Creato da laprigione il 14/03/2010

Il bacio della vita

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La prigione 112

Post n°114 pubblicato il 16 Ottobre 2010 da laprigione

<<Provochiamogli un coma farmacologico e cerchiamo di trovare presso le associazioni di organi un fegato da trapiantargli>> Ormai Vicotr strabuzzava gli occhi e aveva la bava ai bordi della bocca, le tossine proseguivano nella marcia all'interno del suo sistema vitale e quell'iniezione fu quasi una liberazione dal dolore che lo lacerava all'interno del corpo. Si trattava di una operazione impossibile a causa del poco tempo disponibile per un comune mortale, ma Victor trafficava in quel campo e aveva molti agganci in grado di rendere brevissimo il tempo di ricerca. Cominciava così una spietata corsa contro il tempo. Ce l'avrebbe fatta quel delinquente incallito a salvarsi ancora una volta la pellaccia? Il pensiero non sfiorava minimamente il cervello di Dorotea che ormai dava per scontata la dipartita del suo ex socio. Il primo aereo disponibile per la Sicilia partiva alle sette e trenta del mattino e Dorotea alle sei ed un quarto aveva già sbrigato la prassi obbligatoria prima dell'imbarco. Se il volo fosse andato liscio alle nove e dieci sarebbe atterrata sull'isola e nolleggiando un'auto avrebbe potuto arrivare a Messina dove sbarcano i traghetti provenienti dal continente entro le dieci. Forse in tempo per intercettare sulla strada Michele, visto che sapeva per certo che lui non aveva preso l'aereo, non vi era infatti nessuna prenotazione a nome di Manuel Sanchez presso le compagnie aeree a cui aveva chiesto conferma dell'eventuale presenza di quel nominativo, all'atto della prenotazione del volo. Dentro la sua mente cominciava a rimpicciolirsi l'amore per lui custodito nella parte irrazionale ed emotiva, mentre sentiva aumentare una delusione crescente per l'abbandono ricevuto. Appena ricevute le chiavi dall'autonoleggio diede tutto gas, schizzando veloce con la panda bianca noleggiata, arrivando pochi minuti prima dell'arrivo del traghetto delle dieci. Spense il motore e si accostò nei pressi della banchina del porto in doppia fila, non troppo vicino a punto di sbarco, nascondendosi dietro ad un grosso piao di occhiali neri scuri e coprendosi il viso con la sciarpa. Con il freddo che faceva sarebbe passata del tutto inosservata da tutte le persone in attesa dello sbarco. Le macchine cominciarono a sbarcare in fila indiana, con il trambusto tipico dei marinai a fare da vigili urbani affinché tutto avvenisse secondo le procedure di sicurezza. <<Chissà che macchina avrà preso...>> pensò Dorotea, cercando di immaginarsene il modello. <<Ehi..., ma quello...>> Vide una sagoma familiare nascosta dietro ai tanti volti delle persone, intente a sbarcare a piedi <<E' lui>> Certo non poteva agire in mezzo a tutta quella gente e con la macchina della polizia in arrivo. Aveva già avuto fortuna a beccarlo, decise quindi di seguirlo con lo sguardo per vedere se avesse appuntamento con qualcuno venuto a prenderlo. Le fece pure tenerezza vederlo con la sacca blu appesa sulle spalle, camminare a testa bassa. Non aveva l'espressione di un uomo felice e gioioso per la sua libertà, piuttosto quella di una persona intristita ed incerta. <<Cucciolo...>> Quando ormai lo vide diventare piccolo, piccolo, ormai vicino all'uscita dal porto, Dorotea mise in moto la macchina e a passo lento si mise a pedinarlo, sfruttando la coda a passo d'uomo delle altre auto. <<Poevero cucciolo, deve stare attento a camminare ai bordi della strada, con tutte queste macchine...>> Michele non aveva una meta precisa, non sapeva dove trovare colui che stava cercando. Poteva solo farsi guidare dal suo istinto e sperare di avere un pò di quel culo che fin'ora gli era mancato. Ormai si trovava sulla statale, in direzione di Palermo, circondato da campagna spoglia e aria fredda. <<Certo che senza soldi... >> Non avendo un euro in tasca l'unica alternativa era fare l'autostop sperando nel buon cuore della gente del sud, ma tutti pure lì insolitamente sembravano avere una fretta smodata. Michele era intento dentro il girotondo di pensieri della sua testa e camminava a ciondoloni senza girarsi sporgendo solo verso la strada il braccio sinistro con il suo pollicione per aria. Una questione di secondi, appena quanto bastava per sentire dietro a sè il ruggito del motore Fiat della panda in forte accellerazione, l'istinto lo spinse a buttarsi al dilà del guard rail rotolando nell'erba sporca e bagnata. La macchina andò a sbattere violentemente contro la protezione della strada e riprese la sua corsa senza fermarsi, mentre la sacca rimasta sul cemento venne presa sotto le ruote da un pulmino blu carico di muratori che subito accostò avendo visto tutta la scena. <<Ma vaffanculo!>> gridò Michele rimettendosi in piedi, scioccato per essere stato ad un pelo dal morire. <<Tutto bene cumpà?>> chiese il primo a scendere. <<Ma hai visto che roba? Autista da strapazzo, deve aver perso il controllo e manco si è fermato...>> <<Oggi, amico ne capitano proprio di tutti i colori, anche se devo dirti che si è trattato di un incidente strano>> <<Strano? Perchè?>> <<Ma no niente..., mi è sembrato che ti puntasse addosso>> <<Sono appena arrivato, non conosco nessuno qui in Sicilia>> <<E che ci venisti a fare allora a cà?>> <<Cerco una persona, un vecchio che guarda sempre il mare...>> Michele vide l'uomo cambiare espressione anche se era bravo a mascherarlo>> <<Qui sai quanti vecchi cisono che guardano il mare? Signor...? Cumma te chiami?>> <<Io Sanchez, Manuel Sanchez>> <<Minchia,spagnolo sei?>> <<Di origine, di origine, sono nato in Italia>>

 
 
 
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wow.. un inizio intenso.. promette :))
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