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Cosa abbiamo lasciato sulla Luna

Post n°154 pubblicato il 31 Ottobre 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Nel 1969 Neil Armstrong fu il primo essere umano a mettere piede sulla Luna.

Prima di allora, sul nostro unico satellite naturale erano allunate solamente sonde di vario tipo, a cominciare da Luna 2, inviata dall’Unione Sovietica ben dieci anni prima della missione spaziale dell’Apollo 11.

Quella sonda sovietica è ancora sulla Luna: fa compagnia a molti altri relitti, lasciati dalle sei missioni del programma Apollo che portarono nel complesso 12 uomini sulla Luna, senza contare i resti delle innumerevoli sonde fatte precipitare dopo le loro ricognizioni orbitali e alcuni robot automatici.

Secondo le stime più accreditate, sulla superficie della Luna ci sono oggetti e detriti prodotti dall’umanità per una massa complessiva di 181,4 tonnellate.

I resti comprendono una settantina di veicoli spaziali, centinaia di piccoli oggetti e migliaia di frammenti e detriti.

I primi due uomini a camminare sulla superficie lunare, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, lasciarono circa 100 oggetti diversi nel Mare della Tranquillità, il punto in cui allunarono con il modulo lunare dell’Apollo 11.

Un censimento completo degli oggetti rimasti sulla Luna è complicato da fare, ma grazie agli archivi della NASA e delle altre agenzie spaziali possiamo farci un’idea della grande varietà di oggetti che ci siamo lasciati alle spalle.

Alcuni anni fa, Megan Garber dell’Atlantic pubblicò un elenco parziale, ma che rende comunque bene l’idea, degli oggetti rimasti sul suolo lunare.

In molti casi non si tratta di rifiuti, ma di oggetti lasciati volutamente sulla Luna per segnare lo storico passaggio degli esseri umani su un corpo celeste diverso da quello che li ha da sempre ospitati.

In altri casi ancora, furono lasciati strumenti per effettuare rilevazioni e comprendere meglio le caratteristiche e le origini della Luna.

L’elenco è comunque interessante, sulla Luna ci sono:

•Oltre 70 veicoli spaziali tra moduli lunari, sonde e rover utilizzati per muoversi più velocemente sulla superficie della Luna.

•5 bandiere statunitensi su sei portate sulla Luna da altrettante missioni Apollo.

•2 palline da golf.

•12 paia di stivali.

•Un numero non quantificato di telecamere.

•Pellicole per cineprese.

•96 sacche contenenti urine, feci e vomito.

•Diverse macchine fotografiche con relativi accessori.

•Strumenti da lavoro come martelli, pale, pinze e rastrelli.

•Zaini.

•Coperte termiche.

•Strofinacci e fazzoletti originariamente inumiditi.

•Kit per igiene personale.

•Contenitori di cibo per viaggi spaziali.

•Una fotografia della famiglia dell’astronauta Charle Duke (Apollo 16).

•Una piuma di Baggin, il falco mascotte dall’Accademia dell’aviazione militare statunitense, usata per l’esperimento di caduta di un martello e di una piuma durante la missione Apollo 15.

•Una piccola scultura di alluminio in ricordo degli astronauti e dei cosmonauti morti durante i primi anni dell’era spaziale, lasciata sulla Luna dall’Apollo 15.

•Uno stemma della missione Apollo 1, che finì prematuramente a causa di un incidente che uccise tre astronauti.

•Un disco di silicio con messaggi di pace da 73 capi di stato lasciato sulla Luna dall’Apollo 11 (per l’Italia il messaggio fu scritto dall’allora presidente Giuseppe Saragat).

•Una spilla d’argento lasciata da Alan Bean durante la missione Apollo 12.

•Una medaglia in onore e in ricordo dei cosmonauti sovietici Vladimir Komarov e Yuri Gagarin, che fu il primo uomo nello Spazio.

•Un rametto d’ulivo in oro lasciato dagli astronauti dell’Apollo 11 in segno di pace.

 

Insomma 180 tonnellate di rifiuti o comunque oggetti che rimarranno sulla Luna sempre intatti e per sempre, non male e solo in 49 anni.

 

 
 
 

Ai confini del sistema solare

Post n°153 pubblicato il 12 Ottobre 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Dopo un viaggio durato 41 anni ed ad una velocità di 15.000 km/s (sì avete letto bene 15000 km al secondo) anche la sonda Voyager 2, come già la sua gemella Voyager 1 nel 2013, sta per varcare i confini del Sistema Solare e si prepara a entrare nello spazio interstellare.

Adesso si trova a 17,7 miliardi di chilometri dalla Terra, una distanza 118 volte superiore a quella che separa il nostro pianeta dal Sole.

Lo rende noto la Nasa, che ha rilevato nei dati inviati dalla sonda un aumento dei livelli di raggi cosmici provenienti dall’esterno del Sistema Solare.

Il confine del nostro sistema planetario è segnato dal vento solare, un flusso di particelle cariche che sulla Terra disegnano spettacolari aurore polari e nello spazio plasmano un’invisibile bolla che ci separa dal resto dell’Universo.

Il vento solare è un flusso di radiazioni elettromagnetiche formato da particelle atomiche di protoni ed elettroni, che sfugge dalla corona solare e si irradia nello spazio in tutte in tutte le direzioni.

Quando arriva sulla Terra viaggia a una velocità media di 400 km al secondo.

Tale velocità aumenta fino a 900 km al secondo durante le tempeste solari che interferiscono con il campo magnetico terrestre e talvolta causano dei danni alle apparecchiature elettromagnetiche, in particolar modo dei satelliti artificiali in orbita intorno al nostro pianeta.

Il confine del sistema solare è proprio quella fascia dove il vento solare non riesce a penetrare nel vento interstellare ed è un confine fluttuante che si muove avanti e indietro come le onde del mare, a causa dell’attività ciclica del Sole con un minimo e un massimo ogni 11 anni circa.

Secondo gli scienziati della Nasa, Voyager 2 si trova proprio in corrispondenza di questa fascia e in base alle attuali teorie, al confine del nostro sistema planetario il vento solare rallenta fino ad arrestarsi, controbilanciato dalle radiazione emessa dalle altre stelle della galassia generando come un’onda d’urto.

Lanciate nel 1977, le sonde Voyager in 40 anni hanno visitato i 4 pianeti più esterni: Giove, Saturno, Urano e Nettuno e molte delle loro lune ed hanno dato una svolta notevole agli studi della moderna astronomia.

La sonda Voyager 2 si trova adesso proprio tra questi flutti, come dimostra l’eccesso di raggi cosmici captato dai suoi sistemi di bordo, ancora in funzione nonostante siano basati su un’elettronica vecchia di 40 anni.

Segnali analoghi a quelli registrati dalla gemella Voyager 1, quando nel 2013 si tuffò nello spazio interstellare.

Importante ricordare che a bordo delle due sonde si trova il "Voyager Golden Record", un disco in oro contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare nello spazio le informazioni sulle diverse varietà di vita e cultura della Terra.

La sonda Voyager impiegherà 40.000 anni per arrivare nelle vicinanze di un'altra stella e i ricercatori sono consapevoli che le probabilità che il disco venga trovato sono estremamente remote, in rapporto alla vastità dello spazio interstellare.

Un suo possibile ritrovamento ad opera di una forma di vita aliena potrà avvenire soltanto in un futuro molto lontano.

Il suo lancio infatti venne visto come qualcosa di simbolico che non un tentativo reale di comunicare con forme di vita extraterrestri.

Ma grazie a questo enorme sforzo scientifico siamo arrivati a delle conoscenze che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

 

 
 
 

Alda Merini

Post n°152 pubblicato il 03 Ottobre 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

Alda Merini (1931-2009)

una donna dalla vita difficile e sofferta, internata più volte in ospedale psichiatrico per un forte disturbo bipolare.

Rivalutata solo in questi ultimi anni ed oggi considerata uno dei massimi scrittori italiani del novecento.

 

La sua poesia più famosa:

“Ho bisogno di sentimenti”

 

Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri,

di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

La mia poesia è alacre come il fuoco

trascorre tra le mie dita come un rosario

Non prego perché sono un poeta della sventura

che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,

sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,

sono il poeta che canta e non trova parole

sono la paglia arida sopra cui batte il suono,

sono la ninnanànna che fa piangere i figli,

sono la vanagloria che si lascia cadere,

il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non vede la luce.

 

I suoi aforismi e frasi più famose:

 

"A volte l’anima muore e muore di fronte a un dolore, a una mancanza d’amore e soprattutto quando viene sospettata d’inganno.”

 

“C’è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età.                                     

Quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare.”

 

“Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.”

 

“Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.”

 

“La cosa più superba è la notte quando cadono gli ultimi spaventi e l’anima si getta all’avventura.”

 

“Dio mio, spiegami amore come si fa ad amare la carne senza baciarne l’anima.”

 

“La pistola che ho puntato alla tempia si chiama Poesia.”

 

“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie.I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo.

I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.”

 

“Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa accorgersi più di un tramonto.

Chiudo gli occhi, mi scosto un passo.Sono altro. Sono altrove.”

 

“Io sono con te in ogni maledetto istante che ci vuole dividere e non ci riesce."

 

"Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra.

Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita."

 

 
 
 

Spazzatura spaziale

Post n°151 pubblicato il 14 Agosto 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

Lo Sputnik 1 fu il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra, venne lanciato dalla Russia il 4 ottobre 1957.

Da allora abbiamo lanciato di tutto, ma dove sono finiti tutti questi oggetti?

Dove sono tutti questi satelliti che da 61 anni lanciamo nello spazio?

Dove finisce questa spazzatura spaziale?

Li chiamano "space debris" (detriti spaziali) e sono satelliti, sonde, rottami di veicoli, ma anche oggetti più o meno volontariamente lasciati da astronauti di varie missioni: macchine fotografiche, guanti, spazzolini da denti, attrezzi, fino a giungere ai sacchi d’immondizia prodotti dagli occupanti della stazione orbitante MIR in quindici anni di attività.

Le stime parlano di decine di migliaia di oggetti d’origine umana, di varie dimensioni e nazionalità, che orbitano attorno alla Terra in zone diverse e a una velocità non inferiore ai 28.000 Km l’ora.

Questo significa che lassù anche l’impatto con un bullone o una semplice scaglia di vernice può divenire pericoloso.

Ne sanno qualcosa, ad esempio, i sei astronauti che nel marzo scorso si trovavano sulla Stazione Spaziale Internazionale e che dovettero trasferirsi in fretta e furia nelle capsule di salvataggio.

C’era il pericolo, infatti, di entrare in collisione con i detriti di un missile russo, avvistati troppo tardi per tentare manovre elusive.

Oltre alla velocità con cui viaggiano, desta preoccupazione il numero degli oggetti potenzialmente pericolosi che l’uomo ha abbandonato nello spazio.

Secondo dati diffusi dalla NASA, si conoscerebbe l’esistenza di circa 22.000 pezzi orbitanti di dimensioni rilevabili dagli strumenti.

Questo movimento è seguito costantemente da radar e telescopi del Norad, il comando americano per la difesa aerospaziale, e dell’ESA, l’agenzia spaziale europea.

Di ogni rifiuto spaziale conosciuto è stata calcolata l’orbita.

Il problema più grande è rappresentato dalle centinaia di migliaia di pezzi così piccoli da non poter essere individuati, veri e propri proiettili vaganti.

Non basta: in dieci anni i rifiuti spaziali sono raddoppiati e si prevede che nel prossimo decennio saranno mandati in orbita almeno altri 1.150 nuovi satelliti.

Diventa di vitale importanza, quindi, cercare di mantenere "pulito" lo spazio.

Lo IADC (Inter-Agency Space Debris Coordination Committee), apposito comitato che riunisce le agenzie spaziali internazionali, ha stilato una serie di norme condivise che hanno lo scopo di tenere il più possibile controllato il problema.

Anche l’Unione Europea punta sullo spazio per assumere un ruolo leader a livello internazionale e dare opportunità di sviluppo a vari settori.

Per questo da tempo persegue da tempo la creazione di sistemi internazionali di sorveglianza e monitoraggio spaziale, capaci di garantire elevati livelli di sicurezza, anche rispetto ai rischi di collisione di satelliti tra loro o con rifiuti orbitanti.

Non mancano le proposte concrete per cercare di ripulire lo spazio.

Una di queste viene dall’Italia, precisamente dalla Seconda Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, che ha sede a Forlì.

Qui alcuni studenti hanno messo a punto un sistema per "frenare" la corsa dei rifiuti orbitanti.

Si tratta di una schiuma capace di espandersi e solidificarsi nello spazio dopo averli catturati.

In questo modo essi possono essere allontanati dall’orbita della terra o essere "dirottati" verso la sua atmosfera, che provvede a incenerirli.

L’ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha deciso di trasformare l’idea in un esperimento, che è stato chiamato "Redemption" (REmoval of DEbris using Material with Phase Transition – IONospherical tests).

Nel marzo scorso, in Svezia, si è svolto un primo test che sarà ripetuto.

La Svizzera, invece, vuole lanciare in orbita il primo prototipo che avrà il compito di ripulire lo spazio dai detriti di origine umana.

E’ un satellite-spazzino, capace di catturare i rottami al volo e spedirli verso l’atmosfera terrestre.

Una sorta di Wall-E orbitante, certamente meno romantico del personaggio disneyano, ma dotato della proverbiale precisione elvetica, dote fondamentale per afferrare oggetti che viaggiano a oltre 7 Km al secondo.

Questo per quanto riguarda lo Spazio, e la Luna?

L'umanità ha abbandonato sulla superficie lunare circa 170.000kg (170 tonnellate) di oggetti vari la maggior parte dei quali non sono più utili e possono essere considerati spazzatura spaziale o lunare.

Oltre a bandiere, stendardi e altro ci sono gli oggetti personali lasciati dagli astronauti come ad esempio la palla da golf diAlan Shepard abbandonata durante la missione Apollo 14 o la statuetta denominata Fallen Astronaut (Astronauta Caduto) lasciata sul suolo lunare dell'equipaggio dell'Apollo 15 per ricordare gli astronauti di tutte le nazioni morti durante la corsa allo spazio.

Il Fallen Astronaut al momento attuale è l'unico manufatto artistico su un suolo diverso da quello della Terra.

Sono stati portati sulla Terra invece 382 kg di rocce lunari prelevati durante le missioni del programma Apollo e Luna.

Tra gli oggetti artificiali che sono ancora utilizzati per scopi scientifici vi sono i riflettori usati negli esperimenti di Lunar Laser Ranging che furono installati dagli astronauti delle missioni Apollo 11, 14 e 15.

Questi riflettori, che non necessitano di nessuna alimentazione, sono stati utilizzati per condurre esperimenti sulla gravità e oggi dopo 48 anni funzionano ancora perfettamente.

Nessuno degli oggetti artificiali rimasti sulla Luna è direttamente osservabile dalla Terra, questo perché anche i migliori telescopi compreso l'Hubble possono risolvere oggetti sulla superficie lunare aventi dimensioni minime di 60 metri.

Gli oggetti più grandi abbandonati sono i moduli di discesa del Lem che hanno un diametro di circa 10 metri.

Insomma siamo riusciti a sporcare non solo la Terra ma anche lo Spazio e i costi per la bonifica di entrambi sono e saranno costosissimi ed è un problema che riguarda tutti.

E in entrambi i casi la soluzione sta diventando urgente.

 

 
 
 

Una sonda sul Sole

Post n°150 pubblicato il 12 Agosto 2018 da robertocass
 
Foto di robertocass

 

 

 

 

La NASA ha lanciato la sonda Parker Solar Probe, la più importante mai realizzata per analizzare il Sole.

Parker Solar Probe è stata progettata per studiare il vento solare, il flusso di particelle cariche emesso dall’alta atmosfera del Sole che in periodi di alta attività della stella raggiunge la Terra causando, oltre alle aurore polari, interferenze e problemi di comunicazione, soprattutto ai nostri satelliti.

Il vento solare è un flusso di particelle cariche emesso dall'alta atmosfera del Sole, generato dall'espansione continua nello spazio interplanetario della corona solare.

Queste particelle sfuggono alla gravità del Sole per le alte energie cinetiche in gioco e per l'alta temperatura della corona che accelera le particelle, trasferendo loro ulteriore energia.

Vicino alla Terra, la velocità del vento solare varia da 200 km/s a 900 km/s, mentre la sua densità varia da alcune unità a decine di particelle per cm cubo.

La velocità del vento solare è nettamente superiore alla velocità di fuga di tutti i pianeti del sistema solare.

ll moto pertanto prosegue in linea retta, non deviato dalle orbite dei pianeti e impiega da 2 a circa 9 giorni per percorrere i 149.600.000 km che mediamente separano la Terra dal Sole.

Il Sole perde circa 800 milioni di kg di materiale al secondo eiettandolo sotto forma di vento solare (rispetto alla massa del Sole questa perdita è del tutto insignificante).

Quando raggiunge l’atmosfera terrestre il vento solare può causare interferenze e problemi di comunicazione ai nostri satelliti.

Parker Solar Probe permetterà alla NASA di analizzare per la prima volta il vento solare nel posto dove si origina, cioè nella parte dell’atmosfera solare chiamata corona e permetterà anche di prevedere i fenomeni di interferenza che arriveranno sulla Terra.

La sonda ovviamente non andrà a finire sulla superficie del sole ma ci si avvicinerà fino a una distanza di 6,2 milioni di chilometri, cioè molto vicino in termini astronomici.

Il Sole ha un diametro di 1,39 milioni di chilometri ed è a quasi 150 milioni di chilometri da noi.

Per capire meglio cosa significa, considerate che se la distanza tra la Terra e il Sole fosse di un metro, Parker Solar Probe arriverebbe a soli quattro centimetri dal Sole.

Finora la sonda che più di tutte si era avvicinata al Sole era stata Helios-2, nel 1976: era arrivata a 43 milioni di chilometri dalla stella.

Parker Solar Probe diventerà inoltre l’oggetto costruito dall’uomo a muoversi più velocemente della storia: arriverà alla velocità di 190 chilometri al secondo, cioè 609mila all’ora.

La sua missione fu pensata per la prima volta 60 anni fa, ma all’epoca non c’erano ancora le tecnologie necessarie per far resistere un oggetto alle temperature della corona solare; sarebbe dovuta partire quasi dieci anni fa, ma poi ci furono vari ritardi per ragioni finanziarie.

Il razzo che manderà la sonda nello Spazio è un Delta-IV Heavy.

La lancerà verso l’interno del Sistema Solare in modo da farle oltrepassare Venere in sei settimane e arrivare vicino al Sole dopo altre sei settimane.

La sua missione durerà sette anni, durante i quali Parker Solar Probe farà 24 giri attorno alla nostra stella.

Sarà alimentata, comprensibilmente, dall’energia solare e per resistere ai più di 1.000°C della corona solare ed evitare di essere distrutta dovrà sempre tenere orientato tra sé e il Sole uno scudo fatto di un composto del carbonio spesso 11,5 centimetri, che manterrà la sonda a 30°C.

I suoi pannelli fotovoltaici, che per funzionare dovranno esporsi fuori dallo scudo, saranno raffreddati da un circuito ad acqua.

L’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, ha in programma una missione molto simile a quella di Parker Solar Probe: si chiama Solar Orbiter (solitamente abbreviato in SolO) e dovrebbe essere lanciata nel 2020.

La sonda arriverà a 42 milioni di chilometri dalla superficie del Sole più o meno verso la fine della missione di Parker Solar Probe.

Non studierà le stesse cose della sonda della NASA ma raccoglierà dati complementari a quelli raccolti da Parker Solar Probe e potrà realizzare catturare immagini dirette del Sole dato che si troverà a una distanza maggiore.

Parker Solar Probe è stata chiamata così in onore del fisico Eugene Parker, che in un articolo scientifico del 1958 intitolato “Dynamics of the interplanetary gas and magnetic fields” ipotizzò per la prima volta l’esistenza di quello che poi fu chiamato “vento solare”.

Sulla sonda si trova una memory card che contiene alcune fotografie di Parker, una copia del suo articolo del 1958 e i nomi di 1,1 milioni di persone appassionate di Spazio che hanno partecipato a un’iniziativa di comunicazione della NASA.

Parker è la prima persona ancora in vita a cui la NASA dedica una sua missione, attualmente ha 91 anni ed è professore emerito all’Università di Chicago.

 

 
 
 
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