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Il mio tempo libero!

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Post n°211 pubblicato il 13 Settembre 2009 da orta0

Vangelo: Mc 8,27-35 

Gesù approfondisce la domanda: “E voi chi dite che io sia?”. E tu che dici? Chi sono io per te? Viene un momento dove tutto ciò che abbiamo imparato e che sappiamo non conta più niente. Perché l’unica cosa che conta è la mia risposta. E nessuno può darla per me. Nelle questioni essenziali della vita siamo sempre soli, soli con noi stessi e con le nostre decisioni prese o rimandate. Nelle questioni essenziali non conta più niente ciò che c’è attorno, ciò che fanno gli altri, ciò che non fanno gli altri. Perché quella domanda è rivolta a me e quella risposta è solo mia. Questo è il momento in cui Pietro si è deciso per il Signore. Pietro ha percepito, ha sentito che lì, al suo fianco, c’era la vita, c’era l’ebbrezza della vita, c’era il sapore della vita e si è deciso per tal senso. Da questo momento in poi, pur facendo errori non da poco (lo ha rinnegato tre volte!) non ritornerà più indietro su questa decisione. Aveva trovato la Vita: come poteva lasciarla? Adesso lascio stare tutto ciò che so, che ho imparato e che mi hanno insegnato e mi chiedo: “Ma io cosa provo per te? Quanto sono disposto a giocarmi per Te, mio Dio? Quanto c’entri con la mia vita?”.

Ciascuno deve scoprire per sé chi è per lui il Cristo. Ciascuno lo deve trovare da sé. Sapere che Gesù è stata la passione di Francesco e che per il Cristo Francesco ha lasciato tutto è buono. Ma non mi aiuta neanche di millimetro se io non do spazio a quella passione che dorme dentro di me. Sapere che Gesù è stato l’amore che animava Madre Teresa è buono, ma non mi cambia la vita neanche un po’ se anch’io non mi lascio contagiare da quell’amore. Sapere che Gesù è stato il fuoco che ha animato donne come Sabine Spilrein, Simone Weil o Etty Hillesum è buono, ma non serve a nulla se non lascio bruciare dentro di me quella fiamma. Pietro non stava male (aveva le sue barche, i suoi garzoni) ma adesso deve decidere se lasciare tutto per ciò che Gesù gli offre e quindi rischiare o se accontentarsi. Quando abbiamo trovato ciò che ci fa vivere, che ci riempie l’anima, dobbiamo deciderci. Dobbiamo seguirlo, dobbiamo abbandonare i nostri dubbi, le nostre paure e andare. Decidere è convogliare la nostra forza e le nostre scelte verso un obiettivo.
Le decisioni dirigono, sono le svolte della nostra vita. Le nostre decisioni trasformano il caso in destino. Con il mio decidere inizio a costruire la mia vita. E’ vero che quando deciso scelgo solo una strada. Ma quando non decido non ne scelgo nessuna; anzi, peggio, mi faccio andare bene quella che altri hanno scelto.
Le decisioni danno direzione, forma, fisionomia alla nostra vita. E non decidere è già una decisione. Decidersi è dire “sì” a qualcosa e dire “no” a qualcos’altro (tagliare via). La decisione, quindi, implica sempre una rinuncia. E’ la rinuncia consapevole di chi sa che non può fare tutto, rinuncia a ciò che potrebbe fare ma che non è vitale e sceglie ciò che per lui è fondamentale. Quanta gente si lamenta: ma chi si lamenta non ha deciso. Ha subito gli snodi della vita. La tua vita non ti va bene? Cambiala! “Ma è difficile!”: e allora stai così, ma non lamentarti. Molte persone dicono: “Ah, se avessi più tempo per me! Ah, se avessi più tempo per stare con i miei figli! Ah, come mi piacerebbe poter far qualcosa di buono per gli altri! Ah, come vorrei cambiare la mia vita e il mio lavoro!”. Ma desiderare una cosa non è volerla. Desiderare è: “Come mi piacerebbe!”. Volerla è: “La faccio!”. Una preferenza, un desiderio, non è una decisione. Decidersi è scegliere e agire in tal senso. Decidersi è: “Fai qualcosa!”. Una relazione non va: o la cambi o la tronchi. Ma sai quali conseguenze!”. “Ho capito, ma bisogna decidersi”. La tua vita è monotona, manca qualcosa: “Cambiala!”. La più grande decisione della vita è: “Voglio vivere con intensità, profondità o voglio accontentarmi?”. Le grandi decisioni avvengono dentro: “Come voglio vivere? A che livello, a che profondità? Voglio o no faticare per conoscermi e trovarmi? Voglio far emergere la mia parte divina? E, poi, soprattutto, quanto lo voglio? Quanto sono disposto a lottare, a soffrire, a cercare? Quanto lo voglio?”. Queste decisioni, nascoste e invisibili, cambiano la nostra vita e ne determinano la qualità. Le grandi decisioni sono: “Voglio diventare libero? Voglio staccarmi dai cordoni ombelicali che mi fanno vivere una vita non mia? Voglio smettere di attaccarmi agli altri e stare in piedi sulle mie gambe?”. “Voglio conoscermi veramente e guardarmi in faccia per quello che sono, senza fughe, senza vergogna, senza nascondermi risorse e limiti, luce e ombra? O preferisco raccontarmela o nascondere ciò che non mi va?”. “Voglio vivere con intensità la mia vita o voglio evitarmi a tutti i costi sofferenza, dolore, rischio, pericolo?”. “Voglio essere vero con me perché desidero essere autentico? Voglio non tradire mai la coscienza, non cedere alla paura del giudizio o piegarmi al consenso?”. “Voglio accettare che c’è un senso, una chiamata nella mia vita e che solo questa fedeltà mi farà vero e felice o mi racconto che “non si può avere tutto nella vita”, “che bisogna accontentarsi”?”. Le grandi decisioni vertono non sul cosa fare ma sul come farlo, viverlo. Farsi una casa nuova è un grande impegno della vita, ma decisione più importante è su quale clima, su quale stile, come voglio si viva in quella casa. Sposarsi è una decisione importante, ma è più importante decidere quale tipo di rapporto, di comunicazione, di relazione vogliamo tra di noi. Perché la nostra vita sarà in base alle nostre decisioni, consce o no, che avremo preso. Anche Gesù aveva fatto la sua scelta: “Dio”. E aveva deciso per la sua vita di è andare a Gerusalemme”.  Storicamente Gesù non ha mai detto queste parole (8,31) che sono dei primi cristiani i quali avevano davanti gli occhi ciò che era successo. Probabilmente Gesù deve aver parlato più volte del suo progetto di andare a Gerusalemme, della pericolosità e degli inevitabili contrasti. Gesù deve aver parlato ai suoi discepoli della possibilità anche della sua morte. Se già erano “ai ferri corti” in Galilea, lontani dal centro, come poteva essere diversamente a Gerusalemme?
Le parole di Gesù poi sono state reinterpretate e approfondite alla luce di quello che i primi cristiani già sapevano e avevano visto (la morte a Gerusalemme e la resurrezione).
Gesù stesso probabilmente aveva altre idee su se stesso. Lui credeva veramente di poter realizzare il regno di Dio in questa vita. Lui lo chiamava “il regno”: doveva essere un regno dove l’amore, la comprensione, l’ascolto, la bontà, la tenerezza avrebbero regnato. Un regno dove Dio si materializzava nei volti e nei comportamenti delle persone. Storicamente sappiamo che Gesù pensò e credette in questo. E all’inizio tutto sembrò dargli ragione. Ma successivamente, poi, di fronte alla durezza, alla cecità, alla testardaggine dei politici, dei religiosi e di molta gente, capì che non era possibile. Vista l’impossibilità di realizzare questo regno già sulla terra, l’espressione “regno di Dio” (nei cristiani) venne ad indicare l’aldilà, il paradiso, il dopo questa vita.
Allora: anche Gesù dovette cambiare idea su se stesso. Anche Gesù dovette cambiare ottica e visuale sulla propria vita. Ma non ridimensionò il suo sogno e non abdicò a ciò che lui viveva dentro di sé. Dal voler realizzare il regno Gesù passò a viverlo e a realizzarlo dentro di sé. In questo senso dovette cambiare obiettivo; ma non rinunciò al suo sogno e lo realizzò. Perché tutto ciò che non si può realizzare (e vivere) fuori lo si può realizzare (e vivere) dentro.
Quando Gesù diviene consapevole di tutto questo lo dice ai suoi discepoli. Gesù dice: “Io vado fino in fondo. Non posso cambiare il mondo e instaurare il regno ma voglio essere fedele a me stesso, a ciò che io credo e a ciò che io vivo. Questo comporterà pericolo, lotta, scontro e, forse, perfino la morte”. Di fronte a ciò che Gesù dice Pietro lo rimprovera. Pietro ha altre idee su Gesù. Pietro gli dice: “No Signore. Abbiamo tanto successo, tanta gente ti segue, sei amato da molti. Perché rischiare così tanto? Se tu muori finirà tutto: che senso ha che tu vada a morire”. Ma Gesù seccamente gli dice: “Via da me satana”. Questi sono i tuoi calcoli ma non quelli di Dio. “Io devo rimanere fedele a me stesso. Potrei guarire tanti altri; magari vivere per tanti anni ancora; magari essere utile per tante persone. Ma a che serve tutto questo se io non sono fedele a ciò che ho dentro? A che serve tutto questo se io tradisco ciò che sono, la mia strada, la mia missione? A che serve se io, per paura, perdo la mia anima?”. Il versetto successivo a questo vangelo (è un vero peccato che non venga letto) dice infatti: “ A che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima?” (8,36). E’ la legge della vita: se tu vuoi salvare, cioè cristallizzare, fermare, immobilizzare la vita, la perdi. Se tu non vuoi cambiare (salvare nel senso di fermare, restare sempre così) la tua vita, muori. Perché la vita và. Se tu non vuoi ascoltare le esigenze profonde, le chiamate della tua vita (salvare nel senso di seguire quello che tu hai in testa, che tu hai deciso, che tu vorresti), ti stacchi dalla sorgente della vita e ti perdi, muori. La vita non si può fermare. Non ci si può attaccare né alle relazioni né alle idee. Gesù dovrà a dire Pietro: “Vai dietro”. Pietro vuole fermare il Signore, vuole mettergli uno stop. Ma Gesù dovrà dire: “Chi mi vuol seguire deve dire “di no” a quell’atteggiamento naturale dell’uomo che vorrebbe fermare le cose; chi mi vuol seguire deve mettere in gioco le proprie idee, le proprie acquisizioni, e seguire il Signore della Vita là dove ci vuole portare”. Poco dopo (9,5) Pietro ricadrà nello stesso errore. Sono sul monte della Trasfigurazione, stanno bene e Pietro dice: “Restiamo qui. Facciamo tre tende, si sta così bene qui!”. Ma la vita si vive, non la si ferma. Fare questo è “croce” perché è rischiare, osare, incontrare il nuovo, modificarsi. Tu credi di essere tutto sommato una brava persona: non rubi, non uccidi, non fai del male a nessuno. Ma qualcuno ti fa notare che giudichi sempre, che sei nervoso, che non te ne va mai ben una. Forse c’è qualcosa da rivedere; forse devi cambiare l’immagine che hai di te. Non sarà meraviglioso quando potrai dire: “Pensavo di essere una cosa e, invece, ho scoperto di esserne un’altra! Sono cambiato! Non sono più quello di una volta! Mamma mia come sono diverso da dieci anni fa!”. Se non fosse così avremmo sprecato gli ultimi dieci anni!. Se perdi la vita la trovi. Non sarà meraviglioso quando potremo dire alle persone: “Vai per la tua strada. Mi dispiace ma è giusto così. Se tu vai ci sarà spazio per qualcun altro qui con me”. Non sarà meraviglioso quando vi diranno: “Ma non sei proprio più quello di una volta!”. Non è meraviglioso poter dire: “Mi sono sbagliato! Che abbaglio che ho preso, che illusione!”. Oppure: “Sai, ho cambiato idea”; “avevi ragione tu”; “ma lo sai che ascoltandoti ho cambiato idea”. Degno di stima non è l’uomo che non sbaglia mai ma l’uomo che riconosce i propri errori. La mamma: “Lo sapevi che quando hai rubato i biscotti dalla dispensa Dio ti vedeva?”. “Sì”. “E cosa pensi che ti stesse dicendo?”. “Qui non c’è nessuno, prendine un po’ anche per me!”. Cambia prospettive, idee, non attaccarsi alle tue convinzioni!  La vita va, diviene e nel momento esatto in cui tu blocchi questo scorrere inizi a morire. L’acqua che stagna non si può bere; è solo l’acqua che scorre che ti può dissetare. La vita và. 
Un pensiero per voi:
La Buona Novella di Gesù fu rifiutata non perché era buona
ma perché era nuova. Non temere di cambiare, è la Vita.

 M.P.

 
 
 
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Quando il saggio indica la luna
lo stolto guarda il dito.
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La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)

 

 

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Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.

 

 

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