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Messaggi del 16/05/2020

Il fuoco che arde in me

Post n°1243 pubblicato il 16 Maggio 2020 da fedechiara
 

'S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo; 
s’i’ fosse vento, lo tempesterei; (…) C. Angiolieri

Mi è capitato, in questi due mesi e passa di prigionia domiciliare, di immaginarmi alla testa della nazione (altissimo salario e gratificazioni di potere personale annessi) e di apparire in televisione un giorno si e l'altro pure a raccomandare con la dovuta compunzione agli italiani/e la necessità del 'distanziamento sociale' e l'uso delle mascherine - l'orrendo stato della disgrazia massima del terzo millennio - e, ca va sans dire, di lavarsi spesso le mani e tutto il resto, ascelle comprese.

E, nelle mie fantasie, correggetemi se sbaglio, mi capitava di pensare che avrei agito con un di più di creatività e di efficacia pratica – avendo a mente un principio-guida: che se ti chiudi da notte e spegni del tutto i motori dell'economia nazionale la pena che pagheremo, una volta 'ripartiti', sarà maggiore della disgrazia che abbiamo vissuto. 
E il mio 'must' (dolorosissimo, ne convengo) sarebbe stato quello di meglio bilanciare i morti per pandemia e la precaria esistenza in vita di quei 'morituri' impietriti davanti ai video dei tiggi: con gli annunci maledetti di chiusure progressive e maggiori dei d.p.c.m. di Conte, e con le imprese che andavano fallite a migliaia ad ogni nuovo giorno e i lavoratori al palo della disoccupazione/cassa integrazione dilaganti.

Un diverso bilanciamento dal nostro di 'prezzi da pagare' alla pandemia, d'altronde, è operazione che è stata vaglio sofferto dei governanti di altri paesi (la Svezia in testa per il suo ardire) e solo i posteri potranno pronunciare 'l'ardua sentenza' su chi ha avuto ragione e chi torto. Perché, giova ripeterlo, si muore anche di economie asfittiche e per il nessun orizzonte di futuro per le intraprese economiche di ogni genere e tipo; ri-vedetevi i telegiornali di ieri e di oggi fitti di geremiadi e lamentazioni da dar invidia al Geremia biblico.

E la cosa più tragica di tutte è che è morta la politica. 
Che già boccheggiava e annaspava prima della pandemia e oggi annega nel mar morto dell'economia che non riparte – con la spada di Damocle di un nuovo 'confinamento' che non si sa se lo accetteremo perché non ci stiamo già più con la testa - e 'si salvi chi può' se Conte dovesse apparire nuovamente in video con la sua 'task force' di virologi e altro (che cosa fa esattamente Colao, il grande manager, e quanto ci costa?) e un nuovo d.p.c.m. che ri-annuncia agli italiani/e #iorestoacasa , con l'intendenza televisiva dei Fiorello&friends che lo spalleggiano ammiccanti nel dirci quanto è bello galleggiare sui divani e davanti alle tivù.

Per saperne di più:

LETTERITALIANA.WEEBLY.COM
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È il testo più famoso di Cecco, in cui l'autore sfoga il suo malanimo contro il mondo augurandosi di poter seminare distruzione e coinvolgendo nella sua "furia" anche i genitori, rei di non dargli...