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Stare lontano dal male e fare del bene..... nel silenzioso cammino!
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[ Il coraggio … deve venir fuori ]
Post n°213 pubblicato il 15 Settembre 2009 da orta0
Ad un certo punto bisogna avere il coraggio di dire: “Pensino quello che pensino, pensino quello che vogliono, ho la mia vita e la voglio vivere”. Bisogna sottrarsi da ciò che si potrebbe dire in giro perché altrimenti non si vive più. Più una persona è matura e meno importante è il giudizio degli altri (un po’ influente sarà sempre). Meno una persona è sviluppata, meno ha il coraggio di essere se stessa e più invece sarà condizionata.
Tornare a sentire vuol dire rimettersi in contatto col proprio cuore e ascoltarlo: anche perché il nostro cuore, essendo nostro, o lo ascoltiamo noi o nessun altro può farlo. Perché non torniamo a dire: “Sento che mi vuoi bene; sento che mi ami; sono felice che tu ci sia; sei importante per me; sento che mi fa bene la tua presenza; sento di essere fortunato ad averti incontrato; sento che mi prendi, che mi appassioni”. Tornare a sentire vuol dire: “Questa cosa che dici mi fa male; ho bisogno che tu mi rispetti; sono triste; sono arrabbiato; mi vergogno di questo; mi umili se dici così; sento dolore perché…”. C’è chi non sente perché ha dimenticato. Il cervello è capace di eliminare ciò che gli è fastidioso. Fare finta di niente, non elimina il dolore ma lo cristallizza, lo cementifica dentro di noi. Bisogna sentire il dolore: se lo si sente, lui se ne va; se lo si esprime, lo si butta fuori. Ma se non lo si fa, allora rimane dentro di noi e ci avvelena l’esistenza. Meglio soffrire qualche giorno che tutta la vita! Se non lo si esprime, inoltre, se non si fa il lutto, in realtà non ci si distacca mai. Per cui a volte le persone continuano ad essere insieme a persone morte 20 anni fa o con cui stavano insieme da giovani. C’è chi non sente perché questo va contro la propria immagine. Ci sono centinaia di motivi per cui la gente non sente. Non sentire vuol dire limitare la propria felicità. E perché voler essere infelici? Non sentire vuol dire non poter parlare, dire, esprimere, passare, comunicare, ciò che si sente. Perché nessuno può dare ciò che non ha. Nessuno può passare ciò che per primo lui non sente. Non sentire vuol dire dover pensare. Non sento l’amore e penso a come avere amore. Non sento Dio e penso a Dio. Non sento la gioia e penso a come poter essere felice. Non sento la vita e penso a cosa fa felici.
Sentire è meraviglioso, è l’essenza della vita. Il contrario di sentire è pensare: ma se si sente non si pensa e se si pensa non si sente. O funziona l’uno o funziona l’altro.
Sentire la gioia dentro e cantare, non è meraviglioso? La gente spesso canta per fare bella figura. Ma che c’entra? Chiudere gli occhi e cantare finché si freme dentro, finché si sente la vibrazione… allora quel canto diventa preghiera, liberazione, guarigione, inno all’Altissimo. Sentire la rabbia dentro e urlarla, non è potente? Si sente tutta la rabbia per le ingiustizie o semplicemente perché la vita non è come la vogliamo noi e la si urla nel bosco con tutta la voce. E’ liberatorio ma soprattutto si percepisce la forza che ciascuno ha dentro di sé, la potenza che ci abita. Non lo si sa: la si sente. Sentire l’eccitazione, la passione, per il tuo compagno che ti percorre il corpo ma che raggiunge l’anima, non è la sacra danza della vita? Ma la gente ha bisogno di tanto sesso proprio perché non sa vivere tutto questo. Cerca emozioni forti solo perché è staccata dalla vita di tutti i giorni, che, per chi è aperto, non chiuso, è un’emozione fortissima, irresistibile. Piangere non è meraviglioso? Sì sono una creatura feribile, vulnerabile perché umana. Piangere, senza trattenersi, fa sentire vivi e fa percepire la condizione essenziale dell’uomo: l’umanità. Quando siamo nati la prima cosa che abbiamo fatto è stato piangere. Chissà perché poi ce ne dimentichiamo? Commuoversi, non fa sentire pieni? Stupirsi di fronte al primo passo di tuo figlio; al “ti amo” di chi ti ama; commuoversi di fronte ad un tramonto, ad un gesto, alla tenerezza, riempie il nostro cuore di quella gioia che rimane e che non si compra.
In meditazione, rilassati, centrati su di sé, si può sentire l’onda dell’universo: c’è una vibrazione, una pulsazione sacra e universale sulla quale tutti siamo sintonizzati. In quel preciso momento si coglie l’unità di tutte le cose di cui si è parti. E’ una danza e tu sei un movimento. In quel momento la spiritualità è chiara: la senti! Non è mistica, tutto questo? Sentire il sole che si posa sul corpo e l’acqua a riva che bagna il corpo disteso; sentire la pioggia e sentire il vento, non è fantastico? Purtroppo molta gente non sente più (la soglia del sentire è troppo elevata), per cui per sentire qualcosa deve fare qualcosa di estremo. Deve buttarsi giù dai ponti, diventare famosa, essere qualcuno o chissà cosa, per sentire qualcosa. Che c’è di più grande di “sentire” l’amore di tuo figlio/a che ti guarda con quegli occhi sgranati e che ti butta le mani al collo? Che c’è di più grande di “sentire” che la Vita, Dio, ti vuole e vuole proprio te: ma non pensare, sentire che Lui ama te! Che c’è di più grande di “sentire” la gioia anche se la vita non va sempre come vogliamo noi. “Come va?”. Quasi tutti rispondono. “Bene, bene!”. E allora perché c’è tutta questa tristezza in giro? Tutto questo è per noi. La gioia, la felicità, l’unità di ogni cosa, l’empatia dei cuori, l’amore, il filo diretto con Dio è per noi. Perché rinunciare a tutto ciò che è per noi? Apriti… e sentirai la meraviglia dell’esistenza.
Un pensiero per voi:
Una sera dopo un applauditissimo concerto, il maestro Andrés Segovia, considerato il più grande chitarrista di tutti i tempi, fu avvicinato da un ammiratore che estasiato gli disse: “Maestro, darei la vita per suonare come lei!”. Andrés Segovia lo fissò intensamente e rispose: “E’ esattamente il prezzo che ho pagato io!”. Più una cosa è grande e più il costo è elevato.
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L'ANGELO
La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
ORME
Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.
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