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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Post n°132 pubblicato il 26 Giugno 2007 da Solo_Vita
 

Molti di noi non ricordano assolutamente niente del momento della propria nascita.

E' anche per questo che mi sento particolarmente fortunato: alcuni particolari sono rimasti impressi a fuoco nella mia testa ed è per questo che quando cerco di ricordare all'anno zero ho diverse sensazioni che mi pervadono.

Ricordo quella stanza isolata, la scrivania perfettamente ordinata e il rumore profumato del mare che entrava dalla finestra semiaperta.
Quell'aria densa d'estate che accarezzava il viso con impercettibili e amorevoli movimenti, mentre il sole fuori scaldava la terra e si specchiava vanitoso sulla grande distesa salata.

Ricordo la fronte imperlata di sudore e le mani ghiacciate e tremolanti, mentre all'altro estremo del corpo i piedi nudi poggiavano sul pavimento di marmo chiaro. Nonostante fosse estate, era gelido.

Davanti a me c'era una penna. Non era una penna qualsiasi, era la mia penna, quelle delle grandi occasioni, della tesi, dei biglietti densi di sensazioni lasciati in piena notte ai miei amori impossibili.
Guardandola, mi accorsi che era stanca. Lo si capiva dal fatto che aveva riempito quattro fogli che si trovavano lì accanto. C'erano parole sottili, dai tratti tondeggianti, che pero' d'improvviso diventavano duri e spigolosi, quasi a sottolineare una rabbia impossibile da celare. Ma non era quello il momento di badare a simili particolari: le contrazioni del mio stomaco agitato, preannunciavano decisioni importanti e la mia imminente nascita.

E per finire ricordo le ultime due cose.

L'istintivo conato di vomito dovuto al  sapore metallico della canna appoggiata alla lingua e il "clic" secco del percussore che andava a colpire il culo del proiettile.

Assieme alla polvere da sparo e al piombo, ecco lavato via il tuo ricordo, la tua sensazione, il dolore insopportabile.

Poi solo leggerezza, luce e una consapevolezza che non potete neppure immaginare.

Sono rinato.

"Tu non mi fai paura...sei tu che mi devi temere. E ringraziare. Rompendo il cessate il fuoco nel peggiore dei modi hai firmato il mio lasciapassare. E che guerra sia.

Buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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