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Il Dittamondo (3-23)

Post n°964 pubblicato il 04 Gennaio 2015 da valerio.sampieri
 

Il Dittamondo
di Fazio degli Uberti

LIBRO TERZO

CAPITOLO XXIII

Sempre passando d’un paese in altro 
e ascoltando la mia cara guida, 
ch’era piú ch’io non dico esperto e scaltro, 
fra me dicea: "Qui gli orecchi di Mida 
non fan mestier, ma di Tullio la mente 5 
a tante cose, quante insieme annida". 
Discese giú del monte incontanente; 
prese il cammin diritto per lo piano, 
come colui che gli avea tutti a mente. 
Mi disse poi: "Da la sinistra mano 10 
come tu vai, un paese incomincia: 
Magnesia è detto per quei che vi stanno. 
E come per Tessaglia, cosí schincia 
per Macedona e tanto è buona e diva, 
quant’è di qua alcun’altra provincia. 15 
Moetena v’è, de la qual par si scriva 
che Filippo ivi ciclopis divenne 
un dí ch’armato la terra assaliva. 
E perché non rimase ne le penne 
de’ poeti Libetria, fontana 20 
che surge lá, parlare a me convienne. 
Ma vieni, ch’io non so piú cosa strana 
da notar qui; troviamo altra contrada, 
ché ’l perder tempo è cosa sciocca e vana". 
Con maggior passi prendemmo la strada, 25 
quand’uno sopra un’acqua ci appario 
in atto sí come uom ch’aspetta e bada. 
E giunto a lui, de la bocca m’uscio 
"Jiá su" e fu greco il saluto, 
perché l’abito suo greco scoprio. 30 
Ed ello, come accorto e proveduto, 
Calós írtes allora mi rispose, 
allegro piú che non l’avea veduto. 
Cosí parlato insieme molte cose, 
ípeto: xéuris franchicá? Ed esso: 35 
Ime roméos e xéuro plus glose. 
E io: Paracaló se, fíle mu; apresso 
mílise franchicá ancor gli dissi. 
Metá charás, fu sua risposta adesso. 
Udito il suo parlar, cosí m’affissi, 40 
dicendo: "Questo è me’ ch’io non pensava"; 
e gli occhi miei dentro al suo volto fissi. 
Poi il dimandai lá dov’ello andava; 
rispuosemi: "Qui presso a una chora, 
dove il re Pirro anticamente stava". 45 
Io mi rivolsi al mio consiglio allora 
e dissi: "Che ti pare? Andrem con lui?" 
Rispuose: "Sí, ché me’ non ci veggio ora". 
"Quando ti piaccia, e io e costui, 
con lo qual son, ti farem compagnia 50 
in fin dove tu vai", diss’io a lui. 
Ed ello allor: "Se a voi piace la mia, 
la vostra in tutto m’aggrada e contenta". 
E cosí insieme prendemmo la via. 
Nel mezzo era io, quando Solin mi tenta, 55 
dicendomi pian pian: "Con lui ragiona, 
ché vedi che n’ha voglia e non si attenta". 
Io mi rivolsi a la terza persona 
e dissi: "Dimmi dove si diparte 
Tessaglia, se lo sai, da Macedona". 60 
Ed ello a me: "Quel fiume propio parte 
l’una da l’altra, ove tu me trovasti: 
e cosí ’l troveresti in molte carte". 
La guida mia mi tenta ancor che ’l tasti 
per udirlo parlare e io il come 65 
penso fra me, ch’a sodisfarlo basti. 
Poi, con parole accorte, dolci e dome, 
io lo pregai che mi facesse chiaro 
onde venia e qual era il suo nome. 
"Ond’è ch’io vegna, questo a te fia chiaro 70 
ora per me: Antedamas m’è detto". 
Cosí rispuose e fummi non avaro. 
"Ma tu chi se’, che vai cosí soletto 
con un compagno per questo cammino, 
ch’è pien d’ogni paura e di sospetto?" 75 
"Io mi son un che vado pellegrino 
cercando il mondo, per essere sperto 
d’ogni sua novitá e qui non fino". 
"L’impresa lodo, disse; ma per certo 
troppo è grave e lunga la fatica, 80 
se per grazia del Ciel non t’è sofferto". 
E io a lui: "Tu vedi la formica 
che d’affannarsi la state non cala, 
onde poi il verno vive e si nutrica. 
E, per contraro, vedi la cicala, 85 
che canta e di sua vita non provede, 
trista morir come la state cala. 
Folle è colui e poco innanzi vede, 
che vive per pappare e per dormire 
se pregio dopo morte aver si crede. 90 
Per gravi affanni e lungo sofferire, 
per non temer ne’ bisogni la morte, 
può l’uom vita acquistar dopo il morire. 
Nel Sommo Bene e ne la sua gran corte 
ho tanta fede, che, per grazia, spero 95 
fornir la ’mpresa ch’a te par sí forte". 
Cosí parlando, trovammo un sentero 
su per lo quale Antedamas si mise 
con dir: "Questo è piú presso e piú leggero". 
Non molto andammo per quelle ricise, 100 
che noi giungemmo a una cittade, 
la qual veder mi piacque per piú guise. 
Larghe, diritte e lunghe avea le strade, 
i casamenti a volte e alti tanto, 
che m’era gran piacer tal novitade. 105 
E cosí, ricercando d’ogni canto, 
venimmo a un palagio grande e bello,
con ricche mura e forte tutto quanto,
posto in forma d’un nobile castello.
 
 
 
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