Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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Il Morso Della TarantaL'eurostar arriva nella piccola stazione a notte fonda, con ottantacinque minuti di ritardo. Mi guardo un po' intorno mentre cerco quelli che saranno i primi punti cardinali da fissare, sui quali costruire poi tutta la mia capacita' di (dis)orientamento per il resto della permanenza. Arriva il giorno. Spettacolo dentro gli occhi e sulla pelle. Quarantuno gradi e mezzo, col sole che cade a picco sulla testa creando una sensazione di quasi svenimento. Ci sono abituati i miei compagni di avventura, mentre guardano "il toscano" che arranca un po' tra un bicchiere di vino ghiacciato, olive e taralli. E non posso fare a meno di osservare intorno. La terra rossa, riarsa dal sole, con gli ulivi secolari e giganteschi a fare da guardiani dei grandi spazi delimitati dai muretti in pietra. Terra di contraddizioni questa, ma proprio per questo affascinante come la donna sbagliata, della quale non riesci a far meno. Una donna che ti rivolge parola, ti seduce e poi gestisce il gioco con la maestria che solo una -femmina- puo' avere. Rimango così immobile su questo tetto piatto della "Citta' Bianca", mentre osservo il mare che,azzurro, mi saluta dal fondo della piana. E allora bagni a mare interminabili, con la pelle dei polpastrelli che alla fine sembra sciogliersi ed i brividi di freddo che attraversano la colonna vertebrale neppure fosse fatta di burro. E poi la sera col ritrovo in quella splendida piazza, prima di infilarsi per il dedalo di bianchi vicoli a bere vino e suonare la chitarrra, oppure finire la nottata in qualche masseria tra gli ulivi, aspettando che il sole sorga direttamente da sopra il mare, -non come sei abituato tu toscano....da te il sole dentro il mare ci va a dormire- Sono forti le tinte della Puglia che ho scoperto, dirette come sigarette senza filtro ma pastose come l'abbraccio della terra calda quando stramazzi a terra sfinito dal cibo e dal vino. E non posso che essere felice della cosa. Buona fortuna. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.



Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18