evidentemente e involontariamente suggerita dagli stessi tifosi arancioneri. Mai altrimenti sarebbe venuto in mente di inserire quelle cifre sotto il leone alato.
Ma se il ventinove è l'anno di costituzione della Mestrina, il calcio a Mestre si praticava da oltre un decennio. Tanto che le prime documentazioni parlano di una fusione nel 1921 fra la sezione football della gloriosa Spes e l'Associazione Calcio Mestre. E' sottinteso considerare che se avvenne una fusione, le due squadre erano in vita già negli anni precedenti.
Quindi si pone un piccolo problema di etica sportiva. Se o mai un giorno una squadra cittadina volesse davvero rifarsi alle gesta della squadra che fu di Caon, Furlan, Liberalato e Bivi, quale sarebbe la giusta data da considerare?

L'Associazione, sperando nell'aiuto di San Michele, proverà a scoprilo.

 
 
 

Mestre...Città?

Post n°9 pubblicato il 08 Gennaio 2008 da jurames3
Foto di jurames3

l primo modo nel quale si instilla l'illusione di vivere a Mestre, una città di cui si è convinti, a torto, dell'esistenza, consiste nella reiterazione di usi linguistici, e più precisa mente nell'uso reiterato di enfatizzazioni e di iperboli.

Troviamo infatti una riviera xx Settembre ove non c'è traccia né di fiume né di lungo fiume, una piazza Carpenedo per intendere uno slargo stradale, un parco Ponci dove non c'è un solo filo d'erba, una piazza Barche dove non si vedono né piazza né tanto meno barche, una via Torre Belfredo dove non c'è ombra alcuna di torri, un Municipio dove non si riunisce mai consiglio comunale, un ponte della Campana dove, per quanto si giri lo sguardo non c'è modo di scorgere nemmeno in lontananza né ponti né fiumi né campane [ ... ]. Occorre precisare che questi modi linguistici sarebbero prontamente irrisi da qualsiasi adulto dotato di buon senso, soprattutto se proveniente da altre località, e infatti il segreto del loro successo sta nel fatto che tali usi vengono instillati nei bambini in età prescolare e fin dalla tenera infanzia. "Mamma, dove siamo?" ‑"Siamo al parco Ponci, Giuseppino", e dinanzi ai fondati dubbi del bambino, che non è ancora perduto ai guizzi della ragione: «Prova a dire: parco Ponci, parco Ponci», fino a che il bambino sarà un po' alla volta indotto a credere che a tutti questi nomi corrispondano altrettanti luoghi e che essi nell'insieme esprimano realmen te la manifestazione di una città chiamata Mestre: «Mammina, dove abitiamo noi?» Lo sai che stiamo a Mestre, Giuseppino», e un po' alla volta il bambino, che pure non è mona e non vede né parco né riviera, si abituerà a sopprimere ogni ragio nevole dubbio e riuscirà a dire con sicurezza e con sguardo sereno «parco Ponci,> senza pensare ad un parco, o riviera xx Settembre, senza pensare a un lungo fiume.
[Brunello 1990].

 
 
 

Mestre, una volta...

Post n°8 pubblicato il 07 Gennaio 2008 da jurames3
Foto di jurames3

" E sì mo in ancuo Mestre xè deventà un Versaglies in piccolo. La scomenza dal canal de Malghera, la zira tutto el paese, e po la scorra el Terragio fin a Treviso: la stentarà trovar in nissun logo de Italia, e fora de Italia, una villeggiatura cusì longa, cusì unita, cusì popolada come questa.
Ghe xè casini, che i par gallerie, ghe xè palazzi da città, da sovrani. Se fa conversazion stupende; feste de balo magnifiche; tole spaventose, tutti i momenti se vede correr la posta, sedie, carrozze, cavalli, lacchè, flusso, reflusso, da tutte le ore.
Mi m'ho retirà fra tera lontan dai strepiti, perché me piase la mia libertà. Per altro, sento a dire che a Mestre se fa cosazze, che se spende assae, e che se fa spiccar el bon gusto, la magnificenza, e la pulizia de tutti i ordini delle persone che fa onor alla nazion, alla patria, e anche all'Italia medesima."

(Pantalone, ne "La commedia brillante" di Carlo Goldoni, 1791)

 
 
 

Calcio Mestre/Mestrina - La storia dello sport in Città

Post n°4 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da jurames3

Il
Calcio Mestre ha rappresentato per oltre 70 anni per migliaia di tifosi
e appassionati un riferimento importante, forse il più importante nella
storia sportiva della Città.

L'Associazione vuole recuperarne la
storia e le memorie ma soprattutto vuole che i colori arancioneri
tornino presto a brillare nei campionati professionistici. Per questo
ci impegneremo a far si che ci sia un'unica squadra che in futuro possa
rappresentare degnamente quel passato. Una squadra che sia aperta alla
cittadinanza e riconosciuta come punto di arrivo per i molti ragazzi
che amano il calcio.
Speriamo in un progetto serio, che vada oltre i
singoli personaggi e che abbia come obbiettivo primario la crescita
culturale e sportiva dei colori arancioneri e di Mestre.
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Villa Ponci. Una storia vergognosa

Post n°3 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da jurames3

immagineParco Ponci era un vero angolo di Paradiso: tre ettari di alberi secolari e ad alto fusto compresi tra via S.Girolamo e via Colombo, con tanto di laghetto laddove oggi ( ogni
mercoledì e venerdì) viene ospitato il mercato settimanale; un laghetto
attrezzato con piccole barche, così da permettere romantiche vogate in
mezzo al verde. Sul lago si specchiava uno chalet in legno e pietra.

Tutto questo al centro di Mestre!
Il posto era così bello e suggestivo che la casa cinematografica Scalera vi girò un film.
Nell'immediato
dopoguerra la giunta social-comunista, capeggiata da Gianquinto
Giobatta, offrì agli eredi del dottor Ponci una cifra intorno alle
4-500 mila lire per rilevare l'intero appezzamento, villa compresa.
Cifra che, rivalutata ad oggi, si può stimare intorno ai 20-30.000
euro. Praticamente il prezzo di un garage in centro.
Come
compensazione alla modesta cifra, il comune prometteva l'erezione di
una statua in ricordo dell'illustre farmacista Ponci, molto conosciuto,
tra l'altro, per aver prodotto un efficace lassativo. La famiglia Ponci
ovviamente rifiutò.
Nel '49 un certo geom. Ugo Argenta convinse la
famiglia che presto avrebbe avuto in mano le carte per rendere tutta
l'area edificabile. Grazie a questo raggiro era riuscito a farsi
nominare amministratore unico dei beni dei Ponci. La truffa proseguì
facendo progettare ad un architetto una specie di villaggio polinesiano
(!) e acquistando persino una pagina de "Il Gazzettino" nella quale si
pubblicizzava la vendita delle villette. Dimore che, ovviamente, non
saranno mai costruite. Il bello è che il geometra arrivò a venderne una
ventina, incassando dei congrui anticipi che gli permisero di sparire
indisturbato verso il Venezuela e di condurre una vita agiata. Ma non
prima di aver fatto radere al suolo il più bel parco di Mestre, in modo
da ricavare l'ultimo cospicuo gruzzolo dalla vendita del legname delle
centinaia di alberi secolari abbattuti. Il tutto in una notte, facendo
arrivare un plotone di taglialegna dal Friuli.
Ma lo scandalo di
Parco Ponci non viene ricordato tanto per questo losco personaggio (di
gente del genere ne è pieno il mondo), quanto per il fatto che
l'Amministrazione non si accorse di nulla di ciò che stava accadendo o
comunque non intervenne. Tantopiù che, beffa nella beffa, gli uffici
competenti si affacciavano proprio su Parco Ponci.
Alla giunta
precedente succedette quella democristiana. Il Comune si accordò quindi
con la proprietà truffata. Metà del parco venne regalato al Comune che
non trovò nulla di meglio da fare che coprire d'asfalto il prezioso
spazio, mentre l'altra metà venne resa edificabile per la realizzazione
degli "splendidi" attuali casermoni, che arricchirono parecchi "amici".




 
 
 

gli scopi

Post n°2 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da jurames3


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L'associazione
Mestre Città nasce dall'esigenza di voler vivere la nostra Città da
protagonisti. Una Città con la sua storia, anche recente, ma
soprattutto con la storia dei suoi abitanti.
Sono state spese molte
parole nel corso degli anni. Molte sono state le recriminazioni. Mestre
è da tempo vista come un grande sobborgo post-industiale. Buona per
abitarci, meno per viverci.
Noi siamo convinti che si possa
migliorare. Il primo passo per farlo è il recupero della nostra storia
recuperando ciò che ha contraddistinto positivamente la nostra Città.
Ma la nostra ricerca partirà dalla memoria storica dei suoi abitanti
per essere proiettata nel futuro. Mestre è un'entità viva, sta a noi
tutti migliorarla. Ma da che mondo è mondo, solo chi impara a conoscere
ama, e solo chi impara ad amare il posto in cui vive, un giorno farà
qualcosa per migliorarlo.
Questo sarà il nostro scopo primario:
cominciamo ad amare Mestre. Cominciamo a riscoprirla e rivalutarla. Poi
le cose verranno da sole.
Concretamente l'Associazione si propone per l'organizzazione di eventi, mostre, pubblicazioni, dibattiti e molto altro ancora.
L'Associazione non ha alcun apparentamento politico ed è senza fini di lucro.
Mestre Città è aperta a tutti coloro che abbiano delle buone idee e è disposta ad accettare i consigli di tutti.
Per
questo presto partiremo con una sottoscrizione simbolica, sperando di
trovare lungo la strada qualcuno che, come noi, sia orgoglioso della
sua Mestre.

 
 
 

è nata l'Associazione Mestre Città

Post n°1 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da jurames3

Ieri sera è stato firmato l'atto costitutivo che sarà registrato a breve.
L'Associazione
nasce per salvaguardare il capitale sportivo e culturale mestrino e per
dare novo slancio al futuro, sportivo e non, della nostra Città.
Il primo dovere è quello di tentare un recupero, difficile ma niente
affatto impossibile, dell'Identità Mestrina. Le iniziative in cantiere
già ci sono e le idee sono molte. Presto domanderemo alle
amministrazioni la disponibilità di una sede pubblica, visti gli
intenti e il nome dell'Associazione.


Ora c'è bisogno di adesioni. Per questo ricordiamo che l'Associazione ha
una struttura assolutamente trasversale che non è riconducibile a
singole aggregazioni preesistenti, cosa che già si evince dalle firme
poste sull'atto costitutivo. L'Associazione non ha, da statuto, alcun
fine di lucro. L'Associazione non è riconducibile ad alcuno
schieramento politico ed è aperta a tutti.


Speriamo di avere un appoggio da parte di tutti e attendiamo consigli. Per il
bene della nostra Identità è ora di fare qualcosa. Ognuno nel suo
piccolo. Presto raccoglieremo le adesioni.

 
 
 
 

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