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Post n°273 pubblicato il 01 Maggio 2010 da orta0

Domenica (02/05/2010)  Vangelo: Gv 13,31-33.34-35  

 Queste parole Gesù le dice durante l'Ultima Cena (Gv 13-17) in un contesto di intimità e di tradimento. Di intimità perché Gesù apre il proprio cuore ai suoi discepoli, comunicando loro ciò che più gli sta a cuore. Sono le ultime parole di Gesù, e come spesso succede le ultime parole di una persona racchiudono tutta la sua vita e sono il centro della sua vita.

D'altra parte proprio prima di questo vangelo (13,21-30) si è consumato il tradimento di Giuda. Gesù smaschera il traditore ("uno di voi mi tradirà" 13,21) e porge il boccone a Giuda (13,26). Il contesto di questo vangelo mi aiuta a comprendere che non c'è intimità senza la possibilità del tradimento. Il tradimento è molto più del semplice tradimento fisico. Anche Gesù sperimentò il tradimento: Giuda (uno dei suoi, uno degli amici!) lo consegnò ai nemici. Pietro lo rifiutò, lo rinnegò, lo disconobbe quando fu ora di difenderlo. Le folle lo seguivano e lo acclamavano, ma quando fu ora di sorreggerlo lo lasciarono solo. Il tradimento è: mi apro e tu mi ferisci. La reazione istintiva sarebbe quella di eliminarti. Tutti i casi di omicidio del partner avvengono per questo: ci si sente traditi (non importa se è vero o no), non si regge il dolore e si elimina chi ci ha feriti.

C'è un intimo legame tra aprirsi e tradimento, tra amore e vulnerabilità. Non si può conoscere l'intimità se non si vince la paura di esserne feriti. Tutti noi vorremmo una garanzia di intimità: "Mi apro ma tu non mi pugnalerai". Tutti noi sappiamo quanto sia difficile aprirsi, farsi vedere per quello che si è, mostrarsi con i propri lati di luce e i propri lati d'ombra. Allora vorremmo essere certi che quando lo faremo non saremo traditi.

Ma nessuno ci può garantire questo. Fa parte dell'aprirsi la possibilità di essere derisi, svergognati, traditi, non compresi, giudicati, che qualcuno racconti in giro di noi o peggio usi la nostra apertura.

Se ti apri puoi essere ferito. Ma qual è l'alternativa? Rimanere chiusi per sempre? La maggior parte delle persone indossa le maschere proprio per questo: "Mai più!". Ti sei aperto, ti sei fidato, ti sei mostrato vulnerabile e qualcuno ti ha pugnalato. Allora hai tratto la logica conseguenza: "Se aprirmi vuol dire soffrire, semplice: non mi aprirò mai più!".

Allora : "Meglio non provare niente; meglio non sentire; meglio non aver bisogno d'ascolto, d'amore, così non si viene rifiutati". E così hai fatto! Essere adulto, essere come Gesù, per me vuol dire concedermi la fiducia di aprirmi (e guarderò molto bene con chi farlo!), di essere vulnerabile, correndo anche il rischio del tradimento.
Non c'è amore senza apertura. E ogni apertura vuol dire spazio aperto dove qualcuno ti può anche pugnalare. Ogni volta che recito il Padre Nostro apro le mani. Per me è un simbolo profondo: è un rischio vivere, aprirsi, mostrarsi, far entrare qualcuno nel tuo intimo e nella tua vulnerabilità, ma ne vale la pena. Chiedo a Dio di avere il coraggio e la forza per farlo.

In poche parole il vangelo usa molte volte il termine "gloria" (doxa).

Per noi è incomprensibile questa parola. Quando noi pensiamo a gloria pensiamo ai personaggi famosi, a quelli che hanno fama, potere e riconoscimento. "Gloria" è vincere il Campionato del mondo di calcio o apparire in tv; gloria è fare qualcosa per cui si sarà ricordati per sempre e non si sarà mai dimenticati; gloria è essere conosciuti da tutti; gloria è essere ammirati da tutti; gloria è arrivare in alto. Ma "gloria", docheo, vuol dire lett. "mostrarsi, farsi vedere". La gloria è quando Dio si fa e si da a vedere nella tua vita. Dio non si può vedere, ma si può mostrare, si può far vedere, lo si può riconoscere. Tu vivi le tue giornate, ma in certe situazioni Dio si mostra: questa è "gloria". Tu vivi le tue giornate, ma in certe tue parole, in certi tuoi comportamenti, in certe tue scelte, Dio si dà a vedere.

Gesù è la "gloria di Dio" perché in lui Dio si è fatto massimamente vedere. Gesù "glorifica" Dio perché la sua vita è stata trasparenza dove Dio si è reso visibile. L'uomo è "gloria" di Dio quando nella sua vita autentica Dio emerge.

La gloria è sentire anche solo per un attimo la Voce e vedere anche per solo un istante la Luce. La gloria dell'uomo è sentirsi Dio, divino, potente, immortale. Ma questa non è gloria, è idolatria. La vera gloria non è sentirsi Dio, ma sentire Dio, vederlo, percepirlo, riconoscerlo. Ti entra qualcosa che non potrà mai più uscire e che non ti lascerà mai più.

Poi il vangelo dice: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri" (13,34). E' un comandamento nuovo? Un po' sì perché per un ebreo l'amore era per quelli della propria famiglia o al massimo per quelli della propria gente. E' una piccola novità, in effetti. Ma non è questa la vera novità. La vera novità avviene nella riga successiva: "Come io vi ho amato". Questo è il metro: amare come Gesù ci ha amati. Questo determina, mostra, rivela l'essere o meno discepoli di Gesù: "Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni gli altri, come io vi ho amati" (13,35). I primi cristiani erano testimoni di questo: si amavano in maniera diversa da tutti gli altri. C'era un di più, un diverso, una libertà maggiore, un perdono più vero e profondo, una gioia non comune. Quando la gente comune li guardava diceva: "Quelli si amano proprio, per davvero!".

Non è certo quello che viene detto oggi delle nostre comunità cristiane. Anzi, a volte vengono definite come chiuse, giudicanti, ripiegate su di sé. A volte vengono accusate proprio di non amare lì dove c'è bisogno di maggior amore e cura (gay, divorziati, situazioni "non in regola", ecc.).

Ma per Gesù è "cristiano", "suo discepolo", chi ama come Lui ha amato. Gesù in Mt 25, 31-46 sarà chiaro: non chi si definisce religioso è "mio discepolo", ma chi ama ("perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi"). Su questo non ci sono più dubbi: è "discepolo di Gesù" non chi ha il patentino per la chiesa (battesimo) ma chi ama, chi è disponibile a crescere nel suo amore e nelle sue relazioni.

"Dio è amore", dice S. Gv: dovunque c'è qualcuno che ama nella verità, lì c'è Dio. Ma possiamo anche dire il contrario: "L'Amore è Dio". Andare dove c'è qualcuno che veramente si ama perché lì c'è Dio.

Il grande problema è: che cosa definiamo con la parola "amore"? Tutti dicono di amare.

Attenzione però alla parola "amore": può rientrarci dentro tutto e il contrario di tutto.

Gesù non fece grandi discorsi sull'amore. Gesù si focalizzò sulle persone. Mentre l'ebreo di fronte a certe persone si chiedeva: "Questo lo devo amare o no?", Gesù non si fece mai questo problema. Quando vedeva una persona se ne prendeva cura. A volte Gesù li amò e cambiò loro la vita; altre volte li guarì dai loro mali fisici e dell'anima; altre volte semplicemente li accettò per quello che erano, riconoscendo che più di quello non potevano dare. L'amore esiste sempre di fronte ad un volto. Amare non è "fare cristiani, convertire": se amo un musulmano lo aiuterò a diventare un musulmano migliore. Madre Teresa diceva: "Esiste un solo Dio, ed egli è il Dio di tutti. Perciò è importante vedere tutti gli uomini come uguali davanti a Dio. Io ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore, e un cattolico a diventare un cattolico migliore".

Per Gesù l'amore è passione per la vita fino alla morte. Gesù entrava dentro ad ogni cosa con tutto se stesso e con la forza di tutte le sue emozioni. Quando c'era da essere felice lo era pienamente; quando era toccato dal dolore della gente, lo era profondamente; quando amava, amava così autenticamente che l'altro guariva; in ogni cosa era dentro del tutto. Guardando a Gesù vivo la forza del sentimento dell'amore.

Se ami si vede! Chi ama non è freddo, mai! L'amore è dare, ma non solo... Per il cristianesimo amore è dare, donare, donarsi, lasciarsi toccare da ciò che si vede.

Possiamo dire che Madre Teresa, che era tutta per gli altri, non abbia amato? Certamente no. Possiamo dire che chi dedica (dedicare viene da dare) la propria vita per la causa della verità, di un mondo migliore o più giusto non ami? Possiamo dire che Gino Strada non ami? Certamente no. Se non c'è gratuità non c'è amore. Se tutto viene misurato in base a ciò che si dà e in base a ciò che si riceve allora c'è economia: ti do questo e tu mi dai questo. L'amore vero non fa i soldi (infatti fa felici) perché ha uno spreco in sé. Dà e non gli interessa il ritorno.

Margherita Yourcenar in suo romanzo scrive: "Verrà un giorno in cui tutte le leggi scompariranno e resterà solo la legge dell'amore". E' così: solo l'amore è ciò che non muore.        Tutto passerà (proprio tutto!) e rimarrà solo l'amore.

 Un pensiero per voi:
L'a-more è ciò che ti salva perché non ti fa morire:
solo l'amore ti fa vivere
e solo per amore si può vivere.

M.P.

 

 
 
 
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Quando il saggio indica la luna
lo stolto guarda il dito.
La religione serve per portarti a Dio.
Altrimenti non ti serve.

 

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L'ANGELO

La sera quando i pensieri, i ricordi
Si fanno più intensi
Accendi una candela
Sarà la luce del tuo Angelo.
Nella penombra,Egli saprà farsi sentire
Saprà farsi ascoltare.
In quei momenti non avrai freddo
Ma sentirai la pelle d’oca,
sentirai nel tremolio della fiamma
il volteggiare delle Sue ali,
sentirai nel calore della fiamma
il Suo alito baciare il tuo viso.
Egli sorriderà hai tuoi sogni
E veglierà il tuo sonno.!
( michael)

 

 

ORME

Orme di piedi
sfiorano fili d'erba.
Orme in scia
alla ricerca del tempo
trascinano un ricamo
su quel prato decorato di fiori.
Petali riflessi nella notte
oscurano le stelle,
leggeri desideri sfiorano
la luminosità dell'anima.

 

 

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