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Messaggi del 11/04/2021

Città mitiche

Post n°1577 pubblicato il 11 Aprile 2021 da fedechiara
 

    • Buenos Aires 19 marzo 2019
      Ci vuole un coraggio da leoni per dire l'equivalente di 'e' una cagata pazzesca' - come ha fatto Fantozzi, forzato alla visione della 'Corazzata Potemkin'.
      E l'equivalente - qualcuno lo doveva pur scrivere, prima o poi - è questa città tentacolare, brutta, calda e sciroccosa, architettonicamente uno sfacelo, un accostamento stridente di stili post coloniali e post moderni ('stili' è parola grossa), un ricettacolo di miserie vecchie e nuove e polveri sottili e meno sottili nebulizzate a tutte le ore del giorno e della notte lungo le arterie delle 'avenidas' e le vene delle 'calles'.
      E tuttavia una città piena di energia - perché 'ci vuole un fisico bestiale ' per viverci e amarla - come dicono (e cantano) di lei i suoi milioni di abitanti. (…)
      E tutto quanto sopra esposto non riguarda il centro storico, ca va sans dire, fitto di palazzi solidi e quadrati con colonne e timpani sulle facciate e alte torri e finestre ornate di decori, ma basta allontanarsi di una 'quadra', di là dall'Avenida 9 de julio. l'immensa arteria che separa ricchezza e povertà, centro e periferia, ed ecco la miseria della Grande Buenos Aires mostrarsi impudica e oscena - col rombare dei motori delle centinaia di migliaia di auto in perenne movimento che ti assorda ed asfissia.
      E la miseria di oggi è impietosa e non dà scampo, bensì si allarga a macchia d'olio nella periferia estrema, quella che vedi effigiata nelle case del degrado e nelle baracche, provenendo dall'aeroporto internazionale di Ezeiza. E la 'Buenos Aires querida' cantata da Gardel nei suoi anni aveva forse una sua poesia di fango e baracche, una via Gluck porte(g)na, condita com'era di speranze post belliche e visioni di futuro in rosa, ma quella odierna è prigioniera della ragnatela del maledetto globalismo e della stagnazione economica, col peso argentino in picchiata, - e i sedici milioni di abitanti si contendono le briciole di una economia in affanno perpetuo, e i palazzi del centro cittadino sono solo un epitaffio di quella borghesia europea che li costruì e ambiva a 'fare come a Parigi', ma la maledizione dell'equatore e delle colonie tutto riduce a epigoni e belletto e caricatura.
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    • Buenos Aires, 20 marzo 2019
      E che sia 'accogliente' salta agli occhi, questa immensa metropoli di miserie esibite senza pudore.
      Ed è perfetta per quei barboni il cui numero aumenta di giorno in giorno perché è avara di piogge e calda e sciroccosa, in questo inizio di autunno che incede pigro e svogliato.
      E qui non hanno il problema degli stop al traffico cittadino, non se lo possono permettere nella Grande Buenos Aires dei trenta e più chilometri di macchia urbana in crescente, mostruosa espansione perché la benedetta pioggia che abbatte le polveri in sospensione non c'è e mai arriva.
      E li incontri distesi sui materassi, i senza-dimora, anche in tarda mattina e ad ogni angolo di calle, perfino a lato degli ingressi delle grandi banche che li tollerano perché sono un loro 'portato', la dimostrazione che il capitalismo della finanza si muove con quelle coordinate di indifferenza delle grandi ricchezze esibite. E i ristoranti e i caffè del centro mostrano i lussi smaccati e gli arredamenti sontuosi e, di contro, c'è questa gente che tira l'anima con i denti, famiglie con bambini sui marciapiedi e, interrogata, dice di essere venezuelana, ma per molti è bugia riferita all'attualità delle disgrazie e delle sciagure planetarie, un po' come quelle nostre rom stanziali d'antan che scrivevano le frasi sgrammaticate sui cartelli che pietivano l'elemosina: 'Due figli malati, malatia de zuchero, una moneta per carità.' e oggi sono sostituite dai neri dei barconi, uno ad ogni ingresso di supermercato e le case occupate delle oscene metropoli in cui si dividono i letti.
      Paese che vai miseria che trovi, maledizione! e l'indifferenza è, alla fine fine, la risposta 'giusta' a un problema che nessun buonista potrà mai risolvere perché i grandissimi numeri di miserabili prodotti dal sistema capitalistico hanno traversato indenni tutte le rivoluzioni e le rivolte, e sempre si mostrano, una generazione via l'altra, derelitti e sconfitti, ad onta dei sogni americani (o argentini, o italiani) dei pochi che scampano alla loro sorte e 'ce la fanno'.

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