Essere e pensiero
E' stato già scritto tutto, per fortuna non tutto ancora pensato.
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Amo "a" voi...
Post n°34 pubblicato il 02 Ottobre 2006 da pensieroinespresso
Voi non siete e non sarete mai noi nè nostri. Mi sono permesso di parafrasare le espressioni della Irigaray (cfr. messaggio precedente), in quanto efficaci per introdurre il discorso delle relazioni fra popoli, culture, etnie e religioni, minate anch'esse dalla logica dell'assimilazione e della riduzione dell'altro a sè, origine dei drammatici conflitti che lacerano il mondo contemporaneo. C. Lévi-Strauss afferma: "...la civiltà implica la coesistenza di culture che presentino tra loro la massima diversità, e consiste persino in tale coesistenza. La civiltà mondiale non può essere altro che la coalizione, su scala mondiale, di culture, ognuna delle quali preservi la propria originalità..." (Razza e storia e altri studi di antropologia, Einaudi). Ci sono territori in cui, come diceva Bateson, anche gli angeli esitano ad avventurarsi. Uno di questi è l'ambito della valorizzazione delle differenze. La nostra cultura eurocentrica, infatti, ha proceduto finora con la logica della cancellazione delle differenze: o eliminandole, attraverso veri e propri genocidi etnici e culturali, o cercando di assimilare l'altro, "innalzandolo" alla dignità del sè. E' tempo di invertire la rotta e spezzare la logica del dominio, facendo propria la realtà della differenza e riconoscendo l'irriducibilità dell'altro ad ogni tentativo di assimilazione. Solo rispettando l'inafferrabilità ed il "mistero" dell'altro, possiamo legarci a lui. E solo in tal modo potremo non annullarci reciprocamente, ma vivificarci, percorrendo insieme un cammino plurale e partecipe di un destino comune. Propongo alla lettura una splendida poesia di un poeta senegalese. * * * "IL MIO DIO E' NERO Nè barba nè coda Perchè il pane Mi ha detto lo stregone dagli occhi di brace Questa sera voglio ritrovare il mio Dio Nel nome di Cristo Avete proibito il tamburo Mamadou Traore Diop, Senegal, |
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