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evenementistica storica in un incrocio di reti - a cura di Oscar Brambani

 

 

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Post N° 48

Post n°48 pubblicato il 01 Aprile 2007 da reticolatistorici

Quando le montagne e le fabbriche. Gli scioperi del marzo 1943 e la lotta di liberazione. Convegno ANPI – CGIL. Scioperi antifascisti.

 di Gianni Allasia

 

Uno sciopero non si comanda a tavolino. Lo si costruisce nella complessità della situazione data e dei diversi soggetti. Credo che la condizione materiale di vita delle grandi masse sia sempre un fattore determinante per la loro presa di coscienza politica.
Questo era ancor più vero dopo venti anni di dittatura fascista quando una intera generazione come la mia era cresciuta in quel regime, sapendo e non sapendo, a volte con qualche mormorazione.
Quando poi questa condizione si traduce nella capacità di elaborare precise rivendicazioni, anche elementari, cioé immediatamente percepibili dal lavoratore, il suo peso e la sua incidenza politica diventano espliciti. Ma questo sbocco politico, questa presa di coscienza, che porta a connettere il particolare al generale, la condizione vissuta alla consapevolezza delle cause, non é facile né scontata in partenza, né lineare. E non é sempre univoco,come purtroppo la storia  insegna., e insegnano i fascismi di massa, il loro populismo che pure hanno intruppato in certi momenti tanti consensi giovanili. E le rivendicazioni erano: “per il pane, la pasta, l’olio, le mense, l’indennità di sfollamento e dentro a questa sequenza poi “la testa dì Mussolini”. Quella “testa di Mussolini” che nel Marzo del 1943 era implicita ma non presente e immediata per tutti, nel 1945 allo sciopero “preinsurrezionale”, diventa esplicita.
Una domanda seria, fuori dalla agiografia: chi eravamo noi? Donde venivamo? Venivamo da 20 anni di silenzio, di falsificazioni, di retorica patriottarda, rotta appena da qualche mormorazione in famiglia, sul lavoro, nella scuola. Eravamo stati figli della lupa, balilla, avanguardisti. ecc. Ho detto tante volte, anche in polemica con una nostra certa rappresentazione “celebrativa” che la nostra non é stata la marcia trionfale dell’Aida. Fu piena di scosse, di rotture, di processi, via via formativi.
Vito D’amico, giovane meridionale immigrato a Torino, come Dante Di Nanni, fu tra coloro che il 25 Luglio 43 con un camion sfondarono il cancello delle carceri per liberare i detenuti politici. Fu forse il suo primo atto politico. D’Amico scriverà: “non era facile per me convincermi della giustezza dei più anziani che con estrema pazienza e carica umana ti erano vicini per insegnarti un mestiere”. D’Amico era un ragazzo meridionale al quale il “populismo” fascista aveva dato le colonie al mare, la scuola “serale” per la qualificazione ecc.
Era per noi una condizione di vita vissuta, in parte prepolitica, in parte rozzamente,intuitivamente politica: di là c’erano i padroni,quasi sempre fascisti. E di qua? Noi, cosa sapevamo? Forse, se ricordo bene, io non sapevo nemmeno il significato preciso di sciopero.
“Scioperare dentro”, ricordo Leo Lanfranco, comunista impiccato poi dalle Brigate Nere, “Aiutare g1i incerti, e i ‘preoccupati’ i ‘dubbiosi’ interrompere il lavoro durante la refezione quando suona la sirena di prova del preallarme.
C’erano differenza fra età, fra grandi e piccole fabbriche: nelle grandi esistevano gruppi organizzati di antifascismo. A Torino alla Emanuel durante tutto il ventennio fascista esisterà la cellula comunista ed il “soccorso rosso”. Nella mia azienda, piccola del settore tessile, tanta mormorazione, barzellette che non dimentichiamolo costituirono in certi momenti la più diffusa propaganda antifascista, la notizia dello sciopero arrivò certo come una grande novità, ma anche come cosa ancora distante.
C’erano stati gli anni passivi, del ”consenso” come li ha definiti lo storico De Felice. Quanto poi ci fosse quel consenso, in forma reale, é tutto da definire. Mia madre che pure “donò”, dopo mille pressioni e come la maggioranza delle donne, la sua “fede” nuziale al fascio, lo fece fra mille maledizioni: “l’unico oro che avevo me lo hanno portato via”. Ed a una vecchia Baronessa fascista, una brava persona, che per lusingare mia madre disse “vedrà Caterina  che suo figlio diventerà  un nuovo duce”, mia madre rispose prontamente: “lo strozzo subito!”.
Nel 1945 c’era differenza nella composizione delle maestranze; i lavoratori maschi, moltissimi erano al fronte. Ricordo la bellissima vicenda della RIV, con forte maestranza femminile. Alla perplessità dei compagni che parlando di sciopero dicevano, “si, ma, però, e poi…cosa succede”. Nel gran baccano di quelle ore, le donne presero il fiduciario fascista della fabbrica e lo chiusero nel cesso. A quel punto lo sciopero fu di tutti. 
Allo sciopero del 18 Aprile l945, definito appropriatamente “preinsurrezionale” c’era un quadro completamente diverso. Il CLNAI decretava i consigli di “Gestione “ nella fabbriche, dopo la lunga contestazione della “socialità” fascista repubblichina e dei 13 punti di Verona. C’era già un intima connessione fra lotta operaia e lotta armata.  Noi andammo armati a quello sciopero. Bloccammo tutto i negozi, i trasporti, i tram; toglievano le maniglie di guida del tram. I fascisti organizzarono qualche gruppo di improvvisati briganti neri, tranvieri che sapevano guidare il tram come io so guidare un reattore.
Ci fu la strage di via Nizza. Nelle prime ore i fascisti non sapevano bene cosa capitava, se era sciopero o insurrezione. Non uscirono dai loro covi sino all’una. Ricordo che col compagno Doria (eravamo due diciottenni che contavano niente) percorremmo armati Corso Regina, Porta Palazzo, Via Milano. Gridavamo a tutti “stanno arrivando “ ( non era vero, saremmo arrivati una settimana dopo); dietro di noi si abbassavano le serrande dei negozi, c’era uno schiamazzo incredibile di consenso.
Voglio ricordare un episodio perché significativo delle molte propensioni, consensi taciti ma spaventati. Quando fummo all’altezza della Chiesa di Maria Ausiliatrice, io e Doria entrammo in Chiesa; venne il sagrestano e gli dicemmo “stanno arrivando”. Al che lui “bravi, bene” ci accolse calorosamente. Lo invitammo a suonare le campane; Il povero sacrestano sbiancò: “ma ragazzi, siete matti... vengono i fascisti e mi fucilano”.
Un’ultimissima considerazione: “valore  del lavoro per  la democrazia” sulla quale ha opportunamente insistito il compagno Pepe. Non a caso il 18 Aprile il CLNAI , (dai comunisti ai liberali) decretava i  Consigli di Gestione nelle aziende. Non a caso due compagni, Morandi e Longo che tento si batterono per la lotta armata, porranno grande impegno dopo la guerra per i consigli di Gestione. Era il controllo operaio nei punti di potere del padronato e dunque contro il potere autocratico fonte del fascismo (si legga il classico “ I Padroni del vapore “ di Ernesto Rossi) De Gasperi sabotò quelle iniziativa. Dichiarerà: “io riconosco che il problema dei CdG  è molto importante. Io dico però: in un momento di crisi, in cui tutte le forze debbono concentrarsi, bisogna che i consigli nascano nella collaborazione degli uni e degli altri. Dare forma giuridica ai  CdG... si farà  Intendiamoci: son  passati tantissimi decenni. Tante cose son cambiate. Io non propongo quella specifica formula. Ma ripropongo l’istanza di un controllo da parte dei lavoratori oggi da esercitarsi in molti modi: con la politica rivendicativa, contrattuale, con la politica fiscale, con la partecipazione ad elaborare la politica economica, i piani di settore, aziendali, le scuole, la formazione professionale, i “nuovi saperi”,  ecc..ma non in un momento di crisi…”. 
Intendiamoci : son  passati tantissimi decenni. Tante cose son cambiate. Io non propongo quella specifica formula. Ma ripropongo l’istanza di un controllo da parte dei lavoratori oggi da esercitarsi in molti modi: con la politica rivendicativa, contrattuale, con la politica fiscale, con la partecipazione ad elaborare la politica economica, i piani di settore, aziendali, le scuole, la formazione professionale, i “nuovi saperi”,  ecc

 
Rispondi al commento:
Guerrino35
Guerrino35 il 24/04/07 alle 23:15 via WEB
sono stato invitato a parlare del sindacato ai ragazzi della parrocchia. Partirò da qiesti scioperi. ciao
 
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