Creato da TizianoPillitu il 15/04/2009

TIZIANO PILLITU FILM

PANAS PIMENTOWN

 

 

Tiziano Pillitu "Panas"

Post n°4 pubblicato il 24 Aprile 2009 da TizianoPillitu
 
Foto di TizianoPillitu

mer 11 mar 2009
PANAS
di CLAUDIA ZEDDA

Delle volte accade che la terra prenda vita e le società passate ritrovino voce, e ci parlino. Racconti antichi, raccolti da chi sa ascoltare, che vengono assimilati e riproposti. Il racconto è firmato Tiziano Pillitu, regista, e prende forma di pellicola, ancor più gradevole se si tengono in considerazione i pochi mezzi a disposizione. Tutta arte e passione quella che viene proiettata alla fine di un lavoro lungo mesi, che si condensa in un ora e mezza di immagini, suoni e parole, sogni dimenticati e speranze ritrovate. La pellicola ruota intorno alla figura mitica delle panas, donne morte di parto, donne impure che la tradizione sarda vuole scontino una atroce pena; quella di lavare per sette anni i panni insanguinati dei propri figli mai conosciuti. Anime buone, cui è concesso tornare solo a notte fonda, e quando la luna è piena e alta nel cielo, cantando strazianti ninnananne. Anime innocue capaci però d’uccidere o ferire se disturbate, perché è scritto che se la pena fosse interrotta dovrebbe essere ripresa da principio, per altri sette anni. Espressione della loro rabbia il lancio dei panni che lavano e schizzi d’acqua, che impregnandosi d’ira prenderebbero la consistenza di fuoco. Nei paesi sardi si diceva delle donne che portavano il viso macchiato che avessero disturbato una pana.

Una donna che muore mettendo al mondo due gemelli dà inizio ad una storia che immerge l’osservatore in un mondo dimenticato, addormentato, che si ridesta per mostrarsi in tutto il suo splendore e in tutta la sua semplice crudeltà. Quella concreta che esisteva quando la società sapeva scindere fra bene e male, entrambi accettati in quanto facenti parte della medesima vita. Scenari selvaggi, misteri non svelati vissuti da un paese sardo e dai suoi abitanti sul finire dell’ottocento. Temi tradizionali noti e meno conosciuti, presenza de sa accabadora, il ballo tondo, il tema ricorrente dello scontro fra carabinieri e banditi, l’amore come filo conduttore, sono gli elementi che danzano intorno alle sonorità tradizionali. Un sorriso desta la semplice naturalezza degli attori non professionisti, provenienti da differenti paesi della piccola Sardegna, che interrompendo per breve tempo la propria quotidianità, rivivono una storia come tante, raccontata come poche volte accade, che ci dimostra come il fascino del passato, sommato alla tecnica nuova e la passione mai tramontata, possa far ancora sognare.

Panas di Pillitu segue la precedente e indimenticabile opera di Marco Antonio Pani, datata 2005. Un corto ermetico, da interpretare, che lascia col fiato sospeso per i venti minuti e più nei quali scivola come vento caldo, mentre osserva distaccato i miti sardi di fine novecento, che stentano a morire. Meravigliose le panas che lavano e cantano, incantevoli spettri di donna, abbracciati dal mistero notturno.
Lecita la confusione vista l’omonimia dei titoli, che scemerà solo quando avrete assaporato entrambe le pellicole che profumano di Sardegna.

Tags: Folklore, Panas, Sardegna, Tiziano Pillitu, Tradizione

Claudia Zedda
Laureata presso l’Università di Cagliari nel corso di Lettere Moderne con indirizzo socio antropologico, ha di recente pubblicato il suo primo libro dal titolo “Creature Fantastiche in Sardegna” e da anni si occupa di scrittura creativa. Collabora con alcuni quotidiani locali, tra i quali l’Unione Sarda, diverse riviste on line (mediterraneaonline.eu, ziogeek.com, ecc...). Insegna presso una scuola privata: informatica, letteratura e materie umanistiche in genere.

 
 
 

PANAS un film di Tiziano Pillitu

Post n°3 pubblicato il 24 Aprile 2009 da TizianoPillitu
 
Foto di TizianoPillitu

CIRCOLO DEI SARDI NEL MONDO SCRIVE..

Panas | Film comunitario, autoprodotto e autofinanziato

mercoledì 29 ottobre 2008 di exeo

Panas è un film comunitario, nel senso più ampio del termine, un film che racconta e descrive un’antica leggenda popolare sarda in cui le donne morte di parto sono condannate per sempre a lavare nel fiume, ogni sette anni e nelle notti di luna piena, i panni dei loro bambini mai nati .

Dietro le quinte s’intravede l’opera di un uomo e della sua compagna che, assieme a 110 cittadini del proprio e di altri paesi della Sardegna, nonostante la diffidenza e le difficoltà dovute all’ottusità degli "operatori culturali", istituzionali e non, hanno creduto fino in fondo in ciò che facevano, riuscendo a capovolgere i luoghi comuni che circondano la cinematografia e la produzione di cultura, relegata ai soli addetti ai lavori.

Perchè "Panas" va oltre l’intento dei singoli, poichè all’ opera hanno preso parte comunità distinte, anche territorialmente, capaci di "autoraccontare" i propri miti e le proprie leggende, riappropriandosi, con esse, e senza nessun imbarazzo, dei moderni mezzi di produzione culturale, piegandoli alle esigenze del racconto, "su contu" che è sempre stato un fattore di rielaborazione e condivisione culturale e comunitaria delle genti sarde.

"Panas" ha richiesto un anno di lavorazione, è stato interamente autofinanziato da Tiziano Pillittu, di Pimentel e ha utilizzato, gratuitamente, un cast formato da 110 attori non professionisti, prevalenemente amici, conoscenti, paesani, parenti, cittadini dei comuni e dei luoghi in cui il film è stato ambientato.

Il film, che copre un arco temporale che va dal 1890 al 1925, è sostanzialmente un intreccio di vicende familiari, talvolta misteriose.
La trama narra di una ragazza che muore mentre dà alla luce due gemelli, poi affidati a un orfanotrofio. C’è anche s’accabadora. Ma non è stata una passeggiata: «Per un anno e mezzo abbiamo fatto tutto da soli, mia moglie ed io».

Tiziano ha scritto i dialoghi, ha curato le riprese, il montaggio e ha dovuto pagare un attore, uno solo su centodieci: «Cinquanta euro per dieci minuti alla guida di un carretto trainato dal cavallo, ma cosa dovevo fare? È stato come scalare l’Everest a mani nude. Ho investito cinquantamila euro ma nessuno vuole distribuire Panas ».

In realtà il regista avrebbe apprezzato il sostegno economico di chiunque: «Abbiamo presentato la richiesta per incontrare il presidente della Regione e non è andata bene. All’assessorato regionale al Turismo un funzionario mi ha smontato: voleva questo e quest’altro, sono andato via con le orecchie basse. Altri hanno promesso mari e monti salvo poi eclissarsi e non rispondere più al cellulare».

L’opera è ambientata nelle campagne di Pimentel e Samatzai, la Casa Orrù di San Raimondo di Gesturi, il Museo e centro storico di Mandas, il museo di Ortacesus, il Museo delle Ferrovie della Sardegna a Monserrato nonché la Piazza Maria Vergine, il centro storico e le case private di Villanovafranca, le campagne di Guasila, S.Basilio, S.Andrea Frius, Senorbì, Escalaplano e il nuraghe Arrubiu di Orroli.

Costumi tradizionali sardi, alcuni dei quali autoprodotti, testi e dialoghi in lingua sarda e in italiano, sottotitolati,
regia, luci e montaggio di Tiziano Pillitu.
Aiutoregista, Angela Marras.
Trucco e costumi di Serenella Sanna e Roselma Schirru.
Il film è stato ripreso in digitale, con una sola telecamera, (1 h, 45 di durata )

Scrive Tiziano Pillittu: "vivo a Pimentel (CA) e dal mese di maggio trasmetto un film scritto e diretto da me. Il film si intitola "PANAS", un’antica leggenda sarda che vede protagoniste le donne morte di parto, le quali tornavano in una notte di luna piena a lavare i panni dei propri bimbi sulle rive dei ruscelli o in antichi lavatoi.

L’espiazione durava sette anni e nessuno doveva disturbare questo atto, altrimenti la donna doveva ricominciare la pena da capo. Prendenco come spunto questa leggenda, ho creato un soggetto che vede in primo piano la vita di due gemelli di questa donna sfortunata.
Il film sta ottenendo un gran successo, tanto da essere stato richiesto e trasmesso presso le multisale del Galaxy Cinevillage di Sestu per 15 giorni. Il film ha una durata di h:1,40 circa e l’ambientazione ci porta in dietro nel tempo al 1890 e termina nel 1925. Girato completamente in costume sardo, dialoghi in italiano e sardo con sottotitoli.

Vorrei far conoscere il mio lavoro ai circoli sardi in italia e non solo, quindi portarvi un pezzo della nostra isola in chiave cinematografica".

 
 
 

PANAS di Tiziano Pillitu l' Unione Sarda

Post n°2 pubblicato il 22 Aprile 2009 da TizianoPillitu
 
Foto di TizianoPillitu

DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO PAOLINI
PIMENTEL L'importante è sapersi adattare. Vuoi girare un film? Fallo in casa. Detto, fatto. Tiziano Pillitu si è messo dietro la macchina da presa, ha scritto i dialoghi, curato il montaggio e pagato un attore, uno solo su centodieci: «Cinquanta euro per dieci minuti alla guida di un carretto trainato dal cavallo, ma cosa dovevo fare? È stato come scalare l'Everest a mani nude. Ho investito cinquantamila euro ma nessuno vuole distribuire Panas ». L'unica data certa è la presentazione alla stampa, domani a Monserrato.
Questa è la storia di un ex carabiniere che volle farsi regista. Prima con un cortometraggio battezzato Pimentown che «ha avuto un buon successo», ora con un film ambientato tra il 1890 e il 1925. Che si basa sulla leggenda delle panas: «Donne morte durante il parto e per questo costrette a lavare i panni del neonato per sette anni, di notte, mantenendo sembianze umane sulle sponde del fiume. La trama? Una ragazza muore mentre dà alla luce due gemelli, poi affidati a un orfanotrofio. C'è anche s'accabadora . I dialoghi in sardo sono sottotitolati». Non è stata una passeggiata: «Per un anno e mezzo abbiamo fatto tutto da soli, mia moglie ed io». A dirla tutta, il regista non avrebbe disdegnato il sostegno economico di chicchessìa: «Abbiamo presentato la richiesta per incontrare il presidente della Regione e non è andata bene. All'assessorato regionale al Turismo un funzionario mi ha smontato: voleva questo e quest'altro, sono andato via con le orecchie basse. Altri hanno promesso mari e monti salvo poi eclissarsi e non rispondere più al cellulare».
In attesa della sospirata proiezione, c'è solo una scheda riassuntiva: «Centodieci attori di venti Comuni, quindici armi e decine di vestiti d'epoca, alcuni cuciti da mia nuora. Riprese a Monserrato, Ortacesus, Mandas, Sant'Andrea Frius, Villanovafranca, Gesturi, San Simone d'Escolca, Orroli, Pimentel, Guasila, Samatzai, San Basilio. Mio nipote, Andrea Marras, si è occupato della grafica. Resta in piedi il problema numero uno: «Lunedì c'è la prima per gli addetti ai lavori e sto ancora cercando qualcuno che distribuisca il film. Con Angela le abbiamo tentate tutte, abbiamo preso coraggio e siamo andati anche a Torre delle Stelle, da Pippo Baudo. Ci ha incontrato, ha detto che il film l'avrebbe visto una volta rientrato a Roma. 'Prendete il numero del mio cellulare'. L'ho chiamato quattro volte e mi ha sempre risposto la segretaria».
Tiziano Pillitu non si dà per vinto: «Se non salta fuori una novità eccezionale, andrò di persona a contattare i direttori delle sale cinematografiche sarde. Certo, mi fa rabbia pensare a quelli che straparlano di tradizioni e poi ignorano chi rischia in proprio per valorizzarle». Forse una parte in commedia ce l'ha l'invidia: «Purtroppo è una malattia che colpisce a tutti i livelli. Tanta gente spera che la mia iniziativa vada male. Preoccupato? Semplicemente li ignoro e proseguo per la mia strada. Il film è dedicato a mia sorellina scomparsa qualche mese fa, nel film lei interpreta una suora. Spero che possano vederla tutti i sardi».

L'unione sarda 01/06/2008 pag. 37.

 
 
 

Panas di Tiziano Pillitu

Post n°1 pubblicato il 22 Aprile 2009 da TizianoPillitu
 
Foto di TizianoPillitu

Recensione di "Panas" di Tiziano Pillitu
Gio 18.37

"Devi ricordare che non devi avere paura, hai ancora la libertà di imparare, e dire ciò che desideri dire. Devi ricordare di non lasciarti portare via la terra che noi chiamiamo LA CASA DEI CORAGGIOSI”

Queste parole, tratte da una canzone dei Toto, sono in pratica il succo dell’insegnamento che ci perviene dopo aver visto il film di Tiziano Pillitu, “Panas”.
La tradizione narra che le Panas, creature leggendarie, sono le anime delle donne morte di parto, che per un “sortilegio” sono condannate per un tempo variabile da uno a sette anni a lavare le fasce ed i panni del parto in riva ad un fiume. Fin qui la leggenda, e trasporla sarebbe “semplicemente” opera di un buon documentarista. Ma l’opera di Tiziano si stacca e si allontana anni luce dalla semplice trascrizione e traslitterazione in suoni ed immagini di quelle che sono le nostre radici, le tradizioni popolari, le storie che i nostri genitori, nonni e bisnonni erano soliti raccontarci magari quando eravamo a letto malati o seduti ad un tavolo o vicino al fuoco.
L’opera di Tiziano ha il notevolissimo pregio di non fermarsi alla sua entità didascalica, ma di narrare e mostrare attraverso suoni ed immagini una delle più belle tradizioni regionali e nazionali che sono il nostro vero patrimonio di memoria, il nostro vero ed unico insostituibile bene nazionale, quello che va oltre ogni valore e che consentirà al popolo di questa repubblica di progredire ed avanzare nonostante ogni avversità.
Girato interamente in esterni attinenti perfettamente alla storia centrale e alle vicende “collaterali” nel paese e nei circondari di Pimentel, “Panas” propone la spontaneità senza alcun dubbio professionale di attori non professionisti ma che fanno intuire fra le righe un talento da sfruttare, con principali figure Tiziano stesso e la moglie, Angela Marras, impegnata in un’opera recitativa di assoluto rilievo. Tiziano ed Angela curano minuziosamente, per non dire maniacalmente, ogni singola inquadratura, dove le espressioni e le facies mimiche sono assolutamente profonde e azzeccate e colpiscono per la loro sincerità. Le stesse ministorie all’interno del tessuto della storia in se stessa sono espressivismo emozionale. Tiziano in questo senso si può definire a pieno titolo un vero pioniere di un genere che potremmo battezzare, sulla scorta di alcune opere pregevoli di questo ultimo periodo, il “neo-neorealismo”. Le immagini scorrono accompagnate dalla musica composta dal maestro Bruno Noli e in questo caso si può dire che le immagini modellano il suono che a sua volta plasma le immagini. Il grande talento visivo ed immaginario di Tiziano si concretizza quindi in un prodotto, questo film, assolutamente meritevole di essere visto ed apprezzato dalla più vasta platea possibile. E come tutte le opere che vantano questo immaginifico pregio di onore alla memoria, “Panas” meriterà senza alcun dubbio sia la lode sia il sostegno e la protezione del Ministero in quanto opera di assoluta bellezza e di altissimo valore morale, spirituale e creativo.

Vincenzo Ingarao, 2 aprile 2009

 
 
 

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