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[ La forza della vita nell’Eucarestia ]

Post n°219 pubblicato il 30 Settembre 2009 da orta0

Buon giorno a voi, cari amici,
stamanare con un mio amico Frate si discuteva proprio di questo:

La forza della vita nell’Eucarestia

Noi siamo capaci di un amore grande? Certo che sì, andando a messa ci si nutre di quell’amore più grande: a volte piango, sento una mia ferita, esprimo tutto il mio dolore e accetto di essere stato così tanto ferito, magari in una cosa così intima.

 Non devo permettere al mio cuore di chiudersi, di rovinare tutto, di incatenare chi mi ha ferito in un senso di colpa o a quella sottile forma di onnipotenza che dice: “Non dovevi farlo a me!”.

A volte in alcune giornate, quando per il mio cattivo umore, mi faccio davvero schifo  e mi vergogno di me, dove vado? Quando neppure io mi accetto o quando tutti quelli attorno mi rifiutano (magari giustamente), dove vado? Un luogo accogliente che è la casa del Re, in chiesa dove per fortuna, lì c’è qualcuno che mi accetta.

Quando mi sento fallito e non credo più in me, lì c’è chi crede in me.

Quando non accetto di aver fatto certe cose, lì trovo un amore più grande che mi ama anche se io non mi amo, che mi accoglie anche se io mi rifiuto.

Quando mi viene voglia di “gettare la spugna”, di abbandonare l’impresa, di fare come tutti, di cedere ai compromessi, vado in chiesa a trovare l’energia che non ho. Mi manca ma so che qui c’è: allora mi fermo al distributore e faccio il pieno!

Una grande esperienza che Gesù fa fare ai discepoli è quella di vedere e di toccare le ferite. Le devono vedere sia Tommaso che gli apostoli.

Le ferite ci fanno vulnerabili (vulnus, infatti vuol dire ferita). Nessuno di noi vuole scoprirsi, nessuno di noi accetta di essere stato e di essere ferito, finché non scopriamo un amore più grande.

Eppure entrare nelle nostre ferite ci guarisce, ci fa più vulnerabili e più nel cuore della vita.

Io vengo in chiesa con il mio cuore ferito: chi di noi non ha ferite nell’amore? Chi di noi non ha ferito in amore? Io vengo in chiesa con le mie mani ferite: le mie mani sono state legate e paralizzate; le mie mani hanno colpito, umiliato e ferito. Allora io vengo qui e vado a prendere Gesù (la comunione) con le mie mani ferite perché venga e le guarisca. E poi lo mangio perché vada fino al mio cuore, lo guarisca e lo risani.

Per tante persone la comunione è proprio questo incontro che dà la forza di guardare a ciò che fa male, a ciò che non va, a ciò che non ci piace e che metteremo in un angolo, che non vorremmo vedere.

L’eucarestia, come per Tommaso, ti dice: “Dai un nome a ciò che ti fa male; mettici mano; tira fuori; tocca, esprimi e incontra il tuo dolore; prenditi cura della tua sofferenza; apriti in ciò che ti fa male”. L’eucarestia mi dà la forza per toccare le mie ferite, per metterci mano, per guardarle. In questo senso l’eucarestia è terapeutica, risanatrice, curativa, lenitiva, trasformativa.

 

La messa è poter dire come i discepoli: “Ho visto il Signore!”. E’ ovvio che uno che ha fatto questa esperienza può dirti come Tommaso: “Ma sei tutto matto tu! Cosa ci vai a fare? Cosa trovi lì? Se dormi ti riposi di più!”.

La messa è poter dire come Tommaso: “Mio Signore, mio Dio!”. Era proprio vero quello che mi dicevano. Solo che non potevo capire perché io non c’ero, perché io non volevo farmi coinvolgere, perché non volevo aprire il mio cuore, perché avevo troppa paura. Ma adesso che l’ho sperimentato capisco tutto.

Vengo a messa per fare quest’esperienza: per incontrare Lui, per farlo entrare, per sentirlo, per toccarlo, perché mi cambi. Dio diventa me perché io diventi Lui.

La messa, l’eucarestia è la forza della vita perché è il centro, l’essenza della vita: Dio è in te e tu sei in Dio. Dio è in tutto e tutto è in Dio. Lascia che Lui ti entri e permetta a te di essere quel che devi essere (come lui).

 

L’eucarestia esiste per questo motivo: perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, che vuol dire: abbiate la Vita, la vita vera, nel suo nome.

Se qui non trovo Vita, qui Dio non c’è. Dio è il Dio dei vivi. Il dio dei morti si chiama Satana. Ma dove la Vita scorre, vive, traspare, si esprime, esplode, fiorisce, lì Lui c’è.

 

Un pensiero per voi:

 

“Hanno sepolto il mio corpo e pensato che fossi finito
ma io sono la Danza e continuo a danzare gettato a terra,

io sono balzato in alto, io sono la vita che non morirà mai
vivrò in voi se voi vivete in me, io sono il Signore della Danza!”.


                                                                      Sidney Carter

 

 
 
 
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La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)

 

 

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Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.

 

 

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