Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi del 17/11/2022

Amarcord.

Post n°2321 pubblicato il 17 Novembre 2022 da fedechiara
 

Amarcord.

...che, poi, questo tormentone dei 'migranti' che la narrativa sinistra promuove a 'questione epocale' alla quale non si può porre argine e freno bensì generosissima 'accoglienza' - e sbocco finale nelle enclaves islamiche nemiche dove la polizia fa i suoi blitz alle quattro del mattino (per tema di pubblica solidarietà e rivolte) nelle tane dove trovano rifugio i 'radicalizzati sul web': natural born killers di seconda e terza generazione di immigrati – dovrebbe essere 'storicizzato', come si dice, e visto in prospettiva passata per capirne gli ambiti nuovi e le nuove permissività e le ragioni di una sudditanza e pietà indebita.
E a me viene in mente la mia privata migrazione, mia e di altri cinque giovanissimi veneti freschi di diploma di scuola alberghiera: camerieri e cuochi che andavamo a fare uno 'stage' (pronuncia francese. Così si diceva per mascherare le vistose pezze al c... e la valigia di cartone) - in Germania o in Svizzera, Bengodi europei, per 'imparare la lingua'.
E non usavano i 'barconi', al tempo, bensì ci si ''imbarcava' sui treni con regolare visto e permesso di lavoro occhiutamente controllato alla frontiera e il contratto obbligatorio stipulato con l'albergo dove si andava a lavorare.
Dove sbagliavamo, noi della generazione 'booomers' che andavamo a 'fare fortuna all'estero'?
E dove sbagliavano i nostri ospiti occhiuti delle frontiere pre Schengen? Troppo rigore legalitario? Una Europa troppo severa con i suoi concittadini in pectore e generosissima, invece, con profughi e 'richiedenti asilo' asiatici e africani – all'epoca rigorosamente certificati (perché pochi e facilmente gestibili) e provvisti di case e asili e scuole che li integravano?
E il sospetto di due pesi e due misure di accoglienza ti viene perché l'affitto, noi dei treni e dei permessi di soggiorno e del contratto di lavoro già in tasca, ce lo pagavamo per intero e la paga che residuava in saccoccia e che spedivamo a casa era poca davvero e ci trattenevano perfino una Kirchensteuer (tassa alla chiesa indigena) ad onta del fatto che noi si fosse cattolici e loro, invece, protestanti.
E la gerarchia e scala sociale nell'albergo di Wiesbaden dove lavoravo era esemplare e vedeva già in essere e 'in nuce' un asse politico-lavorativo tra Francia-Germania, con i posti più ambiti di segretari di reception e centralinisti ai Francesi e gli Italiani camerieri ai piani e commis de rang in ristorante e baristi i più fortunati e, giù della scala sociale, gli Iugoslavi sguatteri e lavapiatti (e le mogli cameriere a rifare le stanze) con ben poche parole di tedesco macinate (Danke, Guten Morgen, Wo? Wie?) e i Turchi facchini e tuttofare nelle cucine e nei magazzini che annuivano qualsiasi cosa gli si dicesse ed erano lo spasso dei loro ospiti.
Ed è nel rievocare tutto questo della mia storia personale che non mi capacito delle dimensioni assunte dalla presente accoglienza sregolata e aggressiva che si traduce, dopo gli sbarchi e le frontiere violate, nei numeri altissimi di immigrati ospiti nelle carceri della criminalità di importazione e nel mendicismo cronicizzato fuori dai supermercati e agli angoli e nei sottopassi pedonali delle città di Europa.
Qualcosa è andato storto, dopo l'euforia per gli accordi di Schengen e le frontiere presto rinchiuse a fronte dei numeri altissimi di affluenti - e una misericordia indebita e i taxi del mare che sorreggono e incentivano le partenze e forniscono i 'migranti' odierni di avvocati motivatissimi che scavano sul fondo della giurisprudenza europea per consentire l'in-consentibile e fare carne di porco della legalità repubblicana relativa ai modi dell'immigrazione possibile e controllata e ragionevole.
Correva l'anno...
Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 10 persone, persone in piedi e attività all'aperto

 
 
 

Buonismi, cattivismi, enclaves e tane.

Post n°2320 pubblicato il 17 Novembre 2022 da fedechiara
 

Buonismi, cattivismi, enclaves e tane. 17/11/2015

Sappiamo che il termine non piace a Gianfranco Bettin (suo articolo su 'La Nuova' di ieri) che ce lo rinfaccia e, per ritorsione. - così negando l'appartenenza alla categoria 'buonista'- ci dice 'cattivisti'. E sia; d'altronde il 'cattivismo' nella satira è cosa e definizione ormai datata e con Fracchia e Fantozzi è stato consacrato ed iscritto negli annali.
Possiamo tornare alle originali diciture da cui deriva: 'buoni' e 'cattivi', ma non avrebbero lo stesso significato e, se è stato annoverato fra i lemmi del Devoto-Oli e di altri dizionari, significa che è ormai parte dell'evoluzione del linguaggio post moderno e degli eventi e delle persone che quell'evoluzione hanno determinato.
Il Bettin, inoltre, se la prende, cattivissimo lui, con 'le fogne di internet' dove allignerebbe, a sentir lui, il 'peggio del peggio' del nostro essere cittadini incazzati e indignati e delusi dalla politica (in ispecie la politica della sinistra di s-governo) e, se in parte è vero e certi eccessi e toni e linguaggi disturbano, nondimeno ci diremo seguaci di Voltaire (o chi per lui) e sosterremo, sempre e a viso aperto, che: 'Non condivido ciò che dici (o scrivi), ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo (e scriverlo).'
E questo assunto volterriano e democratico pare non sia parte della cultura di quei terroristi 'francesi' di seconda generazione che stecchiscono nelle redazioni di Charlie Hebdo e nelle strade e nei ristoranti e nei teatri e stadi di Francia quegli altri francesi (francesi di molte generazioni) diversi di fede e dai costumi e modi di vita occidentali - e usano dei loro passaporti e nazionalità amabilmente consegnati loro dalle nostre molli e accoglienti democrazie europee per andare in Siria ad addestrarsi militarmente e tornare in patria per compiere le sante stragi che 'così vuole Allah' e il truce profeta.
Tempi grami di una Babele di lingue e appartenenze politiche che si torcono tra cattivismo e buonismo in politica e questi ultimi sono per le frontiere tutte aperte (e le stragi conseguenti) e i primi, invece, per frontiere chiuse e controllate e accoglienze 'cum grano salis' e numeri ragionevoli e controlli stretti di polizia ed esercito per non trovarci poi con la polizia e le teste di cuoio francesi e belghe che stringono d'assedio il quartiere di Molenbeeck, in Belgio, dove pare si siano asserragliati molti terroristi, e lì, tra i mitici 'islamici moderati', nel corso di questi anni tormentati, hanno trovato il loro 'brodo di coltura' e le protezioni.
E delle loro identità acquisite di belgi e/o francesi quei tardi figli di allah resipiscenti non sanno che farsene e si fanno terroristi per spirito di appartenenza atavico e severa e univoca interpretazione delle pagine del Corano e ci portano la guerra in casa e dobbiamo combatterla - come dice Hollande in affanno mediatico e con colpevole ritardo - e tutti invochiamo gli 'islamici moderati' che ci diano un segno: di esserci e di condividere i valori dell'Occidente dove sono emigrati a milioni e continuano a premere alle
frontiere.
Nella speranza che non siano figli dell'araba fenice: 'Che vi sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.'
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