Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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InsomniaE capita sempre piu' spesso che quello che ho dentro alla testa debba impattare con una realta' tutt'altro che tenera. Proprio non riesco piu' a trasformarlo in qualcosa di concreto. L'estate mi ha preso. Raggiunto. Acchiappato per la maglia e trascinato a terra. Mi aspettavo lo slancio verso il cielo e invece mi ritrovo a leccare l'asfalto. Masse di aria fredda e calda si corteggiano inseguendosi violente, dando vita durante l'amplesso che celebra il loro incontro ai temporali estivi: quelli coi goccioloni gelidi e pesanti, che pungono la pelle nuda facendo quasi male. E' una guerra silenziosa, che si combatte nella testa che impazzisce, nel petto che pulsa aritmico, nello stomaco che finisce col mangiare le tue stesse budella. Fegato, stomaco, polmoni, occhi, orecchie, cuore...il cannibale non si ferma. Tu provi a dare una direzione alle cose e queste prendono strade diverse, inaspettate. Ed avverse. Non c'è vento. Non c'è mano che la disturba. Non c'è piega sul tavolo verde perfettamente steso. Eppure sfugge alla tua giurisdizione, in un processo che parte dal dettaglio per prendersi l'intero. Preghiere e bestiemme si alternano tra i denti, mentre smetti di parlare di quello che provi con chi alla fine riesce a farti sentire in colpa per quanto sei fortunato a non aver niente che VERAMENTE non va. -Tutto bene, grazie e tu? I tuoi come stanno?- Solo. Ma durante il tragitto non ti saresti mai aspettato tanta solitudine. Una solitudine che non ha niente a che vedere con quella amica che ti fa meditare quando sei tra i boschi di conifere e l'ossigeno ti aiuta a ritrovare te stesso. E tu non capisci. Non capisci cazzo. Solo una canzone, una canzone ancora, mentre la spirale ti inghiotte. E' la colonna sonora di stasera, la vuoi condividere. Su su...è solo questione di tempo. Ma passare il tempo significa buttare via vita. Buona fortuna. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.



Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18