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L'attività artistica di Domenico Cataldo, chitarrista rock: www.domenicocataldo.it

 

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RECENSIONI E INTERVISTE - PARTE II

Post n°85 pubblicato il 17 Dicembre 2010 da domenico.cataldo
 

Carissimi, oggi vi propongo un'intervista molto molto interessante, rilasciata per il web magazine KULTUNDERGROUND. Ringrazio Davide Riccio, gestore del relativo sito:

INTERVISTA

Dal sito www.kultunderground.org

Davide
Ciao Massimo. "The way out" è un disco di indubbia qualità, di grande capacità tecnica e di bella inventiva. Vorrei saltare le solite domande su notizie già rese pubbliche dai comunicati stampa e scorrere con te i titoli del tuo lavoro.

Domenico
Ciao Davide, un saluto a te e a tutti i nostri amici lettori. Ti ringrazio innanzitutto per gli apprezzamenti positivi circa il mio ultimo disco "The way out", del quale elenco i titoli dei sette brani che lo compongono:
1 Limbo
2 Pay Attention
3 Awaiting
4 Land of desire
5 The way out
6 I'm searching for a new identity
7 Finally I can see the universe

Davide
Oggi, in letteratura, si dà molta importanza all'incipit. Come si suol dire: chi ben comincia... Nei giorni scorsi l'American Book Review ha scelto i cento migliori incipit della letteratura mondiale, assegnando il primo posto a "Chiamatemi Ismaele" del Moby Dick di Melville. Spesso la musica progressive è associata a racconti, come fossero una sorta di romanzo in musica. È quel che ho pensato con il brano d'apertura di "The way out", Limbo, che si può definire un'introduzione, un incipit appunto. Quali sono i migliori incipit e in quali dischi progressive della storia secondo te, e perché? Inoltre, perché hai iniziato riferendoti al mondo dell'irrealizzato per sempre, senza gioia e senza pena, il limbo per l'appunto?

Domenico
Hai detto bene, Limbo è l'introduzione ad un racconto che accompagna in musica l'intero album. A tal proposito per fornire un quadro più completo del discorso che ho voluto trattare, mi sembra opportuno dire che il lavoro oggetto della nostra "chiacchierata" vuole essere il seguito di Eventi Ciclici, disco che lo precede, poichè con Eventi Ciclici analizzo i corsi e i ricorsi sia storici che del microcosmo della vita umana, mentre in The way out ho cercato una sorta di elevazione e liberazione da questo luogo comune, da ottenere con il perseguimento di una nuova consapevolezza, che nella nostra epoca è più che mai necessaria. Limbo si inserisce proprio in quella sorta di "terra di nessuno", segnata dall'immobilismo che succede all'ennesima disillusione, all'ennesimo disincanto, il limbo secondo me su questo piano dimensionale è rappresentato dall'apatia e dalla rassegnazione, vuoti dai quali è vitale riemergere. Da umile musicista 36enne mi sento molto piccolo rispetto ai cosiddetti mostri sacri del progressive, ad esempio i Pink Floyd, e quindi parlando di incipit storici di altrettanto storici concept albums che dire di "Speak to me" di "Dark side of the moon"... lo cito perchè le sonorità accompagnano e testimoniano le argomentazioni espresse, ed in questo i Pink Floyd erano maestri. Aldilà dei significati, di quest'intro e della totalità del concept, mi colpisce l'inizio per eccellenza, ovvero la nascita, di fronte alla quale mi pongo una serie di domande circa i misteri che racchiude, e di fronte alla quale si alimentano speranze, sogni, una vita che inizia è totalmente "scrivibile".

Davide
"Pay attention"... A cosa dovremmo tutti fare più attenzione secondo te?

Domenico
All'eccellnza, si dovrebbe fare attenzione a moltissime cose in più ambiti, ma restando nel messaggio che intendo lasciare in questo pezzo direi proprio all'eccellenza, alle persone che hanno un vero valore e che sono portatrici di esempi di alta consistenza, è bene fare propri tali esempi e seguirli per migliorare. Ritengo che nella società di oggi, anche a causa di messaggi deleteri che ci vengono trasmessi, si tende a divinizzare il mediocre, mentre colui che è dotato di un certo spessore, vuoi per conoscenze, vuoi per capacità anche innovative, e soprattutto, vuoi per una sensibilità molto sviluppata, viene sovente isolato o addirittura colpevolizzato per non essersi chinato al cospetto di quella sorta di divinità chiamata omologazione. Gli esempi sono molteplici, si possono trovare in tutti i settori, dal microcosmo della vita di tutti i giorni alle attività di più alto respiro, l'arte, l'informazione, la politica... insomma cari lettori, ve ne prego... riconosciamo e valorizziamo l'eccellenza, possiamo trarne giovamento tutti!

Davide
"Awaiting"... Beati coloro che coltivano la voluttà dell'attesa (Jean Josipovici, scrittore francese). Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza (Antonio Bello, scrittore e vescovo italiano). Cos'è invece per te l'attesa?

Domenico
L'anticamera del sogno in via di realizzazione. Ovviamente non basta restarsene fermi e aspettare, occorre lavorare per raggiungere un traguardo, raggiunto il quale necessità un nuovo percorso e un nuovo obiettivo da porsi, operosità e attesa viaggiano sempre in simbiosi, anche se quest'ultima spesso porta a pensare ad uno stato di inerzia, è una forma di movimento.

Davide
"Land of desire". La prima nobile verità dei buddhisti è che la vita consiste di sofferenza. La seconda è che soffriamo a causa del desiderio, in quanto le cose della vita che sono fugaci, temporanee, illusorie. La terza è che per liberarsi dalla sofferenza occorre eliminare ogni desiderio... Segue l'ottuplice sentiero. Cos'è per te il desiderio?

Domenico
Il desiderio è il propellente che ci spinge verso la realizzazione, il pensiero positivo che ci incita. Prima parlavamo di apatia, di rassegnazione, ecco, l'assenza di desideri causa proprio questi stati. Tutti noi invece miriamo alla felicità, all'amore... ma per ottenere ciò la base sta proprio nei sogni, nei desideri, che se sanno viaggiare oltre l'effimero, ci aiutano ad essere uomini.

Davide
"The way out": un'uscita di cosa verso cosa? Che cosa rappresenta per te la musica in termini di "fuga" (o di cosiddetto "escapismo"), e cosa invece il fatto che di sola musica non sempre e non tutti si può vivere? Sei contro quale realtà nei confronti della quale un'artista prova disagio?

Domenico
Verso una nuova dimensione umana, un tentativo di uscita dal vortice della ciclicità degli eventi che descrivevo nel disco precedente, e dalle consuetudini e gli schemi che rappresentano delle vere e proprie gabbie. Personalmente ritengo che la musica non sia da considerare una fuga, bensì uno strumento di elevazione e di acquisizione di una maggior sensibilità per interfacciarsi meglio con il proprio mondo interiore, con gli altri e con l'universo di cui si è parte integrante.
Venendo alla musica come professione, premetto che è giusto che tutti possano fare musica, chiunque deve avere la possibilità di accedervi e sentirsela propria, nel suonarla, nel proporla e nell'ascoltarla, è però altrettanto normale che non tutti si possa vivere di sola musica, ciò che non trovo giusto è che non sempre questo concetto viaggia di pari passo con la meritocrazia, vi sono una moltitudine di musicisti di qualità superlative che non si vedono riconosciuti nella loro professionalità, e che molto spesso sono costretti a considerarla come "secondo lavoro" nonostante gli anni di studio e di sacrifici. Purtroppo qui in Italia la situazione è, oserei dire drammatica, la musica dai più è relegata al semplice hobby o svago, e purtroppo questa concezione da parte dei fruitori, rappresenta un ostacolo per gli addetti ai lavori.

Davide
"I'm searching for a new identity". L'identità è il modo in cui l'individuo considera e costruisce se stesso come membro di un gruppo, nonché il modo in cui le norme di quel gruppo consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a se stesso e agli altri. Cercare una nuova identità a volte può significare solo un adeguamento maggiore a quelle norme (quindi in questo senso si ha semmai una maggiore perdita di identità nel significato di unicità, diversità o peculiarità). Oppure è un desiderio non realizzabile senza intervenire sulle norme stesse, dal momento che per modificare delle norme, un intero o una parte di sistema, non basta un individuo soltanto, ma occorre un evento popolare, storico. Cercare una nuova identità quindi implica sovente anche un cambiamento di cultura e di luogo. Tu come stai cercando una nuova identità, se il titolo è da riferirsi autobiograficamente, oppure cosa volevi indicarci?

Domenico
Mi riferisco ad un desiderio di rinnovamento, quante volte nella nostra vita ci è capitato di dire o pensare "qui serve un cambiamento radicale" oppure "c'è bisogno di una sterzata"? Trovo che un rinnovamento periodico sia necessario come le nostre cellule che si rigenerano di continuo, ci aiuta a vivere meglio con noi stessi e a guardare il mondo che ci circonda o il gruppo a cui apparteniamo con occhi diversi e da angolazioni differenti, indipendentemente dal maggiore o minor adeguamento alle sue regole. Occorre anche precisare che, l'umanità intera al momento si trova in un punto di svolta, anche se sembra non volersene accorgere, quindi a mio avviso il mondo intero in qualità di civiltà e macro-gruppo deve ripensare una serie di consuetudini e di metodi di approccio alla realtà che se trascinate ancora per lungo tempo rischiano di portare all'annichilimento

Davide
"Finally I can see the universe"... Quale universo hai visto, intuito e indicato o narrato infine nel titolo e nelle note di questo bellissimo finale? Una volta visto o compreso l'universo, cosa ne pensi rispetto al multiverso, l'insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo?

Domenico
L'universo è quel tutto che armonizza, di cui siamo parte integrante e dal quale possiamo attingere energia, nella "Profezia di Celestino" i personaggi del libro affermano che l'uomo ha sempre erroneamente cercato di attingere energia dai suoi simili, senza comprendere che la massima fonte è proprio l'universo, può sembrare un concetto astratto ma questa riflessione può essere un primo passo per una maggiore e rinnovata consapevolezza. Confesso che nel seguire questo concetto non mi trovo nemmeno ad un livello di "apprendistato", personalmente mi ci sto ancora accostando ma trovo che sia una strada che vale la pena di percorrere. La teoria del multiverso mi affascina e non la escludo, e, come i molteplici interrogativi che si pone l'uomo, è un mistero che per ora rimane tale.

Davide
Qual è il tuo chitarrista preferito e perché? Ma soprattutto vorrei chiederti se conosci Derek Bailey, o Keith Rowe, o Christian Fennesz o altri sperimentatori (per quanto ritenuti più o meno "ostici" all'ascolto) e chiederti perché non vengono mai citati come maestri della chitarra nell'ambito più implicito del progressive, che dovrebbe essere evolutivo-esplorativo? In questo senso il progressive non è forse diventato in qualche misura tradizionalista?

Domenico
Joe Satriani, perchè è un chitarrista/musicista completo, in quanto dà lo stesso valore alla melodia e al virtuosismo, il tutto dosato perfettamente al servizio di ciò che compone e del messaggio che intende trasmetterci. Ho sentito materiale di vari sperimentatori, tra cui i musicisti che mi hai nominato, indubbiamente va ammirato il coraggio nell'esplorazione di frontiere lontane da ciò che è più "convenzionale" ma sono anche dell'opinione che l'idea che nasce come figlia della sperimentazione deve poi trovare un'ascesa, uno spunto che all'interno dell'opera la faccia decollare, in questa fattispecie mi sento più vicino alla proposta di Fennesz.

Davide
Parlaci del Domenico Cataldo Rising Prog?
Domenico
Si tratta della band implementata per proporre dal vivo i brani del mio progetto solista, quindi anche quelli di cui abbiamo appena parlato. Col concetto Rising Prog abbiamo voluto dare una percezione di evoluzione continua, rising (in ascesa) e prog sono quasi sinonimi se vogliamo. La line up è composta ovviamente dal sottoscritto alla chitarra, Fabio Zanni anch'egli alla chitarra, Marco Terzaghi alla voce (preciso che alcuni dei brani di Eventi Ciclici, il penultimo disco, erano cantati), Samuele Dotti alle tastiere, Giacomo Danelli al basso, Enzo Ferraro alla batteria. Ogni elemento di questa band ha avuto l'entusiasmo e la capacità, non solo di eseguire questi pezzi, ma anche di apportare idee per un miglioramento nei riarrangiamenti degli stessi, perciò in nome dell'evoluzione permanente ci presenteremo dal vivo con un viaggio musicale ancora più avvincente.

Davide
Cosa seguirà?

Domenico
Nell'immediato sto lavorando, insieme ai Rising Prog per la buona riuscita del discorso live, sto anche imbastendo nuove idee per il prossimo lavoro discografico, ma sotto quest'aspetto sono ancora agli inizi.

Davide
Grazie... e à suivre.

Domenico
Besten Dank Davide, bis bald!!!

 

 
 
 

RECENSIONI E INTERVISTE - PARTE I

Post n°84 pubblicato il 11 Dicembre 2010 da domenico.cataldo
 

Carissimi, mi scuso per questa lunga, anzi interminabile, nonchè perenne assenza da questo blog, ma gli impegni aumentano a dismisura, e questo è un fatto positivo, in quanto l'attività musicale procede meravigliosamente. In quest'ultimo periodo sono state pubblicate nel web varie recensioni che hanno parlato del mio ultimo disco e quindi, ve le mostro, non penso di riuscire a riportarle tutte oggi ma inizio con questo post a farvi un resoconto.

Inizio da due recensioni, la prima pubblicata sul blog Good Times Bad Times, che mi ha dato 9!!! La seconda su Stereo Invaders, il cui voto è stato un 6,5. Ringrazio quindi Emanuele e Stefano, recensori dei due webmagazine che vi consiglio di visionare in quanto sono estremamente interessanti e che soprattutto credono fermamente nella promozione e nella valorizzazione della musica ben fatta:

RECENSIONE GOOD TIMES BAD TIMES

Dal blog

http://gtbtreviews.blogspot.com

The Way Out.
Un titolo che come dichiarazioni d'intenti potrebbe funzionare, soprattutto se a pronunciare la fatidica frase-titolo è un chitarrista giusto al terzo lavoro, che spera - interpretazione del sottoscritto - di uscire dalla nicchia in cui si ritrova, per portare la sua fusion fuori dal bunker dell'anonimato. Quindi, out. Ma senza esagerare, è meglio dare pane al pane e vino al vino, perchè il buon Domenico Cataldo ha già avuto tutte le lodi del caso quando ha pubblicato i lavori precedenti, accolti in maniera piuttosto calorosa dalla stampa specialistica. Incanalandolo, ovvero, nel settore prog. Quello che di per sé raggruppa, ormai, anche la fusion, in un'Italia che di musica capisce sempre meno. Pistolotti critici a parte, è evidente che chi ha composto The Way Out è un musicista con le palle, e dirlo con la massima schiettezza più che un compito è un dovere vero e proprio che il recensore si deve dare di fronte a una forma d'arte che, come la musica, è sempre soggettività tranne nei rari casi in cui la bellezza di un arrangiamento e la complessità (positiva) di un songwriting vengono sparati in faccia a tutti quanti, senza la possibilità di criticare o di tirarsi indietro. Questo è uno di quei casi, e nonostante ci possa essere senza problemi più di qualcuno pronto a storcere il naso, magari per difficoltà a comprendere quello che si sta insinuando gelidamente nel tuo udito quando ascolti "Awaiting", in tutti i suoi fulgidi sei minuti e quarantacinque, basta anche la più misera briciola di cultura musicale per riuscire ad apprezzarne almeno la vena artistica. Questo pezzo, insieme a "Pay Attention" fa parte di una combo di vecchi brani riscritti e nuovamente registrati proprio per questa nuova release, e anche se devo ammettere di non conoscere le versioni originali, posso comunque esprimere tutta la mia approvazione per la maniera in cui ogni singolo suono è aggiustato al punto giusto per sottolineare passaggi armonici, cambi di tempo, modificazioni melodiche che intervengono anche a dare tagli decisi a parti che, qualche volta, tendono a prolungarsi un po' troppo. Forse troppo solo per me, non abituato a masticare fusion.

Le sette canzoni scorrono tutte piuttosto veloci. L'amalgama di rock classico, funky, progressive, fusion e jazz, tra le influenze più ovvie ed evidenti, è il modo migliore per definire compattamente il tutto. Un disco che più che un insieme di pezzi è un blocco unico di prog-fusion, come la definiscono online, che tutti gli esperti del settore apprezzeranno sia per l'originalità e la scioltezza della composizione in ogni singolo secondo di , sia per l'assenza di momenti pesanti, noiosi e lenti. Questo tuttavia non regala al disco particolari pregi in termini di orecchiabilità, e anche se c'è chi può dire "è prog, non serve mettere il singolo da radio!", c'è chi ripone molte speranze su questo quando prova ad acquistare un disco a scatola chiusa. E qui arriva la verità, a salvare il culo al disco: nessuno compra dischi a scatola chiusa, quindi diventa automaticamente più probabile che sia uno dei pochi lettori di Good Times Bad Times a scoprire Domenico Cataldo rispetto a chi preferisce passare le giornate aravanare avanti e indietro tra le bancherelle di negozi, scaffalate varie e ceste delle offerte. Dove probabilmente un disco così non lo troverete mai, e non solo perchè non se lo merita.
Fantastico.

Voto: 9
pubblicato da brizz

 

RECENSIONE STEREO INVADERS

Dal sito

www.stereoinvaders.com

Voto 6,5
Scritta daThiess
Terza uscita discografica per Domenico Cataldo, chitarrista che si dedica ad un lavoro interamente strumentale, in cui il ferro del mestiere che tanto ama, è vero protagonista. Interessante l'amalgama che il musicista ci propone, unione tra Rock-Jazz, Progressive, Funky ed acustica. Azzeccata poi la presenza del pianoforte, elemento che crea un sottofondo ed un contesto ideali, per le immegini dipinte dall'artista. Tanta tecnica, colori che vanno a riempire un paesaggio luminoso. Non possiamo eccepire nulla sulla qualità di Domenico, sempre a suo agio in ogni contesto. E' l'emotività e la fantasia che sono vero motore della musica, e su questo punto, non ci sentiamo però a pieno convinti in "The Way Out". Il proporre ambientazioni diverse, non è per noi indice di una totale presa di coscienza del naturale espressività, così che l'effetto di naturale scorrimento dei sentimenti, viene un po' a mancare. I brani, focalizzati su uno strumento, rischiano di confondersi tra la scolarità, il virtuosismo e l'eccessivo amore per lo strumento. Non ci sentiamo di puntare il dito però, difficile infatti dare un giudizio in un contesto del genere, anche se in questi ultimi anni, sono capitati guitar-hero che ci hanno positivamente impressionato. Un po' troppo tutto freddo, ma indubbiamente, le qualità ci sono. Full-lenght godibile, per melodie e gusto; vedremo se Domenico saprà ulteriormente evolvere la propria proposta, non fermandosi a questo punto di sperimentazione.

 

 

 

 

 
 
 

DOMENICO CATALDO RISING PROG LIVE

Post n°83 pubblicato il 17 Ottobre 2010 da domenico.cataldo
 

E' giunto il momento, il grande giorno si sta per avvicinare, venerdì 22 Ottobre avrà luogo, a partire dalle 21,30, presso l'auditorium "Il Mulino" a Fino Mornasco (CO), il concerto di presentazione del DOMENICO CATALDO RISING PROG, formazione già citata nei post precedenti, con la quale avrò la possibilità di proporre dal vivo i brani dei miei ultimi dischi, vi rielenco i nomi dei componenti la formazione:

ENZO FERRARO - Batteria

GIACOMO DANELLI - Basso

SAMUELE DOTTI - Tastiera

MARCO TERZAGHI - Voce

FABIO ZANNI - Chitarra

DOMENICO CATALDO (Il sottoscritto) - Chitarra

Se vi trovate nei paraggi vi aspettiamo a braccia aperte!!!

 

 

 
 
 

INTERVISTA AL SOTTOSCRITTO A CURA DEI MITICI DONATO E FRANCESCA

Post n°82 pubblicato il 08 Ottobre 2010 da domenico.cataldo
 

Dal sito web www.radioland.it

Vieni da un'esperienza di gruppo (LPS e Infinity) ma hai scelto una via solista: per quale motivo?

Avevo necessità di esprimermi valorizzando appieno le mie peculiarità stilistiche ed emozionali: indubbiamente gli LPS, ma soprattutto gli Infinity, hanno avuto un'ottima influenza nella ricerca di qualcosa di totalmente personale, poiché grazie al percorso e al lavoro svolti all'interno di queste formazioni ho potuto migliorare e apprendere aspetti relativi alla realizzazione di un prodotto musicale che in precedenza avevo trascurato. In parole povere mi hanno completato e mi hanno fornito le basi per creare un'autonomia che mi ha consentito di implementare il progetto solista che da sempre sognavo.


The Way Out è il tuo terzo album solista: quali sono le differenze da Pay Attention e Eventi ciclici?

Pay Attention, demo contenente due soli brani, pur essendo di gradevole ascolto, risale a dodici anni fa e presenta dei connotati tecnici - sia sul versante compositivo che sul piano degli arrangiamenti - meno ricercati rispetto agli altri due, devo ammetterlo, ma per sopperire a ciò ho ripresentato Pay Attention e Awaiting, i due brani che lo componevano, in The Way Out, con architetture e aggiunte di parti rivisitate in base ai progressi fatti tra il 1998 ed oggi.

Eventi Ciclici e The Way Out sono lavori abbastanza simili, con la differenza che l'ultimo è interamente strumentale, mentre in Eventi Ciclici troviamo quattro brani strumentali e tre cantati. La similitudine stilistica è anche stata scelta per far intendere che The Way Out vuole essere la continuazione tematica di Eventi Ciclici. Potrei affermare che sono due facce di una medaglia: mentre con Eventi Ciclici alludo all'incessante ripetersi delle situazioni, storiche, artistiche ed umane, ripetizioni che analizzando il decorso storico delle cose sembrano inevitabili, con The Way Out ho voluto dare una svolta positiva, ovvero la speranza che da questo vortice si possa uscire definitivamente ricercando una dimensione umana più elevata, infatti l'ultimo brano Finally I can see the Universe rappresenta proprio l'auspicio per una nuova consapevolezza nei confronti del nostro mondo interiore e dell'universo che ci circonda.


Da quali emozioni e suggestioni sono nati i brani che compongono il tuo nuovo disco?

Innanzitutto la necessità di cercare energie positive, una svolta a tutto campo, sia interiore che esteriore, che utilizzasse la mia musica e le tematiche affrontate come una sorta di trampolino di lancio. Da un paio d'anni a questa parte ci sono state varie persone a me vicine, nuove esperienze, conoscenze e letture che mi hanno fornito questo spunto da sviluppare in tutte le mie attività e nei miei sogni nel cassetto, quindi anche nelle composizioni.


Quali sono le coordinate stilistiche lungo le quali si muove il tuo nuovo disco?

Sono molteplici: da buon musicista progressive tento di ragionare con la massima apertura possibile, parlo di ricerca armonica permanente, di utilizzo e coabitazione di più linguaggi messi in antitesi dalla consuetudine, ma che a mio avviso possono camminare a braccetto. Tengo molto ai cambi di tempo e di dinamica, un brano per piacermi deve avere quello spunto che in un certo momento del pezzo me lo fa decollare. Anche il lato tecnico strumentale, tipicamente chitarristico, ricopre una sua importanza, al fianco di melodie con le quali tento di far parlare lo strumento, mi piace inserire assoli shred, di quelli a 200 di metronomo per intenderci, ma ogni componente deve rientrare nel contesto in cui viene inquadrata, quindi cerco di non mettere a casaccio parti che poi rischiano di sembrare avulse.


In The Way Out suoni tutto da solo: scelta o necessità?

Diciamo una scelta temporanea: avevo bisogno di mettermi alla prova e di misurarmi anche con ciò che non è prettamente chitarristico, avrò superato questa prova? Ai posteri l'ardua sentenza... Devo ricordare che le parti di pianoforte sono state registrate da Samuele Dotti.


Dall'autoproduzione sei passato ad un'etichetta, la autorevole Videoradio: è più agevole fare tutto da soli oppure il supporto di una casa discografica aiuta?

Aiuta molto, soprattutto se parliamo del mitico Beppe Aleo di Videoradio, che ha una grande propensione nello scoprire gli artisti che valgono. Indubbiamente la presenza di una casa discografica apre dei portoni, si raggiungono traguardi che un artista da solo, per quanto valido, non riuscirebbe a perseguire.


Suoni la chitarra dalla tenera età: come mai hai scelto questo strumento?

Inizialmente per spirito di emulazione, mio padre e molti amici più grandi di me la suonavano, e quindi decisi di imparare anche io, anche perchè è lo strumento più "alla portata" per un principiante, in seguito è diventata una vera passione, l'emozione di sentire le corde e i tasti che scorrono sotto le tue dita ha un valore inestimabile, le geometrie che si presentano in simmetria sono affascinanti, e soprattutto il suono... è un qualcosa che affonda nelle viscere dell'anima. Ora pur piacendomi tutti gli strumenti, continuo comunque a sentirmi un chitarrista, perchè la chitarra è un'estensione della mia personalità.

Quali sono i tuoi chitarristi preferiti? Quali quelli che ti hanno influenzato di più?

Il mio preferito in assoluto è Joe Satriani, riesce ad emozionarmi sempre più degli altri, ma di nomi potrei farne tanti: Steve Morse, John Petrucci, Pat Metheny, Steve Vai, Mark Knopfler, tutte icone di generi differenti, ma ognuno mi ha ispirato in modo diverso, grazie a questi ascolti e a questi studi sono riuscito a crearmi uno stile che molti considerano vario.


Le tue chitarre: parlaci di che tipo di strumentazione usi.

In questo periodo sono fissato per le Music Man, ho una Steve Morse e una John Petrucci (le parti elettriche di The Way Out le ho registrate tutte con la Steve Morse), in passato ho utilizzato anche Washburn, marca alla quale resto affezionato ancora. Come acustiche ho una Cort e una Martin (usate entrambe nel disco). Parlando di amplificazione ho una cassa Marshall 4x12 1960b e un Marshall JCM900, inoltre preamplificatore Marshall JMP1, multieffetto Digitech Studio e finale Pevey.


La tua musica è strumentale: a che tipo di pubblico è rivolta?

A qualsiasi persona che ha voglia di trovare anche un solo spunto per emozionarsi e lasciar viaggiare l'immaginazione, a coloro che concepiscono la musica come un mezzo per elevare la propria anima, per volare alto.


Che consiglio ti senti di dare a chi si avvicina al mondo della musica?

Innanzitutto suonare con passione, umiltà e apertura mentale verso ogni esperienza musicale. Studiare, studiare, studiare e... ancora studiare, per fare un musicista ci vogliono anni di impegno e di lavoro costante, gioire per i complimenti e ascoltare le critiche e gli appunti anche di chi viene considerato meno bravo, in ogni caso servono. Cercare di scrivere indipendentemente dalle capacità che si hanno, perché crearsi uno stile personale è importante e unico, anche se all'inizio possono uscire cose ridicole non ha importanza, i risultati presto o tardi arrivano se suffragati da un miglioramento tecnico e di conoscenze, condividere la musica con altri cercando o formando un gruppo da subito, crescere in squadra è vitale. Purtroppo, e mi spiace dirlo, qui in Italia occorre anche crearsi una cosiddetta uscita di sicurezza, quindi è sacrosanto perseguire i propri sogni ma nel frattempo conviene costruire una propria professionalità anche in altri campi, l'ho dovuto fare anch'io, perché non si sa mai...

Ti senti più un musicista da studio o da concerto?

Sono due situazioni molto diverse e che mi divertono sempre... dal vivo c'è il vero spettacolo, questo devo ammetterlo, io e il pubblico siamo un'entità unica, ma col lavoro in studio al momento riesco a giungere ad un pubblico più esteso, come farei senza i miei dischi?


A proposito di concerti: è notizia degli ultimi tempi l'allestimento della band Rising Prog, parlaci di questo nuovo progetto.

Il Domenico Cataldo Rising Prog nasce in seno al mio progetto solista: è una formazione che ho allestito per proporre i miei brani dal vivo. Siamo in sei, ovviamente il sottoscritto alla chitarra, Fabio Zanni come me alla chitarra, Marco Terzaghi alla voce (ha recentemente preso il posto di Alessandro Rapisarda, che aveva cantato in Eventi Ciclici), Samuele Dotti alle tastiere, Giacomo Danelli al basso e Enzo Ferraro alla batteria. È una formazione molto ben assortita, in quanto composta nella quasi totalità da amici di vecchia data che hanno accolto la mia proposta con molto entusiasmo, infatti quando proviamo ci divertiamo come se tornassimo bambini. Il live di presentazione della band è previsto per il 22 Ottobre presso il polo civico di Socco - Fino Mornasco (CO).

 

 
 
 

INTERVISTA SU RADIO BLA BLA - SECONDA PARTE

Post n°81 pubblicato il 03 Ottobre 2010 da domenico.cataldo

Dopo la riuscitissima prima puntata dell'intervista rilasciata su Radio Bla Bla, web radio milanese, mercoledì scorso, avrà luogo negli stessi studi, mercoledì 6 Ottobre dalle ore 20 alle ore 20,30, la seconda ed ultima parte. Vi aspetto di nuovo sul sito www.radioblabla.net con le stesse coordinate del post precedente.

Alla prossima!!!

 

 
 
 
 
 

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