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DIO E GLI UOMINI
Ci sono atei che si interessano a Dio molto più di certi credenti frivoli e superficiali
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EUSEBIO DI CESAREA E PAPA BENEDETTO XVI
Post n°43 pubblicato il 13 Giugno 2007 da deontologiaetica
Qual è il nostro atteggiamento di fronte alle vicende della Chiesa: “quello di chi guarda con curiosità, magari andando in cerca del sensazionale e dello scandalistico ad ogni costo” o quello di “amore, aperto al mistero”, cercandovi “le grandi opere di Dio per la salvezza degli uomini”. E’ la domanda che Benedetto XVI ha rivolto oggi ai 30mila partecipanti all’udienza generale e, per essi, a tutti. A dare spunto alla riflessione del Papa, Nella “fondamentale distinzione tra i primi tre secoli e quelli dopo il Concilio di Nicea, del 325, il primo ecumenico”, Eusebio si pone “quasi a cerniera”. Vescovo di Cesarea e grande ammiratore, ricambiato, di Costantino, oggi, ha detto il Papa, è noto soprattutto come il primo storico della Chiesa, ma è stato anche il più grande filologo della Chiesa antica. Eusebio partecipò al concilio di Nicea, al quale si deve la definizione del figlio di Dio e del “Credo che recitiamo ogni domenica”. Di Eusebio, morto intorno al 370, Benedetto XVI ha evidenziato che fu “studioso infaticabile”, che si propose di fare il punto su tre secoli di cristianesimo vissuti sotto la persecuzione attingendo a fonti pagane e cristiane conservate nella grande biblioteca della sua città. La sua fama resta legata ai 10 libri della sua storia ecclesiastica, fondamentale a causa delle fonti, “salvò da sicuro oblio eventi, personaggi ed opere della storia antica della Chiesa”. All’inizio del primo libro della sua storia elenca argomenti che esaminerà nei tempi trascorsi a partire dal nostro Salvatore, indicando la successione apostolica, “ossatura della Chiesa”, la diffusione del messaggio, gli errori, le persecuzioni da parte dei pagani e “la grande testimonianza di luce che emerge da questa storia dei primi 300 anni di vita della Chiesa”. In tutto “traspare la presenza e la benevolenza del Salvatore”. Nella sua opera, ha sottolineato il papa-teologo c’è una caratteristica che diverrà costante nell’antica storiografia ecclesiastica: l’intento morale. L’analisi storica “punta decisamente alla conversione e ad una autentica testimonianza di vita cristiana da parte dei fedeli”. Cosi interpella i credenti di tutti i tempi, su qual è il nostro atteggiamento di fronte alle vicende della Chiesa. Se esso è di ricerca dei “segni dell’amore di Dio”, siamo stimolati ad una testimonianza più cristiana. A tanti secoli di distanza anche oggi Eusebio invita i fedeli, “invita tutti noi a stupirci, a contemplare la storia delle reali opere di Dio per la salvezza e ci invita alla conversione della vita”, di fronte a Dio che ci ha amati cosi “non possiamo rimanere inerti”, ma facciamo di tutto nella nostra vita per “lasciare una traccia trasparente dell’amore di Dio”. |
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