Creato da robertocass il 22/03/2011
Storie di Vita Ordinaria e di Controinformazione

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La mia anima ha fretta

Post n°140 pubblicato il 12 Aprile 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.

Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.

Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.

Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.

Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta.

Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità.

Così si difende la dignità umana e si va verso della verità e onestà

È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.

Voglio circondarmi da persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.

Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.

Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti.

Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.

Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.

Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.

 

Mario de Andrade (San Paolo 1893-1945)

 

 
 
 

Il bambino nella valigia

Post n°139 pubblicato il 17 Marzo 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

Ci sono immagini che parlano più di mille parole.
Il bambino che dorme nella valigia racconta bene il dramma dei civili in fuga da Goutha, il grande quartiere alla periferia di Damasco in Siria che da oltre quattro anni viene bombardato dalle forze legate al regime di Bashar Assad.
Il regime sostenuto dalla Russia, Iran e dalle milizie sciite dell'Hezbollah libanese, mira a liquidare definitivamente i gruppi della reistenza islamica che si annidano nelle case, negli scantinati, nei tunnel fortino costruiti negli anni della guera cvile siriana.
Nelle ultime tre settimane di bombardamenti intensi e indiscriminati sulle zone civili si calcola siano morte almeno 1.500 persone, e nella sola giornata di venerdì più di 100.
Ed ora le truppe di Assad, in stretto coordinamento con i comandi russi, stanno permettendo la fuga dei civili tramite alcuni poco sicuri corridoi umanitari.
Nelle ultime ore sono riuscite a fuggire più di 20.000 persone.
Il bambino nella valigia è uno di loro.
La sua famiglia si è mossa di continuo, si è spostata di casa in casa, di cantina in cantina, cercando di sfuggire ai continui assalti.
La valigia è diventata la sua culla.
E una delle meraviglie dell'infanzia è che ci si addormenta dovunque.
Anche in una valigia.
Anche in una guerra.
Una guerra che nessuno vede e che non interessa a nessuno.
Manca l'acqua, il cibo, le medicine.
L'aviazione russa colpisce tutto, anche le cliniche di fortuna e quello che resta degli ospedali.
Alcune centinaia di militanti jihadisti hanno accettato di essere trasferiti a nord, nella zona di Idlib.
Ma tanti altri rimangono, nascosti fra i civili e sono complici di questa strage.
E la battaglia per Goutha continua.
E il dramma dei civili non si ferma.
In sette anni di guerra sono 6 milioni i profughi fuggiti all'estero e altrettanti sono gli sfollati che vagano da città in città.
Non è il primo bambino siriano che ci viene proposto dai media internazionali, ma l'emozione dura poco e per gli europei i migranti sono sempre quelli che bivaccano nelle loro piazze.
Adesso arriva il bambino nella valigia.
Per quanto tempo resterà nei nostri cuori?
E' molto più comodo fingere di non sapere.
E' molto più comodo fare finta di niente tanto dopo una prima commozione, si dimentica subito tutto.
E questa assurda guerra continua e la gente muore.
L'Europa si preoccupa giustamente degli sbarchi ma possibile che nessuno pensi di intervenire per fermare questo genocidio?
Possibile che una guerra giusta verso l'ex Isis oggi Stato Islamico di Al Baghdadi sia diventata oggi la strage di un intero popolo?
Certo l'occidente deve difendersi da questa organizzazione terroristica, potente, ricca e molto pericolosa.
Ma possibile che l'unica soluzione sia quella russa?
Osteggiata dagli americani ma mai fermata.
Milioni di civili muoionio e intere città vengono rase al suolo.
E non si vede una soluzione.

 
 
 

Stephen Hawking e i Pink Floyd

Post n°138 pubblicato il 15 Marzo 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Sembra un abbinamento strano invece è successo veramente.

Nel 1994 esce l'album “The Division Bell” e fra tanti splendidi brani c'è Keep Talking.

Un brano meraviglioso dove, dopo un inizio intenso e la chitarra unica di David Gilmour, si sente una voce parlare con un tono quasi robotico.

E' la voce del grande scienziato tradotta da quel sintetizzatore vocale che lo aiutava ad esprimersi.

Il brano di Hawking è tratto da un suo intervento televisivo che verteva sul concetto che i più grandi successi del genere umano sono stati raggiunti attraverso il potere della comunicazione:

"For millions of years, mankind lived just like the animals.

Then something happened which unleashed the power of our imagination.

We learned to talk and we learned to listen.

Speech has allowed the communication of ideas, enabling human beings to work together to build the impossible.

Mankind's greatest achievements have come about by talking and its greatest failures by not talking.

It doesn't have to be like this.

Our greatest hopes could become reality in the future.

With the technology at our disposal, the possibilities are unbounded.

All we need to do is make sure we keep talking."

 

"Per milioni di anni l'umanità ha vissuto come gli animali, poi è successo qualcosa che ha scatenato il potere della nostra immaginazione,

abbiamo imparato a parlare e abbiamo imparato ad ascoltare,

il linguaggio ha permesso la comunicazione di idee, permettendo agli esseri umani di lavorare insieme per costruire L'impossibile:

i più grandi successi del genere umano sono venuti parlando e i suoi più grandi fallimenti non parlando.

Non deve essere così.

Le nostre più grandi speranze potrebbero diventare realtà in futuro.

Con la tecnologia a nostra disposizione, le possibilità non sono illimitate.

Tutto ciò che dobbiamo fare è assicurarci di continuare a parlare ".

 

I Pink Floyd utilizeranno l'audio anche nell'album “Endless River” del 2014 durante il brano Talking Hawking.

 

Per ascoltare Keep Talking fate copia incolla sul link:

https://youtu.be/HJ7zbzJZsjs

 

 
 
 

Lorenzo

Post n°137 pubblicato il 19 Febbraio 2018 da robertocass
 
Tag: Lorenzo
Foto di robertocass

 

 

 

 

L'altro giorno alla fermata della metropolitana di Milano un ragazzo di 18 anni Lorenzo Pianezza è fermo in attesa del treno quando vede un bambino di tre anni cadere giù sui binari.

Non ci pensa un attimo, si sfila lo zaino e si butta giù incurante del prossimo arrivo del treno che l'avrebbe travolti entrambi.

Salva il bambino fra i pianti e i ringraziamenti della madre.

Lorenzo non poteva saperlo ma Claudia l'addetta alla stazione aveva visto la scena ed aveva fermato il treno successivo.

Ma lui aveva agito d'impulso senza pensare che poteva non farcela.

E' questo l'eroismo?

Lorenzo risponde che non ha fatto nulla di speciale e che ha fatto solo il suo dovere.

Il dovere di ogni essere umano.

Così Lorenzo è diventato un eroe senza volerlo e senza saperlo, di quella che dovrebbe essere la normalità.

Un simbolo di quella generazione troppe volte accusata di superficialità ed invece ricca di modelli di speranza.

E in un mondo di scandali dove niente più ci spaventa, dove ormai siamo abituati a tutto, dove non c'è più niente che riesca a scandalizzarci.

Queste cose rivestono un'enorme utilità sociale.

Servono a ricordarci che siamo anche altro.

Non sempre e non tutti.

Ma lo siamo.

 

 
 
 

Un bambino difficile

Post n°135 pubblicato il 13 Febbraio 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

In una scuola elementare cattolica è stato allontanato un bambino perchè troppo vivace.

Una vivacità dipesa da un problema neurologico ma nonostante le proteste e le spiegazioni dei genitori il bambino è stato lo stesso allontanato su richiesta di tutti gli altri genitori.

E' stato inutile spiegare che il bambino avrebbe sofferto moltissimo la discriminazione che avrebbe aumentato quel senso di inadeguadezza alla base del suo malassere.

Ma non c'è stato nulla da fare.

Ora se andiamo a sentire l'altra campana, verremmo a sapere che il bambino disturbava le lezioni tanto da rendere necessaria una scelta drastica: o lui o loro.

E sono gli stessi discorsi che sentiamo continuamente, soprattutto in questi giorni, sul problema dei migranti e su qualsiasi altra diversità che rompe il tranquillo tran tran del piccolo borghese, e lo disturba tanto da dire le stesse cose: o noi o loro.

Ora il problema purtroppo è molto più complicato, le scelte non sono mai così nette, non è mai solo bianco o solo nero, ci sono in mezzo centinaia di sfumature.

Il problema dei migranti non si risolve chiudendo le frontiere o innalzando palizzate sul mare o costruendo muri per sbarrare gli ingressi.

E' un problema enorme che riguarda tutto il mondo occidentale e che aumenterà nei prossimi anni, man mano che aumenta il divario fra un mondo occidentale ricco e opulento e un terzo mondo dove manca l'acqua, dove la gente muore di fame e dove malattie da noi risolte da anni causano migliaia di vittime.

La politica mondiale dovrà trovare le soluzioni senza accodarsi al luogo comune buonista o cattivista che sia.

E senza invece sfuttare il discorso solo per prendere voti, da una parte e dall'altra, senza dare soluzioni.

Non è possibile e non lo sarà mai negare a questa gente la speranza di una vita migliore per loro e i propri figli.

Ci sono sempre tanti bambini su queste barche della speranza, i genitori fanno sacrifici, sanno che vengono sfruttati, ma vogliono provare lo stesso a cercare di dare una possibilità ai loro figli.

O noi o loro non funziona.

La politica dovrà imparare a gestire le emergenze, dovrà nascere una diversa coscienza civica che accetti la diversità dovunque essa sia, anche per consentire ad un bambino strano e irrequieto di restare nella sua scuola fornendo tutta l'assistenza necassaria.

Senza consentire ai Trump e ai Salvini di sfruttare con un facile populismo una situazione che rischia di diventare incandescente.

 

 
 
 
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