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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Volo Sotto Il Pelo Dell'Acqua

Post n°134 pubblicato il 08 Luglio 2007 da Solo_Vita
 

Mi sento decisamente disorientato. Ma non è certo una novita'.

Mi ritrovo ad intervalli di pochissimo tempo a passare dal pianto isterico alla risata, dal pensiero positivo alla certezza che la fine del mondo arrivera' entro il prossimo giro della lancetta dei secondi, dalla sensazione di non essere solo al sentirmi l'unico superstite dopo l'olocausto nucleare definitivo.

Che strano, eppure la mia testa è leggera e l'aria profuma delle rose in fiore che si trovano a pochi metri da me.

Sospeso in un liquido amniotico, mi ritrovo a sorvolare le cime invisibili del continente sommerso.

Non ricordo come sono arrivato qui, ma è splendido.

Posso gustare ogni singolo particolare della finissima architettura, i tetti appuntiti, le guglie, gli arabeschi.

Splendidi palazzi si affacciano su ampie piazze dalle forme geometriche, adornate da splendide statue che raffigurano gli eroi di atlantide.

Non esiste uno stile univoco, prevalente, definito.

Elementi della cultura occidentale ed orientale si mescolano, restituendo vita ad un qualcosa di speciale, di magico, di "migliore" come solo gli incroci sanno essere.

Chiese e moschee, lettere ed ideogrammi, tutto è mescolato, amalgamato, perfetto.

Scendendo ancora piu' in profondita' ed avvicinandomi riesco anche a dare un volto definito alle persone che pochi istanti prima erano solo sagome ai miei occhi.

Sorrisi dipingono i loro volti, sentimenti sinceri si irraggiano dai loro occhi e contaminano persone e cose sulle quali si posano.

Non ci sono peccati capitali, ne' trasgressioni ad altri "testi sacri", tutto è perfetto, puro, inattaccato dalla cupidigia umana.

E sommerso.

Soltanto un attimo ancora, giusto il tempo di innamorarmi per un istante di quella leggiadra creatura meta' donna e meta' pesce e tornero' a prendere fiato in superficie.

Solo una boccata d'aria, prima di tornare per sempre quaggiu'.

Perchè sono ancora un essere umano.

E come tale i miei polmoni reclamano veleno.
Sino all'ultima contrazione del mio diaframma. E che il sipario si apra.

Buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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