Creato da Solo_Vita il 10/08/2006

Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Passo Dopo Passo

Post n°171 pubblicato il 22 Ottobre 2008 da Solo_Vita
 

I passi del giovane uomo sfolgorante di luce si trascinavano, lenti e svogliati, uno dietro l'altro, lasciando profondi solchi nella sabbia lievemente umida del tramonto.

L'aria salata del mare gli faceva bene, nettando le sue ferite aperte e purificando i suoi polmoni indeboliti dalle mille ore chiuso nella piccola stanza rettangolare.
Quel luogo che era il suo rifugio, il suo regno, il suo mondo.

La' dentro egli si riposava, mangiava, si arrabbiava, sognava e scriveva cose fantastiche.
Ah, perchè lui adorava scrivere.
Scrivere era veramente la sua vita.
Scrivere era il modo di uscire da quella piccola campana di vetro per poter librare nel cielo come neppure un albatros avrebbe saputo fare. Ore, giorni, settimane di volo ininterrotto per giungere sino a Lei, la Regina di Cuori, veleno ed antidoto, sorriso e frustata.

Non vi era giorno in cui il giovane non cantasse di Lei.
La immaginava Principessa da salvare sfidando l'universo tutto, la amava come unica donna in grado di raggiungere il suo piccolo e infelice cuore, la santificava con la passione che solo chi desidera profondamente sa esprimere.

Era un mare di emozioni quello che lo travolgeva ogni volta che anche solo si limitava ad immaginarla. Un mare talvolta salato come acqua di mare, come lacrime, oppure acre come sudore misto all'umido degli umori della complicita' creata sotto al piumone circondato da mille candele profumate.

E viveva così, alimentado le sue sempre piu' misere carni del ricordo di Lei, reso piu' vivido ogni tanto da qualche Sua lettera che ogni tanto arrivava a interrompere qualche distratto martedì pomeriggio.

Era un momento speciale l'apertura di quei preziosi plichi.

Il giovane uomo infatti aveva ormai elaborato un vero e proprio rituale, quasi fosse riuscito a mescolare il sacro ed il profano anche in questa semplice operazione.

*** Nel momento in cui mi arriva la lettera devo prima di tutto cercare di non smarrire la calma, tenendo sempre presente che piu' di una volta ho perso i sensi rischiando concretamente di morire senza SAPERE.
Usciro' quindi dalla mia stanza senza fretta, percorrendo i quindici passi che mi separano dalla buca delle lettere con un passo elegante e composto, che non lasci assolutamente trasparire il valore in quel momento presente all'interno della cassetta postale.
Afferrero' il plico tra pollice ed indice (a questo punto è consentito di saggiare con i polpastrelli la porosita' della carta della busta) e rientrero' nel mio alloggio.

Poggero' la missiva sul mio tavolo ed attendero' il calare della sera (faccio così perchè ho conosciuto la mia Signora proprio di sera e allora leggendo di notte tutto sembra piu' vicino a quel momento) quando il momento sara' propizio.

A quel punto prendero' il tagliacarte d'argento ed apriro' la busta. Con calma, delicatamente.
Poi estrarro' il contenuto e mi mettero' seduto sulla mia poltrona davanti al camino.
Annusero' la carta, cercando molecole del Suo profumo e immaginero' l'istante in cui Lei ha scritto per me.
In seguito daro' una veloce occhiata alla lunghezza della missiva, per saperla gustare con giusto ritmo.
Poi, solo allora, potro' cominciare a leggere.***

E così faceva, ogni volta.
Con le lettere che col passare del tempo diventavano sempre piu' corte e col rituale che di conseguenza si arricchiva ogni volta di particolari.
Arrivo' ad impiegare piu' di un'ora per leggere, l'ultima volta che Lei gli scrisse, dei merdosi ed impersonali auguri di Natale.
Due righe, niente piu'.

Ma a lui andava bene così, miscelava quelle poche parole con la sua fantasia e così riusciva a tirare avanti.

Sino a che la sua penna si secco' ed il torrente dal quale attingeva la fantasia con cui tagliare la sua misera vita si prosciugo' totalmente.
E ben presto l'aria dentro la piccola stanza rettangolare divenne irrespirabile perchè satura.
Satura di rabbia, di domande, di dubbi. Satura di veleno, di bile, di succhi gastrici. Satura di anidride carbonica, di merda, di parole non dette, di nicotina, di catrame.

Per questo aveva deciso di uscire. 
Per questo aveva indossato l'armatura di vetro pronto per una nuova avventura.

Direzione mare. Il colore dei suoi occhi.
Un sogno da seguire ed una bussola: non chiedeva niente di piu'.

Buona fortuna.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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