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Messaggi del 13/06/2019

Padiglioni lontani

Post n°896 pubblicato il 13 Giugno 2019 da fedechiara
 

Ieri accadeva 12 giugno 2013

 

E uno si aspetta che, al padiglione irlandese, ci sia molto verde e greggi di pecore e paesaggi di mare e vento, giusto per restare alle origini e al dna di popolo - e invece ti ritrovi nel Congo e i paesaggi, proiettati su grandi schermi posti di sghimbescio e sovrapposti, sono rossastri di sangue e di infrarossi ed è una guerra tribale dimenticata che ha fatto migliaia di morti e chi ne sapeva qualcosa? 
L'arte contemporanea è vocata all'interventismo (pacifista, per fortuna) e l'artista irlandese, con una sua troupe, è scivolato dietro le linee dei combattenti e ci informa cinematograficamente da par suo di quel dramma - e forse dovrebbe fondare un'associazione: 'Artistes sans frontieres', il cui scopo primario sarà di farci sentire tutti colpevoli delle dimenticanze e noncuranze di tutto il male e il cattivo del mondo di cui siamo colpevolmente disinformati. ('Enclave' - padiglione irlandese)

E forse è più riposante ritrovarci tutti nel padiglione azerbaigiano (campo s. Stefano) -che non ha pretese universalistiche e di denuncia sociale, bensì tanti tappeti colorati e fotografie di nozze e donne 'regine per un giorno'. 
E sembra di essere fuori della Storia ma dentro la Geografia e lungo la Via della Seta – con le narrazioni di Polo che ci dicono di popoli strani e strani usi e costumi, - che è funzione informativa anch'essa; e ad inaugurare il 'pavillion' è scesa nientemeno che la 'prèmiere dame' azerbaigiana con codazzo di funzionari e addetti culturali e all'ingresso distribuiscono gratis opuscoli e dvd e cd musicali da 'farsi una cultura' di quel paese che, prima del crollo dalla Russia sovietica e dei Muri, neanche sapevamo che esistesse. L'Arte come Ambasciatrice, in questo caso.

E, d'altronde, a sentire gli artisti quando hanno lo spritz in mano e conversano briosi, l'Arte è universale o non è. Chissà se Raffaello, proiettato nel postmoderno, avrebbe partecipato a un cotale acceso dibattito e che tesi avrebbe esposto di suo.

Beate le 'interviste impossibili' d'antan che ci mettevano in contatto con lo Spirito dell'Artista - e sarebbe interessante sapere che direbbe il Goya, quello delle 'Pinturas Negras' e delle incisioni sulla guerra mossa alla Spagna dai Francesi, di tutto questo interventismo sociale dell'Arte che niente impedisce del verificarsi dei drammi e dei massacri, ma tutto racconta e ci deprime.

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Recitazione della controversia immigratoria (3)

Post n°895 pubblicato il 13 Giugno 2019 da fedechiara
 

Recitazione della Controversia Immigratoria (3).  - Ieri accadeva 13 giugno 2015

..che poi, quella gran schiera di generosi e buoni, buonissimi -scrittori e giornalisti e varia gente dabbene- che si provano a convincerci che 2/300.000 migranti sbarcati in otto/dieci mesi sulle nostre coste sono una benedizione del cielo e un'opportunità per il futuro (Renzi-l'Imbonitore dixit) e che la Storia è maestra di Grandi Migrazioni Epocali Irresistibili -vedi l'Australia e gli Stati Uniti d'America- tralasciano sempre di sottolineare il rapporto spazio-tempo sotteso a quei Grandi eventi Migratori ai quali dovremmo fare il callo e accettarli supinamente e/o a 90 gradi di latitudine sud.

Perché i numeri che citano quei tali dabbene e tanto tanto 'buoni' delle grandi migrazioni storiche dovrebbero essere considerati nella loro distensione temporale di conflittuali secoli e guerre e massacri di popoli pellerossa perpetrati con sommo cinismo e 'Gangs of New York' che ci raccontano che il melting pot è violenza di bande opposte e legge della giungla urbana. 
E anche gli scontri etnici di Baltimora e altrove ci dimostrano che il melting pot è violenza e conflittualità sempre latente, e così pure la 'rivolta delle banlieues' a Parigi - vera e proprio polveriera di un futuro che più gramo non può apparirci nelle predizioni che ne facciamo.

E l'odierna evidenza degli accampamenti e delle stazioni occupate e dei prefetti che suscitano le ire dei sindaci di ogni ordine e grado e partito rifilandogli ad ogni giorno nuovo qualche centinaio di poveri cristi che 'ci provano' a violare i nostri confini e le nostre leggi dimostra che, se continui a raccoglierne a migliaia ogni settimana, nessuna città o paese della penisola avrà più l'abituale aspetto di vivibilità e ordinato vivere civile e che il voto 'leghista' ha una sua plastica evidenza di necessità e vigorosa e giusta protesta contro tutti coloro che non sanno gestire e governare lo spaventoso fenomeno migratorio che hanno incentivato e favorito per anni con malintesa e malaccorta pietà. E l'Europa tutta a coglionarci e a dirci che sbagliavamo con 'Mare nostrum' - e che a tutt'oggi ribadisce che tutta quella gente da noi pietosamente raccolta ce la dobbiamo tenere. 
A buon intenditor pochi concetti e i migranti sono tutti suoi.

E a noi pare, nel leggere i giornali e i telegiornali, che tutta quella gente che intasa la stazione di Milano o forma accampamenti di affamati ed assetati e prostrati al Brennero non somigli proprio per nulla ad una 'opportunità' bensì una iattura senza fine di costi sociali e disordine e aumento percentuale delle cifre della criminalità urbana e, sicuramente, un grossissimo problema di convivenze difficilissime - non inferiore a quello dei 'campi-rom' che tanto ci sono costati e tuttora collettivamente malediamo e non sappiamo come disfarcene e quali nuove e diverse politiche attuare di civile convivenza.

  • L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute e spazio all'aperto