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Il ghiacciaio Thwaites

Post n°235 pubblicato il 04 Febbraio 2026 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Nell’Antartide occidentale c'è un’enorme massa di ghiaccio grande più o meno quanto la Gran Bretagna che sta cambiando più in fretta di quanto si fosse previsto.

Ora, per la prima volta, gli scienziati stanno per perforarne la parte più fragile e meno conosciuta.

Un’operazione estrema, al limite tra esplorazione scientifica e corsa contro il tempo. Thwaites è uno dei ghiacciai più grandi e instabili del pianeta e svolge un ruolo di “tappo” naturale per altri ghiacci dell’Antartide occidentale.

Se dovesse collassare completamente, il livello medio dei mari potrebbe salire di circa 65 centimetri.

Un numero che, tradotto in realtà, significa città costiere sommerse, milioni di persone costrette a spostarsi e un’accelerazione drammatica della crisi climatica globale.

Il problema è che Thwaites si sta assottigliando dal basso, a contatto con l’oceano. L’acqua marina relativamente calda scorre sotto il ghiaccio e lo erode lentamente, ma in modo costante.

E' questa la zona che si vuole studiare, la linea di contatto dove il ghiacciaio smette di poggiare sul fondale roccioso e inizia a galleggiare sull’oceano.

L’area è attraversata da crepacci profondissimi e instabili, invisibili in superficie e questo ha costretto i ricercatori a mappare il terreno con veicoli telecomandati per poi trasportare tonnellate di strumenti con decine di voli in elicottero.

Il tutto in una finestra operativa ridotta: appena due settimane per completare tutto, in uno degli ambienti più ostili del pianeta.

Gli scienziati useranno acqua riscaldata a circa 90 gradi, pompata ad alta pressione, per sciogliere un foro verticale nel ghiaccio profondo fino a un chilometro.

Il buco, largo circa 30 centimetri, servirà per calare sensori in grado di misurare temperatura, correnti oceaniche e velocità di fusione direttamente sotto la piattaforma di ghiaccio.

Il tempo gioca però contro la missione, il foro tende a richiudersi e la perforazione si deve ripetere continuamente.

I sensori permetteranno di osservare quasi in tempo reale come l’acqua oceanica calda stia intaccando il ghiaccio dal basso.

Verranno raccolti anche campioni di sedimenti e acqua marina, utili per ricostruire il passato del ghiacciaio e capire se situazioni simili si sono già verificate migliaia di anni fa.

Sapere con maggiore precisione quanto velocemente Thwaites potrebbe destabilizzarsi è fondamentale per migliorare le previsioni sull’innalzamento dei mari.

Dalle coste europee alle metropoli asiatiche, passando per intere isole del Pacifico, milioni di persone vivono in zone che rischiano di finire sott’acqua entro pochi decenni.

Dati più affidabili significano anche politiche di adattamento più efficaci: difese costiere, piani di evacuazione, strategie urbanistiche pensate sul lungo periodo.

In altre parole tempo prezioso per prepararsi a uno scenario che, ormai, non è più ipotetico, ma purtroppo assolutamente certo.

L'unico dubbio è fra quanti anni questo accadrà e questi studi vogliono appunto arrivare ad una data possibile che non potrà essere precisa ma consentirà che accada senza danni

 

Da Internet

 
 
 

Guerre nel Mondo

Post n°234 pubblicato il 05 Gennaio 2026 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Attualmente nel mondo sono in corso più di 56 conflitti, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, che coinvolgono direttamente o indirettamente almeno 92 Paesi, Italia compresa, e che hanno costretto oltre 100 milioni di persone a migrare, sia internamente sia all'estero, per sfuggire alle violenze.

Negli ultimi cinque anni, inoltre, gli episodi o eventi violenti associabili a situazioni di conflitto sono quasi raddoppiati, passando da oltre 104.000 nel 2020 a quasi 200.000 nel 2024 (di cui metà rappresentati da bombardamenti).

Questi eventi hanno causato oltre 233.000 decessi nel solo 2024, una stima che, purtroppo, è molto probabilmente al ribasso.

La situazione è così precaria che già da anni vari analisti parlano che siamo sull'orlo di una Terza Guerra Mondiale.

Le cause dell'escalation di violenza nel mondo e della progressiva militarizzazione di molti Stati sono molteplici, ma due elementi chiave sono rappresentati dai cambiamenti tecnologici e dall'aumento della competizione geopolitica globale.

L'uso militare di tecnologie come i droni, cresciuto in modo enorme grazie al loro basso costo e alla facilità dell'utilizzo, e di ordigni esplosivi improvvisati ha reso più semplice ed economico per gruppi non statali condurre attacchi significativi.

In Yemen, ad esempio, i ribelli Houthi hanno utilizzato queste tecnologie per sfidare potenze come gli Stati Uniti e i loro alleati, e l'uso di simili strumenti è evidente nel conflitto russo-ucraino.

Il passaggio da un mondo unipolare, dominato dagli USA, a un mondo multipolare ha contribuito alla proliferazione dei conflitti.

La relativa debolezza degli USA, le loro divisioni interne, la loro incapacità di intervenire in diversi quadranti, infatti, ha permesso a Paesi e gruppi armati che prima non si sarebbero mai azzardati a muoversi, ad attivarsi e a muovere guerra o ad attaccare altri Stati o altre realtà regionali.

Inoltre potenze come Cina, Russia e Turchia stanno sempre più cercando di influenzare aree colpite da conflitti per provare a creare una propria rete di alleanze sempre più estesa.

Nel contempo, l'Unione Europea, emblema della pace dopo la Seconda Guerra Mondiale, sembra incapace di proiettare la propria influenza per prevenire o fermare le guerre.

Tra i principali conflitti attuali, troviamo la guerra in Palestina, dove dal 2023 ci sono state oltre 50.000 vittime, soprattutto nella Striscia di Gaza.

Israele ha intensificato l'uso della forza in risposta agli attacchi di Hamas, mirando a rafforzare la propria posizione militare in Medio Oriente e a indebolire i nemici regionali, tra cui Hezbollah e l'Iran.

Quest'ultimo è in una situazione precaria, sia a livello interno sia internazionale, aggravata dal recente cambio di regime in Siria, che ha visto la caduta di Bashar al-Assad.

Nel giugno 2025 la crisi in Medio Oriente è sfociata nell'apertura di un nuovo fronte di guerra tra Israele e Iran, iniziata con un attacco aereo da parte di Israele all'Iran in cui sono stati colpiti i siti nucleari con la motivazione dichiarata di fermare il programma nucleare iraniano in modo da impedire un possibile sviluppo di ordigni nucleari da parte del Paese islamico.

Anche gli Stati Uniti sono entrati in questo conflitto in supporto a Israele con bombardamenti mirati agli obiettivi nucleari iraniani.

In Ucraina, il conflitto è oramai al terzo anno e continua ad essere il più mortale al mondo.

La Russia sta guadagnando terreno per negoziare con gli Stati Uniti di Trump da una posizione di forza, ma i futuri probabili colloqui restano estremamente complessi.

L’Africa è oggi teatro di numerosi conflitti armati che vedono gruppi jihadisti, mercenari russi e altre entità paramilitari in lotta fra loro

Tra i più gravi troviamo quelli in Yemen paese che, sebbene geograficamente in Asia, è legato alla crisi del Corno d’Africa, in Congo, in Etiopia, nel Sudan, in Mali, Burkina Faso, Niger e in Somalia.

In Yemen il conflitto è in corso dal 2015 e ha causato una delle peggiori crisi umanitarie del mondo: 18 milioni di persone hanno bisogno di aiuto, di cui 11 milioni sono bambini.

In Congo gli scontri tra esercito e gruppi armati continuano a causare sfollamenti di massa e insicurezza alimentare.

Anche l’Etiopia, con la guerra nel Tigray e le tensioni in Oromia e Amhara, resta instabile. Il conflitto etiope da solo ha provocato oltre 100.000 morti.

In Myanmar sono attivi quasi 200 gruppi armati differenti, spesso legati a etnie locali.

In Pakistan il 2024 è stato uno degli anni più violenti dell'ultimo decennio, con un peggioramento della sicurezza, specialmente lungo il confine con l'Afghanistan.

Nel maggio 2025 il Pakistan è stato coinvolto anche in una serie di attacchi e contrattacchi con l'India, suo nemico storico.

In America Latina, situazioni di estrema precarietà persistono in Paesi come Haiti, Venezuela e Messico, dove i cartelli della droga continuano a diversificare le loro attività illecite.

E' di questi giorni l'attacco USA in Venezuela e l'arresto del dittatore Maduro che governava il paese da 13 anni protetto proprio da quei cartelli della droga che Trump vuole combattere.

La proliferazione di gruppi armati, l'uso di nuove tecnologie, l'aumento della spesa militare e l'instabilità geopolitica stanno incrementando la violenza contro i civili e il rischio di guerre più estese è sempre più alto.

Non abbiamo il rischio di una Terza Guerra Mondiale, la paura di un attacco nucleare è troppo forte e sarebbe la fine della nostra civiltà

Ma senza uno sforzo comune verso la pace, le prospettive per il futuro rimangono comunque estremamente complicate e senza apparenti vie d'uscita.

 

da Internet

 
 
 

Croce di Einstein

Post n°233 pubblicato il 04 Ottobre 2025 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Una croce nello spazio profondo.

Gli scienziati la chiamano «Croce di Einstein», ma nulla a che vedere con religioni o fenomeni paranormali.

Si tratta di un fenomeno puramente scientifico, rarissimo, previsto dalla Teoria della relatività generale di Albert Einstein.

Un team internazionale di astronomi vi si è imbattuto quasi per caso, mentre osservava una galassia distante milioni di anni luce.

E alla sorpresa di individuare un evento così raro, si è aggiunto un dettaglio inatteso: la Croce di Einstein rilevata mostrava una quinta immagine centrale, anzichè quattro.

Un’anomalia che, secondo i ricercatori, porta la firma invisibile della materia oscura.

Per capire l’eccezionalità della scoperta, facciamo un passo indietro.

Croce di Einstein è un fenomeno che si forma quando la luce di un oggetto distante, come un quasar (cioé un nucleo galattico attivo estremamente luminoso), viene deviata dalla gravità di una galassia posta tra l’osservatore e l’oggetto lontano, generando un fenomeno noto come lente gravitazionale.

In condizioni di allineamento quasi perfetto, la luce si divide in quattro immagini separate del quasar, disposte a forma di croce attorno alla galassia.

Utilizzando il radiotelescopio Noema e l'interferometro astronomico cileno Alma, il team stava studiando tutt'altro: una galassia distante e polverosa chiamata HerS-3.

A sopresa gli astronomi hanno notato che la sua luce si divideva in cinque immagini anziché quattro.

Inizialmente, hanno ipotizzato che si trattasse di un problema tecnico, ma nonostante l'impegno, la quinta immagine continuava a restare.

La modellazione al computer della lente gravitazionale mostrava che le quattro galassie visibili in primo piano non bastavano a spiegare la comparsa della quinta immagine.

Per far corrispondere i calcoli ai dati reali, è stato necessario introdurre una grande massa invisibile: la materia oscura.

Questa misteriosa materia che compone circa l'85% dell’Universo, non emette luce né radiazioni rilevabili, quindi non può essere osservata direttamente, ma la sua gravità influenza il movimento delle stelle, la formazione delle galassie e perfino la traiettoria della luce.

Infatti, una volta inclusa la materia oscura (in questo caso, un alone con una massa pari a diverse migliaia di miliardi di volte quella del Sole) la matematica e la fisica si sono allineate alla perfezione.

L’insolita configurazione porta con sè un importantissimo valore scientifico.

L’effetto lente, in primis, ingrandisce la galassia sullo sfondo e permette agli astronomi di analizzarne la struttura con un livello di dettaglio altrimenti irraggiungibile.

Ma soprattutto ha offerto una rara occasione per studiare e cercare di capire il mistero della materia oscura.

 

 Da Internet

 
 
 

C'è stata vita su Marte?

Post n°232 pubblicato il 04 Ottobre 2025 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Segni di vita su Marte, miliardi di anni fa?

Ancora una volta forse, ma è sempre più vicina la soluzione di questo interrogativo, che ci si pone davanti ad ogni missione marziana.

La Nasa, in una conferenza stampa molto lunga e dettagliata, ha reso pubblico un lavoro scientifico che riporta i risultati di una ricerca, durata un anno intero, su una roccia marziana.

Trovata e osservata dall’ottimo rover di Nasa, Perseverance, fu subito definita molto interessante.

Su questa roccia microbi avrebbero lasciato un segno chiaro, formato da minerali che altrimenti non sarebbero facilmente presenti e parliamo comunque di segni lasciati miliardi di anni fa quando su Marte scorreva l’acqua, e questo è oramai piuttosto certo.

Quindi non microbi, ossia forme di vita conclamata secondo la nostra biologia, ma segni della loro passata esistenza.

Perseverance, il rover robotico di Nasa, ha scoperto nel cratere Jezero, che sta studiando da tempo, questi minerali su una roccia sopra un cumulo di fango indurito, nell’alveo di un fiume del passato.

Il luogo, quindi, è suggestivo per poter pensare a microbi, ma occorre dire subito che, nonostante l’emozione e la concreta certezza del gruppo di ricerca, si pensa anche alla necessità di ulteriori conferme.

Persevarance è atterrato nel cratere Jezero nel febbraio 2021, che sicuramente un tempo era un lago piuttosto importante, da cui partiva un fiume che scorreva lungo il cratere.

La zona, insomma, qualche miliardo di anni fa, era calda e umida, un luogo perfetto per alloggiare, e quindi ritrovare oggi, microbi e le loro tracce.

Oltre alle macchie di leopardo, che sono formate da una parte scura e una interna chiara, la roccia contiene anche delle piccolissime concrezioni, meno di un millimetro, che gli scienziati chiamarono semi di papavero, che contengono vivianite, un minerale di fosfato di ferro.

Sul nostro pianeta questo minerale e altri ritrovati sulla roccia marziana, si formano spesso nei laghi d’acqua dolce, negli estuari dei fiumi e nelle paludi in depositi di sedimenti.

Perseverance, col suo braccio robotico, ha perforato l’argilla e ne ha ora un campione in contenitore assieme agli altri 27 campioni di terreno, prelevati in questi anni, a partire dal febbraio 2021 quando è arrivato su Marte.

Tutti questi campioni in un primo tempo dovevano tornare sulla Terra grazie a una missione molto ardita e complessa, Mars Sample Return che doveva portare su Marte una navetta che avrebbe prelevato i campioni da Perseverance e li avrebbe sparati, verso la terra.

Gli esami e gli studi che si possono fare in un laboratorio terrestre sono di un altro livello di profondità e completezza ovviamente e potrebbero risultare decisivi in questo caso, ma la missione è stata praticamente annullata dai tagli voluti dall’amministrazione Trump, perché le stime dei costi sono salite vertiginosamente a undici miliardi di dollari.

Cercare la vita, una qualche forma di vita, al di fuori della Terra è importante perché potrebbe farci capire che non siamo, per l’ennesima volta, dei privilegiati, ma solo uno dei tanti pianeti, fra miliardi e miliardi di altri, in cui si è sviluppata.

 

da Internet

 
 
 

Un buco nero distante 13.3 miliardi di anni luce

Post n°231 pubblicato il 26 Agosto 2025 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Un team internazionale di ricercatori ha annunciato la scoperta di un nuovo buco nero formatosi dopo il Big Bang, il più remoto e antico mai osservato.

La sua formazione risale a circa 13,3 miliardi di anni fa, quando l’Universo era ancora in una fase primordiale.

L’oggetto celeste non è soltanto straordinariamente distante, ma anche insolitamente massiccio: la sua massa stimata raggiunge fino a 300 milioni di volte quella del Sole.

Un risultato che pone nuovi interrogativi sui processi che regolano la nascita e la crescita dei buchi neri primordiali.

La scoperta è stata resa possibile grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale James Webb, lo strumento che sta rivoluzionando la nostra visione dell’Universo più remoto.

Il dato più sorprendente non è soltanto l’età dell’oggetto celeste, ma la sua enorme dimensione.

In genere, i buchi neri crescono gradualmente nel corso di miliardi di anni, fino a diventare i cosiddetti buchi neri supermassicci che osserviamo oggi al centro delle galassie.

Questo, invece, appare già maturo per un’epoca in cui l’Universo aveva meno di 500 milioni di anni di vita.

Ciò significa che i modelli finora accettati sulla formazione dei buchi neri potrebbero non essere sufficienti a spiegare un fenomeno simile.

Un buco nero tanto grande e precoce obbliga gli astrofisici a ripensare i meccanismi di accrescimento e a considerare scenari più rapidi o alternativi a quelli noti.

Il problema non è tanto l’esistenza di oggetti così imponenti, quanto la loro comparsa in un tempo cosmico molto breve.

L’oggetto scoperto si trova all’interno della galassia Capers-Lrd-z9, individuata inizialmente come un minuscolo punto luminoso nelle osservazioni del James Webb.

Approfondendo l’analisi, i ricercatori hanno capito che non si trattava di un segnale qualsiasi, bensì di un rappresentante di una nuova classe di galassie soprannominate Little Red Dots.

Queste galassie ultracompatte e brillanti sembrano esistere soltanto nell’Universo primordiale e potrebbero nascondere altri esempi di buchi neri ancora più antichi e distanti di quanto finora immaginato.

Stabilire la distanza reale non è semplice, perché la luce emessa da questi oggetti attraversa un Universo in continua espansione.

I ricercatori sottolineano che non si può semplicemente dire che si trovi a 13,3 miliardi di anni luce, poiché la misura del cosmo cambia continuamente mentre la luce stessa viaggia verso di noi.

Questa straordinaria scoperta non ha valore soltanto per la sua unicità, ma anche per le implicazioni che porta con sé.

Capire come sia nato e cresciuto un buco nero del genere in così poco tempo potrebbe offrire indizi fondamentali sull’evoluzione delle galassie.

Anche la nostra Via Lattea ospita un buco nero al centro, e studiare esempi così remoti potrebbe aiutarci a ricostruire i meccanismi che hanno plasmato l’ambiente cosmico.

La grande domanda rimane sempre la stessa: come siamo arrivati qui?

Ogni nuova scoperta nei confini estremi dello spazio-tempo ci riporta a questo interrogativo, rivelando che la storia del cosmo è molto più complessa e affascinante di quanto possiamo immaginare

 

 

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