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Presa dal cuore

Post n°120 pubblicato il 08 Luglio 2006 da rodabea

 

Lo trovai li', appoggiato al bancone del bar solo.

Aveva il viso triste, forse lontano con la mente da quella borgia di gente che cercava solo donne e alcool, forse distratto da un bicchiere di whisky che nemmeno sapeva gustare.

Fu' la sua solitudine a chiamarmi, non lui. Quella solititudine bieca e silenziosa che penetra, e assorbe ogni istante.

Io lavoravo in quel bordello da circa due anni e avevo conosciuto amanti e uomini di ogni genere, di ogni ceto sociale, di ogni intelligenza e sapevo bene che non avrei avuto problemi nel dissolvere quella sua strana assenza.

Lanciai il mio bicchiere sul bancone del bar e strisciando arrivo' fino a un centimetro dalle sue mani che giocherellavano con il suo bicchiere. Era un modo, il mio..di cercare il suo sguardo,  e nello stesso tempo cercare un'altro cliente. Nulla di piu' e nulla di meno.

Sollevo' lo sguardo appena, fisso' il mio bicchiere a pochi centimetri di distanza dalle sue mani e poi mi guardo'. Non ci fu' nessuna parola, nessun sorriso, nessuno sguardo che poteva indurmi ad avvicinarmi, eppure in quel silenzio sentivo che mi chiamava se non lui la sua voglia di uscire dai suoi pensieri.

Mi basto' un sorriso appena accennato sul suo viso per sedermi al suo fianco. Abbasso' nuovamente lo sguardo al bicchiere.

_ Non ho soldi!..non a sufficenza per farti passare una bella serata.

_ Non mi pare d'averti questo nulla, sei arrivato da poco in citta'?

_ Si, ci sono arrivato stasera, non so' nemmeno dove dormire. C'e' una stazione da queste parti?

_ la stazione c'e', ma non ti consiglio di andarci, e' sorvegliata da cani mastini che escono di qua' ubriachi tutte le sere e non si fanno nessuno scrupolo a bastonare chiunque ha intenzione di fermarsi a soggiornarvi. Quanti soldi hai?

_ nemmeno un nichelino, se questo bicchiere di whisky non me lo offri tu rischio di cominciare a prenderle fin da subito.

Sollevo' lo sguardo e mi guardo' ancora. Aveva occhi azzurri e limpidi e mostrava un viso di un uomo che ne aveva dovuto aver passato davvero tanti guai. Era stanco, aveva abiti molto eleganti ma non completamente puliti e scarpe piene di fango, e la cosa mi stupi' molto poiche' se fosse stato un uomo di un certo prestigio di certo non si sarebbe fatto cogliere con le scarpe infangate.

_ che ti e' successo? perche' sei finito in questo posto?

_ Questo whisky e' il peggiore che io abbia mai bevuto, ma in compenso ho una donna di uno splendore tutto suo che mi fa' domande...

Si avvicino' a noi Jack, un uomo che cercava le mie prestazioni ogni sera e che mi pagava da mesi senza mai aver scambiato con me la minima parola. Fu' il suo gesto ripetuto e quotidiano che mi nauseo', e quella sera , dopo mesi feci solo un cenno con la testa in senso di rifiuto e d'istinto Jack mi prese il polso obbligandomi a salire le scale con lui.

Per non creare problemi lo seguii lasciando l'uomo dagli occhi azzurri li' solo sul bancone del bar, ed egli mi accompagno' con lo sguardo fin in cima le scale dandomi quella carezza umana che si percepisce tra due persone.

Scesi dopo un'ora e lo trovai nuovamente li' a giocherellare con lo stesso bicchiere, mi avvicinai e gli chiesi di seguirmi. Mi seguii' senza chiedermi nulla e lo portai nella mia stanza.

Li' mi spogliai e gli chiesi di mettersi a letto con me.  

Mi sdraiai sul letto e dopo due minuti ci entro' anche lui senza dir nulla.
Non conoscevo nemmeno il suo nome, ma la cosa non mi disturbava affato, non mi turbava il fatto di avere tra le mie lenzuola un uomo stanco e silente, mi turbava di piu' l'immagine delle sue scarpe sporche,  dovevano essere una cosa inusuale per lui poiche i suoi gesti e il suo modo di fare erano quelli di un signore dell'alta borghesia.
 
Si avvicino' a me e appocggio' il viso sulla mia mano, quasi cercando una carezza, poi chiuse gli occhi e si lascio' andare al sonno.
 
Lo guardai a lungo dormire, e lasciai che la mia mano avvolgesse il suo viso.
Per la prima volta mi lasciai andare a delle emozioni.
A una prostituta non sono concesse le emozioni, vende corpo e posizioni in maniera fredda e sbrigativa, tanto che poi il cuore viene annullato dal calcolo dei quattrini che devi chiedere.
 
Quella notte pero', diversamente dalle altre, sentivo battere il cuore, sentivo cose che avevo sepolto, e la mia mano riempita del viso dell'uomo mi faceva ricordare la donna che ero, in ogni sua sfumatura.
Venivo turbata da questi ricordi, tanto che dal mio viso impassibile di sempre, scese una lacrima.
 
 
Il mattino dopo mi svegliai di scatto, voltavo le spalle all'uomo che ancora dormiva nella stessa posizione della sera, e con leggerezza mi alzai lasciando che continuasse a dormire.
Nemmeno io sapevo perche' avevo voluto avvicinarlo al mio letto, alla mia stanza, eppure lo avevo accolto, sapevo pero' che non era il suo posto, che non era un uomo di bordelli e di alcool.
 
Da li' a poco si sveglio' e allungando la mano senza dire nessuna parola mi chiese di raggiungerlo nel letto e feci l'amore con lui.
 
Non so' perche' accettai, non c'era compenso, denaro, non c'erano parole, eppure se pur non c'era nulla il cuore continuava a battermi come da anni non faceva.
Una  prostituta non puo' permettersi di amare mai. Questo lo sapevo bene, e faceva gia' parte del mio destino.
Accettai i baci di quell'uomo, accettai il suo silenzio e le sue carezze, accettai quelle mani che non volevano altro che dissipare ogni pensiero, ogni inquietudine, e con delicata passione mi amo'.
 
Continuava a stringermi a lui anche dopo aver fatto l'amore, e per un secondo io stessa mi ritrovai un po' spiazzata dai suoi modi gentili, poiche' ..."dopo"era consuetudine per me uscire dal letto con velocita' senza mai voltarmi a guardare indietro, mai guardavo chi lasciavo dietro di me, mai guardavo gli uomini che si erano cibati del mio corpo con avidita' e fame, ma di quell'uomo volevo cibarmi io, e con dolcezza appoggai il mio sguardo sopra il suo sorriso. Era destinato a me, era uno sguardo che colpiva la mia testa, il mio cuore, la mia pelle e oltrepassava le mie viscere fino a sentire tenerezza, e a me come donna la tenerezza non era consentita, come non era consentito provare a essere donna.
 
Si alzo' in piedi e ancora nudo si affaccio' alla finestra spostando appena le tendine. Guardava il mondo fuori, e lo guardava con tristezza, poi si volto' ancora verso di me e sorrise appena.
 
_ dimmi il tuo nome,... mi bisbiglio' appena con una voce sottile.
_ Maria...ti va' bene Maria?...
_ e' il nome di mia madre, ....santa donna,..non ha consentito a mio padre di sperperare il nostro patrimonio con scelte azzardate, e ha acconsentito a me di farlo per passione...
_ ..non posso capire cosa stai dicendo, non conosco la tua vita, ne' so' come sei arrivato fin qui', mi adeguo al tuo sorriso, non chiedo altro...Riposati, hai l'aria stanca.
 
Si avvicino' a me e sorridendomi ancora mi bacio', poi con una luce agli occhi diversa da prima si avvicino' al mio orecchio quasi per farmi una confidenza...
 
_...dimmi, potresti buttare a mare  tutto cio' che hai di sicuro per poter correre dietro una tua passione?..una passione sentita fin dentro le viscere, fin dentro la vena che fa' pulsare il sangue e che ti arriva al cervello?...
_..tu sei matto!, non ti capisco, ma di cosa parli?...
 
Ero comunque divertita, lui sembrava aver acceso una luce nuova nei suoi occhi...
_..io sono il figlio del Conte,...il proprietario di tutta questa intera regione. Ho vitigni, campi immensi di grano, gente che lavora per me....insomma tutto!, ma non ho l'amore e io non voglio di certo sposare la figlia di uno strozzino arricchito per poter allargare ancor di piu' le nostre proprieta'.
 
Cominciai a ridere tanto,..Io, comune prostituta,  avevo nella mia stanza il figlio dell'uomo che due volte a settimana mi pagava dieci volte di piu' del mio compenso! Ridevo, ma non osavo dire la mia verita'.
 
_ perche' ridi?...
_ ..sei tenero, sei dolce e giovane... e io piu' di te, ma io sono cresciuta in fretta, tu sei ancora un moccioso figlio di Conte che non sa' quel che fa',...su' fila!, vai a casa a sposare la figlia dello strozzino e torna due volte a settimana.
_ no, no! ..non hai capito...mi rispose quasi divertito da questa mia affermazione.
  non hai proprio capito,..io me ne sono andato da quella casa, non posso piu' tornarci, Non voglio sposarla!...e' racchia, cattiva, puzza e non e' una donna...e'..e' un cavallo, e' un mulo ..e' tutto fuorche' una donna!
 
Ancor di piu' divertita cominciai a ridere di gusto, e il mio ridere trascino' l'uomo a ridere di me.
Sposto' le coperte che coprivano ancora il mio corpo, e con dolcezza si chino' baciandomi le caviglie, poi risali' appoggiando il capo sul ventre e con aria sognante si lascio' trasportare dalle mie e dalle sue carezze...
 

 
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