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Creato da: pcl_sestrilevante il 14/01/2007
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI- SEZIONE DI SESTRI LEVANTE :sede in via AURELIA 146 LOC.TRIGOSOTEL.3490544071 NICOLA -PCL CHIAVARI -tel.3200895143 -3881623803 Massimo- PCL LAVAGNA Roberto TEL.3409672384

 

 
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Post N° 63

Post n°63 pubblicato il 14 Gennaio 2008 da pcl_sestrilevante
Foto di pcl_sestrilevante

PER LA RIFONDAZIONE DEL PARTITO INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI



La crisi di consenso del capitalismo e dell’imperialismo
ricostruiscono lo spazio di rilancio di una prospettiva rivoluzionaria
internazionale.



E’ vero: le classi lavoratrici e i popoli oppressi hanno subito,
negli ultimi decenni, sconfitte pesanti e un generale arretramento in
gran parte del mondo. Spesso un’involuzione profonda della loro stessa
coscienza.

E tuttavia il capitalismo fatica a stabilizzare il nuovo ordine
internazionale. Non avendo più nulla di progressivo da offrire alle
giovani generazioni, fatica a conquistare il loro sostegno. Ed anzi: le
politiche dominanti (spese militari, guerre, sacrifici sociali,
precarietà dilagante…) registrano ovunque, alla lunga, un’enorme crisi
di credibilità e di consenso presso le loro vittime sociali. Ovunque si
ammassano le fascine del malcontento. Mentre la pretesa criminale degli
Stati Uniti di imporre manu militari il proprio controllo sul mondo
conosce in Irak una sostanziale disfatta.



Di riflesso, negli ultimi dieci anni, pur con grandi contraddizioni
e in un quadro molto disomogeneo, si sono moltiplicati i fenomeni di
resistenza o ribellione alle politiche del capitalismo. Innanzitutto
nell’America Latina, percorsa da una vasta tendenza alla sollevazione
popolare. Ma anche, con intensità diverse e una dinamica irregolare, in
paesi cruciali dell’Europa capitalista: con i ripetuti fenomeni di
mobilitazione radicale in Francia e con lo sviluppo, su un altro piano,
di ampi movimenti sociali e contro la guerra in Italia, in Grecia, in
Spagna. Lo stesso emergere del cosiddetto movimento noglobal (99-2003)
con un ampio coinvolgimento giovanile è un’espressione di questa
realtà.

Parallelamente le politiche di aggressione dell’imperialismo hanno
trovato forme diverse di resistenza presso i paesi arabi e i popoli
aggrediti, dalla Palestina, all’Afghanistan, all’Irak.



Questi fenomeni di ribellione e resistenza – pur così diversi tra
loro – tenderanno a riprodursi nella prossima fase storica, in un
quadro prevedibile di instabilità mondiale.



Ma ciò che ancora manca nei vari paesi e su scala mondiale è un
progetto anticapitalistico complessivo e una forza organizzata che lo
promuova, capaci di unificare le lotte e le ragioni delle grandi masse
attorno a una cosciente prospettiva socialista e a un programma di
alternativa di potere. E proprio l’assenza o la debolezza ancora di una
sinistra rivoluzionaria, consente ai vecchi apparati di estrazione
socialdemocratica o staliniana o nazionalista di subordinare le lotte e
i movimenti – anche i più grandi – a sbocchi e disegni che nulla hanno
a che vedere con le loro ragioni: conquiste di ministeri in governi
confindustriali, compromessi subalterni con l’imperialismo,
subordinazione a fondamentalismi confessionali o a regimi populisti.



Per questo, la costruzione di una sinistra rivoluzionaria
internazionale, basata su un programma socialista, è, più che mai,
all’ordine del giorno del nostro tempo.



La rifondazione di un partito internazionale dei lavoratori, basato
sul recupero dei principi del marxismo e della battaglia storica contro
lo stalinismo e la socialdemocrazia, risponde a questa necessità: da
qui il nostro impegno per la rifondazione della IV Internazionale.





PER UN’ALTRA SINISTRA ITALIANA



L’intera storia italiana, in particolare del secondo dopoguerra, testimonia la necessità di costruire questa sinistra nuova.



Non sono certo mancate, nel nostro paese, esperienze di ribellione
al capitalismo da parte di grandi masse operaie, popolari, giovanili.
Dalla eroica resistenza partigiana che invocava “la rossa primavera”;
alla grande ascesa operaia e giovanile del 68-69, a partire
dall’autunno caldo; sino alle stesse mobilitazioni che, pur in un
quadro di arretramento sociale si sono sviluppate in anni recenti
contro il governo Berlusconi.

Ma ogni volta, inesorabilmente, quelle grandi lotte e aspettative
di svolta sono state usate dalle direzioni maggioritarie del movimento
operaio, vecchie o nuove, come leva di compromesso con le classi
dirigenti del paese; contro i lavoratori e i movimenti.

La resistenza partigiana fu piegata e subordinata all’unità
nazionale tra DC e PCI dell’immediato dopoguerra, in nome della
ricostruzione del capitalismo italiano e del suo Stato; l’autunno caldo
finì tra le braccia del nuovo compromesso storico tra PCI e DC, su un
programma di austerità e di sacrifici. Le grandi lotte contro
Berlusconi degli ultimi 15 anni sono state usate e svendute a favore
del centrosinistra: la grande lotta del 94 a difesa delle pensioni fu
usata per aprire il varco ai governi Dini (95) e Prodi (96-98) che
colpirono proprio le pensioni; mentre i grandi movimenti contro il
secondo governo Berlusconi sono stati usati a favore di un secondo
governo Prodi che sta realizzando le politiche di Berlusconi.



E ogni volta, paradossalmente, proprio il tradimento delle
mobilitazioni popolari, ha finito con l’aprire il varco alla rivincita
delle destre e delle politiche più reazionarie. Il tradimento della
resistenza aprì il varco ai manganelli di Scelba e alla repressione
anticomunista; il compromesso storico del 76-78 spianò la strada al
craxismo, incubatore del berlusconismo; il Centrosinistra degli anni 90
finì col riportare in sella Berlusconi. E oggi stiamo rivivendo, per
l’ennesima volta, lo stesso film.



Ciò che dunque abbiamo vissuto nell’ultimo anno politico, con la
delusione di tutte le aspettative del popolo della sinistra, non è
affatto un deprecabile incidente di percorso. Nel suo piccolo, è il
condensato di larga parte del 900.



La capitolazione del Partito della Rifondazione Comunista – col suo
ingresso nel governo confindustriale di Prodi - è solo l’ultimo
capitolo di questa storia.

Occorre dunque intraprendere la costruzione, a sinistra, di una
storia nuova, che tragga le lezioni dal passato e segni una svolta
radicale di prospettiva.

Partendo da una battaglia di principio per l’indipendenza del
movimento operaio e di ogni movimento dalle classi dominanti, i loro
partiti, i loro governi.





CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA

LA CAPITOLAZIONE DELLE SINISTRE DI GOVERNO



La competizione tra Centrosinistra e Centrodestra per il governo
dell’Italia, non è la competizione tra “progresso” e “conservazione”,
come si vuol far credere. E’ la competizione per la rappresentanza
politica e la guida del capitalismo italiano, nel momento storico in
cui esso sa solo chiedere sacrifici, rinuncie, restrizioni per la
maggioranza della società.

La differenza è che il Centrodestra è un blocco di forze
reazionarie guidate da un capitalista avventuriero e dal suo clan; e il
Centrosinistra è guidato dal grosso della grande borghesia, dei suoi
salotti, della sua stampa. Subordinare i lavoratori e i movimenti al
Centrosinistra, come ha fatto la sinistra italiana non significa
“sbagliare politica”: significa consegnare i lavoratori tra le braccia
dei loro avversari in cambio di ministeri, sottosegretari, e una
Presidenza della Camera. Significa tradire.



L’esperienza del governo Prodi ha documentato, giorno dopo giorno, questo tradimento.

Il governo Prodi ha risposto fedelmente al mandato della borghesia
italiana, ed in particolare delle grandi banche, tutte schierate a suo
sostegno: ha lavorato a rilanciare il ruolo del capitalismo italiano in
Europa e nel mondo (missioni di guerra e aumento delle spese militari
inclusi); ha regalato con la prima Finanziaria miliardi di euro alle
grandi imprese, poi allargati anche a banche e assicurazioni e con la
seconda Finanziaria ha realizzato una nuova detassazione dei profitti;
ha elevato l’età pensionabile a 62 anni e ha programmato l’ulteriore
riduzione delle pensioni pubbliche future per i giovani d’oggi – con la
revisione automatica e triennale dei “coefficienti” – al solo scopo di
regalare a grandi imprese, assicurazioni e banche l’enorme business
della previdenza privata; ha reiterato la legge 30 e i contratti a
termine per assicurare la continuità dei giganteschi profitti
padronali, costruiti su salari da fame e sulla ricattabilità dei
lavoratori, italiani e immigrati (omicidi bianchi inclusi). Infine
contro gli immigrati ha sviluppato e avallato una campagna reazionaria
e xenofoba, applaudita dalle destre.



Le burocrazie sindacali e le sinistre di governo (PRC-PDCI-Sinistra
Democratica) che hanno sostenuto e votato una dopo l’altra tutte queste
misure, non hanno difeso “male” i lavoratori e le loro domande. Hanno
sostenuto e votato il programma della borghesia italiana contro i
lavoratori. Non hanno garantito il “meno peggio”. Hanno consentito a un
governo di centrosinistra il varo di un insieme di misure che
Berlusconi non avrebbe avuto la forza di realizzare, a fronte della
prevedibile reazione popolare. In questo senso hanno garantito “il
peggio”. Di più: il loro coinvolgimento nella concertazione e nel
governo era consapevolmente finalizzato a disinnescare ogni possibile
reazione di massa ad un programma antipopolare. Questo chiedeva la
borghesia, questo le è stato dato.



Oggi persino di fronte al peggioramento della legge Maroni sulle
pensioni e alla conservazione della legge 30, le sinistre restano al
governo e gli rinnovano, imperterrite, la propria fiducia. La loro
unica, vera preoccupazione è di poter essere scaricate dalle classi
dominanti dopo aver svolto al loro servizio il lavoro sporco. Temono
insomma che la borghesia possa proseguire il proprio programma… senza
di loro e con un altro governo (ciò che non è escluso).



In una parola: i ministeri sono l’unica bussola, l’alfa e l’omega di tutto.

A questo oggi è ridotta la sinistra italiana.



 
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