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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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VentitreDicembreDuemilaSette

Post n°153 pubblicato il 22 Dicembre 2007 da Solo_Vita
 

Eccoci ancora qui, io e te caro il mio Angelo Caduto.

Noi e i nostri sogni. Noi e la realta'.

Col profumo di Natale nell'aria, come da sempre. Non ci ricordiamo mai di uno dei "nostri giorni" senza che ci fosse quell'aroma dolce di caffe' tostato e mascarpone, l'attesa della mezzanotte per festeggiare ed aprire i pacchetti e i sorrisi della mamma con gli occhi lucidi di fronte al nostro stupore. Chissa' come faceva ma quei doni rispondevano sempre perfettamente al nostro desiderio. Anche quando era dura arrivare in fondo al mese, col mutuo che mangiava tutto e le sue vecchie scarpe che avrebbero tirato avanti ancora sino alla fine dell'inverno...ma era troppo presto per capirlo.

Certo, quando eravamo bambini tutto era piu' semplice, il profumo piu' intenso ed i problemi rarefatti come le nubi nel cielo terso di dicembre quando il sole splende e si distinguono perfettamente i contorni di tutte le creste dell'Appennino intorno a questa citta'.
Quei tempi immortalati nelle foto dai colori sbiaditi, con mamma e papa' con gli occhialoni, i pantaloni a zampa e il vigore di quasi trent'anni in meno di casini sulle spalle.
C'erano le tavolate coi parenti a soli due giorni dal Natale -che tanto poi la cortesia ve la rendiamo invitandovi dopodomani, intanto facciamo festa ad Ale-, i regali piu' incredibili, le bustine coi soldi dei nonni, l'odore del sughetto buono di mamma nell'aria e i cartoni di Asterix e Lucky Luke in tv che tutto l'anno latitavano in tv.
Ancora ricordo quel ventitre dicembre che, affacciandomi alla finestra, mi accorsi della nevicata: mai stato orgoglioso di me come in quel giorno, sembrava che quegli splendidi fiocchi fossero un regalo che Lassu' avevano pensato appositamente per me, perchè me lo ero meritato, ero stato bravo, era giusto così.

In seguito tutto è sfumato, con solidi, fondamentali anni che si sono disciolti in una pozza d'acqua neppure si trattasse di ghiaccio al sole. Evaporati, spariti, puff...insieme alla spensieratezza dei giorni di folli corse col cinquantino senza casco e la municipale alle spalle, di baci rubati sotto i portoni e pianti contro il cielo silenzioso di settembre al rientro dell'anno scolastico.

E poi c'è oggi, ci siamo noi, ci sei tu col sorriso perso e quella tristezza che ti si legge negli occhi. Un dolore da rimandare giu', nel profondo, nel punto piu' irraggiungibile dell'abisso, da dove non potra' mai piu' toccarti.
E' difficile Ale, lo so, non è certamente semplice ricostruirsi da zero e ripartire ma alla fine devi fare di necessita' virtu'.

Il bambino dai ricci sorridenti sembra essersi nascosto da qualche parte, spaventato dai grossi botti esplosi nella tua vita. Fuochi d'artificio che si sono trasformati in bombe, mentre tu cercavi di tenere dritto il timone di questo folle bastimento carico di sogni.

Ma la voglia di sorridere c'è sempre, quella non è mai scomparsa.

Così come la voglia di vivere, di mostrare  se' stessi e agli altri quanto di bello c'è dentro quel cuore che talvolta è stato sul punto di smettere di battere e che mai come in questa fredda notte ha avuto voglia di mostrarsi vivo, lucente, inossidabile.

Dicono che sia necessario toccare il fondo per ripartire.

Beh Ale, in questi ultimi tempi credo che il fondo tu l'abbia toccato veramente e che anzi tu sia riuscito ad andare addirittura sotto. Hai scavato il fondo dell'anima arrivando ad essere perfido, infimo, abominevole.

Tu che arranchi, gli amici che spariscono, l'amore che diventa un pungno di mosche e ti lascia con le mani sanguinanti.

Forse pero' ora è diverso. Proprio in questa notte, proprio nella nostra.

Non è per la tua forza che stai risalendo e lo sai. Le preghiere pero' erano le tue, quelle sì. E di coloro che che tifano per te.

E allora alla salute tua Alessandro e di tutti coloro che ti vogliono bene...che forse pochi non sono.

Buon compleanno.

A te.

A me.

A noi.

Non appartiene alla guerra la soluzione delle cose.

E buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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