Il mio tempo libero!
Stare lontano dal male e fare del bene..... nel silenzioso cammino!
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[ Tu devi fare come vogliamo noi.]
Post n°225 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da orta0
Vangelo: Mc 10,35-45 Domenica 18/10/09 E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo».
Il regno di Dio non è gloria e potenza ma "calice da bere" e "battesimo in cui immergersi". Queste sono due immagini che dicono coinvolgimento, immersione, passione intensa e a volte dolorosa. Seguire Gesù è fuoco, ardore, partecipazione piena e totale. Seguire Gesù non dà privilegi, dà vita. Come si beve e si manda giù tutto il vino del calice, così chi vuol vivere alla sequela di Gesù deve "bere", accettare, incontrare, tutto ciò che c'è nel calice della sua vita. Sarebbe bello sottrarsi da alcune situazioni, evitare certe questioni dure e certe camere oscure. Ma non si può. Come il battesimo ci immerge del tutto in acqua, così chi segue il Signore si fida, si lascia andare, si mette nelle sue mani e confida in Lui. Smette di pianificare, di progettare, di decidere lui e si lascia portare da Lui. Per Giacomo e Giovanni seguire Gesù è essere migliori degli altri, sentirsi superiori, ma Gesù dovrà spiegare che il suo regno non è come quelli di quaggiù. Nel suo Regno il primo non comanda ma serve. Nel Regno di Dio il primato non è dato al potere ma all'amore. "Chi vuol essere grande tra di voi si farà vostro servitore". Il diacono è colui che serve a tavola. E' colui che aiuta chi si sente debole. Grande, per Gesù, è colui che si mette a servizio della vita (in questo senso servo: "a servizio"), chi la favorisce, chi si occupa di chi è in difficoltà, di chi è debole, chi trasforma il suo amore in gesti concreti. Quindi seguire il Signore vuol dire essere tra gli ultimi, non nel senso di essere schiavi di qualcuno, di sentirsi inferiori, ma nel senso che quando sei l'ultimo tutti sono sopra di te. Se tu ti consideri ultimo allora nessuno è inferiore a te (sei l'ultimo di tutti). Spesso le persone si creano delle false aspettative. Spesso si accusa il partner del nostro malessere. Ma se sto male è solo colpa mia, dipende solo da me. Se ho bisogno di qualcosa, lo dico. Se qualcosa non mi va, lo dico e agisco conseguentemente. Ma non mi aspetterò da te quello che io non sono in grado di fare. La regola è: se hai qualcosa da sbrogliare, da esprimere, da chiarire, tocca sempre a te farlo, ragione o torto che tu pensi di avere. A volte nella preghiera noi siamo proprio così: "Signore, fammi questo, fammi quell'altro". Quante volte noi chiediamo pretendendo, aspettandoci, esigendo da Dio e dagli altri. "Ho pregato tanto, padre, ma il Signore non mi ha ascoltato". "Sì, sì, che ti ha ascoltato e molto bene: ti ha detto di no!". Dio ci ascolta sempre ma per fortuna non ci esaudisce sempre, perché la preghiera non è come andare al supermercato: prego, pago e compro. Un giorno un uomo chiese al Signore di mettere pace tra i suoi due fratelli che litigavano per l'eredità. "Signore, ti prego: fa' che i miei due fratelli facciano pace! Esaudisci la mia preghiera". Allora il Signore gli disse: "Va bene, lo farò. Vai da loro e fa in modo che s'incontrino e che si parlino". Ma l'uomo temette di schierarsi e non lo fece. Sono passati dieci anni e ogni sera quell'uomo prega così: "Signore, ti prego: fa' che i miei due fratelli facciano pace! Esaudisci la mia preghiera". Dio ascolta ed esaudisce le nostre preghiere, ma mai senza di noi o come vorremmo noi. Una persona ambiziosa ha bisogno di sentirsi superiore agli altri, ha bisogno di "sentirsi qualcuno" e farà di tutto per ottenerlo, per rimanere nella cresta dell'onda. Ma com'è possibile che sportivi, attori e personaggi di fama si svendano nei reality show? Ma che vuoto dev'esserci in chi ha così assoluto bisogno di essere più degli altri? Un giorno Diogene, filosofo libero ma povero, interloquiva con Aristippo, filosofo di corte, ricco ma assoggettato al re. Aristippo gli disse: "Guarda Diogene cos'ho io!" e gli mostrava tutti i suoi gioielli, i suoi vestiti e i suoi schiavi. "Se tu fossi importante per il re ti potresti permettere tutto questo". Allora Diogene gli rispose: "Guarda cos'ho io!" e gli mostrava il proprio corpo. "Se tu stessi bene nel tuo corpo non avresti bisogno di tutti questi vestiti; e se tu ti sentissi importante non avresti bisogno di essere amico del re per sentirti importante". L'arrogante crede di essere sempre nel giusto e che gli errori siano fatti, chiaramente, sempre dagli altri. L'arrogante si crede forte, crede di non aver paura, crede di poter far tutto e di sapere tutto. In realtà è un poveraccio che non è neppure consapevole della sua condizione. Con l'arrogante è impossibile dialogare: il disturbo di personalità è così forte che avrà sempre ragione lui. E' tempo perso dialogare con lui: lui non vuole dialogare perché lui non ha nulla da imparare, sa già tutto. Quando noi sentiamo la parola “potente” pensiamo subito ai "potenti", ai ricchi, agli uomini politici che possono, a nostro dire, gestire le redini della politica nazionale e internazionale. Allora diciamo: "Non è una questione che mi riguarda". Ma le modalità per avere potere sono molte: a volte il nostro stato è la nostra casa e noi in questo spazio ci comportiamo da despoti, da tiranni; siamo i potenti del nostro piccolo regno e i nostri sudditi sono i figli e il partner. A volte le strategie che utilizziamo sono così fini, così subdole che sono invisibili agli occhi di molti. Il potere è il contrario del servizio. Il potere asservisce, cioè usa l'altro per i propri scopi. Nel servizio tu servi, ti metti a disposizione dell'altro; nel potere tu pretendi, esigi, invece, che l'altro ti serva, sia a tuo servizio e a tua disposizione. Il potere del "salvatore". Il salvatore è colui che ti aiuta ma lo fa per sé e non per te (anche se non sembra. Il salvatore ha bisogno di qualcuno da salvare. Conoscete tutti quelle persone che hanno bisogno assoluto di aiutare sempre qualcuno. A volte più che generosità è bisogno. Se c'è qualcuno da salvare allora io sono importante, allora io valgo. Se queste persone ti aiutassero soltanto, anche se lo fanno per sé, lo si potrebbe anche accettare. Ma questi salvatori hanno bisogno dei salvati, hanno bisogno che tu stia male, che tu rimanga incapace, che tu non sia in grado. Perché, se tu sei in grado, loro chi aiutano? Non possono farti crescere. E se tu crescerai e ti arrangerai da solo, loro saranno risentiti con te e ti diranno o che stai sbagliando (perché non fai come loro desiderano) o che sei un ingrato con tutto quello che loro hanno fatto per te. In tutte le relazioni d'amore (genitoriale, terapeutica, educativa, ecc) chi ti ama è un po' il tuo salvatore. Ma se ti ama non rimarrà fisso in questa situazione, pur molto gratificante per lui: quando dovrà farti spazio perché tu possa staccarti e andartene da lui, lo farà. Se ti ama rimarrà anche quando non sarà più il tuo idolo, anche se lo contesterai o sarai al suo livello. Il potere della vittima. Ci sono due modi per vincere un combattimento: uno è sopraffare l'avversario e farne una vittima, l'altro trasformarci noi stessi in perfetta vittima. Il potere della critica. "No perché sai, quello che io devo dire lo dico in faccia; io voglio essere sincero a tutti i costi; io non nascondo niente a nessuno; io quello che ho da dire lo dico; io sono uno schietto e vero; il mio carattere è così" e intanto giù critiche a non finire. Con queste espressioni ci si legittima la critica libera. Allora uno può dire quello che vuole, disinteressandosi degli altri e del fatto che li possa ferire, perché tanto "lui è uno che le cose le dice in faccia". "Se l'altro (quello criticato di continuo) poi si sente una schifezza è un problema suo perché io non voglio mica fargli del male, voglio essere solo sincero". E' il rancore di chi si sente tradito, di chi si sente pugnalato da chi proprio non se lo sarebbe mai aspettato: "Ma come, proprio da voi? Non eravamo un gruppo solo? E' così che ci amate?". Gli altri dieci si sentono traditi, messi in disparte e provano una rabbia enorme: "Voi state tentando di avere i posti d'onore; a voi non interessa affatto di noi; ci state "facendo le scarpe" per avere i posti d'onore". Ma il rancore degli altri dieci non viene espresso, rimane dentro, fra di loro. Il rancore è sempre così: è un comportamento aggressivo che non si manifesta con attacchi diretti, è una rabbia non espressa. Chi lo prova ci sta malissimo e in genere viene mantenuto per molto tempo. Quante volte ci succede che un Caio qualunque viene a dirci che il nostro amico Tizio ha parlato male di noi. Allora noi ci indigniamo, proviamo rancore con Tizio ma non diciamo niente. E così ogni volta che lo vediamo dentro bolle una pentola a pressione. Ma, c'è da chiedersi, ne vale la pena? Se c'è qualcosa da chiarire, chiariscilo. Se c'è da dirsi in faccia cosa non va, facciamolo, ma poi basta. Il rancore nasce dalla paura del giudizio: uno ci critica e ci ferisce; ci arrabbiamo ma non abbiamo il coraggio di affrontarlo e così proviamo rancore. Ma provare rancore non ci serve, ci distrugge solo il fegato e ci rovina tutte le giornate. Nel tempo ne facciamo un'ossessione e non pensiamo altro che a quello. Ne vale la pena? Se qualcuno ci ha feriti o risolviamo con lui la questione o impariamo ad accettare i giudizi altrui, valutando se ci sono utili e ben sapendo che siamo solo noi a giudicare il nostro comportamento. Il rancore è la rabbia di chi ha paura: non serve, avvelena solo l'esistenza. Se te lo tieni dentro morirai con lui. Allora la frase di Gesù: "Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore". Per me vuol dire smascherare i miei tentativi (pretesa, ambizione, arroganza, rancore, critica, ecc) di essere più degli altri. Perché chi serve non è (né si ritiene) più di nessuno.
Sei servo di quello che non servi. M.P.
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La sera quando i pensieri, i ricordi
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Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
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Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.
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