Creato da raold il 17/02/2006
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72 giorni
Post n°42 pubblicato il 07 Febbraio 2007 da raold
Da lunedì sto leggendo questo libro, anzi, purtroppo l'ho terminato oggi. Non è un libro recente, porabilmente abbiamo visto tutti il film sulla sciagura dell'aereo uruguaiano sulle Ande negli anni '70. Stranamente tra l'altro l'ho preso in prestito, cosa che raramente faccio poichè i libri preferisco possederli. Questo non è un libro sulla morte, contrariamente a quanto immaginavo, ma è un libro- inno alla vita e l'ho letto con una voracità incolmabile, tanto che mi spiace averlo terminato. Ricordavo il film, ma come sempre i film non reggono il confronto con la carta scritta. Per chi ha frequentato attivamente almeno un poco le montagne sciando o arrampicandosi verso i rigugi, c'è lo stesso senso di inquietudine e pace assieme nel racconto. La consapevolezza di essere niente davanti a tale magnificenza, ma la certezza di doverne smitizzare la maestosità per non rimanerne schiacciati. Direi che è un libro che spalanca un mondo interiormente ed insegna il confine estremamente labile tra vita e morte e la scelta del tutto aleatoria che permette di vivere o morire, sopravvivere o smettere di sperare e di amare e quindi approssimarsi alla morte. Mi è piaciuto il tipo di considerazione di un Dio che non può essere colui che aiuta o ascolta una singola preghiera, ma è solo colui che tutto muove e che tutto muoverà sempre. L'immagine infinta di una catena montuosa che c'è stata e sempre ci sarà, l'idea che era quel chiasso creato dalla tragedia a disturbare la montagna e che la forza di quella normalità - la normalità dell'eternità - avrebbe prima o poi fagocitato ciò che la disturbava. Il sentirsi fuori posto in un luogo dove l'elemento di disturbo, nonostante la catastrofe, erano i superstiti. Mi è piaciuto quel senso di maestosità davanti alla montagna scalata a cinquemila metri con delle scarpette da rugby solo con la consapevolezza che morire in una carcassa di aereo o morire affontando la montagna era pur sempre morire, ma con la serenità di averci almeno provato. E ho amato l'idea che il contrario della morte sia l'amore perchè questo è tutto ciò che deve muovere i nostri muscoli verso la vita. |
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Età: 52 Prov: MI |
THE FROZEN RIVER
Vedersi o non vedersi non altera l'amore
Se si è raggi di un unico splendore
Mai la quercia vedrà la sua radice
Ma è quella linfa a renderla felice
Silvio Raffo
Se si è raggi di un unico splendore
Mai la quercia vedrà la sua radice
Ma è quella linfa a renderla felice
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