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Costituzione violata, articolo 1

Post n°276 pubblicato il 30 Gennaio 2011 da Nuta
 

La situazione in Italia è la seguente: i lavoratori privati con regolare contratto a tempo indeterminato che riscuotono uno stipendio fisso mensile stabilito dal contratto cui fanno parte e regolato dal CCNL sono una categoria in via d'estinzione, come i panda.

Perché dico questo? Perché ormai la scelta che la maggior parte delle aziende sta facendo, anche (ma non solo) a causa della crisi che stiamo vivendo, è quella di liberarsi di un fardello di costi troppo pesante, quando i servizi che i dipendenti prestano possono essere forniti a prezzi molto più bassi dai famosi "service" o servizi esterni - consulenti, commercialisti, terzisti.

Il servizio presso terzi sta dunque soppiantando il lavoro interno.

Nei casi in cui le aziende non decidano di guardare la propria convenienza "tattica", ma facciano un ragionamento di tipo più umano, siamo comunque in presenza di una minoranza di lavoratori che un giorno cesseranno in ogni caso il loro rapporto di lavoro, mentre di nuove assunzioni non se ne vedono praticamente più.

Non esistono o esistono solo in piccolissima parte realtà che stanno cercando di incrementare il proprio organico attraverso regolari assunzioni a tempo indeterminato.

Questo avviene perché non si guarda più la convenienza "strategica", quella secondo la quale dare lavoro è una sorta di dovere sociale che alla lunga ripaga perché si crea un sistema in cui il benessere è diffuso e la domanda rimane sempre alta.

Non si guarda più la qualità del lavoro e ce ne freghiamo se il servizio esterno viene svolto spesso con metodi standardizzati e spesso superficiali.

Non esiste più la volontà di creare quel sistema di cui parlavo prima perché non esiste più la volontà di credere ad uno stato sociale nel quale riconoscersi pienamente e nel quale sentirsi parte.

Posto tutto questo, quale situazione sta per crearsi in Italia? Se togliamo i lavoratori pubblici (che peraltro in piccola parte risentono anch'essi di un ridimensionamento generalizzato), tra poco non esisterà più la figura di "lavoratore dipendente".

A questo punto mi sorgono spontanee alcune domande: a cosa servono i sindacati? Quali categorie si appresteranno a difendere? E già oggi stanno facendo gli interessi di quali categorie? Non è forse il caso di mollare tutte quelle strutture di diritti da difendere, capire che stiamo vivendo una situazione di radicale cambiamento, imporsi di costruire le difese su basi totalmente diverse? Non è forse il caso di rivedere la situazione e discutere con calma di come poter ricostruire un mondo del lavoro che sta diventando ogni giorno sempre più diverso da quello virtuale che i sindacati e la sinistra continuano a propinarci?

C'è poi un problema ancora più grave di cui discutere: in un Paese come il nostro che in realtà non è un Paese perché nessuno di noi si sente parte attiva di una casa comune e nessuno di noi si prodiga per contribuire alla collettività, e anzi tutti noi cerchiamo di fregare il prossimo perché se non facciamo così siamo noi a rimanerne fregati, com'è possibile continuare a mantenere i conti al di qua di quella linea dopo la quale c'è il baratro chiamato "default"? Chi contribuirà alla "cassa comune" dopo che gli unici (o quasi) che lo stanno facendo perché costretti, cioè i lavoratori dipendenti, tra poco non esisteranno più?

Ma come se ne esce da qui? Io un'idea ce l'avrei: dobbiamo tornare a restituire la convenienza - anche "tattica" - alle aziende ad assumere persone a tempo indeterminato.

Dobbiamo eliminare tutte quelle puttanate del lavoro precario, la legge Biagi e tutte le cazzate che ci sono state propinate.

Togliere ogni istituto diverso dal lavoro a tempo indeterminato, l'unico che può dare dignità e speranza di un futuro alle persone, eliminando gli assurdi costi di lavoro che le aziende sono costrette a pagare (e che infatti nessuno vuol pagare e paga più).

Via i costi contributivi, tutti o quasi tutti, ogni nuovo assunto non avrà diritto alla pensione (ma perché io che ne ho diritto la vedrò mai?), chi vuole se la costruisce da solo (cosa odiosa, ma al momento inevitabile).

Via le tasse, vanno ridotte al lumicino (l'Erario ne soffrirebbe? Certo, ma tanto cosa cambia? Almeno si può sperare in una ripresa dell'economia, nella fase iniziale, sperando che i flussi delle entrate tornino copiose dopo un po' di tempo).

Dare poi un incentivo forte alle aziende per ogni nuova assunzione.

Togliere l'IRAP, imposta assurda che è tanto più alta quanto più alto è il costo del lavoro.

Insomma una rivoluzione.

Stronzate? Parliamone...

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Commenti al Post:
grazia.pv
grazia.pv il 30/01/11 alle 13:08 via WEB
Eh, siamo al solito discorso: le aziende non possono assumere a tempo indeterminato, perchè sono oberate di tasse, quindi i lavoratori saranno sempre senza una sicurezza economica, non avranno potere d'acquisto e questo significa minore produzione. Possibile che non si riesca mai a sistemare questo dannato paese? Ciao.
(Rispondi)
 
Nuta
Nuta il 01/02/11 alle 19:40 via WEB
per non parlare della sicurezza sui luoghi di lavoro, che qui volutamente non ho affrontato, altrimenti veniva un post troppo lungo!
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a57volare57
a57volare57 il 30/01/11 alle 19:59 via WEB
Sandro Basta fare la caccia agli evasori fiscali, tutto qui. Che tutti paghino i servizi in misura proporzionata al loro reddito. Quando una persona entra in un ospedale pubblico dovrebbero chiedergli se è in regola con le tasse se no fuori. quando mia figlia usufruiva della mensa a scuola, io come tanti altri pagavo il tiket più caro di chi si vantava di viaggiare in mercedes, suv e di avere la casa al mare e in montagna. Sai basterebbe poco per scovarli. Una segnalazione dei sindaci che conoscono lo stile di vita dei propri cittadini alla guardia di finanza e voilà .. Lo so questo non sarebbe sufficente a sistemare le cose ma servirebbe servirebbe eccome. Ma noi siamo un popolo di malandrini guidati dal malandrino per eccellenza ecco perchè si va verso un baratro senza fine. Poi io lavoro nel pubblico lo sai, anche qui le giunte di sinistra fanno suo il berlusconismo e il marchionismo mentre nelle case del popolo i loro discorsi non coincidono con le loro azioni. Sono incazzato nero anch'io!! Ciao Sandro è stato un piacere. A presto, alberto
(Rispondi)
 
Nuta
Nuta il 01/02/11 alle 19:44 via WEB
Fare la caccia agli evasori dovrebbe essere la priorità, su questo non ci piove. Il problema è che non solo non vengono messe in atto misure che vadano nella direzione da te auspicata, ma addirittura viene incentivato il contribuente ad evadere. Mi sto riferendo ovviamente ai mille condoni che governi di destra e sinistra hanno indifferentemente portato avanti. Purtroppo prima di affrontare un problema così vasto occorre prima ridare fiato alle persone, a tutti noi, affinché il mondo del lavoro di riprenda, questo è il mio pensiero
(Rispondi)
a57volare57
a57volare57 il 30/01/11 alle 20:03 via WEB
Per me quelle che le aziende pagano troppe tasse è una favola!! Non ci crederò mai. Scaricano tutto, dalla benzina del suv della moglie al mega cellulare del figlio, sono fandonie quelle che ci raccontano. Io sono per il ritorno ai canti di Ivan della Mea e Pietrangeli, ricordi Contessa?
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Nuta
Nuta il 01/02/11 alle 19:46 via WEB
Ma infatti io non ho parlato di tasse in genere, ma di costi legati al lavoro. Aziende e dipendenti ne pagano troppe, assolutamente troppe, su questo non ci piove (se così non fosse, perché non ci sarebbero più assunzioni?)
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cloudbreak
cloudbreak il 05/02/11 alle 07:39 via WEB
Non generalizziamo, e lo dico da socio di piccola impresa artigiana. Noi piccoli non abbiamo margini di manovra, siamo sempre ad assolvere ai nostri doveri, anche di controvoglia. Una settimana fa ho scritto qualcosa, partendo da una considerazione sul "rispetto delle regole", che in Italia pare sia diventato un optional. Per quale motivo io, piccolo artigiano, devo essere costretto a rispettare le regole che altri ignorano totalmente? Io per rispettare delle regole, giuste lo premetto, ho dei costi aggiuntivi che altri, coloro che non le rispettano, non hanno. Loro hanno dei vantaggi, perchè alla fine sono più competitivi del sottoscritto che rispetta tutto, anche quelle regole totalmente senza senso che sono state introdotte per colpa dei furbi. Ma a me, che rispetto tutto, nei minimi dettagli, quali riconoscimenti vengono da parte dello stato? Te lo dico io: nemmeno uno. Anzi, passo per essere il bischero che rimane fregato dai furbi che delle regole se ne infischiano.
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Nuta
Nuta il 07/02/11 alle 19:27 via WEB
un fa una grinza... sottoscrivo totalmente!
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adamsmith76
adamsmith76 il 30/01/11 alle 20:56 via WEB
Diciamo che hai scritto due post in uno, Sandro! Non condivido il primo post, mentre condivido con qualche piccola riserva il secondo. Comunque hai scritto davvero tanto e non ho molto da aggiungere. Intanto reputo il primo articolo della Costituzione senza senso perché l’unico diritto che può essere garantito è il diritto a lavorare che è cosa ben diversa del diritto al posto di lavoro. Nessuno Stato può garantire a tutti il posto di lavoro tranne che ai dipendenti pubblici tanto che ironicamente ( e amaramente) sostengo che è lo Stato a generare le “classi”…
Riguardo al secondo post sono in linea di principio d’accordo ( sono d’accordo con tutti quelli che vogliono abbassare le tasse!!) però bisogna essere chiari: si possono abbassare le tasse solo se si tagliano le spese ( e non soltanto gli sprechi). Non dico di tagliare sulle spese riguardo la salute e l’istruzione però tante altre sì. Certo non ci possono essere tagli a costo zero e qualche sacrificio bisogna fare. Sacrifici che sono necessari anche nel caso si tagliassero le tasse sul costo del lavoro: in Italia paghiamo più di tutti perché noi lavoratori avremmo più “diritti” di tutti; sono “diritti” che hanno dei costi e che in nessun altro paese del pianeta esistono. Ovviamente non mi riferisco a tutti i lavoratori ma a quel 15% garantito…sono questi che hanno i “diritti” pagati da tutti gli altri. Evidentemente sarà la “giustizia sociale”…Riguardo agli incentivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato bisognerebbe fare come in quasi tutti gli altri paesi del mondo: il lavoro determinato deve essere pagato di più rispetto a quello indeterminato! Non capisco chi si opponga. Volevo concludere questo breve commento ricordando che proprio ieri Zapatero in accordo con i sindacati ha prolungato l’età pensionabile fino a 67 anni. Per non parlare dei tagli mostruosi dei mesi scorsi. Sarebbe possibile in Italia tale senso di responsabilità? Ma te lo immagini Landini e Camusso fare un accordo del genere? Questi sono i veri problemi dell’Italia insieme al problema della giustizia che impediscono gli investimenti stranieri. Poi vedrò se ho dimenticato qualcosa; intanto ti auguro una serena serata e grazie per il post!
PS: Permettimi Sandro ma l’unica cosa che davvero non condivido è il fatto che sia il lavoro a dare dignità all’uomo ( l’ho sentito tra l’altro pronunciare anche a Camusso nel discorso dell’altro giorno durante lo sciopero a Bologna, credo). Chi non lavora è senza dignità? Forse tu sarai molto più fortunato di me ma ti assicuro che conosco “lavoratori” privi di dignità e “non lavoratori” ( che magari lavorano più dei “lavoratori”) che ne sono pieni. Non penso che la dignità di una persona dipenda dal lavoro
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Nuta
Nuta il 01/02/11 alle 19:58 via WEB
Hai ragione, anch'io mi ero reso conto di avere scritto due post in uno. Il fatto è che non vengo quasi mai qui a scrivere, quindi se mi mettevo a fare la prima parte, la seconda probabilmente non l'avrei mai scritta (è già successo...). La Costituzione all'articolo 1 dice una cosa che dovrebbe imporre lo Stato proprio a garantire a tutti la possibilità di lavorare e trarre dal proprio lavoro la fonte di sostentamento. E' chiaro che la politica deve tendere ad agevolare questo per quanto riguarda i lavoratori privati. Poi si può discutere se tutto ciò sia corretto o meno, se sia migliorabile, non lo so. Posto che in Italia in questo momento vige una Costituzione che riempie la bocca a tutti, politici e non, credo che il suo articolo primo dovrebbe essere rispettato molto molto di più. Per quanto riguarda il taglio delle tasse, probabilmente esso dovrebbe essere accompagnato anche da altre misure come alcuni tagli di cui parli tu, almeno in una prima fase. Però il tecnicismo mi interessa poco, io non faccio i conti dello Stato, mi limito a dire che non è più prorogabile, a parer mio, una politica di forte incentivazione alle assunzioni. Per quanto riguarda il tuo PS, invece, io non volevo dire quello che probabilmente hai inteso, per me è importante sottolineare come il lavoro debba essere svolto con criteri che non assomigliano per niente a quelli usati oggi. Il lavoro a tempo, la flessibilità, queste sono tutte cose che non hanno alcun senso. La mia pur poca esperienza mi insegna che la qualità del lavoro, a cui forse io do troppa importanza, non si raggiunge se il lavoro viene svolto con il testimone in mano, non si raggiunge se il "know how" viene continuamente disperso, non esiste al mondo! E il lavoratore e la lavoratrice sono uomini e donne, non numeri da girare a piacimento. Qui sta, per me, la dignità del lavoro
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adamsmith76
adamsmith76 il 01/02/11 alle 20:54 via WEB
Sul PS mi riferivo più che altro al discorso di Camusso che avevo ascoltato qualche giorno fa; prendo atto della tua spiegazione. Riguardo al primo articolo non è che la politica impedisce alle persone di lavorare; malgrado la disoccupazione giovanile sia molto alta c'è da registrare che ci sono più di 150 mila posti di lavoro che nessuno però vuole. Ormai tutti vogliamo un impiego. Nessuno vuole più imparare il mestiere di sarto/a; nessuno vuole più lavorare presso qualche artigiano. Poi vengono i migranti e guarda caso il lavoro lo trovano. Prima è vero che c'era più lavoro però non si cercava l'impiego come adesso. Riguardo il posto fisso o quelli a tempo indeterminato: non so a Firenze ma in Scozia i nostri nonni non avevano nè posto fisso ne a tempo indeterminato eppure mettevano su famiglie con tanti figli. E' possibile fare anche un pò di autocritica? In america non c'è la cultura del posto fisso eppure stanno meglio di noi.
Cosa potrebbe fare un governo?: "La spesa deve essere ridotta, l'arroganza dei funzionari pubblici deve essere controllata e moderata. Se vogliamo che questa nazione non vada in bancarotta, le persone devono di nuovo imparare a lavorare, invece di cercare di vivere di pubblica assistenza." (Marco Tullio Cicerone, 55 AC). Vuoi vedere che ne sapevano più dei politici di oggi?? Buona serata, Sandro:)
(Rispondi)
 
 
 
Nuta
Nuta il 01/02/11 alle 21:57 via WEB
sono d'accordo con te su molte parti della tua risposta. Io però sposto l'accento dove l'avevo messo sul post: le aziende spesso, pur avendo bisogno di personale, non assumono. Trovano mille sotterfugi, tutti più o meno legali, dal contratto a tempo rinnovabile, alla pesca nelle liste di mobilità e così via. Conosco istituti bancari che prendono persone a t.d., poi le buttano fuori, dopo un mese le riassumono e via andare. Sono dati di fatto. Altre chiudono perché non riescono più a sopportare il peso del costo del lavoro o licenziano pesantemente. Su questi punti occorre intervenire, a parer mio. Poi se c'è da modificare le abitudini o "riqualificare" il lavoro, ben venga. Ma credo che siamo molto lontani dal poter aprire le porte a quei mercati, come quello per esempio della gree economy, che possano vantare un futuro e delle speranze
(Rispondi) (Vedi gli altri 3 commenti )
 
 
 
Nuta
Nuta il 01/02/11 alle 21:57 via WEB
green
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adamsmith76
adamsmith76 il 04/02/11 alle 20:56 via WEB
Ma sul lavoro ho fatto per esempio una proposta concreta che poi è quella di tutti o quasi gli altri paesi europei: pagare di più chi lavora con contratti a tempo determinato, così si incentiverebbero le imprese ad assumere con contratti a tempo indeterminato. Poi ci sarebbe qualche altra proposta ma è chiaro che bisognerebbe intervenire mentre è inutile che ti ricordi di cosa si sta occupando adesso il governo...dalla riforma liberale e quella libertina. E non c'è nemmeno da ridere.
La green economy per il momento va bene ma è molto costosa; non penso ahimè che possa avere un grande futuro.Alemno così com'è. Bisogna inventarsi qualche altra cosa...per adesso non possiamo fare a meno del petrolio; l'alternativa è qualcosa in più di una caverna... Buona serata, Sandro:)
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Nuta
Nuta il 05/02/11 alle 07:37 via WEB
E' vero, il governo si occupa di tutto fuorché di noi tutti. E c'è da stare poco allegri anche se si pensa alle alternative, basti pensare ai penosi governi di centrosinistra che ci siamo dovuti sorbire. Il qualunquismo è ai piani alti, noi lo subiamo e poi ne veniamo accusati. Per quanto riguarda invece l'ultima questione sono curioso di capire come sarà il mondo del dopo petrolio, ma penso che non riuscirò ad arrivarci per vederlo. Di sicuro l'umanità sta per imboccare una strada molto difficile da prevedere
(Rispondi)
adamsmith76
adamsmith76 il 04/02/11 alle 20:58 via WEB
Dimenticavo: è tornato Mutu! E non è stato Riccardo a dirmelo ma io a Riccardo! Sto diventando sempre più esperto...ormai seguo solo notiziari sportivi
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Nuta
Nuta il 05/02/11 alle 07:41 via WEB
ahahah! Allora saprai anche che Riccardo vuole andare all'Inter, o sono solo voci malevole? Mi pare però che la società nerazzurra non abbia mai fatto un solo affare in tutta la gestione dellavalliana, segno inequivocabile che c'è ruggine ormai insanabile fra ciabattini e petrolieri. Sono quindi propenso a credere che alla fine Riccardo rimarrà qua o al limite andrà via, ma in un'altra squadra (Milan???)
(Rispondi)
 
 
adamsmith76
adamsmith76 il 05/02/11 alle 21:51 via WEB
L'unica cosa sicura è che domani Riccardo giocherà. Se all'Inter o al Milan o addirittura alla Fiore questo lo deciderà il fato... Intanto bisogna vincere domani. Forza fiorentina!!!!
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Nuta
Nuta il 07/02/11 alle 19:18 via WEB
ma non ha giocato invece!!!
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cloudbreak
cloudbreak il 05/02/11 alle 07:48 via WEB
La convinzione che s'è creata negli ultimi anni è che le aziende non devono essere legate mani e piedi ad obblighi di contratti a tempo indeterminato, ma devono essere libere di assumere o licenziare, o di esternalizzare alcuni tipi di servizi che prima svolgevano all'interno. In pratica, avendo le mani libere, appoggiandosi a service esterni, i costi fissi si riducono, a vantaggio della competitività. Siamo sicuri? A conti fatti, no. Quanto costa formare un dipendente che poi, dopo qualche mese, non hai più? Quanto impegno questo dipendente interinale ci mette in un lavoro che sa finire entro poche settimane? Quanta cura nella manutenzione c'è da parte di un'impresa che deve seguire anche altre aziende con lo stesso personale?
E l'uso eccessivo di contratti atipici, a cosa porta? Alla crescita economica non di sicuro, perchè sono comunque lavoratori sottopagati e con nessuna garanzia sociale. Non hanno ferie, non hanno malattie, non hanno la possibilità di costruirsi una pensione. E non possono spendere, perchè quel poco che prendono serve a malapena per il minimo di sussistenza.
Che fare? Riappropriarsi della cultura industriale. ovvero, che gli imprenditori la smettano di guardare ai singoli numeri, limitandosi a fare investimenti finanziari, ma ritrovino la volontà di realizzare qualcosa di concreto. Siamo o non siamo la seconda industria manifatturiera in Europa? Lo si era, dopo la Germania. Adesso l'industria manifatturiera in Italia non c'è più, perchè si pensa sia più conveniente andarsene all'estero, delocalizzare. E lo stato che fa? Nulla, se ne infischia. Si torna al discorso delle regole: ce ne sono troppe, alcune dei veri e propri lacci che stringono fin troppo, totalmente assurde. Ma sono state messe perchè qualcuno ha fatto il furbo. Chi ha fatto il furbo, i grandi o i piccoli, quelli che avevano le disponibilità giuste e le masse critiche sufficienti a spaventare i politici, o i piccoli? La risposta è semplice....
(Rispondi)
 
adamsmith76
adamsmith76 il 05/02/11 alle 21:56 via WEB
Perdonerai, Cloud la mia intromissione ma condivido in pieno il tuo ragionamento. Poi non so se arriviamo alle stesse conclusioni ma credo che bisogna eliminare più regole possibili. Poche regole ma quasi immutabili; c'è bisogno di certezze e non di giungla. In Italia è quasi una bestemmia ma la crisi mondiale è scoppiata per...un eccesso di regole e di regolatori. Quando si parla di mettere "regole" al mercato significa aumentare la confusione e favorire coloro che non le rispettano o che comunque ne rispettano poche. Quando si discute sulle regole bisognerebbe capire che ce ne sono troppe. Ovunque.
(Rispondi)
 
 
Nuta
Nuta il 07/02/11 alle 19:29 via WEB
Sono d'accordo con voi, e sottolineo purtroppo. Troppe regole di sicuro, ma soprattutto troppa rigidità con i piccoli e troppo lassismo con i grandi. Sport tipico, del resto, nel nostro bel Paese
(Rispondi)
fabripunto
fabripunto il 05/02/11 alle 15:34 via WEB
Caro Sandro so' di deluderti ma non ho da apportare a questa conversazione per ora elementi nuovi o "illuminati" punti di vista. Tu bypassando totalmente la genesi della crisi ti poni di fronte ad essa e analizzi i comportamenti dei singoli e non che siano essi Aziende o Lavoratori o Sindacati etc etc. Non vorrei essere pessimista ma il destino prossimo venturo mi sembra abbastanza delineato per chi lavora, per chi dovra' entrare nel mondo del lavoro, per chi vorrebbe andare in pensione o meglio tenta.... Per capire il tutto a carte direi che "sono servito" per il fare immediato e futuro mi affiderei a qualsiasi ricetta di buon senso...anche la Tua andrebbe bene, perche' so' essere onesta e giusta.
(Rispondi)
 
Nuta
Nuta il 07/02/11 alle 19:25 via WEB
il tuo pessimismo è anche il mio. I perché della crisi sono tanti, ognuno dà le proprie interpretazioni, io non condivido come sai quelle a cui ti ispiri, perché sono convinto che questa crisi sia figlia di un naturale processo capitalistico. Non si può sempre crescere, e non si può considerare la stagnazione dei consumi come crisi, invece di fatto così è, il sistema è fatto così, di meglio non siamo ancora riusciti a trovare e ora dobbiamo fare i conti con un fisiologico e inevitabile "appagamento di bisogni". Questo in generale, in Italia c'è qualche problema in più...
(Rispondi)
adamsmith76
adamsmith76 il 07/02/11 alle 21:17 via WEB
sono convinto che questa crisi sia figlia di un naturale processo capitalistico. Non si può sempre crescere, e non si può considerare la stagnazione dei consumi come crisi, invece di fatto così è, il sistema è fatto così, di meglio non siamo ancora riusciti a trovare e ora dobbiamo fare i conti con un fisiologico e inevitabile "appagamento di bisogni". Questo in generale, in Italia c'è qualche problema in più.... Non fosse per il termine "sistema" ( e non è poco! anzi è tutto) e "di meglio non siamo ancora riusciti a trovare" ( che è una diretta conseguenza di "sistema") mi trovi d'accordo Sandro! Però ti faccio una domanda ( ma vale anche per te l'opzione PS2): quanto contribuiscono ad aggravare le crisi "fisiologiche" del capitalismo gli interventi dello Stato? Per esempio gli incentivi?? Il mercato assorbirebbe meglio le inevitabili crisi se non fossero aggravate dallo Stato. Basta prendere il mercato delle auto e per esempio il caso Fiat: quest'anno senza incentivi le vendite sono crollate. E potrei continuare con gli esempi. Sul termine "sistema" riferito al capitalismo ho già scritto tanto anche qui. Magari ne scriverò ancora un'altra volta. I "sistemi" si controllano e poichè nessuno pare sia riuscito a controllare il capitalismo aumenta sempre più la convinzione che si tratti invece di un processo spontaneo. Buon proseguimento di settimana, Sandro.
(Rispondi)
 
Nuta
Nuta il 07/02/11 alle 21:31 via WEB
Sei un grande, Adam! So dove mi vuoi portare e il tuo tentativo è davvero molto ben fatto! Io però sai che non la penso come te sul "liberismo selvaggio", che altro non è, secondo me, che la versione più estrema del capitalismo. Senza le "correzioni" dall'alto (che peraltro sono spesso peggiorative, e su questo ti do facilmente ragione), la cosa non cambierebbe di molto e avremmo ugualmente le stesse difficoltà di fondo. La domanda è in forte e generalizzato calo, in alcuni settori è addirittura un crollo. E se non ci sono gli equilibri, casca tutto. In un mercato libero, davvero libero, cosa accadrebbe ora? Niente di diverso, credo...
(Rispondi)
 
 
adamsmith76
adamsmith76 il 10/02/11 alle 20:57 via WEB
Macchè, al massimo ti vorrei portare agli allenamenti di Riccardo...ora anche in nazionale! In un mercato libero il mio assistito ( e di conseguenza anche io...) meriterebbe molti più soldi. Altro che Della Valle!
E comunque resto con convinzione un selvaggio. Un povero che vorrebbe migliorare la propria condizione ( non per forza diventare ricco, personalmente non lo voglio)non può che essere un selvaggio. Ed io sono povero. Buona serata, Sandro:))
(Rispondi)
 
 
 
Nuta
Nuta il 01/03/11 alle 22:45 via WEB
Buona serata!!!
(Rispondi)
 
 
adamsmith76
adamsmith76 il 10/02/11 alle 21:01 via WEB
In un mercato davvero libero invece che 90 milioni di autovetture se ne produrrebbero 60 milioni, cioè quelle che corrispondono alla domanda non drogata
(Rispondi)
 
 
 
Nuta
Nuta il 01/03/11 alle 22:44 via WEB
e chi lo sa... forse hai ragione
(Rispondi)
adamsmith76
adamsmith76 il 18/02/11 alle 23:04 via WEB
Non ci crederai Sandro ma ormai ho quasi deciso: sono sempre più deciso ad andare a votare...Beppe Grillo! Non condivido la maniera in cui vuole risolvere i problemi ma almeno sui politici la vediamo allo stesso modo...
(Rispondi)
 
Nuta
Nuta il 01/03/11 alle 22:43 via WEB
non sono stupito che voti Beppe Grillo, ma che voti, ahahah!
(Rispondi)
juanmanuelvargas0
juanmanuelvargas0 il 27/02/11 alle 21:39 via WEB
Lo so che rischio di non giocare più ma...cacciate mister Sinisa!!!!
(Rispondi)
 
Nuta
Nuta il 01/03/11 alle 22:43 via WEB
Allora anche tu ti associ al grido ormai imperante di: "Sinisa vattene!"
(Rispondi)
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