Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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Salti Di VentoLe allegre famiglie pascolano sulla striscia verde che costeggia il lago, mentre fumo scomposto sulla panchina in pietra. Nessuno accanto a me. C'è un sacco di gente oggi. Fidanzati, amici, grupponi, motociclisti che sembrano arrivati dalla pista, ciclisti, belli, brutti, meravigliose creature, cani dall'aspetto singolare e dai nomi vip -Flavioooooo, vieni qui!-. Non manca proprio nessuno. Fidanzate annoiate giocherellano col cellulare, altre con l'occhietto furbo accarezzano delicate il petto del ragazzone che dispensa sorrisi mentre passeggia con l'ipod alle orecchie. -Ohhhhh, che figo-. Ma mica si puo' dire. Contemplo il display spento del nokia, alternando lo sguardo con le piccole barche a vela che procedono controvento in quello che sembra essere il centro del lago. Ricordano me. All'opposto. Anche oggi sono sfinito. Sfinito da una vita segnata da mille combattimenti coi mulini a vento. Un'interminabile guerra che dura da sempre. Vento contro, eppure vanno avanti. Non ci sono mai riuscito sino ad oggi. Poi lacrime silenziose, pensanti, apparentemente senza senso per chi mi viveva da fuori. Anni di solitudine, con la navicella del'esistenza che arrancava, imbarcava acqua, talvolta veniva addirittura inghiottita dalle acque per poi spuntare fuori di colpo per riprendere fiato come un bambino rimasto in apnea per troppo tempo. Polmoni che bruciano, mani che si intrecciano per qualche istante salvo poi separarsi, occhi che rifuggono lo sguardo di chi sarebbe tentato di credere in te. Ma si sbaglia. Ma ora sembra essere cambiato qualcosa, la voglia è differente, il vento non fa paura. Tempo di provarci. Forse. "Improvvisamente gli parve di capire che le cose non potevano continuare a quel modo, con quel peso che opprimeva i polmoni, con quel nodo che stringeva l'arteria del collo, con quel drappo nero che impediva alla luce del sole di illuminare i suoi occhi. Buona fortuna. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.



Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18