Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi di Maggio 2022

Tutto ben tenuto. Viaggi della memoria. (2)

Post n°2099 pubblicato il 25 Maggio 2022 da fedechiara
 

Tutto ben tenuto. Viaggi della memoria. (2)

E, se prendi il lago a sinistra in direzione di Chievolis dovrebbe, a un certo slargo della valle mostrarsi la punta del campanile del villaggio sommerso al tempo della costruzione della diga, ma stranamente, forse per serbare l'acqua in caso di ostinato protrarsi della siccità, niente affiora, nemmeno la croce sulla sommità a causa del livello metrico dell'invaso.
E la strada, valicato il torrente ridotto a un rivolo, mostra due ponti in ferro dall'ampia arcata che sono un inno ingegneristico alla forza dell'arco sottostante che li sostiene, ma si restringe, poi, fino alle dimensioni di una ciclabile, sospesa chissà come alla cengia che la sostiene precariamente sull'abisso.
Ed evito di guardare in giù perché una tale strada sembra un miracolo del precario permanere delle cose e l'augurio è che nessuno mi fronteggi perché, a marcia indietro, con lo sterzo da aggiustare ad ogni centimetro, cadere nella voragine è un grido lungo 500 metri ed uno schianto, ma quando arrivo allo slargo delle frazioni di Van e Clauz mi rendo conto che quel rischio non c'era.
Abbandono. Un pugno di case chiuse e vuote di vita. Ballatoi sospesi di vecchie case che sono la fotografia virata in seppia delle mie colonie montane di settanta e più anni fa, tra le quali, però, la vegetazione ancora non ha ancora ripreso il suo spazio prorompente di foresta ricca di verzure diversissime e la ragione la vengo a sapere da una signora del paese prossimo.
'Tutto chiuso e case vuote a Van. Un villaggio fantasma.' le dico, affacciato al finestrino della macchina. Mi guarda in tralice e risponde piccata: 'Si, ma tutto ben tenuto.'
Come se la salvezza sul Tempo che tutto si mangia e svuota le case e riempie le tombe fosse contenuta in quel suo distico friulano di ostinata cura di quanto sopravvive: 'Tutto ben tenuto.'
L'eternità degli avi nostri, avrebbe scritto Pier Paolo.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante natura
  • 'Tutto ben tenuto'.
    Potrebbe essere un'immagine raffigurante natura e albero

 
 
 

Lampioni e rane.

Post n°2098 pubblicato il 25 Maggio 2022 da fedechiara
 


Il Lampione e la rana a testa in giù. - 25 maggio 2013

La nostra mente è un sistema fragile e complesso che ha bisogno di continue rassicurazioni e conferme per non 'andare in tilt'.
E ci alziamo dal letto la mattina, - dopo aver lasciato andare il cervello per gli sconosciuti sentieri del sonno e dei sogni e ancora in preda alle sottili angosce che da quel disordine notturno ci derivano – cercando con gli occhi gli oggetti di sempre e le persone di sempre e i dialoghi, forse noiosi, ma rassicuranti che ci confermano che il mondo ha ancora una sua riconoscibilità e praticabilità pur nelle mille quotidiane mutazioni.
E ieri ci è stato restituito lo storico Lampione di Punta della Dogana, nostra fioca luce nelle nebbie lagunari e nei crepuscoli che ci rassicurava, magrittianamente, che una luce sempre si accende prima della notte ed è barlume che ci rassicura che ancora, noi esseri umani, dominiamo gli eventi di natura e nessuna notte mai scenderà sui nostri occhi, come l'Ultima che ci impaura - e contro le sue angosce abbiamo inventato le leggende della Luce delle Anime nel Tempo che sempre ritorna circolare.
E non ne potevamo più di quel biancore arrogante del ragazzo troppo cresciuto che ci beffava colla sua rana tenuta per la zampa a testa in giù - ed era attrazione turistica che ci confermava che tutto ormai, a Venezia, si fa per 'stupire i borghesi'; e ci inventiamo i tristi Carnevali fitti di 'eventi' triti e ritriti pur di riempire oltremisura questo piccolo arcipelago tenuto insieme da ponti fragili e animato da chiese che si riempiono di 'fedeli' solo in occasione di un funerale.
Città di fantasmi e ammuffiti gabbiani, Venezia è una sfida alla storia e alla storia dell'arte. Cambia tutto perché nulla cambi e tutto il suo vecchio di palazzi e campanili e chiese è teatro biennale del nuovo delle menti degli artisti che sono vecchi e 'classici', già alla prova della Biennale che verrà.
Però quel Lampione storico lo abbiamo fortemente voluto al suo posto, dopo lo scippo degli arroganti sindaco e assessori 'novatori', ed è, forse, la sola 'cosa nuova' che ha fatto questo sindaco e la sua amministrazione in tanto vecchio andare di tempi grami e visioni indecorose di una città che, anno dopo anno, diciamo sempre meno nostra.
Di residui e afasici cittadini, intendo.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Il canto dei tempi bui.

Post n°2097 pubblicato il 24 Maggio 2022 da fedechiara
 


Ammettiamolo. Un po ci siamo stufati: di tutto il bailamme di notizie false o aggiustate che viaggiano nei telegiornali e sulla stampa mainstream e l'annessa pietà pelosa per gli aggrediti, che hanno avuto ben otto anni di tempo – e la cifra di oltre quindicimila morti e gli orrori documentati del 'battaglione Azov' - nella contesa sulle repubbliche del Donbass e Lugansk per avanzare proposte di pace e riconoscimento di larghe autonomie nelle repubbliche secesse.
Ma niente. Guai ai vinti. Perché ritenevano di vincerla quella loro guerra per procura con l'occidente munifico che brigava alle spalle contro lo storico nemico russo.
Guerra di logoramento e istruttori militari Nato per non cedere di un metro, (e poche o nessuna notizia, per ben otto anni, dei massacri e delle uccisioni dei civili sui tiggi occidentali oggi in gramaglie e in vistoso affanno nelle ricostruzioni degli eventi) fino alla finale e presente occupazione russa che punisce la iattanza di quei baldanzosi governanti - proclamati 'eroi di guerra' e osannati in cronaca quali campioni di libertà.
Ma il tempo che tutto risana già prepara un futuro di nuovi equilibri – e, se non sarà guerra termonucleare, ne 'vedremo delle belle' e diverse, pur se, quest'inverno, gireremo per casa con addosso le coperte che pensavamo di buttare o di conferire alle organizzazioni competenti per i poveri senza tetto.
E le 'notizie' fake dei tiggi già le spogliamo agilmente in partenza delle vistose partigianerie e facciamo la tara di tutto ciò che ci raccontano 'gli esperti' convocati in video e voce in attesa che le cose sul teatro di guerra facciano il loro corso e, come in tutte le guerre, si arrivi finalmente alla battaglia delle Ardenne o a quella nostra del Solstizio', risolutiva, e sarà tutto un altro mondo e davvero 'tutta un' altra storia'.
Come diceva quel tal poeta dimenticato: 'Le cose sono / pur se non vorremmo / e, volendole, non sono...', ma 'tempo al tempo' e torneremo a discutere animatamente di migranti e di nuove povertà e di inflazione, questa dimenticata piaga degli ultimi decenni che mostra la sua cresta di drago.
Parleremo d'altro, di tanto altro, e la guerra finirà come d'incanto. Non dico che 'torneremo ancora a cantare', liberatoriamente e a gole spiegate, come scriveva Francesco nella nota canzone (Generale), bensì come affermava Brecht, che di mala tempora se ne intendeva:
'Nei tempi bui si canterà? / Si canterà. Dei tempi bui.'
Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante albero e natura

 
 
 

La memoria e l'infinita vanità del Tutto.

Post n°2096 pubblicato il 24 Maggio 2022 da fedechiara
 

La memoria e l'infinita vanità del Tutto. (I viaggi della memoria - 1)
L'entropia degli universi fa il suo sporco lavoro non vista anche nei luoghi della memoria – e le lapidi del piccolo cimitero sono ricoperte da una marea di fiori primaverili indenni dalle prime sfalciature - ed è tutto uno sbuffo e nuvole di colori diversi che cancellano infino la memoria della gente che qui ho conosciuto in gioventù e di un amico che fu 'pieno di vita', ricordo, e per lui questo fu il luogo di una sua rinascita personale e del ritorno in salute, fuggito dai guasti della vita cittadina.
E il torrente delle chiare, fre(sch)dde e dolci acque è ridotto a un rivolo che ti stringe il cuore, e la piscina prossima alle case coi luminosi sassi del letto su cui si scivolava - e ne fuggivano gli avannotti sottostanti e strappavano grida alle bambine che vi sguazzavano eccitate e infreddolite - è asciutta.
E, al mio arrivo, le case dalle imposte tutte chiuse sembravano annunciare quella magica sospensione temporale che può durare decenni dei villaggi abbandonati – fino al primo crollare dei tetti e all'emergere glorioso delle chiome degli alberi le cui sementi hanno trovato spazio di terra tra i mattoni interni e le piastrelle delle cucine e dei salotti: la vita vegetale e i funghi che già ci hanno preceduti sulla crosta del pianeta e ci seppelliranno, sia pure sotto un poetico mare di fiori e di foglie.
E le chiazze di verde chiaro dei prati intorno alle malghe in quota sono scomparse sotto l'urto della marea verde e solo il trionfo delle foreste a giro di orizzonte sui bassi monti circostanti ancora resiste alla meticolosa triturazione delle cose figlie del Tempo - e le edere si avvolgono coi loro resistentissimi peduncoli intorno ai cartelli stradali e cancellano i nomi dei borghi.
E mi vengono in mente quei versi che avevo mandato a memoria - che l'amico risanato mi sollecitava a ripeterglieli come il refrain di una canzone mentre percorrevamo i sentieri alla ricerca dei funghi di cui eravamo ghiotti - ma oggi mi suonano come tombali sentenze sulla sua lapide e la avvilente fotografia che lo deforma ed ho faticato a trovare seppellita dal giallo e dal celeste chiaro dei fiordalisi:
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l’ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piú e piú s’affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
colá dove la via
e dove il tanto affaticar fu vòlto:
abisso orrido, immenso,
ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Tale è la vita mortale, vergine Luna che sovrasti il monte, indifferente agli affanni di noi erranti pastori.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e monumento

 
 
 

Orchi post moderni.

Post n°2095 pubblicato il 23 Maggio 2022 da fedechiara
 


Dell'uso dei coltelli tribali e della macellazione di un innocente - 23 maggio 2013
Bisogna sforzarsi di usare tutta la pacatezza possibile nel dire l'orrore che ci provoca la macellazione del soldato britannico reduce dall'Afghanistan da parte di due neri immigrati a cui avanza perfino di pronunciare davanti a un telefonino il 'j'accuse' ideologico contro il giovane povero cristo che giace a terra sbudellato come un maiale.
Bisogna evitare di alimentare la logica malvagia della tribalità, del 'noi' e 'loro', della 'guerra di civiltà' - per quanto non ci riesca davvero, per quanti sforzi facciamo, di rintracciare un barlume di pregressa 'civiltà' nel gesto folle e spaventoso dei due neri che si pretendono 'soldati in guerra' e ammazzano a freddo e macellano e sbudellano coi coltelli e l'ascia dell'atavica tribalità delle origini un indifeso figlio della nazione il cui lavoro era di 'fare il soldato' secondo le direttive dell'Onu e le regole di ingaggio stabilite dal governo britannico.
Ma come si può invocare di avere compiuto una 'azione di guerra' traslata e a freddo, ospiti irriconoscenti di una nazione in pace, la Gran Bretagna, e che opera all'estero secondo le modalità proclamate di imporre la pace in territori di Jihad dichiarata e tane dei più noti terroristi internazionali? E possiamo fare tutti i distinguo ideologici e schierarci anche, ciecamente, dalla parte dei talebani e degli jihadisti, ma dovremmo essere pienamente informati di cosa e come avvengono le azioni di contrasto contro la guerriglia indigena e quali sono i problemi pratici che quei militari in missione di pace si trovano a dover affrontare prima di dare aria alla bocca.
E come si può concepire una 'azione di guerra' (in realtà una orrenda macellazione di una persona indifesa) senza averla prima pubblicamente dichiarata - e avvisato il preteso nemico perché possa difendersi e sappia di dover operare in 'territorio nemico' pur se in casa propria?
Niente di quello che abbiamo veduto in video e ascoltato dalla voce roca di quel macellaio nero di pelle che si pretende 'soldato' merita una considerazione di menomo rispetto quale si deve a un nemico a cui riconosciamo le ragioni di diversa civiltà che ci oppongono.
E' un atto di pura malvagità, il gesto di un orco, che dobbiamo respingere al mittente col vigore di stati occidentali eredi di una civiltà che non riesce a concepire gesti di tanto violenta tribalità applicata a degli innocenti e vittime ignare.
E sarà difficile -difficile davvero- nei prossimi giorni e mesi guardare con occhi sereni e innocenti e disposti a un dialogo di integrazione quegli immigrati che, ospiti del nostro paese, nulla fanno per integrarsi davvero e lentamente disfarsi del loro ingombrante fardello di diversità assassina – se è vero, come è vero, che l'undici settembre 2001 si sono ascoltate, fuori dalle finestre delle loro abitazioni, voci di giubilo e di osanna al prode Osama bin Laden per aver colpito duro i simboli dell'odiato Occidente.

CORRIERE.IT
Londra, soldato ucciso a colpi di machete
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