Creato da eli.eli1970 il 16/07/2010

PARLIAMONE

ANCORA ELENA

 

 

La storia della matita

Post n°72 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da eli.eli1970

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. Ad un certo punto, le domandò: "Stai scivendo una cosa che è capitata a noi? E che magari parla di me?". La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: "E' vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto". Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunchè di speciale. "Ma è uguale a tutte le matite che ho visto nella mia vita!" Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.

" Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi."

"Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. E' un'azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita." Ecco perchè devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.

"Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato." Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.

"Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa." Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.

"Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati ad avere piena coscenza di ogni tua azione."

 
 
 

buongiorno.......

Post n°71 pubblicato il 14 Novembre 2011 da ladygaga81

 
 
 

Le mode dure a morire

Post n°70 pubblicato il 06 Novembre 2011 da eli.eli1970

I leggins li avevano dati per morti. Questa era la previsione già per la passata stagione. Cioè per l’estate. Si. Ma del 2008. Ed era la notizia migliore che io abbia letto negli ultimi due anni su repubblica.it. Noto rotocalco di gossip online. Voglio dire. Tra le tante cattive novelle che tormentano il nostro povero bel paese non era poi così grave il soccombere dei leggins. Li si faceva il funerale. Senza troppi rimpianti. E si passava senza lacrime alla prossima tendenza. Anche se, a dire il vero, un po’ di vuoto avrebbero lasciato. Almeno nel mio armadio. Che l’anno scorso io ne ho fatto incetta. E c’ho preso gusto. Così ho continuato. Neri. Colorati. Tinta unita. Zebrati. Leopardati. Floreali. Per ottenere sempre e comunque il medesimo risultato: mi accorciano le gambe. Mi ingrossano le ginocchia. Mi ringiovaniscono di almeno 10 anni. E non sempre è un bene. Però son comodi. Perché puoi passare senza paura sopra le grate della metropolitana anche se di nome non fai Marylin. Perché se ti si rompe lo spacco della gonna in ufficio non ti prende il panico.  Perché puoi mettere la minigonna anche se non c’hai più l’età. Ok. Se non hai più l’età per la minigonna forse non ce l’hai più neanche per i leggins. E poi basta. Chiamiamoli con il loro vero nome! Finiamola col darci queste arie da modaiole con la puzza sotto al naso. Si chiamano fuseaux. E prima ancora pantacollant. E li portava Madonna con la gonnellina a balze di pizzo. Li portava mia madre nei ridenti anni ’80, anche se con meno stile di Veronica Louise. Li portavamo noi negli anni ’90 con le All Star. Sotto quelle camicie con i ricami dei Looney Toons di almeno tre taglie più grandi, che sennò eri una sfigata. Forse è per questo che non sopporto certe borse di Braccialini… Ho detto certe. Non tutte. Comunque. Un capo di vestiario che si impone in questo modo per 30 anni non può certo morire così. Infatti basta cambiargli il nome. E torna subito in voga…

 
 
 

Perchè

Post n°69 pubblicato il 23 Settembre 2011 da eli.eli1970

Ogni volta che salgo su un tram non c’è un posto a sedere neanche a pagarlo. Certo. Con i chiletti messi su potrei tranquillamente fingermi in dolce attesa e chiedere il posto. Ma non è nel mio stile. E poi i pettegolezzi non vanno mai in vacanza. Quindi in piedi. E con una mano devo agguantarmi agli appositi sostegni. Sempre troppo alti per i miei gusti. Mentre con l’altra devo tener stretta la borsa. Ovviamente una pochette, senza manici. Figurarsi se io scelgo la praticità. Logicamente il tacco 8 non facilita le cose. E ovviamente la strada è tanto sconnessa quanto i miei tacchi sono instabili. In due parole il tram shakera. E mentre è in atto questa mia lotta personale contro le leggi della fisica, mi chiedo: ma perché in questi momenti inizia sempre a prudermi il naso? E poi il mento? E poi la fronte? Perché…?

 
 
 

Carine, tremendamente carine

Post n°68 pubblicato il 01 Luglio 2011 da eli.eli1970

Quando mi chiedono come sono d’aspetto mi viene sempre da rispondere carina. Ma appena pronuncio tale parola mi blocco all’istante. E aggiungo tremendamente carina. Si. Perché dare della carina a una è come dire che, poverina, è un po’ bruttina. E quando dico che sono carina non intendo passabile. Intendo carina e basta. E un po’ come quando a un uomo chiedono com’è la sua fidanzata. Che se risponde simpatica vuol dire che è orrenda. Ecco. Carina detto da una donna sortisce lo stesso effetto. Poi dire bella mi sembra esagerato. Bella è un aggettivo di una certa importanza. Voglio dire. Parigi dicono tutti che è bella. Io non so se lo reggo il confronto con la ville lumiére. E poi definirsi bella crea sempre un sacco di aspettative nel prossimo. E già sono ansiosa di mio. Se poi gli altri si aspettano che io rasenti la perfezione vado in crisi. Ma giusto oggi mi illuminano sul fatto che essere solo carine è un merito. E che quelle davvero gnocche arrivano alla mia età con un passato di droga e con il loro corpicino da top model completamente usurato. Insomma si bruciano nei loro primi 30 anni. Le carine invece  sono non solo gradevoli alla vista ma anche intelligenti. E spesso riescono ad arrivare ai 40 anni facendo meravigliare le persone quando rivelano la loro vera età. Le gran fighe invece a 40 anni sono inguardabili. In altre parole il mondo over 30 appartiene a noi carine. Ed era ora!

 
 
 

Gli spot pubblicitari

Post n°67 pubblicato il 27 Giugno 2011 da eli.eli1970

L'altra mattina in ufficio due colleghi mi hanno dato l'imput per scrivere questo post. Mettevano a confronto due spot pubblicitari. Se devo essere sincera uno ho dovuto cercarlo su youtube. Insomma il confronto verteva su una pubblicità di una famosa bibita con l'attrice Uma Thurman tutta ammicante che fa sudare l'intervistatore e quella di un marchio di una vernice ben nota. Naturalmente chi può aver vinto il confronto? Nessun dubbio quella della vernice Saratoga (ma si facciamoli sti nomi che se ne frega delle pubblicità occulte e della par-condicio). Allora io capisco che i creativi delle pubblicità quando è arrivato il Signor Saratoga a chiedergli di fare uno spot sui suoi prodotti si saranno sentiti le balle in gola.  C'è stato un esodo generale.  Sono passati tutti sotto le porte come i ragni.  Perchè con un sigillante che cosa ti inventi? Cosa fai? L'arca di Noè che perde, Noè che sigilla, le capre e gli gnu che fanno la ola? E no figuriamoci. Nel 2006 hanno pensato bene di idearne una con una bonazza che si faceva sigillare mentre faceva la doccia. Ma con quella della vernice hanno dato il meglio. Lo spot comincia facendo vedere una gnocca su un terrazzo che vernicia. Che cosa? La ringhiera? Un dondolo? No una gabbia.  Un gabbione enorme che non si capisce che cosa vogliano metterci dentro. Uno struzzo? King Kong?  Comunque posto che una sul terrazzo abbia una gabbia alta due metri, questa qua come vernicia? Vestita di bianco e con un giro di perle. E lo fa in compagnia della cameriera, che vernicia pure lei, ma in piedi su una sedia, con un gambino all'insù, le autoreggenti e i tacchi a spillo e che più che essere una brava imbianchina fa presumere altri talenti. Comunque mentre ste due ammiccano come due viados in cerca di clienti, arriva il pezzo forte dello spot. Un gargagnano con la vestaglia blu che guarda ste due mentecatte e dice l'unica cosa pirla che poteva dire: "Cosa state facendo?" Non è che ti puoi sbagliare e pensare che stiano facendo le costine alla griglia visto che sono li che spennellano. E fermiamoci qui. Ora mi rivolgo ai creativi di questa pubblicità. Qual'è il messaggio? Che i lavori si fanno meglio quando si è su una scala così gli uomini posso guardare il derrière? Che ne dite di provare solo per una volta a fare una pubblicità senza donne nude, mezze nude o smutandate? Potete anche scegliere un cavallo, un fungo parlante, un'orchestra di criceti. Siete persino riusciti a fare la pubblicità delle caramelle con un delfino e un pirla. La fantasia non vi manca.

 
 
 

heels

Post n°66 pubblicato il 10 Giugno 2011 da eli.eli1970

Tempo fa una mia cara amica mi disse che non tutte le donne stanno bene con i tacchi. Nel senso che non tutte li sanno portare. Sulle prime me la sono presa. Che chiaramente si stava riferendo a me.

Naturalmente non ho fatto notare il mio disappunto. Sarebbe stato poco educato. Ma mi sono sentita ferita nella mia femminilità. Che i tacchi alti sono uno dei simboli per eccellenza della sensualità di una donna. Quindi lei non lo sa. Ma è come se m’avesse detto che sono sexy come una racchetta da tennis. O forse lo sa. E l’ha fatto apposta. Ma questo è un altro discorso. In ogni caso dopo lo shock iniziale causato dalla sua rivelazione, ci ho riflettuto. Io accumulo scarpe. Di tutte le altezze. Ma in effetti è raro che esca con i trampoli. Perchè io c’ho questa fissa. Niente tacco grosso. Quadrato. Pesante. No alle zeppe. No al plateau. Insomma la scarpa deve fare il piede piccino. Deve essere sottile ed elegante. La classica Chanel. Per capirci. Ovviamente con qualche rivisitazione più moderna. Solo che è anche la più scomoda da portare. Quella dove l’appoggio è minimo. E devi stare sulle punte. Come una ballerina. E io non ho mai fatto danza classica. Quindi se le sfoggio mi passo le serate a stare attenta a dove metto i piedi. A cercar di non sculettare. Che però sapete benissimo che coi tacchi è impossibile! A non sbilanciarmi. A fare attenzione a tutti i tombini. Non sia mai che mi ci si incastri una scarpa! Per non parlare del terrore di fare un bel ruzzolone. Passi la figuraccia. Ma l’altezza del tacco è direttamente proporzionale alla probabilità di una frattura esposta alla caviglia. E che dire  della tendinite al polpaccio con cui mi risveglio la mattina dopo di una serata brava? Eh già. Forse la mia cara amica aveva ragione. Il tacco 12 non fa per me. Anche se questo non mi impedisce di comprarne. Sia chiaro. Solo che non farò mai la modella. Che poi si ha tanto da ridire su di loro. Ma stupide saranno anche stupide. Ma è chiaro che un talento ce l’hanno. Ma come fanno? Hanno fatto un’accademia circense?  

 
 
 

Se sei nato piccolino che cosa ci puoi far?

Post n°65 pubblicato il 30 Aprile 2011 da eli.eli1970

Se c'è una cosa che non sopporto è l'ipocondria del maschio. Mi irrita mi fa friggere dal nervoso. Non si capisce come mai ma quando gli uomini stanno male, stanno male sempre un pò più di noi. Non so se c'avete fatto caso. I maschi hanno la solidità psicologica di un crème caramel. Senza contare che le loro malattie non sono mai comuni. Sono sempre delle sindrome ignote e terrificanti.  Com'è come non è sono sempre in fin di vita, li lì per esalare l'ultimo respiro. Ci sono uomini che prima di farsi operare di emorroidi fanno testamento.  Voi non avete il mal di schiena, no a voi si è direttamente disintegrata una vertebra. "Ho starnutito tre volte di fila... questa cosa gialla che c'è nel fazzoletto.. potrebbe essere cervello?" "No amore mio grandissimo. Quel poco che avevi di materia grigia ti deve essere evaporata molto tempo fa nel bagno turco". "Ho tutto il braccio sinistro che mi formicola... temo che mi stia venendo un infarto" Voi dall'ansia diventate verdi come un avocado, cercate di fargli il massaggio cardiaco come fanno in tivù, a calci nello sterno, e lui dopo un bel pò scende dal pero e fa: "No, aspetta... Sarà perchè ho scartavetrato tutto il pomeriggio lo sgabuzzino e son mancino?". Capite?. Voi siete ancora li con la tachicardia, avete perso sei anni di vita, siete più di là che di qua e lui si è già ripreso e canta come Arisa: "Sincerità...è un elemento imprescindibile..". Senza le volte che dobbiamo consolarvi quando andate in palestra. Succede questo: il maschio va in palestra, fa la doccia e scatta il confronto.  A qualsiasi età. Lui ce l'ha così io ce l'ho cosà. Ma io non ho capito a noi donne non succede. Non è che quando andiamo in palestra ci mettiamo a guardare come le abbiamo. Chi se ne importa. Al limite, buttiamo un occhio alle tette, per capire come mai una prima aveva due smarties e dopo due mesi due rocce mesopotamiche.  Per noi è un oggetto d'uso.  Ci basta che funzioni bene e fine. Per i maschi invece no, è come l'automobile, l'orologio, il cellulare, uno status symbol da confrontare con quello degli altri per sentirsi fighi.

 
 
 

Se ce l'hai corto metti la soletta

Post n°64 pubblicato il 19 Aprile 2011 da eli.eli1970

Vorrei elevare al cielo una preghiera. Mi rivolgo agli scarpari, a tutti i geppeti del cuoio, agli artisti della tomaia ai profeti del décolleté. Vi prego con tutto il cuore, quando fate le scarpe da donna potete fare per favore anche i 34 e 35 per noi minipony? Per noi diversamente abili di piede? Zampe da criceto? Non dico di non fare i 38 e i 40 e le barche a vela del 44, per carità...volete fare un 47 con tacco dodici color pera per le drag queen? Ma sono io la prima a dirvi bravi. Poi magari con i ritagli di pelle di scarto, con i pezzi di pelle sbirgoli ricavati dalle orecchie e dalla coda della mucca, potete fare per cortesia qualche scarpa in più del 35? Mettetevi una mano sulla coscienza e una sulla tomaia vi prego. Io ho quarant'anni reverendi e non ne posso più di andare in giro con le Lelli Kelly e le Geox con il velcro come i bambini dell'asilo. Se il seno perfetto sta in una coppa di champagne il piede ideale dele stare nella bottiglia da un quarto della osteria. Fine. Prendete le misure così.  Che non ne posso più di sentirmi dire "Guardi avevano un 35 ma l'abbiamo venduto". Si perchè se lo fanno ne fanno uno solo, come la Gioconda, finito quello ciao. Oppure ci sono quelli che fanno il 35 bastardo. Finto. Un 35 pianta larga. Una piastrella di cuoio. Non è che se hai il piede corto, per pareggiare ce l'hai largo. Noi basse non abbiamo le zampe del pastore tedesco.  Se continua così, noi zampe di gatto, andiamo giù di testa. Poi prendiamo a sberle i commessi quando ci dicono "Guardi il 35 non c'è. Prenda il 36 e ci metta un pò di cotone in punta". Ma mettilo te il cotone in punta! Quando ti metti in costume da bagno e sembra che sia vuoto davanti, riempilo di pluriball, pezzo da babbeo.  Provaci tu ad andare in giro tutto il giorno con un gnocco di d'ovatta nella scarpa: la sera hai il piede mummificato, ti levi la scarpa e salta fuori la pietra filosofale, un sasso di Matera. Oppure dicono "Metta una soletta". Minchia e straminchia. Allora la soletta non allunga il piede, lo alza! Così invece di uscirti da dietro, ti esce dall'alto. Mettitela te la soletta pirla!! Prova. Se ce l'hai corto mettiti la soletta. Prova. E vedi un pò come si allunga...La soletta magari te lo alza fino al mento, ma non te lo allunga. La lunghezza della tua pochezza resta quella, imbecille.

 
 
 

Uomini istruzioni per l'uso

Post n°63 pubblicato il 17 Aprile 2011 da eli.eli1970

Questa mi mancava…ho due anni di numeri di Glamour, ma i libretti di istruzioni per gli uomini mi mancavano.

Non li ho mai cercati a dire il vero, non ho mai pensato che avessero in allegato un libretto, con “come, quando e perchè”.

E invece ci sono, ne sono piene le librerie.

Ammaliata da parole,regole, più o meno semplici, più o meno banali, sono tutti li, messi in fila, suddivisi in capitoli, situazioni, opzioni e obbiettivi.

Come farti sposare, come farti amare, come farli soffrire, come farli innamorare, come farli scappare.

Partono tutti con una parafrisi che ti tranquillizza dicendo con stupefacente leggerezza “gli uomini sono esseri semplici”, però seguono duecento e più pagine….per semplice intendo fare un caffè, inserire la cialda e premere start, ma duecento pagine sono più di quelle del libretto di istruzione del black barry e non è detto che poi ci riesci.

Quindi se non avete tempo di mettervi comode a sfogliare i manuali, perchè avete un bambino che scrive sui muri di casa, un lavoro, un cane, la rata della macchina, la lavatrice da fare e tutto il resto ve lo riassumo io quel “semplice”.

Innanzi tutto di cosa necessitano, tre semplici, banali cose “appoggio, fedeltà e il biscottino premio”, no non sto leggendo le istruzioni per allevare un docile cane, questo è quello che ho letto nell’ultimo illuminante libro “sono tutti uguali” di Steve Harvey, uomo appunto.

Ed è semplice a dir suo proprio perchè noi donne quando amiamo è proprio questo che facciamo, diamo appoggio, totale, incondizionato, anche mentre ci ritroviamo nel bel mezzo della campagna quando tre secondi prima eravamo in pieno centro a seguire le indicazioni per l’ikea solo perchè il nostro lui sostiene che il navigatore non è aggiornato, lui si.

Fedeltà, dio mio quando siamo sgorgheggianti di amore e devozione per quello che ci sembra il nostro principe azzurro non avremmo neanche volendo le energie per averne un’altro.

Il biscottino premio poi..quello è il modo più semplice ed immediato per sentirci dire che siamo stupende, uniche e magnifiche anche in posizioni in cui si riesce a notare fino all’ultimo stralcio di buccia d’arancia.

Quindi, seguendo ciò, in fondo noi così diverse da loro, nel nostro modo di amare, parlare capire e agire, sembriamo programmati alla perfezione per combaciare, come pezzi di un puzzle, come un solitario su un anulare.

Quindi io leggevo, leggevo, annuivo, annotavo, mi mordevo un labbro quando mi rendevo conto di come sbagliavo, esultavo quando mi accorgevo di fare esattamente ciò che dovevo, ma poi, chiuso il libro e la teoria, sono scesa sul campo.

Armata di buona memoria e appunti, mi sono confrontata con il “nemico amico”.

E la realtà mi ha dato una sberla come quel tricheco della pubblicità delle gomme.

Mi aggiravo nel mondo, nel divano seduta a parlare con la mia amica, di questa e quell'altra coppia ed ho visto quello che invece succede dopo un pò, quello che poi è successo anche a me.

Tutto va, via, silenzioso senza nemmeno un bacetto di saluto.

I buoni propositi, le attenzioni, la comunicazione sparice, ed ecco le coppie che sono affiatate come quelle che formano nei villaggi turisti per fare i giochi di squadra.

Lei non lo appoggia lo critica, lui non accoglie la critica come una richiesta bensì come un rifiuto = -1 punto

Lui smette di ascoltarla e lei smette di parlare invece di cercare argomenti che lui è in grado di sentire = -1 punto

Lui smette di dare il bacio della buonanotte, del buongiorno, ecc, lei si tiene il suo “biscottino premio” ben stretto e apre una scatola di cioccolatini che si divora davanti alla tv = -1 punto

Potrei arrivare a meno mille punti facendovi ”lasciare ogni speranza o voi che entrate in una coppia”…e quindi mi fermo.

Mi fermo e vi dico.

Una sempilce, banale cosa. Che è realmente semplice e banale, è già abbastanza difficile parlare la stessa lingua, cercate quindi qualcuno che anche se in lingua diversa dice quello che voi volete sentire e capisce quello che volete dire.

Perchè non esiste manuale abbastanza grande per farvi andare bene quello che non vi piace nemmeno se sapete esattamente come si usa, se volete una ferrari non andate a cercare uno scooter per poi lamentarvi…

C’è una cosa più difficile del capire un uomo, è amare un uomo solo con l’intento di cambiarlo per averlo come vorreste..

 
 
 

Un bel bicchierone di acqua e betulla

Post n°61 pubblicato il 16 Marzo 2011 da eli.eli1970

Sospira un venticello. Vuol dire che sta arrivando la primavera o sono gli spostamenti d'aria dei pulmann sotto casa? Chissà. Comunque meglio portarsi avanti con il lavoro. Coraggio signorite. Uscite dal letargo, buttate via il pelliccione di rat musquè e sgranchitevi le zampe. Insomma recuperare un pò di quel fisichino du ròle per farla in barba a tutte ste veline, letterine, schedine, paperacchie che proliferano più degli champignon. Quelle crescono di notte, come i funghetti bianchi nelle piante d'appartamento. Ti svegli la mattina e trac, ce ne sono altre due nuove. Quindi alè. Siete grasse, slandre, assomigliate a una pastiglia valda strette in punta e larghe in basso? Siete gelatinose, mollicce, sbudinate? Avete la cellulite a buccia d'arancia come i muri delle tavernette, oppure possedete la carnagione olivastra, però con l'inverno avete assunto la forma di un tubo spesso di carne marrone e da lontano vi scambiano per un kebab? Insomma, dire che siete indesiderabili è farvi un complimento? Niente paura. Leggete attentamente i consigli delle riviste femminili e vedrete con un abracadabra tornerete in forma come la Sirenetta. "Prima cosa attente alla colazione. Via il latte e il caffè. Solo un bel bicchierone di acqua tiepida". Vi vien da vomitare? Molto bene di prima mattina è quel che ci vuole. "L'acqua alla mattina idrata". Ma va? Ma pensa, sti giornali ne sanno sempre più di Bertoldo. Scaricate quel rimorchio di tossine e gonfiatevi come borracce. Vedrete che la trippa ostinata si scioglierà come neve al sole. "Ma se volete raggiungere il culmine della colazione benefica aggiungete alla vostra acqua un pò di acete di mele". Ma certo. Magari mettetevi anche in croce e fatevelo portare dentro una spugna, da un centurione romano possibilmente. Secondo loro con un bicchiere di acqua tiepida e aceto dovrebbe incominciare bene la giornata. Di slancio. Ma dove vivono? In un ashram dell'India? Io con un bicchiere di acqua in corpo non arrivo neanche alla fermata del tram. Vado giù come un pinolo. Io la mattina devo mangiare. Qualcosa di sostanzioso, tipo un coniglio vivo se non non reggo fino a pranzo. "Volendo dentro l'acqua tiepida ci potete aggiungere altre cose che rendono molto, molto fighe. La betulla per esempio". Non è specificato se foglie o direttamente segatura di tronco. "Oppure acqua e gambi di ciliegia". Un toccasana. Un bel boccale di acqua e piccioli e vedrete che bel corpicino. Che poi trovare i gambi di ciliegia in questa stagione sia una missione ai confini della realtà è un particolare che pare sia sfuggito.

 
 
 

Notti magiche

Post n°60 pubblicato il 13 Marzo 2011 da eli.eli1970

No...non è la canzone della Nannini...Tutt'altro. Sono un'anima senza pace, questa è la verità. Vocata al tormento e con una certa inclinazione all'idiozia. Neanche il sonno mi placa. Nemmeno una cospicua dose di letargo è in grado di quietarmi. Ho sempre avuto un rapporto tormentato con il letto, inteso come giaciglio per dormire naturalmente (meglio specificare.... non si sa mai). Mi ricordo molto bene il letto della nonna, in campagna. Mai dormito. Era di legno e faceva gnic gnic quando ci salivi e gnic gnic quando scendevi. Alto altissimo che per me già riuscire ad arrampicarmici in cima era una conquista. Quando si sdraiava sopra la nonna, scatenava l'onda anomala nelle molle e io frrrrtt rotolavo dalla sua parte per via del declivio. Per far soffrire meglio di insonnia noi nipoti ci rimboccava a mummia con le lenzuola di lino grezzo cartavetro che scivolandoci su ti facevi il peeling su tutto il corpo senza andare dall'estetista. Sopra il letto pendeva un quadro, non mi ricordo se di Gesù o della Madonna o Santa Rita, ma comunque roba di tragedia, passione misto sangue e spine, che incombendo sulla zucca, insieme al rintocco del campanile della piazza vicina, dava quella bella atmosfera horror tutt'altro che tranquillizante.  Dal letto poi spuntava una perina di plastica che serviva a spegnere la luce prima di dormire.  Con quella perina in mano e un buon mangiadischi era subito un gioco di son et lumière. Mi son fatta tante di quelle perine, quando ero malata, che mia madre mi menava anche con la febbre. Ultimamente ho cercato di dormire sul futon giapponese. Fantastico, mi hanno detto, perchè in realtà è un tappeto un pò più spesso. Praticamente ti vendono un materasso e te lo fanno pagare come un letto. Geniale.  L'unico vero vantaggio è che non devi togliere la polvere sotto il letto perchè un "sotto il letto" non esiste, il materasso aderisce perfettamente al pavimento e quando ti alzi hai uno scompenso di pressione da svenimento. Però almeno se cadi non ti fai male, anzi non te ne accorgi neanche, non fosse che ti svegli con la bocca piena di polvere. Da single ho avuto anche un letto tondo.  Potevo dormirci a stella di mare, a uomo di Leonardo.  Ma stavo sveglia sognando una schiera di principi a letto con me, messi a raggiera, come fette di torta, con i piedi al centro. Il peggior sonno è comunque sempre quello sul divano letto.  Chi l'ha detto che sono comodi? Ma quando mai. Intanto per aprire un divano letto devi traslocare mezzo salotto.  E sposta la credenza, e rimuovi la lampada a stelo, e impila i cuscini e estrai il letto, e pizzicati le dita e attenta che non si richiuda, ecco che rimbalza, spingi spingi, bon, richiuso.  Che il cielo strafulmini tutti gli inventori di divani letto. Amen.  Perchè quando finalmente ti sei data un pò di requie non chiudi più un occhio nel terrore che il divano ti inghiotta e il mattino non ti risputi più. Sai quando dormo per davvero il sonno dei giusti? Nel sacco a pelo in tenda d'estate.  E adesso ditemi se son normale.

 
 
 

La cultura

Post n°58 pubblicato il 06 Marzo 2011 da eli.eli1970

Non posso fare la gnorri e sorvolare sull'argomento. Sarà anche possibile che mi sbagli, ci mancherebbe e tra l'altro sbagliare è una delle attività che mi riesce meglio. Però queste enciclopedie per bambini del corpo umano con allegato lo scheletro da montare pezzo a pezzo lo trovo un pò inquietante. Con il primo numero un teschio in omaggio e con il secondo (prenotalo subito) emisfero sinistro più calotta del cranio.  Siamo proprio sicuri che i bambini non vedano l'ora di piazzarsi uno scheletro di un metro e dieci ai piedi del letto? Siamo veramente certi che svegliandosi di colpo in piena notte non gli prenda uno spago da lasciarli secchi? Io da bambina sarei morta di fifa. Ma io non faccio testo. Chissà se sono previsti anche dei bulbi oculari fosforescenti, così, per dare quel tocco di macabro in più che non guasta. Mi consolo pensando che tanto la maggior parte si comprerà solo il primo numero, come sempre. Centinaia di miglialia di piccoli teschi, per anni, nelle case. Tutti piccoli Amleti che andranno in giro per i corridoi e su e giù per i tinelli a declamare "Essere o non essere...."Mah. Certo che le case editrici valle a capire. Per dirne un'altra, la questione dei libri di testo. Io vorrei sapere una cosa. Come è mai possibile che tutti gli anni quando inizia la scuola si ordinano i libri di testo e i libri di testo non ci sono mai. Ma io mi chiedo. Ma le case editrici dei libri scolastici non lo sanno che a settembre inizia la scuola? Non è una novità di quest'anno. E' dall'Ottocento che le scuole iniziano in autunno. Non a primavera quando sbocciano le primule o in estate durante la raccolta del fieno. A settembre. Fine. Ma stampateli prima sti libri. Aspettate fino all'ultimo per essere sulla notizia? Capisco. Ma dipende dalla notizia.  Per dire. Napoleone è morto. Ve lo dico io. Potete pubblicarlo tranquillamente. Non c'è rischio che esca dal coma. Il volume della sfera è sempre quello. I volumi delle sfere non sono cambiati tranne quelli delle sfere dei genitori che nella questua alla cartoleria alla ricerca del libro scolastico hanno assunto proporzioni preoccupanti. Senza contare la quantità di testi. Tre di scienze, due di storia e ben cinque di italiano. Grammatica uno, grammatica due, letteratura, epica, antologia. I bambini vanno a scuola con degli zaini pesanti come quello di Messner.  E poi il flauto, la chitarra, la cartellina di artistica larga come un pianerottolo, il tubone dei disegni della misura di quelli dell'acquedotto, la tuta da ginnastica e le scarpe da basket, l'accapatoio per il nuoto, la merenda, il pranzo da scaldare e magari anche una borraccia e una rivoltella per tenere alla larga i coyote. Certo che poi arrivano a scuola e non capiscono una mazza, perchè sono delle gerle di acido lattico. L'unico vantaggio è che abbiamo studenti somari che però a otto anni hanno spalle di ferro e culi di marmo e son pronti a un futuro di atleti olimpici.


 
 
 

La cicatrice

Post n°57 pubblicato il 30 Gennaio 2011 da eli.eli1970

Siamo a quota sei. Sto parlando di Angelina Jolie, tra quelli naturali e quelli adottati siamo a quota sei figli. Ullalà, che tradotto in siciliano sarebbe minchia!!!!! Ha anche una bella resistenza....un pò la capisco. c'hai Brad Pitt tra le mani e non è che lo lasci li a far muffa o lo tieni in stand by con la lucina rossa accesa come il videoregistratore...avere Brad Pitt in casa è come avere la Nutella nell'armadio. Hai un bel dire che non la devi mangiare, poi quando la vedi che fa capolino tra il pane di kamut e le gallette di riso non ti tieni. Sarenne un insulto al creato, se non ne approfitti il fato te la fa pagare. "Ma come? Io destino ti consento di avere Brad Pitt a disposizione e tu non gli salti sulle piume a colazione pranzo e cena? E allora prammm ti trasformo di un Alfano così impari". A proposito di maschi fighi, pare che vada molto di moda di questi tempi l'uomo con la cicatrice. Si alle donne piace molto il maschio sbreccato. Tanto odiamo la tazzina con la crepa, quella che suona fessa, tanto ci piace il maschio fessurato. La cicatrice in faccia fa molto sexy, fa maschio vissuto, uomo duro, homo selvaticus, bestia da letto. Oddio certo dipende anche come se l'è fatta la cicatrice. Un conto è se combatteva con Jonny Depp sulla nave dei pirati, un conto è se si è tirato in faccia la lama del Minipimer cercando di ripararlo. In questo caso non è sexy ma è pirla. Siccome gli uomini lo sanno che alle donne piace il maschio sbregato, ultimamente cosa fanno? Sono così cretini che se la fanno da soli la cicatrice. Molti si tagliano un pò il sopracciglio  in mezzo, in modo che faccia uno stacco che sembra appunto una cicatrice dove non cresce più il pelo. Io ne ho visto uno, poi un'altro e un'altro ancora...e ho pensato "Ma com'è che sono caduti tutti dal triciclo nello stesso modo e han tutti sbattuto il sopracciglio proprio lì?". No! la cicatrice vera non ha confini, non è che prima fai la brutta con la matita...quella vera è irregolare a volte larga slabbrata. Certe restano bordeaux per sempre, insomma quelle vere si vedono. Quindi appello ai maschi. Se volete farvi una cicatrice che vi renda sexy, mandrilloni da battaglia, che sia originale!! Usate il rastrello, ma non per saltarci sopra col piede che poi con il manico  che vi sbatte in fronte vi viene fuori un bernoccolo inservibile.  Passatevelo a pettine in faccia, potete raccontare di essere stati smucinati da un coguaro. Anche gli spigoli e le antine lasciate aperte vanno bene. Se però volete fare un bel lavoro, andate da un amico che ha un pitbull e infilate la faccia nella cuccia tenendo una salsiccia in bocca. E' una tecnica che da sempre ottimi risultati.

 
 
 

Gli alberi

Post n°56 pubblicato il 27 Gennaio 2011 da eli.eli1970

Io non amo chi si fa sradicare. Tra tutti gli esseri io amo gli alberi; quelli antichi, secolari; quelli con radici profonde e inestricabili, come l’anima del mondo! Quelli che mostrano sul proprio corpo i segni massicci e indelebili della sofferenza e della gioia, metafore dei loro intimi segreti. Io amo gli alberi quelli con braccia lunghe e possenti che abbracciano l’intero cielo, e sono nidi per uccelli e scrigni per i sogni dei bambini. Io amo gli alberi perché accolgono la pioggia e la luce il vento e la quiete cosi, senza lamento, e rinnovano le proprie speranze in quelle foglie sfinite dal tempo; nella più grande metafora dell’eterno ritorno alla vita.

 
 
 

La Moratti ha finito il sale

Post n°55 pubblicato il 11 Gennaio 2011 da eli.eli1970

Anche l'anno scorso, come ogni anno, è arrivata la neve. Non era qualcuno che scuoteva il pandoro dal balcone. Peccato che siano partiti gli emboli che neanche fosse scesa dal cielo l'Apocalisse: tutti a gridare "emergenza.. emergenza". Emergenza na mazza nevica. Dovremmo essere contenti vuol dire che la terra ha qualcosa ancora di normale. Invece è scoppiato un macello. Tutti a mettere in croce il povero Chiampa e la povera Moratti, anima santa, aveva poco sale. Anche a me capita. Comunque è strano. La neve nelle favole rende tutti più buoni, invece erano tutti isterici, sembrava fossero scesi dal cielo trenta centimetri di cocaina. Una lagna senza fine. "Eh ma facciam fatica a camminare" E certo che se ti metti i tacchi per far la figa facile che vai lunga e tirata. Mettiti dei bei scarponcini come le pastorelle di Fatima vedi che stai in piedi... la figa la fai quando i giardini di marzo si vestono di nuovi colori. "Nevica e con l'autobus ci ho messo mezz'ora in più". Ed è colpa della Moratti? Cosa deve fare sta disgraziata? Correre a raccogliere i fiocchi con la lingua di fuori? O magari con le chiappe, facendosi tirare per le caviglie, come si fa in spiaggia per fare la pista delle biglie? Non è che ha nevicato solo per te. E' così per tutti ognuno avrà i suoi casini.. pazienza...se arrivi in ritardo Brunetta questa volta chiuderà un occhio. "Dovevano mettere più autobus". Certo adesso Lety compera venti autobus in più, li tiene in garage e li tira fuori solo quando nevica. Per te. C'è scritto nel bilancio comunale. Venti autobus in più per quella li che si lamenta. Ma tira fuori il tuo SUV e sparisci. Si chiama fuoristrada no? E allora per una volta usalo per quello che è, che sei sempre li ad intasare in doppia fila davanti alla scuola con il tuo autoblindo. Insomma quando nevica gli unici ad essere felici sono i bambini e i cani. I bambini che si tirano le palle di neve e i cani che fan la cacca sul pulito.

 

 
 
 

I propositi del 2011

Post n°54 pubblicato il 07 Gennaio 2011 da eli.eli1970

È proibito piangere senza imparare, svegliarti la mattina senza sapere che fare, avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi, non lottare per quello in cui credi e desistere, per paura.
È proibito non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
È proibito non dimostrare il tuo amore, fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici, non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente, fingere davanti alle persone che non ti interessano, essere gentile solo con chi si ricorda di te, dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso, avere paura della vita e dei suoi compromessi, non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire, dimenticare i suoi occhi e le sue risate solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
È proibito dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone, pensare che le loro vite valgono meno della tua, non credere che ciascuno tiene il proprio cammino nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia, non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te, non comprendere che cio' che la vita ti dona, allo stesso modo te lo può togliere.
È proibito non cercare la tua felicità, non vivere la tua vita pensando positivo, non pensare che possiamo solo migliorare, non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

 
 
 

Buon 2011

Post n°53 pubblicato il 31 Dicembre 2010 da eli.eli1970

Una filastrocca per il nuovo anno 2011, per i bambini e per coloro che bambini continuano ad esserlo nonostante l'età.
Che altro è il nuovo anno se non un bimbo che deve crescere e che conoscerà le gioie e i dolori della vita.
Lo immaginiamo vecchio al termine, che accompagna il nipotino e gli dice di non fare il matto. Perchè questo è ciò che ci auguriamo per ogni anno, ad ogni arrivo del nuovo anno.
Ma la vita dipende anche un pò da noi, sicuramente se non nelle grandi scelte che determinano le sorti del mondo, almeno in quelle quotidiane: nello studio, nell'impegno al lavoro, a casa, nel fare coscientemente ogni cosa, nel rispetto dell'altro, nei comportamenti ecologiamente corretti che possono contribuire a preservare il mondo e le specie che lo abitano, compresa la nostra.
E allora auguriamoci ancora un anno di piccoli, ma veri passi. Per grandi e bambini. Uomini e donne. Bambini e bambine.

 
 
 

Il mio blog

Post n°52 pubblicato il 22 Dicembre 2010 da eli.eli1970

Ciao a tutti

è parecchio che non torno a scrivere sul mio blog... più di un mese e mezzo.... sinceramente avevo anche pensato di abbandonare il tutto....

Sono rimasta piacevolmente stupita da quante persone tornano frequentemente a leggermi e la cosa non può che farmi piacere.... prometto di tornare a postare sempre con la mia ironia pungente

Nel frattempo auguro a tutti gli amici virtuali BUON NATALE E BUONE FESTE

 
 
 

I telefilm anni '80

Post n°51 pubblicato il 07 Novembre 2010 da eli.eli1970

Chi non si è mai visto baywatch?

Durante l’inverno, alle 6 del pomeriggio, tutti incollati davanti alla tv. arriva l’estate e ci siamo caricati di brutto: ci mettiamo in viaggio verso il mare sicuri di vedere un bel Cody che esce dalla piscina mostrando i bicipiti, bei culetti sodissimi di giovani donzelle che fanno jogging sul bagnasciuga, eroici bagnini dai nomi esotici che salvano biondi bambini con le loro potenti moto d’acqua, splendidi baristi onorati di servirti al tavolo una coca-cola fresca, atletici ragazzi che saltellano nei campi di beach-volley.

POI ARRIVI A MILANO MARITTIMA

La prima persona che vedi è Renato, il sessantenne proprietario dei “Bagni Miramare” (astuto e fantasioso nome) che con aria scoglionata si alza dalla sdraio in canottiera e pantaloni alla zuava azzurrini per chiederti i 5 euro del noleggio sdraio. Arrivi alla  tua postazione e contempli il panorama. Sul bagnasciuga camminano le vecchie per smaltire la cellulite, in piscina ci sono altrettante pensionate che fanno goffamente acquagym, nella speranza di eliminare i chili superflui.

Ti consoli sperando nel bagnino. Ti giri verso la torretta.
No, non siamo a Baywatch, non c’è la torretta, c’è un ombrellone rosso, e sotto l’ombrellone c’è Giuseppone, un bagnino di 130kg intento a fare i rebus sulla settimana enigmistica. Non ha la moto d’acqua. Ha un pedalò rosso tutto scheggiato, che è già tanto se sta a galla col Peppone sopra.
Opti per farti spalmare la crema. Ma il tuo vicino di ombrellone è uno studente di ingegneria meccanica magro, pallidissimo, con il cappello alla pescatora, la maglietta a maniche corte di topolino, le guance arrossate nonostante la crema e un bel paio di sandaloni di cuoio. Al che ti alzi.
Almeno il barista sarà una consolazione? No. La signora Cesira oggi ne risente della menopausa, le chiedi “Scusi, mi da una minerale?” e ti guarda come se le avessi ammazzato il marito (che è il bagnino Peppone, n.d.r.).

Al che dici “mi faccio una partita a beach volley“. Arrivi al campo. ed è stato colonizzato dagli ospiti della “Pensione Pina” per giocare a bocce, tutti belli adornati di cappelloni di paglia, canottiere chiazzate, sandalo da frustatore romano con calzino al polpaccio, e che parlano sempre dei tre argomenti principali: “Oggi fa caldo e l’umidità mi da fastidio alle ossa; ho mio cognato in ospedale; con l’euro tutto è raddoppiato“.

Al che tu ti chiedi. non è che sia il caso di guardare meno TV?

 
 
 
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