Creato da Solo_Vita il 10/08/2006

Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Movida

Post n°162 pubblicato il 23 Maggio 2008 da Solo_Vita
 

La cosa che piu' mi spaventa dell'aereo non è tanto il volo, quanto il fatto che non sono io a pilotare quel mezzo. Amo perdere il controllo, sia chiaro, ma questo è uno dei rari ambiti nei quali eviterei con piacere. Paura ancestrale.

Un sorriso di plastica mi annuncia cambiamenti in arrivo. -Sei stato convocato in direzione, ma non so cosa ti attenda- mi dice con voce sterile. Ma sin da subito ho la consapevolezza che si tratta di una balla.
Prova a mettere la vaselina sulle parole, ma non sono abbastanza sdrucciolose, non riescono ad insinuarsi tra le peraltro ampie crepe del mio muro difensivo gia' messo a dura prova da anni di guerra. Evidentemente il cavallo di troia è a forma di missile, chi lo farebbe entrare?

Il colloquio è una specie di farsa. Dentro ci sono parole come "crescita", "possibilità", "occasione da sfruttare", "carriera", "responsabilità", ma in realta' anche il capo ha il tubetto del lubrificante ormai completamente secco.
Capisco l'antifona dopo venti secondi e mi adeguo. Recito la parte del giovanotto responsabile e accetto col sorriso sulle labbra. -Ti restituiro' il FaVoRe StRoNzO- penso tra me e me, ma intanto c'è un nuovo spostamento da sostenere, nuove sfide da affrontare, altri scossoni da sopportare.
E poi ci sono i colleghi, con alcuni che sono diventati veramente amici, da lasciare.

Così, mentre esco da quel bell'edificio del centro storico una lacrima mi solca il volto, mentre leggendo il numero dell'ufficio evito di rispondere.

Non sono io che decido, non posso disporre della mia vita e di quello che sara' il mio futuro.

Un po' come in aereo.

Sara' per questo che ultimamente ho così tanta paura?

Ed intanto qell'aereo sabato sera fara' rotta sulla citta' di Miro' e di Gaudi' e che mi accogliera' nella sua arteria principale, in quella rambla che da tanto mi attende.

San Tavor, pensaci tu.

Buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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