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Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

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Nel Golfo Dei Poeti

Post n°178 pubblicato il 17 Maggio 2009 da Solo_Vita

Il silenzio regna e mi avvolge surreale.

Sotto la pianta dei miei piedi ed i miei polpastrelli la sabbia fredda e dalla grana un po' grossa si adatta alla forma del mio corpo per accogliermi su questa spiaggia deserta, in un qualsiasi martedì del mese di maggio, col sole che si sta nascondendo timido oltre l'orizzonte e l'aria che perde calore attimo dopo attimo.

Maggio significa questo.
Camminare su una corda sospesa tra voglia d'estate e una primavera che con la sua aria ancora fredda riesce a riacchiapparti per una caviglia e a riportarti giu', dove servono ancora maglioncini e qualche sciarpa, col mal di gola ed il raffreddore pegno d'amore da pagare per poter indossare una tshirt prima che sia veramente il momento. [mi assomiglia]

Lo chiamano "Golfo dei Poeti" ed il nome è appropriato. Molti grandi della letteratura si sono fermati qui, per fissare sul foglio quella poesia che è naturalmente contenuta nell'aria di questo luogo, nelle foglie delle piante aromatiche, nel parco di Villa Marigola, nei mattoni delle case che si affacciano sul porticcioloai piedi della Rocca.

Avrei voglia di farmi fare l'amore da questo mare che respira pesante e ritmato, col suo alito salato che si frange sui pori della mia pelle, ricettiva come non mai e coi sensi proiettati verso l'orizzonte ed invece sono incapace di qualsiasi azione , tant'è che non riesco a fare altro che contemplarlo estasiato e immobile, neppure fosse la prima volta che ci incontriamo.

Echeggiano risa di donna dal fondo dell'insenatura, ma da qui sono solo dolci sagome come di ninfe bramose di giocare.
Immagino i loro profili, i particolari del loro viso, della piega assunta dalle loro labbra mentre sorridono ed intanto accarezzo con l'indice la sabbia ricca di quarzo che amplifica su di se' gli ultimi riflessi di un sole sempre piu' stanco. Non voglio contaminazioni, questo è un momento "IO". -IO E BASTA-.
Tutto è pronto per il gran finale di un giorno incastrato perfettamente tra un "ieri" esausto ed un domani pieno di entusiasmo puntualmente disatteso, sono pronto a stampare dentro di me ogni particolare, ogni colore, ogni suono.

E mi ritrovo a strigerla tra i pugni quella sabbia che sfugge granello dopo granello dalle mani, per poi disperdersi cullata dalla brezza che sembra infinita nella sua dolcissima e tenue spinta costante.

Mi ritrovo stanco pero'. Anche di resistere ai -cattivi pensieri-

Penso al lento disgregarsi dei rapporti attorno a me, all'erosione che la vita stessa compie nei confronti di tutto cio' che incontra. Specie quando è fatta di argento liquido e bollente come la mia.
Impotente al cospetto di tutto questo, noto il crollo di muri e dei confini che durano lo spazio di un'ora, una notte, un mese, mentre lucido l'armatura per essere pronto al prossimo valzer. Un tristissimo ballo.

Dicono che individui particolarmente violenti ed inclini a delinquere siano stati fabbricati col marchio del doppio cromosoma Y. Un po' come dire -sono stato fabbricato per far del male-.

E chi invece non riesce ad essere felice quali segni porta? Dove cercare?
Sangue?
Urine?
Lacrime?

Ci sono serate che ne esamino fiumi, eppure sembrano sempre uguali a quelle versate e a quelle che verranno.

E la vita va. Scorre come una lacrima di cielo, prima stella cadente visibile da questa spiaggia ormai avvolta dalla notte...ed è freddo. [cazzo, non ho neppure espresso un desiderio]

Buona fortuna.

Mattoni e missili.

C'è chi nasce per costruire, proteggere, durare e chi per fare un gran botto, una bella luce calda e distruggere tutto.Impossibile percorrere all'indietro il filo della storia per capire cosa sia nato prima, cosa sia piu' necessario, cosa conti di piu'. Sarebbe utopia.
E così è questa vita, eternamente sospesa tra carpentiere e generale, con cemento in una mano e polvere da sparo nell'altra. E tanta, tanta confusione.

Ci penso stasera, mentre la mezza luna di un rosso intenso mi guarda con la stessa calda passione di un Vasco che canta nella Roma Caput Mundi.

Continuo ad alternare un mattone a tanti, troppi missili.

Mi ritrovo così ad essere nuovamente SOLO con il vento che sbatte in faccia un'aria fresca che contiene odore di pioggia e terra bagnata: bastera' solo aspettare.

Sì, aspettare Godot.

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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