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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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La Caccia

Post n°135 pubblicato il 17 Luglio 2007 da Solo_Vita
 

E' in ogni mio errore, in ogni mio momento sbagliato, in ogni interminabile istante nel quale mi sento "fuori" da tutto e tutti che provo a scovare la sagoma del tuo pensiero.

Perchè è nei miei passi piu' difficili che ti cerco.

In quelli barcollanti quando, sbronzo sino al midollo osseo, fatico anche solo a ricordarmi di appartenere alla razza umana.
In quelli veloci e lunghi, quando cerco di lasciarmi questo mondo bastardo alle spalle e assieme a lui tutti i suoi casini rumorosi e stancanti.
In quelli silenziosi, quando non voglio far sapere a nessuno che esisto e mi piacerebbe poter sparire, come solo un grande mago saprebbe fare, perdendomi nello stupore e negli occhi smarriti della gente che si continua a chiedere in che cosa consistera' un trucco così ben riuscito.

Non puoi neppure immaginare quanto sia difficile certe mattine trovare la forza per contrarre i muscoli e racimolare l'equilibrio per stare in piedi sopra al baratro di merda.
Sono stanco degli urlatori, dei polemici di professione e dei profeti di sventura. Una volta tanto vorrei avere il fegato per prendere il toro per le corna e domarlo, come sono certo tu sapresti fare, e non solo per scolarmi interminabili sorsi di bevande insapore -basta che contengano alcool-  col preciso intento di ingannare la coscenza e spegnere i recettori del dolore.

Sono davvero troppo stremato e ferito per continuare a lasciare solo due orme sulla spiaggia, troppo intollerante al dolore per continuare a medicare con sale ed aceto la mia pelle lacerata da profondi tagli e bruciata dall'implacabile sole d'estate, finito nella volonta' per mendicare ancora scampoli di affetto che evapora come rugiada al primo sole del mattino.

Ho davvero bisogno di te.

Come devo fartelo capire?
E come trovarti?

"La testa girava, mentre il sole cadeva perpendicolare sul mondo. Da giorni non beveva e le allucinazioni ormai erano l'unica sua compagnia, assieme agli avvoltoi che attendevano pazienti l'Angelo della Morte. Non un sorriso, non un pensiero, non una foglia che si muovesse gentile al vento per ricordargli il piacere di una carezza. Un ultimo sguardo verso la placida, imbevibie ed infinita distesa salata ed una consapevolezza: sarebbe tornato presto nel circolo della vita e la sua ricerca sarebbe esattamente ripartita da lì".

Buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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