Ahinoi, era stata avvistata mentre gironzolava nei pressi.
Un vicino sospettoso aveva notato la ragazza che più volte si era aggirata al limitar del campo.
Scrutava al di là della rete e osservava il caseggiato in costruzione. Parlava fra sé e sé e agitava le braccia, dando calci rabbiosi al terreno, sollevando polvere e pietruzze. Scuoteva la rete e borbottava, chissà cosa, chissà perché.
Il vicino aveva pensato che fosse una fra tanti matti e aveva liquidato la faccenda; in fondo la ragazza, a parte lo strambo comportamento, sembrava una persona perbene e il recinto che custodiva la sua casa era alto e spesso.
Ma quando una notte sentì il boato sordo e l'ancor più fragoroso rimbombo, corse a vedere cosa era successo e il sospetto che la ragazza c’entrasse in qualche modo, gli tornò subito alla mente. Lo disse doverosamente alla polizia, che si presentò ad interrogarlo qualche ora dopo.
Lui non aveva visto niente se non quella strana ragazza.
La polizia si appuntò le sue generalità e gli disse di passare in centrale il giorno dopo, per visionare delle foto di probabili indiziati.
In mezzo a tanti la riconobbe; una chioma così non si poteva scordare.
Al processo in direttissima ascoltò le sue ragioni.
“Vostro onore, sì, l’ammetto. Sono stata io a sperare che la casa crollasse. Sì lo ammetto, ho invocato la furia degli elementi e ho voluto che si aprisse un baratro per inghiottire l’orrore ma l’ho fatto per patriottismo. Io amo il mio paese e non sopporto chi lo scempia. Quella casa era un tumore che doveva essere estirpato.”
Il giudice disonesto e prezzolato da costruttori malavitosi, la condannò, senza attenuanti.
Poco contava che le fondamenta fossero di cemento difettoso, che i materiali fossero tossici, che il meraviglioso paesaggio fosse irrimediabilmente deturpato da una palazzina già in via di ricostruzione grazie alle forti braccia di lavoratori clandestini. Tutto quello che emerse nella requisitoria fu liquidato come illazione senza prova, frutto di agitatori antiprogressisti.
Il progresso non si ferma e chi l’ostacola va condannato, senza remore.
La ragazza fu portata via, in manette, a capo chino.
Il vicino se ne tornò a casa sua, al sicuro. Dietro l’alto muro, non più campi di grano, non più alberi da frutto.
Il caseggiato era finito.
Inviato da: cassetta2
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