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[ Nulla si può strappare dalla mano di Dio ]
Post n°272 pubblicato il 25 Aprile 2010 da orta0
(25/04/2010) Vangelo: Gv 10,27-30 Questi sono gli ultimi versetti di un lungo discorso detto del "buon pastore" che Gesù fa nel capitolo 10 di Gv. Mentre gli altri vangeli hanno le parabole, il vangelo di Gv è pieno di immagini: "Io sono la vita, la strada, la vigna, il buon pastore, l'acqua viva, il pane, la porta". In questo discorso Gesù si definisce come il buon Pastore. In queste poche parole è racchiusa l'esperienza viva che i primi cristiani, in mezzo a persecuzioni, lotte, conflitti, maldicenze e difficoltà, facevano: chi ascolta e segue il Signore non teme nulla. Perché nessuno ti può rapire, strappare dalla sua Mano. "Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono". L'auricologia sa che nell'orecchio c'è tutto l'uomo (come negli occhi o nel piede).
Come uno ascolta così parlerà. Come uno ascolta così camminerà, canterà ed agirà. Da come tu parli, ma ancor di più da come tu ascolti io capirò chi sei. "Non fidarti mai di chi non sa ascoltarti". Ogni giorno udiamo milioni di suoni ma quanto ascoltiamo? Alcuni santi si sono convertiti di fronte ad una parola ascoltata. Alcuni di noi, invece, hanno letto la Bibbia intera più volte e il vangelo migliaia di volte ma non è successo niente. Perché? Udire è percepire un suono; ascoltare è farlo ri-suonare in noi, che vibri le corde della nostra anima. E invece noi udiamo tutto: voci che entrano e che escono, ma non si fermano, non creano vibrazioni, non si sedimentano. Siamo chiusi. Quando siamo stati battezzati, il sacerdote ha fatto un gesto: ci ha toccato le orecchie e le labbra (rito dell'Effatà, Apriti). Sta a dire: "Ti auguro e fa' in modo che le tue orecchie siano sempre aperte perché tutte le mie parole non ti serviranno a niente se saranno tappate". "Perché -chiesero al maestro- di fronte alla tua parola alcuni cambiano vita e altri neppure sono toccati?". "Dipende dalle orecchie!". Orecchio, ozen, vuol dire apertura. L'orecchio è aperto? Chi non ascolta giudica e giudicherà. E più un uomo giudica e più certamente non è capace di ascolto, di ascoltarti e di ascoltarsi. "Io le conosco ed esse mi seguono". Conoscere per noi è sapere chi è uno, dove abita, quanti anni ha e cosa fa nella vita. Ma che conoscenza è questa? E' una conoscenza di dati, di informazioni, una conoscenza da carta d'identità. Molte persone chiamano conoscenza un'idea mentale. Sapere che tu ti chiami "Luca Rossi" non è conoscerti. Sapere che tu sei uno studente non è conoscerti. Allora: ti conosco se ti sento dentro, se ti sperimento, se sento la tua vibrazione interna. Conosco la parola di Dio non se la so a memoria ma se ne sento la vibrazione in me, se avverto in me la potenza e la forza, se mi coinvolge e penetrandomi mi cambia. Perché la vera conoscenza ti cambia. Non conosco mio figlio quando so che materia avrà domani a scuola, ma quando avverto il suo stato d'animo, cosa prova e cosa vive dentro. Conosco il mio partner non perché riconosco la sua faccia ma se ascolto cosa vive dentro di lui, se riesco a percepire e a cogliere cosa ha dentro, e cosa provoca tutto questo in me. Mi conosco se sono in contatto con ciò che freme e si muove, con i miei turbamenti e con i miei slanci, se percepisco le tonalità, le onde del mio mare interiore; mi conosco se mi permetto di percepirmi e di ascoltarmi. Arpazo vuol dire rapire, strappare via, prendere, rubare: siamo tutti percorsi da questa paura di essere strappati via. E' la paura e l'angoscia di perdere la propria vita e quella dei cari; di essere uccisi per strada, in treno, alla stazione o in aereo; la paura di uscire di casa e la paura che qualcuno entri in casa; la paura che qualche malintenzionato rapisca i nostri figli; la paura di perdere la faccia, la fama, il prestigio o i soldi. In certi giorni ho paura perfino di quello che potrà dire il vescovo, il mio capo, la gente, gli altri. In certi giorni ho paura di essere pazzo, matto, di aver sbagliato tutto. Di quale cosa puoi dire: "E' mia"? Pensa a qualunque cosa e prova a dirle: "Tu sei mia". E poi chiediti: "Ma è proprio vero?". E fallo con qualunque persona. Di quale persona puoi dire: "Questa mi appartiene, questa nessuno me la può rubare"? Dov'è che puoi ancorarti in profondità? Dov'è che puoi trovare un terreno che terrà, che non ti scivolerà via da sotto i piedi lasciandoti cadere nel buio e nel vuoto? Quello che dobbiamo imparare, in un modo o nell'altro, lo impareremo. Verrà un giorno in cui, ci piaccia o no, dovremo lasciare tutto e abbandonarci a Lui, dovremo semplicemente fidarci di Lui. Verrà un giorno in cui non potremo più contare più su di noi, in cui non potremo più controllare tutto e tenere tutto sotto il nostro controllo, ma dovremo solo stendere le nostre mani e rimetterci nelle Sue mani. Per molti di noi quel giorno è la morte. La morte è un'esperienza che dobbiamo fare non solo perché ci toccherà, ma perché è un'esperienza religiosa: "Non ho più nulla, se non Te. Mi fido e mi lascio andare". Guardo alle cose: "Vi uso, ma non siete mie. Che stupido sarebbe attaccarmi a voi!". Guardo al mio compagno e gli dico: "Ti amo, ma non sei mio". Guardo a mio figlio e gli dico: "Ti amo visceralmente, ma non sei mio". Guardo alla mia vita: "Ti amo, voglio vivere intensamente e per molto tempo, ma non sei mia". Io vorrei alzarmi la mattina con questa luce: "Siccome non possiedo nulla, nulla mi può essere sottratto. Siccome non possiedo nulla, ma appartengo a Dio, nulla mi fa paura". Quando mi alzo la mattina e mi ripeto le parole della Sapienza (11,24): "Se avessi odiato qualcosa - dice Dio - non l'avrei neppure creata", sento che una profonda pace e fiducia scende in me. Sento che tutte le paure svaniscono, sento che non ho più paura di vivere, sento che posso vivere. Sulla tomba di Ayrton Senna (il famoso pilota di Formula 1) c'è scritta una frase di S. Paolo: "Nulla mi può separare dall'amore di Dio". Un pensiero per voi:
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L'ANGELO
La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)
ORME
Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.
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