Dal punto di vista storico le lettere dell'ebreo Russo hanno contribuito a farci conoscere i disagi procurati ai nostri antenati salentini dalla poco nota guerra di successione al trono del regno di Napoli alla fine del '300, quando i vari feudatari del territorio salentino soccombevano al potere del Principe di Taranto Raimondo Orsini Del Balzo.
Dal punto di vista sociale il contributo è scarso pur tuttavia le lettere ci hanno dato la possibilità di conoscere come un ebreo riuscisse a districarsi nel fitto commercio mediterraneo pur essendo ignorante in quanto sapeva appena scrivere e lo faceva nel modo più semplice, cioè come parlava. Inoltre pare che il Russo non si fosse convertito al Cristianesimo in quanto si ritiene ebreo di Lecce dove appunto in quel tempo esisteva una comunità ebraica nei dintorni della chiesa di Santa Croce. Non avendo quindi la cittadinanza leccese, la sua attività veniva tollerata perché utile al commercio cittadino.
Dal punto di vista letterario non ha soddisfatto la mia curiosità di conoscere l'idioma parlato nel Salento in quel periodo anche se il suo modo di scrivere ricalca quello della sua contemporanea Maria d'Enghen, contessa di Lecce, principessa di Taranto ed infine regina del Regno di Napoli.
Comunque esaminando le lettere notiamo innanzitutto un abuso della lettera "Y" (i greca) e l'impiego indifferente delle vocali "u" od "o" a fine parola.
Dal punto di vista fonetico, che si può dedurre dall'analisi della scrittura, si nota una forte influenza della nascente lingua "francese" portata dai Normanni, che appoggiando le ribellioni anti-bizantine, debellarono il "grico" di Bisanzio dal Salento.
Si notano appunto i suoni ancora presenti nel nostro dialetto, come:
A - digramma "sc" fricativa postalveolare sonora, volgarmente detta "sc" napoletana. Siccome questo suono è identico a quello prodotto dalla lettera "j" francese il Russo la adotta nelle sue lettere:
maju, masciu, maggio - judiu, sciudiu, giudeo - viaju, viasciu, viaggio - deju, desciu, debbo - furmaju, furmasciu, formaggio ed anche nell'Omaggio Feudale scritto dalla contessa Maria d'Enghien abbiamo un deja, descia, debba; mentre nella lettera scritta dalla stessa alla Badessa del Convento di Conversano Ella scrive "agia" per abbia;
B - per il digramma "sc" fricativa sorda, il Russo adotta il digramma francese "ch" che ha appunto lo stesso suono:
placheri, plasceri, piacere - fachessi, fascessi, facessi - avymuchi, avimusci, abbiamo richiputu, riscivutu, ricevuto - fichi, fisci, feci - ecc. ecc.;
C - la lettera "j" (i lunga) dal suono latino "ii" , corrispondente al suono della "elle mouillé" francese, il Russo la adotta e la scrive alla francese con la doppia "ll":
Pulla, Puja, Puglia - vollo, vojo, voglio - mellu, meju, meglio - meravella, meravija, meraviglia - pillò, pijò, pigliò - millari, mijari, migliaia;
D - la letterra "c" che in francese ha suono "s" sonoro, il Russo lo esprime con la fricativa dentale sonara "ds" cioè con la lettera "z":
zo, ciò - Leze, Lecce - fazo, faccio - sazu, sacciu (so) - binaza, bonaccia - nizissariu, necessario mentre la contessa d'Enghien scrive: piazca ed anche piacza, piaccia - averze, averci ed analogicamente scrive De Baucio per Del Balzo.
Se siete arrivati fin qui, grazie della pazienza.
Inviato da: cassetta2
il 29/05/2023 alle 18:33
Inviato da: Mr.Loto
il 21/08/2020 alle 17:39
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il 22/04/2020 alle 13:10
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il 22/04/2020 alle 11:06
Inviato da: cassetta2
il 20/11/2019 alle 16:11