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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Omeopatia

Post n°121 pubblicato il 15 Aprile 2007 da Solo_Vita
 

immagineArrivato ad un certo punto non riusciva più a far quasi niente: non mangiava, non dormiva, non amava, non sognava.

-Quanti uomini hai visto vivere senza cuore? Io sono un morto che cammina-

Era la frase che ripeteva piu' spesso.

Andava avanti solo di due cose: alcool e rabbia.

Dopo aver finto con sè stesso di poter passare la notte sul suo giaciglio perennemente disfatto, al mattino, non appena si sentiva pervaso dalla sensazione dei ragni che camminavano sull'avambraccio, ingoiava svogliato ed distratto due whisky doppi.

Subito si sentiva meglio, più lucido, più brillante. E poteva pensare al cibo.

Uscito in strada la fame lo divorava.

Una fame particolare, cattiva, distruttiva.

Non si ricordava neppure più da quanto tempo non riusciva a nutrirsi come fanno tutti gli esseri umani. Venti chilogrammi persi in un mese, una dieta da brevettare la sua, figlia del vuoto e del disagio, dell'inadeguatezza e della consapevolezza di aver perso il suo treno fortunato, gli occhi nei quali perdersi, il profilo da osservare silenzioso nella penombra di una stanza lontana mille chilometri dal mondo.

Vide un tipo impostato, con gli occhiali, la giacca, la cravatta. Certamente a quell'ora si stava recando in ufficio.

Non appena gli fu a meno di mezzo metro lo chiamo col suo nome:

 - STRONZO!-

e gli si avvento' alla ricerca disperata di un po' di attenzione.

Un primo diretto alla mascella fece cadere a terra lo sventurato, la serie di calci invece lo mando' quasi al Creatore. Una volta completata l'opera e giudicato che aveva fatto abbastanza il giovane uomo comincio' a sfamarsi osservando la sua vittima e nutrendosi della rabbia e del dolore.

Godeva della manifestazione "visiva" del male sotto forma di sangue, escoriazioni, ossa rotte. Lui che era eroso da un tarlo interiore ogni tanto necessitava di vederlo questo dannato dolore, magari così lo avrebbe anche capito. Cazzo, altrimenti era troppo perverso essere mangiato da un nemico senza faccia, un eterno, inafferrabile,  latitante.

Prima di andarsene chiese scusa al pestato e, con fare quasi pentito, gli getto addosso un foglio giallo da duecento euro.

-Per il tuo disturbo- gli disse. E poi se ne ando'.

Ma quel nome di donna non era fuggito dalla sua testa neppure quella mattina.

Trentunesimo giorno: il paziente non prensenta progressi.

Buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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