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Il mio tempo libero!

Stare lontano dal male e fare del bene..... nel silenzioso cammino!

 

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[ Un tesoro inutile ]

Post n°210 pubblicato il 11 Settembre 2009 da orta0

Percepire le persone che incontriamo e farsi un’idea errata: “Pensavo che fossi una cosa. Poi ti ho conosciuto più in profondità e mi sono accorto di aver sbagliato”.  A volte le persone dicono: “La prima impressione è quella giusta”. Ma chi l’ha detto? La prima impressione è la prima impressione. A volte capiamo molto, a volte no. Dire così è un modo semplicistico per non verificare le nostre idee che ci siamo fatti sulle persone, per etichettarle in base a pochi indizi e non fare più la fatica di rimettere in gioco ciò che avevamo pensato. Se la prima impressione è quella giusta, perché ci sono così tanti divorzi e separazioni? Se è scattato l’amore perfetto, come mai dopo finisce così? Se sembrava una cosa, perché poi è cambiato?

 

 Impara da tutto e da ogni cosa. Imparare vuol dire essere cristiani, essere discepoli del Signore che tramite la Vita ci insegna. “E da cosa devo imparare?”. “Da tutto!”. Guarda le persone e osserva. Invece di giudicare guardale e impara. Guarda gli alberi, il vento, la pioggia, gli animali, guarda come si muovono, come esistono, cosa producono e impara. Guarda a te stesso e non giudicarti. Ma da quello che vedi, impara a capirti. Da quello che senti, impara a gestirti, ad essere il padrone della tua vita, a indirizzarla secondo i tuoi scopi. Guarda chi ami e non giudicarlo, impara. Impara a capire chi è, perché agisce così e cosa si vive dentro. La Vita è la grande scuola, se vuoi imparare. Solo che imparare è spostare i limiti delle nostre idee e quindi diventare diversi. E se voglio rimanere sempre lo stesso, cercherò di non imparare niente. A Gesù portano un sordomuto e lo pregano di toccarlo. Ancora una volta dei pagani hanno più fede dei religiosi ebrei. Gesù ha guarito varie volte persone non religiose, cioè non secondo la religione del Tempio. Allora: “Anche se non credo nella Chiesa, anche se ho avuto rapporti difficili, anche se ho avuto esperienze negative, Gesù mi può guarire. Se mi avvicino e mi fido di Lui, Lui può cambiare la mia vita. Non devo aver pregiudizi o diffidenze. Gesù mi salva, mi guarisce non perché io sono cristiano ma perché Lui mi ama”.  Osserviamo cosa fa Gesù. Perché ogni particolare è importante; ogni dettaglio condensa un tempo molto più prolungato dell’attimo in cui lo troviamo scritto nel vangelo. Anche noi possiamo essere come quell’uomo sordo e quindi muto. C’è una verità che devi ascoltare (“Qualcosa nella relazione fra te e lui non funziona”) ma non vuoi sentirla, sei sordo. Non dormi di notte: perché non ti ascolti? Sì certo puoi raccontarti che è il cambio della stagione, che è perché hai qualche anno in più, ma perché non fermarsi e ascoltare cosa ti agita? Perché voler essere sordi? Sei pieno di ansia: puoi prendere un ansiolitico, una pastiglia che ti calma (e ti rimbecillisce), ma perché non ascoltarla? Perché vuoi essere sordo? Sei sempre arrabbiato: puoi dire che è il mondo, che è la società, che è il lavoro; ma che sia proprio vero? Perché non ascoltare la rabbia che ti abita? Sei pieno di disturbi psicosomatici: l’eczema di qua, il dolore di là, l’eritema dall’altra parte, ecc. Puoi dirti che sei tu, che è la tua costituzione, che sei fatto così, ma perché non ascoltarti?  Hai sempre il mal di testa: puoi dirti che sei soggetto all’emicrania, che è il tuo punto debole, che non ci puoi fare niente, ma perché non ascoltarla? Sei attratto da un’idea, da un’intuizione: senti il desiderio e il fascino di cambiare vita. Ma poi ti dici che è difficile, che è rischioso, che non sai se è la scelta giusta, se poi le cose andranno come pensi tu. Perché non ascoltarla? E se qualcuno ti mette la pulce all’orecchio, se qualcuno ti fa presente che magari ci potrebbero essere altre risposte (lo fa per te, eh!, perché tu possa star meglio), ti arrabbi e diventi furibondo: “Come si permette!”. E se fosse vero? E se tu proprio non ti accorgessi certe cose? E se fossi proprio sordo? La terapia, il trattamento di Gesù con il sordomuto avviene a più riprese. Deve mettergli le dita nelle orecchie, cioè deve stappargliele, deve togliergli i tappi che gli impediscono di sentire.  Se non senti che stai male, come fai a guarire? Se non senti la tua insoddisfazione, come fai a toglierla? Se non senti il tuo dolore, come fai a farlo uscire? Se non senti che stai morendo, come puoi vivere? Non dev’essere un caso che la nostra società sia zeppa di anestetizzanti e psicofarmaci; non dev’essere un caso che la gente corra sempre e che non si fermi mai; non dev’essere un caso che non si sappia più fare silenzio e che il rumore ci accompagni sempre. Tutto questo per un solo motivo: per non sentire.
E poi Gesù gli tocca con la saliva la lingua. Deve insegnargli a parlare, ad esprimersi, a dirsi. Gesù gli dice: “Devi tirare fuori quello che hai dentro. Devi dare un nome a ciò che provi. Devi definire la tua gioia, la tua rabbia, il tuo dolore, la tua emozione. Devi raccontarti. Devi vincere la paura di essere giudicato, di essere rifiutato, deriso. Devi tirare fuori chi sei”.
Poi Gesù guarda in cielo ed emette un forte sospiro, che è un urlo, un comando e gli dice: “Apriti”. I primi due gesti ci aiutano a cogliere la fatica di Gesù: questo uomo non voleva saperne di aprirsi. “Apriti”, invece, non è diretto agli organi ma all’uomo. Gesù lo scuote, lo strattona. Gesù è quasi arrabbiato, gli urla dietro perché questo uomo si è rinchiuso e non vuole fare nessuno sforzo (ha tanta paura!) per tornare a vivere. Non vuole aprirsi, gli sta bene stare così, nella sua condizione. Allora Gesù urla per svegliarlo dal suo torpore, per spaccare la corazza che lo rinchiude. (Quante volte Gesù nel vangelo deve urlare per svegliarci, per destarci dal nostro sonno, dal nostro torpore!). Allora io lascio risuonare quell’urlo di Gesù dentro di me: “Apriti… apriti… apriti… apriti… apriti!”. L’apertura è una dimensione della vita. Aprirsi vuol dire far entrare e incontrare il nuovo. Noi ogni giorno ci apriamo e mangiamo del nuovo cibo e inspiriamo della nuova aria; il nostro corpo e la nostra pelle si rinnovano ogni giorno. Aprirsi è vivere. Chiudersi è morire.  Apri il tuo cuore. Non dire: “Io non ce la faccio”. E’ che hai paura di soffrire. Perché tenersi dentro certe sofferenze: “Apriti”. Molte persone si sono messe dentro a dei carri armati: si sono corazzate. Vanno avanti ma non c’è incontro, perché da loro non esce niente di sé e niente di te le tocca veramente. Ti sfuggono sempre, non le prendi mai. Ma perché voler vivere così? Perché nascondersi dietro ad una maschera, per paura che si possa vedere chi sei veramente? “Apriti”.

Un uomo dice: “Oh se gli altri sapessero. Tutti vengono da me e mi chiedono consigli; tutti mi cercano e tutti mi rispettano, ma io dentro ho un turbine, un vulcano”. Apriti! E perché no? Perché condannarsi a portare certi pesi e certe pietre?

Perché privarsi della gioia e dell’intensità dell’amore solo per paura di soffrire di nuovo? “Apriti”.  Apri la tua mente. Leggi, impara, frequenta nuovi corsi e nuove esperienze. Non dire: “Questo mi basta”. E’ perché hai paura di perdere le tue vecchie idee, di doverle cambiare, di doverle verificare. Apriti. Apri i tuoi discorsi. Non parlare sempre delle solite cose: il tempo, i prezzi, la salute, il mangiare, le cose da fare, il calcio, la politica, ecc. Non dire: “E che altro c’è da dire?”. Perché non parli di te? Perché non ti ascolti e inizi a dire quello che tu hai dentro, quello che pensi veramente, quello che senti? Apri le tue amicizie. Incontra persone nuove, stili di vita diversi: ascolta e impara. Non dire: “Nessuno mi vuole; sono tutti così”. E’ la tua paura di non saper essere all’altezza di fronte ad altre esperienze di vita. Un’educatrice di un quartiere malfamato di Napoli, dove i bambini delle elementari andavano a scuola già con il coltello e facevano “i duri” con i compagni e con le maestre minacciandole, mi raccontava che gli stessi ragazzi portati lontano dal loro ambiente e fra persone diverse sembravano degli agnellini. Lì si sentivano forti, solo perché conoscevano tutto. Ma in realtà dentro erano terribilmente insicuri.
Se un ragazzo tutte le sere frequenta sempre i soliti amici che si ritrovano sempre sui soliti gradini della chiesa o del comune e poi vanno sempre al solito bar e fanno sempre le solite cose, non può che sclerotizzarsi. Penserà che non ci sia nient’altro da fare nel mondo, che sia tutto così. Frequenta altri gruppi, conosci altri amici; esci dal tuo paese, vai alcuni mesi all’estero, frequenta altre esperienze. Apriti!
Non dite: “Li amiamo”. E’ che avete paura di sperimentarvi diversamente. 
Apri il tuo modo di concepirti. Perché dovresti fare tutta la vita lo stesso lavoro? Non puoi pensare a qualcosa che faccia più per te e che nel tempo scopri? Non puoi pensare che Dio voglia da te qualcosa d’altro, di diverso? Perché la tua vita dovrebbe andare avanti sempre in questo modo? Apriti alle sorprese, alle intuizioni, ai sogni che hai dentro e alle novità che bussano. E perché no!? La tua vita non potrebbe avere una svolta improvvisa? Non potresti sentire ad un certo punto una voce irresistibile che ti chiama da qualche parte o avere un’intuizione che ti affascina? Apriti e accoglila.  C’è una frase che dovremmo ripetere più volte al giorno: “E perché no?”. Di fronte ad una nuova esperienza, ad un’idea o ad un incontro nuovo, prima di rifiutarlo chiediamoci: “E perché no?”.  Se rimani aperto la Vita, ti entrerà e ti colmerà di lei. “Io sto alla porta e busso” (Ap 3,20): aprigli! Ero un tesoro. Ero nascosto in un campo. Ero ricco. Contenevo perle preziose, gioielli, monete d’oro. Immaginavo la meraviglia di chi mi avrebbe scoperto. Immaginavo la gioia di chi mi avesse aperto. Immaginavo che cosa avrei potuto fare o essere. Immaginavo quanto ricco avrei potuto fare la persona che mi avrebbe trovato. Immaginavo... Nessuno mi ha mai trovato. Sono un tesoro inutile.  Se non ti apri, chi ti può conoscere? Se non ti apri, chi ti può amare? Se non ti apri, potresti vivere tutta la vita con un altro nome! Se non ti apri! Se non ti apri, muori.

M.P.

 
 
 
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Quando il saggio indica la luna
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L'ANGELO

La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)

 

 

ORME

Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.

 

 

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