

Il mare spesso parla con parole lontane,
dice cose che nessuno sa.
Soltanto quelli che conoscono l'amore
possono apprendere la lezione dalle onde,
che hanno il movimento del cuore.
LA MIA CITTA'
Certi giorni divengo altro da me ed esco ad esplorare questo io-città
che mi comprende e mi limita.
Ed ogni volte è una sorpresa scoprire nuovi quartieri.
Facilmente mi abbandono nell'ammirazione della vetrina che sono diventata ma io conosco l'altra città, quella vera.
Quella dei progetti abbandonati, quella dei quartieri malfamati, quella delle promesse che non verranno mai mantenute e delle speranze marcite.
Ma so anche che all'interno scorre un fiume buono al quale si abbeverano tutte le coscienze e le anime.
Un ultimo sguardo ai parchi ai giardini che vi abitano e poi ritornero' al mio posto..
Da adesso si ritorna a lavorare per questa citta' che cresce a dismisura a volte deturpata a volte incontrollata.
La popolazione preme e non vuole essere delusa da me.

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Quegli amori impossibili
Post n°36 pubblicato il 06 Luglio 2011 da mascalzonanapoletana
Pablo Picasso e Marie-Thérese
“Lei ha un viso interessante. Mi piacerebbe fare il tuo ritratto. Ho la sensazione che faremo grandi cose insieme”, era il 1927 e così un Pablo Picasso infelicemente sposato abbordava per le strade di Parigi la diciassettenne Marie-Therese Walter. Fu un amore folle, che influenzerà la storia dell’arte “un amour fou”, come cita il titolo della mostra allestita fino al 26 giugno alla Gagosian gallery di New York.
“Picasso e Marie-Thérèse: L’amour fou” riunisce disegni, dipinti, sculture, e stampe ispirate da colei che fu una delle modelle ideali di Picasso e la sua duratura passione. La mostra è curata dall’eminente biografo di Picasso, John Richardson, insieme con la nipote di Marie-Thérèse, la storica dell’arte Diana Widmaier Picasso.
“Io sono Picasso“, disse l’adulto artista alla ragazza. Quel nome non significava nulla per Marie-Thérèse e così lui la portò in una libreria per farle vedere una monografia delle sue opere e gli chiese se avesse potuto vederla di nuovo. Lusingata e curiosa, lei accettò dando inizio ad una relazione segreta che la rese, nel decennio a venire, la musa per gli esperimenti estetici più audaci di Picasso.
Più di ogni altra donna che Picasso desiderò e dipinse, Marie-Thérèse, con il suo corpo statuario e forte, il profilo puro, alimentava l’immaginazione dell’artista con un sogno di giovinezza. Nei ritratti, Picasso portò quelle forme atletiche a nuovi estremi, la sua
metamorfosi in forme infinitamente inventive. Lei fu il catalizzatore per alcune delle opere più eccezionali di Picasso che da artista rivoluzionario tornò, negli anni ’30, ai dipinti ispirati alla scultura, come una statura quasi mitica che guadagnava la sua immortalità come soggetto storico-artistico. Ma la sua vera identità rimaneva un segreto anche per gli amici più vicini a Picasso ed anche dopo la nascita della figlia Maya nel 1935, l’artista avrebbe continuato a dividere il suo tempo tra la sua vita professionale come artista più famoso del mondo, e la vita segreta della famiglia, la vita pubblica da un lato e il fine settimana con lei e Maya dall’altro, ad accumulare un tesoro di lettere d’amore e biglietti.
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