Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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IO & Me, Tre Metri Sopra La Rambla14.7 kg di valigia non mi sono serviti a nulla, se non a farmi fare una risata all'aeroporto di Pisa all'imbarco dei bagagli pensando che non avrei pagato il sovrapprezzo [che coglione]. I vestiti da pseudofighetto non servono: ho lasciato tutto in quella stanza col balcone sospeso a tre metri sulla Rambla. Le due compressine di Tavor sono rimaste nella tasca laterale dei jeans, gelosamente custodite come proiettili d'argento per un cacciatore di vampiri. Non sono servite ad un cazzo, perchè ho voluto sentire l'eco della paura di volare, per cercare di capirla, nel tentativo di decifrare in quell'ululato delle parole che mi permettessero di comprendere. Ma ancora una volta mentre ero sballottato dalle turbolenze del temporale non c'e' stato modo di capire. Sara' per la prossima. Il mio compagno di viaggio, giustamente esausto, ha optato per un riposo extra. Io invece non potrei mai rinunciare a vivere questa citta' nel tardo pomeriggio così -Ci vediamo tra venti minuti- che poi diventano sempre due ore. L'orientamento non l'ho mai avuto, ma ora piu' che mai ho disabilitato la funzione. La mia passione per sentirmi disorientato non è una novita'. Immerso in questo acquario pieno delle piu' disparate specie dell'umanita' mi sento a mio agio: non conosco un volto, ogni pietra che calpesto è una novita' che pulsa sotto la pianta dei miei piedi. Da Plaça de Catalunya guardando verso il mare ho una visuale completa dell'arteria che fa affluire il sangue a tutto il Barrì gotico, a tutta la citta'. E lo fa per mezzo del volto sorridente delle mille maschere che coi travestimenti piu' disparati cercano qualche moneta dopo aver scattato una foto coi turisti incuriositi, o con l'odore deciso di cibo che spunta fuori prepotente delle piccole tavole calde disseminate qua' e la', oppure ancora con lo sguardo delle puttane che a qualsiasi ora sono pronte ad offrire sesso a chi sa' cogliere il loro sguardo porco e solare. Tra tutti i luoghi dove ho avuto la fortuna di perdermi nella mia vita certamente il quartiere gotico che costeggia la Rambla è il piu' affascinante. E non ho timore di dirlo, so di non potermi smentire. Non è colpa della visuale distolta dell'innamorato. Cazzo, è meraviglioso. Imbocco Carrrer de Ferran per una sosta allo Schilling Cafè [eletto a base operativa del soggiorno, ogni scorribanda parte, finisce oppure transista da qui]. Saluto Alessandro, il ragazzo napoletano che lavora lì e col quale abbiamo fatto amicizia, poi caffè e l'immancabile Fortuna fumata al tavolo, mentre occhietti malandrini talvolta cercano il mio sguardo. E non sono sempre di donne. [...] Dopo la pausa c'e' solo da tuffarsi in una delle mille stradine che si intrecciano neppure fossero lingue di amanti. Mi piacciono quelle strette, coi negozi dei barbieri, le rivendite di libri usati, le rosticcerie ad uso e consumo della popolazione indigena, i baretti malfamati [che belli, adoro entrarci e chiedere col mio volonteroso spagnolo "un vino tinto" generando il sorriso del barista di turno...] Scattare una foto significherebbe palesare lo status di turista, così spesso cerco semplicemente di imprimere la scena nella mente e nel cuore, usando come mezzo di contrasto la stretta allo stomaco che mi prende pensando che nonostante sia lontano da casa, mi sento nell'esatto posto dove vorrei essere. Questa è la Barça che piace a me, quella che ho voluto vivere alla mia maniera. Per il resto ci sono le ottime guide turistiche, che non fanno mancare neppure un briciolo delle cose importanti da vedere. Un sentito grazie ai compagni di viaggio, alle comparse, a Vasco, Ludovico, Axl e al basso lirico conosciuto in aeroporto al quale faccio un in bocca al lupo tutto speciale. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
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Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18