Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi di Gennaio 2023

Sono solo canzonette.

Post n°2416 pubblicato il 29 Gennaio 2023 da fedechiara
 

Finiremo per derubricare anche la guerra di Ucraina a commovente canzonetta ('Sono solo canzonette' ci ammoniva Battiato) dopo l'intervento del comico Zelensky a Sanremo?
La domanda è cogente ed è bene che ne siano informati i responsabili del Grande Evento che ogni anno a Febbraio cancella d'emblè ogni altro minore.
D'altronde non è la prima volta che qualcuno degli astanti a ascoltanti e votanti la rassegna a premi veniva informato su quel palco dell'esistenza di una guerra sporca – e toccò a Morandi, se ben ricordo, commuovere gli ignari che un tale, un suo amico americano, era stato costretto ad abbandonare la chitarra e ad imbracciare il mitra che faceva: 'Tatatatata – tatatatata...' come accattivante ritornello fatale. E giù applausi e lacrime tra le signore.
Anche quella, peraltro, era una guerra americana, una guerra santa contro il comunismo – bestia nera di ogni amministrazione d'oltre atlantico – e finì come sapete: con gli americani non 'sugli scudi' (si diceva di chi, anticamente, moriva con onore) bensì chiusi nei sacchi neri che tornavano a migliaia in patria a riempire di croci i cimiteri di guerra e le lapidi con i nomi dei caduti contro voglia.
Preclaro esempio che non sempre 'chi per la patria muor vissuto è assai', come pretende la ridicola retorica patriottarda.
E quest'altra guerra americana, combattuta dagli eroi (sic) ucraini per procura Nato, ben foraggiati di armamenti micidiali che Europa e America spediscono a tamburo e controffensiva battente, troverà anch'essa retorici echi musicali in una qualche canzonetta in gara?
Se no, sarà stata dura per i compositori rinunciare ad una facile commozione che garantisce dieci punti in più nella classifica generale e il minimo di un milione di voti 'da casa'.
Una guerra santa, questa di Ucraina, a sentire gli Stranamore americani del Pentagono con in testa Biden-lo-Svanito, non meno di quanto lo è stata la guerra del Vietnam contro il maledetto comunismo vincente di Ho Chi Minh, ma stavolta è santa la democrazia ucraina – da difendersi fino all'ultimo soldato e all'ultimo missile e con il rischio che gli ultimi fuochi d'artificio siano a testata multipla termonucleare.
Una guerra 'per la democrazia' (ri-sic) di una organizzazione militare nata dopo la seconda guerra mondiale che fa carte false per cingere un assedio mortale tutto intorno allo storico nemico russo (la maledetta costruzione mentale del 'nemico' a prescindere, malgrado il comunismo colà sia morto e sepolto) e trascura di informare il mondo che i fatti di piazza Maidan che hanno promosso in Occidente quella pretesa democrazia sono tutt'altro che un luminoso esempio di volontà popolare acclarata (vedi il bel documentario annesso 'La maschere della rivoluzione').
E Zelensky avrà facile gioco, con tutta la stampa americana ed europea embedded ai filo Nato di una guerra che più faziosamente mediatica non si può, a piangere le lacrime di coccodrillo della vittima azzannata, ma qualcuno della libera stampa (esiste ancora?) dovrebbe fargli il controcanto subito dopo e raccontare la storia degli otto anni di guerra nel Donbass: con i nazistoni ucraini Azov intenti all'opera di macellazione e i 15000 morti denunciati di suoi cittadini russofoni che chiedevano rispetto per la loro diversa appartenenza politica e culturale - e gli 'accordi di Minsk' sempre disattesi dall'Ucraina che si faceva forte dell'appoggio dichiarato e garantito dai maledetti Stranamore di Oltreatlantico che non si peritano di farci correre il rischio di un olocausto termonucleare.
Correva l'anno...
Le Maschere della Rivoluzione (2014. Documentario)
"Le maschere della rivoluzione" è un film documentario realizzato dal giornalista francese Paul Moreria. Un documentario eccezionale, che scuote le coscienze e …
Altro...

 
 
 

I peggiori incubi delle nostre vite.

Post n°2415 pubblicato il 28 Gennaio 2023 da fedechiara
 

I peggiori incubi della nostra vita - 28 gennaio 2014

Nei peggiori incubi della nostra vita c'è la caduta libera in un vuoto senza fine; e c'è un tale, in cui ci riconosciamo, che chiede un'informazione a chiunque gli passi vicino e nessuno se lo fila ed è come se non lo vedessero e non esistesse e la sua voce si perde in un vuoto e in un esclusione peggiore della morte.
E, se è vero che il giorno della Memoria rischia di annoiarci – con tutto quel battage di articoli di stampa e telegiornali dedicati e films che passano a tutte le ore in tutte le reti - è vero anche che il peggior incubo delle nostre vite è accaduto a un intero popolo, - i cui membri erano stati riconosciuti ed erano ampiamente integrati da decenni negli Stati in cui avevano trovato ospitalità e cittadinanza e avevano prodotto ricchezza e alcuni erano cittadini illustri e stimatissimi professori.
E provate voi a svegliarvi una mattina e sentite dei colpi violenti alla porta ed aprite impauriti e vi ordinano, manu militari, di ficcare poche cose in una valigia e di seguirli.
E vi fanno salire su un camion e vi stipano su dei carri-bestiame -e il resto lo sapete ed è il peggior crimine della storia dell'umanità che ancora ci perseguita per come sia stato possibile concepirlo ed eseguirlo - e dire 'normale' evoluzione politica la storia del nazionalsocialismo tedesco e di tutti i nazionalismi di stampo fascista che insorsero come funghi velenosi nel mondo tutto in quegli anni di tregenda e di autentica, assoluta follia delle generazioni dei nonni a cui siamo sfuggiti per puro miracolo e con il sacrificio biblico di milioni di morti ammazzati nelle guerre che quei pensieri malvagi e malvagie elaborazioni politiche hanno provocato - e nei terribili bombardamenti sulle città che le hanno concluse.
A quegli incubi scampaci, oh nostro Signore immaginario - in cui fatichiamo di credere per l'enormità del Male al cui trionfo Egli ha consentito e non ce ne capacitiamo.
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Invitati da Amadeus.

Post n°2414 pubblicato il 27 Gennaio 2023 da fedechiara
 

Mi è stata regalata l'opera omnia di P.P. Pasolini, ma non mi riesce di andare oltre le poche pagine di ogni singola opera.
So qual'è la ragione. Pasolini mi sta(va) antipatico come persona. Non mi piaceva la sua voce e il suo viso quadrato e la bocca sottile, non mi piacevano le cose che diceva nel corso delle troppe interviste che lo osannavano. Se lo conosci lo eviti – e più ne seguivo (ieri, su raiscuola) il compendio della vita e delle opere e l'esegesi entusiasta dei critici, più mi confermavo nel mio respingimento.
Era scrittore e regista e giornalista debordante, assordante, provocatorio per partito preso, logorroico e impoetico – ad onta dei molti che si ostinano a raccomandarcelo quale 'poeta'.
Nel migliore dei casi era un 'anti poeta' dei suoi tempi grami.
Tempi che, a suo dire, fagocitavano, senza metabolizzarle, le culture ataviche dei 'semplici e puri' e vomitavano piccoli borghesi inespressivi a iosa.
Rifiutava il presente e il divenire dei tempi che lo hanno ospitato: una Cassandra che descrive compulsivamente la catastrofe del vivere associati e non offre uno spiraglio alla speranza.
Eppure viviamo e ci trasformiamo e produciamo cultura e mettiamo al mondo figli. Fin troppi: otto miliardi, ahinoi.
E ci prospettiamo le 'magnifiche sorti e progressive', malgrado le guerre e le carestie e le migrazioni senza speranza dei 'salvataggi in mare'.
'Nei tempi bui si canterà?' scriveva B. Brecht. E si rispondeva, con tetragona semplicità e tedesco buon senso: 'Si canterà. Dei tempi bui.' E A. Camus ci offriva uno spiraglio di consolazione, descrivendo la sua metaforica 'Peste', e metteva in bocca al medico Rieux la famosa frase: ' (…) ciò che notiamo nel corso delle calamità: che ci sono più cose da ammirare, nel mondo degli uomini e delle donne, di cose da disprezzare.'
La critica del vivente non può salire sul pulpito ogni giorno che dio manda in Terra, come accadeva a Pasolini, invitato a scrivere sul Corriere della sera, e maledire e ognora additare al ludibrio perché rischia di rifilarci i Savonarola post moderni.
Dante era la sua ispirazione, dicono gli esegeti, un poeta civile dell'Italia nel suo faticosissimo farsi e micidiale dividersi in micro fazioni l'una contro l'altra armata, un politico prestato alla poesia che infiggeva nella mer.. dei gironi infernali i protagonisti del suo tempo. E Dante ci ha consegnato l'Inferno in terra, un monumento poetico e civile, è ben vero, ma almeno è andato oltre.
Ha prospettato un Purgatorio e un Limbo, luoghi della consolazione auspicata e si è sforzato, senza troppo successo, di descriverci un Paradiso possibile.
E chissà che direbbe il Pier Paolo di questi nostri tempi presenti, se sarebbe alfiere degli lgbtqrst o se il troppo di osanna e di politicamente corretto che riserviamo a quei dessi e alle loro 'parate dell'orgoglio omosessuale' lo disturberebbe e ci offrirebbe una diversa chiave di lettura sociologica e politica.
Ogni giorno (e tempo) ha la sua pena, è ben vero, ma, suvvia, diamoci un tono, usiamo dei molti strumenti della presente cultura piccolo borghese trionfante che ci ha fagocitato ed ha prodotto i temibili 'leoni da tastiera' e lanciamo i cuori oltre l'ostacolo.
C'è Sanremo all'orizzonte. Exultate, iubilate.
Forse Amadeus l'avrebbe invitato all'Ariston (il Pasolini), ma dopo Zelensky, bensintende.

  • A un certo punto, di fronte alla crudeltà di una morte che non risparmia nessuno, si fa strada la convinzione che la peste, al di là del fatto patologico, sia una malattia morale che ogni gruppo sociale cova in sé, alimentandola con l’odio delle passioni politiche, con l’indifferenza degli uni verso gli altri e con l’ingiustizia che paralizza il corso delle libere istituzioni.
    La chiusura delle porte d’accesso a Orano, resasi necessaria per cercare di bloccare la diffusione del contagio, simboleggia dunque il ghetto in cui tutti gli uomini vivono la loro disperata prigionia, senza che calore o simpatia umana riescano a spezzare questa catena di dolore. https://www.studiarapido.it/la-peste-di-albert-camus.../
    La peste di Albert Camus, riassunto e commento - Studia Rapido
    STUDIARAPIDO.IT
    La peste di Albert Camus, riassunto e commento - Studia Rapido
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Santommasi post moderni.

Post n°2413 pubblicato il 22 Gennaio 2023 da fedechiara
 

Santommasi di ieri e di oggi. - 21 gennaio 2021
Più vedo e ascolto i documentari scientifici su raiscuola, più mi convinco che le fragili argomentazioni dei sedicenti 'fedeli' al Verbo e alla Dottrina religiosa si squaglieranno come neve al sole in breve volgere di anni.
Ricordo i temi forti dei testimoni di Geova che ricevevo in casa, pietoso dei troppi dinieghi che ricevevano ai campanelli di zona, - e gli offrivo il tè e accettavo di misurarmi con l'ardua filosofia/teologia di chi, in palese assenza di segni chiari e manifestazioni certe di divina presenza, arzigogolava intorno al disegno della natura - così bello e complesso, affermavano, da non poter non essere ascritto a un santo Disegno. E si dilungavano sulle forme dei fiori e i miracolosi equilibri di natura che, invece, i documentari di cui sopra, dicono in chiaro non aver alcuna evidente necessità di un abilissimo Disegnatore/ingegnere sovrapposto e invisibile ognora al lavoro per migliorarne le architetture in divenire e le accorte strategie di sopravvivenza.
E il nostro pervicace lavoro sulla natura delle cose di semidei pasticcioni, ma sempre più addentro ai misteriosi labirinti della fisica quantistica e delle saltellanti particelle elettromagnetiche, ci avvicina al mistero ultimo della 'particella di Dio', come hanno voluto benignamente chiamarla gli scienziati al lavoro – e Dio, giunti al punto, finirà relegato all'Evento Primo delle origini dell'universo: il 'big bang' della materia iper compressa dalla gravità assassina che ha lanciato caoticamente i suoi detriti esplosivi, dilatando a dismisura il vuoto spazio-tempo delle origini.
Ma resta la curiosità di dare forma e sostanza e identità al Personaggio Misterioso che, chissà come, sta fuori e dentro gli eventi di natura, giocando a nascondino e complicando ogni cosa dell'umano intelligere – come ha fatto per secoli grazie alle intermediazioni interessate dei preti e dei vescovi e papi d'antan delle tristi guerre di religione e le crociate e le 'notti di san Bartolomeo'.
E avevano un bel dirmi, quei testimoni di Geova (ma che presunzione, la loro, di esserlo in esclusiva!) che la colpa è tutta e sempre degli uomini e del loro verbo, sedicente religioso, confuso e nemico. Io rispondevo che sarebbe bastato un Suo semplice Apparire, di bel nuovo – dopo ben duemila e passa anni dalla sua Incarnazione ricchi di controversie religiose - e dire apertis verbis, con una spruzzata di miracoli dimostrativi ( per i più scettici santommasi post moderni ) che il Figlio è tornato per il necessario aggiornamento e confronto con la Nuova Scienza, ridicolizzando atei e gli islamici e gli induisti più ostinati.
E' chiedere troppo?
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Cent'anni e non sentirli propri,

Post n°2412 pubblicato il 21 Gennaio 2023 da fedechiara
 

Cent'anni e non sentirli (propri). (Li porta meglio mia zia.)
E alle 08.10 del mattino, in piena espansione pandemica e giuramento solenne di Biden-l'Inconsistente e l'annuncio della sua New Era post democratica, ecco l'ammiraglia pd dell'informazione embedded mandare in onda (per ben minuti dieci!) il grande evento storico del congresso p.s.i. 1921. Dalla soglia del quale si mossero, scismatici, i Gramsci, Bordiga e la fiera compagnia cantante l'Internazionale del nuovo partito comunista in fieri - che tanta parte dell'ultimo orizzonte nazionale il guardo escluse e si meritò i quattro tomi quattro del bardo P. Spriano.
Storia ricca e controversa quella del p.c.i. - che ebbe i miei voti per oltre un quarantennio – ma che, in un parlamento ingessato dal parlamentarismo fluido e vergognoso del perenne 'mercato delle vacche' dei 'senza vincolo di mandato' voltagabbana nulla seppe e poté opporre allo strapotere malato di una d.c. alleata con il resto della truppa centrista e/o di destra.
I 'liberali' e 'repubblicani' si dicevano. Sic e pfui.
'I due forni' di Andreotti, li ricordate? E il 'pentapartito con appoggio esterno' di quelli dello zero virgola del proporzionale puro e le 'convergenze parallele' e tutto l'armamentario viscido e burroso di un cinquantennio di purissima infamia politica. Fino a Mani Pulite e lo spiaggiamento della Balena bianca boccheggiante.
E D'Alema, sollecitato a dire qualcosa in proposito, sembrava sceso dalla Luna, e inanellava facezie di vita personale di giovane dirigente promettentissimo (questo 'farà strada', disse di lui il Migliore) e ricordi di infanzia, ma sembrava imbalsamato e in seria difficoltà nel sintetizzare il senso del suo percorso politico post Berlinguer – finito con l'abdicazione di Occhetto alla Bolognina e la nuova, opaca, stagione dei 'dem', che il diavolo se li porti tutti nel girone degli ignavi.
E, dopo Berlinguer, memoria storica e incarnazione della stagione comunista dura e pura delle fabbriche (ma con il vetro incrinato del famigerato 'compromesso storico', nunzio dei belati del gregge alla Bolognina) non c'è più stata storia.
La lotta di classe non abita più qui. L'operaio non andrà più in paradiso, bensì sarà 'dislocato' in Serbia o dovunque il furbo padrone trovi ponti d'oro e costi bassissimi per aprire la nuova fabbrica globalizzata.
E' la politica dei 'vasi comunicanti' di una Europa rotta e in macerie dopo il crollo del muro di Berlino, e arrivano le 'badanti' moldave, rumene e ucraine (ma come gestivamo i genitori prima di loro?). E il mitico 'tessile di Prato' alza bandiera bianca di fronte ai capannoni-formicai dei cinesi, ma i 'dem', anno dopo anno, 'stanno a guardare' come pallide stelle fisse pulsanti la loro prossima estinzione fino all'ignominia finale della laude incessante degli infiniti 'barconi' del traffico di esseri umani - gestito dagli 'scafisti' con il placet delle forze dell'ordine locali.
E la coglionata massima finale dei Renzi e dei Del Rio e dei Guerini e dei Tito delle 'risorse' che 'ci pagano le pensioni' - quando ormai la crisi economica è al suo diapason e metà del suo elettorato, in disoccupazione o cassa integrazione, si sfila e trova le sponde più improbabili del leghismo e dell'antipolitica a cinque stelle.
E, di fronte a questo sunto impietoso, mi spiego il perché del balbettio di D'Alema, invitato a ricordare il suo personale 'cursus honorum' e quello dei suoi epigoni fino alla foto di gruppo di Zingaretti &C - alleati con coloro che di loro hanno detto peste e corna fino a un anno e mezzo fa.
Che tempi! Che costumi! Che storia! Mille di questi anni, dem!